Per andare oltre con “Oltre”: Lucia ci parla del suo ultimo libro “Oltre la porta socchiusa” in Associazione Culturale Gigino Braccili



Non è semplice parlare di sè da un punto di vista scrittorio perorando la bontà o comunque pianificando in prima persona il lancio dell’ultimo libro pubblicato attraverso un articolo che parli delle peculiarità di quest’ultimo perché il pericolo di mostrarsi al pubblico dei lettori debordante in termini di autoreferenzialità è sempre in agguato. È ciò che ho subito pensato quanto Umberto Braccili, giornalista di grande caratura professionale e morale, mi ha proposto di farlo attraverso le pagine del sito portavoce dell’Associazione Culturale intitolata a suo padre Gigino di cui è amministratore attento. Il suo portale, per il quale anch’io in passato ho scritto con grande piacere, è seguitissimo. Ho, quindi, accettato la sfida con un po’ di batticuore sperando con tutta me stessa di non indulgere in sbavature di tipo emotivo e sentimentale.
A presto

Lucia     

Lucia ci parla del suo ultimo libro “Oltre la porta socchiusa”

di Lucia Guida

Quale potrebbe essere la procedura più efficace per parlare di sé stessi e delle proprie produzioni letterarie? Forse la stessa utilizzata per descrivere a qualcuno un figlio? Una sorta di orgoglio malcelato, tutto materno e umanamente comprensibile e per certi versi condivisibile, cercando di mantenere una giusta e doverosa patina di obiettività? È quello che ho pensato quando Umberto Braccili mi ha proposto di parlare nel suo blog dedicato alla memoria di suo padre Gigino di “Oltre la porta socchiusa”, mio quarto romanzo e terzo di una trilogia iniziata nel 2016 intitolata “Prospettive Urbane”. Sesto in ordine di arrivo dopo, come già annunciato, altri romanzi e due sillogi, una di racconti e una di poesie.

È con questo stato d’animo ambivalente che mi appresto in questo compito per certi versi difficile. Potrei iniziare dicendovi che per una madre un nuovo figlio riceve la stessa quantità di amore destinata a quelli che lo hanno preceduto per nascita e non sbaglierei affatto. Aggiungerei anche che la stesura di “Oltre” è stata assai ponderata, forse più degli esemplari precedenti. Ha risentito della stasi del periodo pandemico. Un lasso di tempo che mi ha privata di idee, entusiasmo e voglia di fare, scrittoriamente parlando, spingendomi istintivamente su altri versanti creativi: quelli caratterizzati da un’operosità concreta, silenziosa, di tipo manuale permeati di pensiero profondo che non necessita di manifestarsi in superficie ma che pure c’è e ha il suo preciso peso specifico.

Già da allora sentivo l’urgenza di portare a termine la trilogia di cui sopra iniziata con “Romanzo Popolare” (2016) di Amarganta, una storia di famiglie amiche, di vicissitudini liete e tragiche narrata in un decennio d’antan compreso tra il 1965 e il 1975 e ambientato nel popoloso quartiere di San Donato a Pescara; continuata in un condominio di semiperiferia di epoca contemporanea, una palazzina liberty fulcro delle storie dei suoi abitanti diversi gli uni dagli altri, punti di forza e punti di debolezza, raccontata in “Come gigli di mare tra la sabbia” (2021), Alcheringa. Era arrivato il tempo di stringere ulteriormente il cerchio: di andare in profondità e parlare del microcosmo di Alice Bellucci, 45 anni, di bell’aspetto e belle speranze, donna alla ricerca di un baricentro esistenziale e affettivo-sentimentale. Delle sue giornate lunghe a dismisura ritmate da una lenta opera di riabilitazione psicofisica.

Delle sue speranze, delle sue disillusioni, della sua volontà e caparbia nel volersi riappropriare di un’autonomia personale messa a dura prova da un grave incidente automobilistico. Degli uomini da lei incrociati che difficilmente accettano di svelarsi per ciò che sono e sentono realmente, di affetti familiari certi che restano quando tutto il resto svanisce; di lavoro e precarietà; di un paio di occhiali dalle lenti appena scurite, non più rosa, che permettono alla protagonista di percepire il quotidiano per ciò che è e rappresenta in concreto. Certamente con buona dose di resilienza che non è mai accettazione passiva di tutto ciò che ci accade o che ci potrebbe capitare. 

Scatto della fotografa Cristiana Greco, presentazione di "Oltre la porta socchiusa" (2024) Arkadia del 7 settembre 2024 al Ritrovo del Parrozzo di Pescara

Potrei dirvi moltissimo altro ancora. In fondo, lo dicevamo poc’anzi, a una genitrice fiera della propria progenie piace parecchio parlarne a terzi. Vi invito, invece, a leggere questa narrazione reperendola in web su uno dei tanti portali librari o, ancora meglio, a richiederla nella vostra libreria preferita. A entrare nella prospettiva di Alice, sopravvissuta e vincitrice laddove è stata ampiamente anche vinta e sopraffatta dalle circostanze dell’esistenza, ha pianto, si è disperata, ha temuto per sé stessa.


Soprattutto di venirmi a sentire nelle presentazioni che farò a breve (la più vicina nel tempo è programmata per sabato 7 settembre a Pescara, ore 17,30 al “Ritrovo del Parrozzo”, ma ce ne saranno tante altre a seguire).  Per un autore, al di là delle vendite di un libro (che di sicuro “fanno classifica”) la cosa forse più importante, pregnante, è quella di essere ascoltati. Di contraltare con il pubblico di lettori e potenziali lettori. Di incontrarsi sul filo empatico dell’affabulazione: un processo meraviglioso  che è fatto di dare e avere in misura eguale. Uno scambio di energia notevole, anche in caso di opinioni contrastanti.

