Ci sono storie che non si guardano soltanto.
Si attraversano.
Dopo i recenti riconoscimenti ricevuti da Hamnet. Nel nome del figlio per la regia di Chloé Zhao, torno con il pensiero a quella narrazione silenziosa e intensa che mi aveva colpita fin dalla prima visione.
Hamnet è un film che parla di amore, perdita e memoria senza mai alzare la voce.
Una storia che non cerca il clamore ma resta.
Ho scritto una riflessione più ampia sulla versione cinematografica dell’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell, co-sceneggiatrice con la Zhao, pubblicato nel 2020. La trovate sulla rivista indipendente on line Mentinfuga.
Buona lettura
A presto
Hamnet. Nel nome del figlio di Chloé Zhao
Quando Will, William Shakespeare (Paul Mescal), protagonista maschile di Hamnet – Nel nome del figlio, incontra Agnes Hathaway (Jessie Buckley) resta folgorato dal magnetismo di quest’ultima. La ragazza, insofferente agli schemi del tempo, conduce un’esistenza da natural woman, secondo i dettami impartiti dalla madre – sensitiva e donna delle erbe, guardata con sospetto dagli abitanti di Stratford-upon-Avon – morta quando Agnes era ancora bambina. Vive con il padre e una matrigna che mal sopporta quella figliastra così sui generis, incarnazione di una diversità che inquieta.
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Non sono mai amori facili se di mezzo c’è lui.
In realtà qui l’amore resta sullo sfondo. Sono il senso di perdita e il lutto a fare da protagonisti