Thinking and Writing as a Former English Teacher – 6th Lesson

The rarest form of Humanity is to remain able to feel,

within oneself and for others 

despite everything

 

 

La forma più rara di umanità

è restare capaci di sentire, dentro di sé e verso gli altri 

nonostante tutto

Lucia Guida 

 

 

Artem Kovalev su Unsplash

La Domenica degli Ulivi

(…)

Devi vivere con tanta dignità
da potere, a settant’anni,
piantare un ulivo,
non perché
un giorno sia dei nipoti,
ma perché, avendo paura di morire,
tu non credi nella Morte
perché
la vita trabocca.

da Nazim Hikmet, Potere, a settantanni, piantare un ulivo

Non so da cosa mi derivi tutta questa fascinazione per gli alberi d’ulivo. Forse dall’essere nata in una terra in cui la campagna era costituita da vigneti e uliveti. O magari per la grazia innata che un ramo di foglie d’ulivo, argentate e affusolate, aeree quasi, possiede. Né so esattamente perché la Domenica delle Palme sia della liturgia pasquale la giornata in assoluto che mi prende di più. È probabilmente il pensiero della calma quieta, quella che precede la tempesta, ad averla vinta sull’incalzare degli eventi drammatici che culmineranno nella morte di Cristo, prima del trionfo finale della sua Resurrezione. Della mia religiosità essenziale qualcuno sa già. Non è però a conoscenza del fatto che l’unica celebrazione religiosa canonica dell’anno a cui partecipo è quella della Domenica delle Palme. Ogni volta vissuta in una basilica della città in cui vivo in cui riesco a respirare un po’ di spiritualità genuina, nonostante l’alzataccia che mi obbliga a recarmici all’alba per assistere alla prima messa del giorno. Cosa che ho fatto anche stamattina, nonostante le poche ore di sonno e la prima giornata di ora legale, al varco per me e per tutti come a ogni  primavera. Procurandomi con una piccola offerta dei rami d’ulivo all’entrata – rami  che, poi, in chiesa verranno benedetti dal sacerdote officiante nel corso del rito. Per poi portarli a casa con me sparpagliandoli nelle camere. E, magari, offrirli come piccolo atto gentile a chi porto nel cuore.
In una sequenza fatta di buio, luce, verde delicato. Con un piccolo puntino luminoso extra: il saluto e gli auguri inaspettati, graditissimi, all’uscita della chiesa da parte dei genitori di una mia ex studentessa, prima di riprendere la strada verso il mare e verso casa.

Lucia

Voci letterarie. Una conversazione con Elisa Kirsch

Seconda mia intervista per la rubrica Voci letterarie di Mentinfuga, rivista on line indipendente. Stavolta è il turno di Elisa Kirsch, autrice expat, saggiatrice e prosatrice, italianista.

Con lei abbiamo parlato di Gastarbeiterliteraturdi club librari, di stereotipi di genere, identità non solo scrittoria e vita da expat.

«Scrivere significa anche abitare più luoghi contemporaneamente».
Anche stavolta siamo entrate nel dettaglio dell’universo letterario, coniugandolo con le esperienze concrete che la vita ci chiede di intraprendere. Ne emerge il ritratto di un’autrice che vive la scrittura come attraversamento di confini: linguistici, cultirali ed esistenziali.
Buona lettura.

Voci letterarie. Una conversazione con Elisa Kirsch

Nata a Torino nel 1988, Elisa Kirsch vive in Germania stabilmente dal 2013 nella regione della Ruhr in equilibrio perfetto tra due sponde fatte di radici e nuove appartenenze. Membro storico e caporedattrice de Il Club del Libro, community on line di lettori, si è formata e ha lavorato come italianista e comparatista alla Ruhr-Universität Bochum. Ha esordito nella scrittura con un romanzo intitolato E lucevan le stelle, Miraggi (2018), seguito dai saggi editi da Divergenze Primo Levi e la coscienza poetica del 2021 e Gastarbeiterliteratur del 2023. A oggi la sua ultima pubblicazione è il racconto autobiografico Il paese dove (s)fioriscono i limoni vincitore della I edizione del Premio Italia Radici nel Mondo-Toto Holding per la categoria “nuova emigrazione” parte dell’antologia di AAVV Sconfinamenti edita da Ianieri nel 2024.