Vi avevo promesso di essere poco celebrativa, spero di essermi decorosamente attenuta ai patti e di avervi incuriositi. Confidando di averli prossimamente con me ringrazio di cuore per la pazienza mostrata tutti coloro che hanno scelto di restare in mia compagnia in questi cinque  minuti di lettura silenziosa. 

Sinceramente vostra,

Lucia

Lucia Guida, “Oltre la porta socchiusa” (2024) Arkadia Editore

ISBN 978 88 68514969    € 16,00

https://luciaguida.wordpress.com/

http://www.arkadiaeditore.it/lucia-guida/

britti

In foto da sinistra a destra Daniela D'Alimonte, Lucia Guida, Umberto Braccili ed Edmea Marzoli in occasione della prima presentaziode di "Romanzo Popolare" al Centro britti in Pescara (2016). Scatto di Luciano Onza

È possibile leggere in originale l’articolo qui 

Quattro chiacchiere con Lucia Guida oltre la porta (socchiusa), intervista di Mario Borghi

In attesa dell’imminente prossima presentazione di “Oltre” rebloggo qui la bella intervista di Mario Borghi, scrittore e critico sul suo blog di lettura e scrittura. Come di sua tradizione Mario non ha badato a spese, rivolgendomi domande estremamente mirate formulate con precisione chirurgica.
L’intervista completa la trovate in originale qui


A presto




QUATTRO CHIACCHIERE CON LUCIA GUIDA OLTRE LA PORTA (SOCCHIUSA)

Ho letto la terza opera di Lucia Guida e, prima di scriverne, ho voluto scambiare con lei qualche parola.
Lucia, sempre garbata e gentile, ha accettato.

Lucia, ci conosciamo da anni, ma l’ultima volta che ci siamo sentiti “ufficialmente” sul mio blog, è stato circa dieci anni fa. Cosa è successo nel frattempo?

Ciao, Mario. In questo decennio ho pubblicato per altre tre case editrici, (Amarganta, Alcheringa e di recente Arkadia, curioso che inizino tutte per A… ), ho preso un master in italianistica, studiato parecchio per una selezione professionale. Letto tantissimo (secondo me, oltre che un piacere infinito è preciso dovere di un autore farlo in modo sistematico). Scritto tre romanzi: Romanzo Popolare, Come gigli di mare tra la sabbia e Oltre la porta socchiusa, una silloge di poesie in versi sciolti, “Interlinee”. Ho anche accettato di collaborare con piccoli contributi in prosa e poesia per antologie di autori vari. Recensito libri come freelance. Ho soprattutto riflettuto moltissimo sull’editoria contemporanea e sulla strada da quest’ultima di recente intrapresa, idealizzandola molto di meno che agli inizi. Provato a scrivere con maggior cognizione di causa (spero) e con il giusto ritmo, continuando a sondare con attenzione tutto ciò che mi circonda, dalle iscrizioni sul muro di cinta del parco che oltrepasso ogni giorno per andare al lavoro sino a ciò che mi tormenta ad altezza di cuore e di testa. Soprattutto non ho mai dato niente per scontato  mettendomi di continuo in discussione; ho con serenità anche valutato la possibilità di continuare a scrivere e di quanto questa cosa potesse ancora incidere nel mare magnum dei libri che continuano a essere stampati.

Da poco è arrivato il tuo Oltre la porta socchiusa, edito da Arkadia, sotto lo sguardo severo e inflessibile di Patrizio Zurru. Prima domanda: l’autrice da che parte guarda rispetto a quella porta? E cosa rappresenta quella porta?

Intanto permettimi di fare un plauso al team di SideKar, la collana per cui ho esordito in Arkadia coordinata da Patrizio Zurru, Mariela Peritore Fabbri e Ivana Peritore Fabbri che mi hanno scelta e continuano a seguirmi con grande e doverosa attenzione anche in questi primi passi del post pubblicazione. Attraverso una qualsiasi porta metaforicamente socchiusa io guardo sempre con diligente circospezione, chiamiamola così. Sono, cioè, sempre d’emblée propensa a cogliere il senso di apertura che una nuova circostanza mi prospetta. Da bravo acquario la cosa mi entusiasma parecchio ma poi nella fase successiva passo tutto con accuratezza al vaglio della ragione. Se, infatti, per me è importante mantenere sempre uno spiraglio di disponibilità è altrettanto però necessario provare a intravedere al di là delle apparenze. Caratterialmente è raro che chiuda in maniera definitiva porte ma quando lo faccio non torno più sui miei passi.

In questo romanzo si muovono due sorelle l’una l’opposto dell’altra e due uomini, anch’essi l’uno l’opposto dell’altro (oltre a un terzo uomo, marito di una delle sue sorelle). Come mai questa scelta?

Senza farne un romanzo corale ho provato a sondare l’animo umano da varie prospettive, da quella più solare e luminosa a quella decisamente più dark. Del resto, la realtà di tutti i giorni ci propone di continuo modelli variegati di comportamento e tipologie di umanità assai differenti le une dalle altre; conoscere significa anche prevenire, come un vecchio slogan un tempo recitava. L’esperienza è una grande maestra, va coltivata. Ed è sbagliato pensare (e concepire anche scrittoriamente) il mondo in termini di bianco in contrapposizione al nero. Il male esiste, è molto più diffuso di quanto non si pensi perché secondo me si nutre e prolifera anche grazie a una certa passività, all’indifferenza e alla superficialità da tanti praticata. Non mi interessa e quindi non vedo. Poi però mi stupisco se la quotidianità è piena di situazioni limite, per me inconcepibili. Dovremmo imparare nuovamente a praticare l’empatia, a provare a metterci poco alla volta nuovamente nei panni degli altri. E invece troppo spesso tiriamo dritto per comodità, per pigrizia.

La tua opera tocca alcuni argomenti, purtroppo, hot di questo periodo: stalking, femminicidio, condizione della donna, e altro. Come ti poni, nella tua vita, di fronte a queste problematiche?

In maniera estremamente assertiva, di manifesta condanna. Lo stalker e il femminicida per me non hanno scusanti né giustificazioni di nessun tipo. Bisognerebbe ricordarlo di più a qualche giornalista malato di benaltrismo che continua con pervicacia a parlare di “drammi d’amore” (sic!) in questioni in cui c’è un palese abuso di questo termine. Chi ti vuol realmente bene vuole per te il meglio a costo di sacrificare sé stesso rinunciando a un sentimento che non ha più rispondenza nella controparte. Limitare a qualsiasi titolo la libertà dell’altro è un delitto. Ciascuno di noi ha il sacrosanto diritto di poter cambiare idea in qualsiasi momento: in amore, in amicizia, nei rapporti di lavoro. I comportamenti debordanti non sono mai indice di equilibrio. Purtroppo viviamo in un’epoca in cui il voyerismo attraverso il web e i social ha trovato una sorta di consacrazione. Ciascuno di noi deve, a mio avviso, poter conservare una zona di propria ed esclusiva pertinenza e poter scegliere se permettere a qualcuno di accedervi o no. L’ho già detto e lo ripeto: pensare che una persona possa essere “cosa totalmente nostra” con atteggiamenti marcati di possesso non va bene. Chiedere rispetto per darne altrettanto a chi abbiamo di fronte è un atto dovuto, profondamente umano, e quindi da coltivare e incentivare in qualsiasi ambito.

Cosa ci racconti della genesi di questo romanzo? Senza paura di spoilerare, posso dire che inizia con un brutto incidente stradale, apparentemente “casuale.

Nel prologo, la protagonista, Alice Bellucci, resta vittima di un incidente che ne mette a repentaglio la vita. Quanto sia di sua responsabilità l’accaduto o debba ascriversi ad altro lo scoprirà il lettore nel prosieguo della storia… Posso soltanto dire che a volte il peggio arriva per aiutarci a sovvertire un ordine percepito e agito negativamente in vista di un bene maggiore futuro. Chiariamo: non è giusto accettare supinamente tutto ciò che di avverso e contrario ci accade, ma forse potrebbe esserci di conforto riflettere sulle potenzialità che anche il momento peggiore della nostra vita in nuce possiede. Oggi vado di adagio in adagio, e quindi potrei dirti che “non tutto il male viene per nuocere”, ad avere occhi per ben vedere…

Le due sorelle: una estroversa, sempre attiva, un po’ invadente, dinamica e sempre di classe; l’altra esattamente l’opposto. Interagiscono e spesso il lettore percepisce un certo fastidio da parte della seconda nei confronto della prima (che, detto fra noi, vorrebbe solo aiutarla). Tu da che parte stai? Voglio dire: l’aiuto di cui una persona, e nella fattispecie una donna, come andrebbe gestito?

Alice trova eccessiva la volontà ferrea di Betty di collocarla sentimentalmente parlando, però poi cede di continuo alle sue profferte e partecipa alle occasioni d’incontro da questa preconfezionate con uomini papabili a ricoprire il ruolo di fidanzati della sorella. A me non è mai capitato che qualcuno si prodigasse in tal senso per me. Sono, quindi, indulgente nei confronti di Betty che per affetto vorrebbe un happy ending affettivo-relazionale per tutti ma strizzo l’occhio in maniera solidale ad Alice. Non è peccato camminare in solitaria se al momento non hai avuto la possibilità di farlo con una persona che ti piaccia davvero, che ti sia affine e con cui hai voglia di procedere di pari passo

Abbiamo anche uno stalker, te lo chiedo secco: hai mai avuto a che fare con uno di loro? La tua descrizione di questo personaggio è talmente fatta bene che il lettore rimane perplesso.

Le relazioni vissute a ridottissima distanza non hanno mai fatto per me, probabilmente perché sono stata cresciuta da genitori iperprotettivi che in nome dell’affetto che per me nutrivano pretendevano di conoscere (e per certi versi dirigere) la mia vita. D’istinto scappo da tutto ciò che percepisco come soffocante, eccessivo perché penso che un sentimento autentico non sia fatto di controllo continuo ma di fiducia reciproca e di rispetto reale, come ho già espresso.  Una persona a me assai vicina ha avuto a che fare con un’altra persona che le ha rivolto attenzioni eccessive perché non accettava la fine della loro relazione. È stato un periodo pesante e profondamente infelice per tutti coloro legati alla questione più o meno indirettamente. Lo stalker di Alice, tuttavia, si muove nell’ombra all’insaputa della sua vittima sino alla fine. Siamo nel patologico conclamato. Per descrivere in maniera accurata questo stato di cose estremo e particolare mi sono andata a documentare leggendo studi scientifici sull’argomento e chiedendo un parere a chi queste dinamiche per professione le affronta quotidianamente. Mi lusinga che il principio di verosimiglianza sia stato pienamente rispettato: volevo provare a mettere nero su bianco i meccanismi che scattano nella mente di un individuo ossessionato da un suo simile. Probabilmente la mia sensibilità anche scrittoria e l’amore per il particolare hanno fatto il resto, ma ti assicuro che di autobiografico c’è davvero poco. Fortunatamente, aggiungo.

Riesci a descrivere scene e situazioni “forti” e “piccanti” sempre senza eccedere nel linguaggio e usando sempre un registro privo di termini volgari. Ci sveli il tuo segreto? E dire che sei insegnante e, anche non volendo, in classe credo che tu senta di tutto (e ti venga da rispondere per le rime).

Io credo che una scena di sesso non abbia bisogno di esser illustrata nei minimi particolari se questi non sono indispensabili all’economia della narrazione, a meno che io non sia un’autrice di  narrativa erotica. Deve, quindi, essere funzionale all’intreccio quanto basta, senza esagerazioni. Così anche nelle scene di contrappunto a quelle di Alice dedicate all’operato del suo stalker. Anche in questo caso non penso aggiunga una virgola in più di realismo esagerare nella ”mise en place”, diciamo così. Reputo sia il contenuto a farla da padrone più che il contenitore.
In classe come prof cerco di mantenere sempre un linguaggio e un comportamento ortodossi: se redarguisco una studentessa per un capo di abbigliamento forse più consono per una serata in discoteca o con gli amici che per un’occasione di lavoro a scuola cerco di vestirmi adeguatamente anch’io, altrimenti dal punto di vista educativo la mia richiesta di riflessione da parte sua non avrebbe senso. Ricordo anche di continuo che le imprecazioni peggiori le conosco benissimo e talvolta in privato le uso specie se arrabbiata ma ho troppo rispetto per il luogo in cui mi trovo e per loro stessi per esprimermi così anche in pubblico


Prima di concludere e di dedicarmi a una recensione, ti chiedo a quale fascia di pubblico e di età consiglieresti il tuo libro.

Credo che tutti i miei romanzi, dal primo all’ultimo, siano più adatti a un pubblico maturo, non tanto per le descrizioni elaborate con quello che tu hai definito “garbo” quanto invece per gli argomenti trattati. In ogni caso sottolineerei comunque l’importanza per un ragazzo in crescita del supporto e del filtro di un adulto di riferimento anche in ambito di lettura. Lo dico senza inutili pruderie e in qualità di educatrice, visto che ne abbiamo parlato poco fa. Ricordo con tenerezza di aver letto Flaubert o i romanzi di Colette di nascosto, prendendoli dalla libreria di mio padre a quattordici anni perché sapevo di attingere a qualcosa di artisticamente ineccepibile ma di proibito, di certo non adatto a un’adolescente. Forse mi sarebbe stato di grande aiuto avere accanto una persona di esperienza di famiglia pronta all’ascolto e al dialogo a cui comunicare con fiducia, apertamente, le tante impressioni suscitate in me da entrambi gli autori    

Grazie Lucia, ad maiora.

L’autrice
Nata a San Severo, abita e lavora a Pescara, città in cui insegna Inglese. Nel 2012 ha esordito con la silloge di racconti Succo di melagrana. Storie e racconti di vita quotidiana al femminile, menzione speciale al Premio Nazionale “Donne e così sia” (2014). Nel 2013 pubblica il suo primo romanzo La casa dal pergolato di glicine, premiato alla XIV Edizione del Premio Internazionale “Val di Vara-Alessandra Marziale” e al Concorso Letterario Nazionale “Urbe Parthenicum” (2015). Segue Romanzo popolare (2016), vincitore di diversi premi letterari di prestigio. Ha inoltre pubblicato la silloge di poesie Interlinee (2018). Con Come gigli di mare tra la sabbia (2021) è stata tra i finalisti del Premio Internazionale Samnium, riportando la menzione d’onore nei Premi Internazionali Cygnus Aureus e Navarro nel 2022 e la segnalazione nel IV Concorso Letterario Tre Colori per la sezione Bianco Avorio opere edite. Già curatrice di rubriche letterarie su siti di arte, musica e spettacolo, al momento si occupa di un blog sulla piattaforma WordPress e di alcune pagine su Facebook di scrittura e lettura dedicate ai suoi libri e alla propria attività di autrice. Per Arkadia Editore ha pubblicato Oltre la porta socchiusa (2024).

Mario Borghi

13220638_1142426682476639_7379951671705840034_oCon Mario Borghi al SalTo 2016




“Oltre la porta socchiusa”, Arkadia, di Lucia Guida – recensione di Libroguerriero

Per “Oltre” nuova recensione di Libroguerriero a cura di Paola Rambaldi.
Buona lettura e a presto
Lucia 

 

“Oltre la porta socchiusa” on the road, le presentazioni

La fatica di scrivere un libro non si esaurisce con la sua pubblicazione anche se fatta con una casa editrice meritevole e attenta. Continua con la sua pubblicizzazione, se è vero che in base a una riflessione universalmente condivisa da addetti ai lavori e non un libro di modesta portata propagandato con strategie di marketing efficaci conoscerà notorietà e successo molto più di un’opera di buon livello che è stata al contrario poco diffusa e altrettanto poco promossa.
Come per le altre mie produzioni scrittorie in passato anche per “Oltre la porta socchiusa” di Arkadia, in concomitanza con la sua uscita si è aperta a luglio 2024 l’epoca delle presentazioni  che continueranno felicemente sino a quando autrice e casa editrice non si troveranno concordi nella loro pianificazione.
Ho, quindi, deciso oggi di creare un post che ha un inizio certo ma che non ha una fine prestabilita in cui chi vorrà potrà seguire Lucia e la sua ultima produzione letteraria lungo l’intero tragitto. In realtà avevo già percorso questa strada ideandola e concretizzandola qui su WP per i miei primissimi libri da solista e quindi non è proprio un’idea originalissima ma certamente si presta a illustrare e a far comprendere a terzi  il percorso lungo, a volte segnato da imprevedibili rallentamenti o tortuosità talvolta indipendenti dalla volontà dei partecipanti a questo processo, di sicuro ponderato. Perché se è vero che l’importante è parlare di un’opera è altrettanto sacrosanto farlo in buona compagnia. Con quel briciolo di amore e di passione indispensabili in ogni atto creativo che fanno sempre la differenza, lo sottolineo per amor di verità perché credo sia realmente così che in quest’ambito le cose funzionino.
Buona visione a tutti e a presto

Lucia

Rassegna Letteraria “Autori in Piazza”
Chieti, Largo Martiri della Libertà, venerdì 12 luglio 2024

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Con Silvia Elena Di Donato

Estate a Chieti, Salotti Letterari
Palazzo Martinetti-Bianchi, 6 agosto 2024

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Con Kristine Maria Rapino

Pescara, Il Ritrovo del Parrozzo
Sabato 7 settembre 2024

Foto di Paula III

Con Rita Pelusi e Giancarlo Giuliani

Pescara, Associazione Culturale “Amare PESCARA”

Sabato 26 ottobre 2024

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Con Rita Pelusi e Piacentino D'Ostilio

Francavilla al mare (CH), Biblioteca Comunale A. Russo

 Sabato 30 novembre 2024

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Con Arianna Di Tomasso

Roseto degli Abruzzi (TE), Libreria La Cura

Venerdì 17 gennaio 2025

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Con Umberto Braccili

Pescara, Biblioteca Emilia Di Nicola

Sabato 22 febbraio 2025

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Con Assunta Altieri

Torino di Sangro (Ch), Biblioteca Comunale “C. De Mia”
Sabato 8 marzo 2025

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Con Lorella Lusi e Rosanna Di Matteo e con il sindaco Nino Di Fonso

Pescara, libreria Feltrinelli 

Giovedì 20 marzo 2025

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Con Arianna Di Tomasso

Pescara, Spazio Donna WeWorld
Mercoledì 16 aprile 2025

Con Arianna Di Tommaso

Squilibri OFF, foyer dell’Auditorium Sirena di Francavilla al mare (CH)
Giovedì 12 giugno 2025

con Antimo Amore 



 
Rassegna  “Gelati Letterari”, terrazza dello Stabilimento La Playa in Pescara

Giovedì 17 luglio 2025

 

Con Manola Di Tullio

Reading Tips: “La caduta delle dee” di Angela Capobianchi e “Il conte di Ponte Sisto” di Maurizio Milazzo

I miei suggerimenti di lettura per questi mesi estivi al sapore di thriller e di mistero.
Buona lettura a tutti
Lucia

La caduta delle dee di Angela Capobianchi

Angela Capobianchi, avvocato e scrittrice pescarese, è autrice di un corposo romanzo noir per i tipi di Leone Editore in cui le vicissitudini di due famiglie apparentemente differenti per appartenenza sociale si intrecciano le une alle altre dando il la a una storia pregna di vendette e rancori sottaciuti ma anche di profondo istinto materno, da qualche personaggio femminile vissuto forse un po’ sopra le righe, tanto da determinare il destino di più di un personaggio in maniera irrimediabile. Sofia e Silvia, madri per scelta e pronte a difendere la propria prole a qualsiasi costo, hanno ben più in comune l’aver amato in profondità lo stesso uomo rispettivamente in maniera ufficiale e ufficiosa. La tensione e il climax del romanzo sono mantenuti alti grazie allo stratagemma scrittorio dell’autrice di suddividere in micro sequenze narrative la storia, lasciando che il lettore scelga di arrivare alla fine senza concedersi tregue o pause traghettato da un’apprezzabile fluidità scrittoria.

cadutaAngela Capobianchi, La caduta delle dee, ISBN 9788892961067

Il conte di Ponte Sisto di Maurizio Milazzo

Intriso di mistero e incentrato sull’eterna dicotomia tra il bene e il male è anche “Il conte di Ponte Sisto” pubblicato da Infinito Edizioni, ultima opera di Maurizio Milazzo, da sempre impegnato a tutto campo nel sociale a supporto del popolo degli invisibili. A un incipit apparentemente gioioso, rappresentato dalla storia di Mariano, clochard per scelta a seguito di vicissitudini personali che lo hanno costretto ad accantonare un passato di agiatezza, e dall’attenzione del popolo dei suoi ascoltatori che giorno dopo giorno lo segue nei pressi di Ponte Sisto nella narrazione delle sue rocambolesche avventure fa seguito una vicenda di  quotidiana ingiustizia che trasformerà la vita di Fabio, versatile e promettente informatico impiegato part time  in un hotel romano, in un inferno senza precedenti. Fabio perde tutto ma paradossalmente acquista un amico sincero e disinteressato che, credendo in lui, farà di tutto per riabilitarlo agli occhi del mondo e perfino di sé stesso concedendogli una seconda opportunità di rinascita a costo di grandi sofferenze. Il libro è testimonianza del grande amore provato dal suo artefice verso la città eterna, qui dipinta in maniera alterna come madre e matrigna, prodiga e detrattrice, oltre a suggerire con la discrezione e il garbo che da sempre contraddistinguono lo stile narrativo di Milazzo nuove prospettive di vita; spunti di rinascita concreti percepiti in modo vivido e messi nero su bianco grazie anche a un’attività di volontariato da lui portata avanti  con grande consapevolezza e costanza nel corso degli anni.  

conte

Maurizio Milazzo, Il conte di Ponte Sisto, ISBN 9788868617028

Reading Tips: “Lucy davanti al mare” di Elizabeth Strout e “Parole d’Abruzzo” di Daniela D’Alimonte

Questa volta mi occupo di postare le mie impressioni su due libri diversissimi per genere e stile: un romanzo di narrativa contemporanea, “Lucy davanti al mare”, di E. Strout che, confesso, ha colpito la mia attenzione perché è il primo che ho deciso di leggere ambientato nel periodo della pandemia; segue poi un saggio della dialettologa e studiosa della lingua italiana abruzzese Daniela D’Alimonte col suo “Parole d’Abruzzo”, opera estremamente versatile e agevole da affrontare anche per una profana come me.
Buona lettura a tutti e a risentirci presto

Lucia 

Lucy davanti al mare di Elizabeth Strout 

Lucy è una matura e affermata scrittrice americana. Ha da poco perso David, suo secondo marito, e ha due figlie, Chrissy e Becka, che crede entrambe felicemente sposate. La protagonista vive a New York cercando di convivere con il dolore che l’ha di recente colpita, lambita dalle prime e pesanti avvisaglie della pandemia. Il suo primo marito William, scienziato epidemiologo, con estrema lungimiranza e dopo molte insistenze la convince a trasferirsi con lui in una casetta nel Maine sul mare e ad abbandonare la metropoli. Questa sorta di fuga sarà la salvezza per entrambi e rappresenterà una possibilità concreta per ripensarsi e crescere insieme, anche dal punto di vista affettivo-sentimentale, in una routine in cui ogni cosa assume un nuovo significato,  a partire dalla passeggiata giornaliera che entrambi si concedono a orari diversi ciascuno per proprio conto, sfidando l’ostilità della popolazione locale che li vede come potenziali untori, e che contribuisce a farli riflettere su tutti quei nodi esistenziali rimasti per anni stratificatisi sotto una montagna di consuetudine. Il romanzo della Strout è il primo da me letto incentrato sul covid19. La storia condotta in prima persona da Lucy scorre fluida grazie anche all’ottima traduzione di Susanna Basso, procedendo per segmenti narrativi di grandezza variabile in una sorta di “flusso di coscienza allargato” funzionale ai ricordi ma anche al dipanarsi di eventi contemporanei nella vita della protagonista. Con un finale a sorpresa calibrato sugli spunti di riflessione che il libro offre a ciascuno di noi per il tramite dei personaggi (e della loro vita recente) che lo animano.

Continua a leggere “Reading Tips: “Lucy davanti al mare” di Elizabeth Strout e “Parole d’Abruzzo” di Daniela D’Alimonte”

Al SalTo otto anni dopo

Ci sono posti privilegiati che ti prendono così tanto da farti a volte temere che ritornarvi possa spezzare l’incantesimo, quella magia di colori, suoni, sensazioni che rendono indelebile la tua “prima volta”. È forse per questo che in generale raramente torno sul luogo del delitto, anche se si tratta di una fiera libraria importante, kermesse imprescindibile e gioia e dolori per tanti lettori e autori. Stavolta ho glissato su questa mia legge di vita per una buona causa, il mio ingresso in Arkadia, mia nuova casa editrice per la quale in estate nascerà il mio ultimo figlietto di carta, un romanzo di narrativa contemporanea. Nel mio cuore resta comunque un’immensa gratitudine per Amarganta, la prima ad avermi fortemente voluta al SalTo nel 2016 dopo aver creduto nelle mie capacità scrittorie dando alle stampe con entusiasmo e competenza il mio secondo romanzo.

Lucia

I libri pesano tanto: eppure, chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive tra le nuvole

Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal.

Torino ha un’anima complessa. Torino città operaia. Torino città della Fiat. Torino con la tradizione di città capitale. Torino città italiana, anzi romana, ma anche città alpina, che guarda alla Francia e all’Europa. Torino di Gobetti, di Einaudi, di Bobbio, di Gramsci e dell’«Ordine nuovo», Torino comunista e Torino liberale. Torino col suo carattere, la sua sobrietà, la sua serietà, che non si apre e non si dà tanto facilmente, ma che ti accetta quando si convince che impersoni i suoi stessi valori: l’impegno nel lavoro, una forte cultura civica, un senso del dovere che ti compete, per la parte che hai nella vita della città.

A. Levi

Arrivare di sera a Torino, dopo aver perso la coincidenza a Milano e aver traccheggiato in stazione aspettando di ripartire. Essere accolti da un’aria leggera e mite di venerdì sera nel cuore della città pronta ad aprirsi al fine settimana en plein air sotto un cielo ancora chiaro a cui io non sono abituata ma che mi è sempre piaciuto per le enormi potenzialità che con generosità concede sempre alla Luce.

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Adoro le case che hanno il privilegio di ergersi a tetto del mondo aprendo le loro finestre verso l’alto e verso il cielo, di qualsiasi colore esso sia. Per me questo è un chiaro invito ad andare oltre, sorvolando sui tanti sassolini nella scarpa che la quotidianità ci costringe ad accumulare nostro malgrado. Svegliarsi al mattino senza essere costretti a guardare verso il basso è una grandissima consolazione e un invito a pensare al bello e al buono malgrado tutto e tutti, sempre.

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La mia visita al Museo Egizio non è soltanto arricchimento personale ma tributo dovuto a Christian Greco, direttore di questo straordinario presidio torinese di Cultura, che ne ha fatto un capolavoro di assoluta bellezza fruibile da parte di tutti. E i tanti visitatori che di continuano lo affollano sono prova vivente di quanto competenza e passione ben si sposino con il culto del Bello condiviso e partecipato.

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Essere nata in una città di antichissima origine mi ha portata sin da bambina ad apprezzare l’opulenza e il fasto dei palazzi d’epoca di cui anche Torino è ricca. Il mio immaginario è colpito soprattutto dalle ampie scalinate e dall’idea di  flusso continuo di umanità portatrice di pensieri, aspettative, emozioni. Un’energia vitale che si rinnova nei secoli perché è aspaziale e atemporale: è eterna e duratura.

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“Dov’è la festa?”, sembrerebbe suggerire questa immagine. Nonostante i tempi continuino a essere difficili e complessi per chi mette al centro del proprio mondo la Cultura in senso ampio, il pellegrinaggio dei tanti aficionados alla carta stampata e al potere della pagina scritta anche virtualmente è stato anche per quest’anno costante e continuo. A sprezzo  del caldo e delle tante file fatte anche per riempire una semplice bottiglietta d’acqua. Ci sono gratificazioni che non hanno concretezza di spessore tangibile ma che riempiono dentro saziando e nutrendo. Un libro è anche questo e val bene il sacrificio di questo tipo di pellegrinaggio.

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Di recente mi sono appassioinata allo studio della lingua giapponese iniziando tardivamente a occuparmi della cultura del sol levante. Un modo di concepire l’esistenza per certi versi controverso, certamente affascinante, in cui ogni cosa si contrappone spesso al suo esatto opposto invitando gli osservatori esterni come me a una riflessione puntuale, scevra da sovrastrutture, per procurarsi un’opinione personale e obiettiva. Non so se andrò mai in Giappone, ma un pezzo di questa terra è già dentro di me in un angolo protetto del mio cuore.

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Lucia Guida

NB: le foto di quest’articolo sono state interamente scattate dalla sua autrice nelle seguenti location: Quadrilatero di Torino,  Museo Egizio, Lingotto Fiere, Palazzo Barolo in Torino.

Reading Tips: “Grande Meraviglia” di Viola Ardone e “Un anno con Salinger” di Joanna Rakoff

Leggere è uno dei miei passatempi preferiti e uno dei modi che mi concedo talvolta per chiudere in bellezza le mie giornate. Per un periodo di tempo piuttosto lungo ho recensito da freelance su siti di varia tipologia con l’unico scopo di comunicare ad altri le sensazioni che leggere un libro mi dava facendolo soltanto se quella determinata opera aveva il potere di suggerirmi qualcosa.
Uno dei propositi di questo nuovo anno è quello di continuare a impegnarmi in questa impresa solo ed esclusivamente per me stessa, continuando a prediligere storie che mi colpiscano di cui parlare come lettrice senza nessun’altra pretesa. Dei semplici suggerimenti di lettura pubblicati ogni mese e mezzo da cogliere, se pensate che ne valga la pena, filtrati attraverso la mia emotività di Persona e la mia idea di Scrittura.
E ora andiamo a incominciare.

A presto

Lucia

Grande Meraviglia di Viola Ardone

Elba è un’adolescente nata in quello che chiama mezzomondo, un ospedale antecedente alla legge Basaglia in cui sua madre, una giovane tedesca, è stata internata da un marito poco propenso ad avere al suo fianco una moglie ribelle che lo ha tradito con un altro. La sopravvivenza in un universo difficile è tutta nella capacità che Elba ha di fluire, come il grande fiume di cui porta il nome, attraverso la sofferenza, le incongruenze, i non detti e le cure invasive a cui gli ospiti della struttura sono sottoposti da chi vi lavora per i quali, unendoli idealmente nel suo microcosmo, lei ha pensato a soprannomi illuminanti, non facendo distinzione alcuna tra pazienti e operatori: Gilette, Nonna Sposina, la Nuova, Mastro Lindo, Lampadina, Riccioli d’Oro .  Per Fausto Meraviglia, giovane medico di fede basagliana, Elba rappresenta il suo personale contributo (e per certi versi riscatto) nei confronti di una vita professionale ma anche personale priva di grandi slanci o successi eclatanti, condotta con qualche distrazione che gli sarà fatale. L’opportunità di prendersi cura di lei come una sorta di novello Pigmalione che il medico si è arrogato di concedersi non avrà però gli effetti sortiti perché Elba sceglierà per sé una vita diversa, più consona alle sue esigenze e alla sua sete di risposte esistenziali, lontana dal suo benefattore. Il mio personale messaggio in bottiglia è tutto nella metafora potente contenuta in queste pagine di quanto, nella vita, a volte sia importante “lasciare andare” cose, persone e situazioni su cui abbiamo, ahimè, poteri molto limitati.

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Viola Ardone, Grande Meraviglia, ISBN 9788806257620, € 18,00

Un anno con Salinger di Joanna Rakoff

Una giovane neo laureata e appassionata di letteratura di belle speranze,  (personali ma anche scrittorie, dal momento che uno dei suoi sogni è quello di diventare un giorno autrice) riceve il suo battesimo di fuoco negli spazi di un’agenzia letteraria che annovera tra gli autori niente meno che penne rinomate come Judy Blume o  J. D. Salinger, dipinto negli ultimi anni della sua vita. Jo, Buba per Don, suo partner distratto perché forse più proteso verso l’illusione di scrivere qualcosa di unico e memorabile che verso la costruzione di un rapporto efficace con la sua donna, lavora in modo indefesso per l’Agenzia, una delle più prestigiose e antiche di New York a fronte di uno stipendio assolutamente al di sotto di ciò che le occorrerebbe per vivere nella grande mela in modo dignitoso.  Stretta tra i suoi doveri professionali, le sue ferite esistenziali in cui ci sono anche un padre e una madre che non l’hanno mai gratificata abbastanza e a cui lei nasconde le sue difficoltà anche economiche, Joanna si concederà il lusso di diventare trait d’union tra Jerry, (come Salinger viene confidenzialmente apostrofato in ufficio) a insaputa di quest’ultimo e dei suoi datori di lavoro e il suo pubblico più ampio e variegato invece di confezionare per questo risposte automatiche. Continuando a indossare le sue mise raffinate e fané da ragazza bon ton impiegata in un ufficio della Quarantanovesima alle prese con i suoi compagni di lavoro, la sua Direttrice austera e strumenti di lavoro affascinanti ma più obsoleti di un McIntosh come il dittafono o la macchina da scrivere, barcamenandosi alla meno peggio in due rapporti affettivo-sentimentali, entrambi pieni di carenze, spinta dalla sua voglia di migliorarsi e di emergere agli occhi del mondo in una città stupefacente ma distaccata nei suoi confronti come nel suo primo giorno di lavoro. Riuscendo, tuttavia, a mantenere intonso il suo amore per le Lettere come unico baluardo verso un futuro che talvolta fa fatica a immaginarsi.

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Joanna Rakoff, Un anno con Salinger, ISBN 978 88 545 08682, € 17,00

Buona fine d’anno e buon principio d’anno – Enjoy the Rest of the Year and Happy New Year

Capodanno

È capodanno:
tra il cielo e la terra
inizia l’armonia.

Masaoka Shiki

da Poesie, Acquaviva ( 2004)

Col senno di poi per me il 2023 è stato un anno in cui tutto si è compiuto nella maniera migliore anche se con una lentezza disarmante. Un ritmo esistenziale troppo morbido per la Lucia impatiens che, però, ha avuto il pregio di aiutarmi a mettere a punto molte cose della mia vita che erano in bilico e che necessitavano di una sistemazione (o soluzione, se preferite) diversa e migliore. Mi sono sentita spesso come una studentessa  in procinto di sostenere un esame a porte chiuse seduta su una panca di fronte alla stanza in cui entrerà per essere esaminata. Pronta per cimentarvisi ma timorosa di farlo. Dubbiosa su parti del programma ma nel contempo ansiosa di liberarsi di un fardello che è diventato troppo pesante da portare sulle spalle. Che alla fine si è seduta di fronte al suo examiner e ha dato la stura a tutto ciò che sapeva consapevole che l’esperienza e la conoscenza (ma anche le competenze possedute) non l’avrebbero mai messa del tutto al riparo dalla propria emotività. Chi nasce tondo quadrato non muore, dura lex sed lex. E poi, una volta sostenuto l’esame ha apprezzato sé stessa per aver dato il meglio possibile, si è alzata, ha ringraziato e se n’è andata a passeggiare in riva al mare, affidando alla risacca tutto ciò che avrebbe voluto dire o fare e che alla fine più o meno scientemente ha deciso di non dire o non fare.
Anche questo blog, nato come luogo privilegiato in cui esprimermi ma nella realtà assai spesso trascurato perché sacrificato ad altre priorità ha bisogno di una mano di restyling seria ed efficace. Soprattutto perché è il momento di mettere tutte le carte in tavola: inclusa quella in cui Lucia si assume la responsabilità di mostrare anche attraverso ciò che scrive tutta sé stessa senza intermediari “altri” comodi e compiacenti di sorta.
Quindi, cari tutti, anno nuovo vita nuova.
Di più non voglio dirvi; voglio tuttavia come sempre ringraziare l’Universo e coloro che per il suo illuminato tramite mi hanno condotta sino a questo punto insegnandomi a danzare sotto la pioggia prima di condurmi al sicuro e all’asciutto su una vera e propria pista da ballo.
L’appuntamento è a breve, a brevissimo. E questa volta è una promessa solenne. Nel frattempo il mio augurio sincero e condiviso è quello di centellinare questi ultimi istanti del 2023, tenendo però bene a mente e non perdendo mai di vista il filo lucente, sottile ma robusto dell’Armonia che ciascuno di noi regge in mano e che ha contribuito a dipanare pian piano perché ha realmente voglia di tessere qualcosa. Un oggetto unico che abbia prima di tutto significato per la propria unicità. Una piccola briciola di infinito messa a disposizione di chi possiede occhi per intravederla.

Lucia

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Scatto di Robert Doisneau (1912-1994)

In Arkadia

Durante tutti questi mesi ho dedicato le mie energie a tante cose belle e creative mentre provavo a crescere un po’ scrittoriamente.
Pochi giorni fa ho firmato per Arkadia Editore che pubblicherà a fine primavera il mio quarto romanzo. Sono felicissima di questo importante tassello che mi aiuta ad ampliare i miei orizzonti di affabulatrice e di persona. Spero che questa nuova avventura mi porti verso Itaca con consapevolezza e lievità rinnovate. Io sono felice, voi siatelo per me, di cuore.

Lucia

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“At Home”, scatto di ottobre 2023

“Non isdegnare queste
Nelle spiagge di Pindo
D’erbe, e di fior conteste
Per man d’Illustri Femmine canore
Che mal grado di Morte altrui dan Vita”

Giovanni Battista Recanati (1687-1734/35)