Data la par condicio con cui si è dedicata a entrambi questi ambiti, si sente più una saggista o una prosatrice?

I miei saggi sono nati entrambi – non a caso – negli anni in cui ero immersa nel mondo accademico. Si tratta infatti di ricerche compiute in ambito universitario a cui poi ho rimesso mano per pubblicarli in forma di saggi agevoli, divulgativi. Il tipo di approccio rispetto alla stesura di un romanzo o un racconto è completamente diverso: i miei lavori in prosa nascono da una sorta di urgenza interiore, qualcosa di cuore e di pancia che poi, certo, per trovare una forma compiuta ha bisogno anche della testa, ma resta sempre di base poco razionale (…)

Trovate il resto dell’articolo qui 

 

Thinking and Writing as a Former English Teacher – 4th Lesson

Strong women are not made of stone.

We endure. We build.

And we still need tenderness.

 

Le donne forti non sono fatte di pietra.

Resistono. Costruiscono.

E hanno comunque bisogno di tenerezza.

L. Guida





Lo scatto "A Nice Tender Daisy" è mio.

Casa di Parole, altrove – Lucia Guida su Substack

Una nuova soglia

Scrivo qui da anni.
WordPress è stata — ed è — una casa.

Negli ultimi tempi ho aperto un altro spazio di scrittura su Substack.
Non in sostituzione. In continuità.

L’ho chiamato Casa di Parole: un luogo di condivisione e di pensiero, abitabile. Per me e per chi vorrà attraversarlo.

Lì raccolgo riflessioni, interviste, recensioni, appunti di vita.
Con la stessa voce e la stessa libertà di sempre.

Se vi va, mi trovate anche lì.

Lucia

 

Thinking and Writing as a Former English Teacher – 3rd Lesson

On writing.

 

Writing is not a way to escape life.

It is a way to enter it more deeply.

 

 

Scrivere non è un modo per sfuggire alla vita.

È un modo per entrarvi più in

profondità.

L. Guida

 

Visione d’Autore: “Le cose non dette” di Gabriele Muccino

L’incomunicabilità nei rapporti interpersonali è da sempre uno dei mali più grandi del genere umano. Scegliere di non entrare in relazione con l’altro trincerandosi in una miriade di non detti in nome di un silenzio disumanizzante e mortifero una sorta di anticamera della non-vita.
Su 𝘔𝘦𝘯𝘵𝘪𝘯𝘧𝘶𝘨𝘢 la mia recensione de “Le cose non dette”di Gabriele Muccino,in cui questa tematica così attuale e pregnante è trattata con grande lucidità. Il film è tratto dal romanzo “Siracusa” della scrittrice americana Delia Ephron, autrice col regista della sceneggiatura, ed è la mia nuova proposta cinematografica per voi
Buona lettura
A presto

Le cose non dette di Gabriele Muccino

Quanto conta l’incomunicabilità in una relazione affettivo-sentimentale e nella vita più ampia? Le cose non dette, tratto liberamente dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, scrittrice americana che ne ha firmato la sceneggiatura assieme al regista, e ultima opera cinematografica di Gabriele Muccino, lascia allo spettatore il compito di ricavarne il peso specifico, proponendo una storia estremamente calata nella realtà e molto vicina alla quotidianità della gente comune.

Il resto dell’articolo è qui 

“Oltre la porta socchiusa”, dentro l’Amore – quando un libro diventa dialogo tra autore e lettore

Quando Evelina Frisa, giornalista e coordinatrice didattica del progetto “Università della Libera Età” Valle del Fino elaborato dall’Associazione Tramand’Arti mi ha chiesto nel luglio 2025 di incentrare la mia lectio sull’amore (“L’amore e le relazioni affettivo-sentimentali, Oltre la porta socchiusa” il titolo previsto) programmandola per gennaio 2026 confesso con onestà di aver leggermente sottovalutato la sua richiesta. In fondo cosa mai significherà parlare di amore? In un’epoca in cui la quotidianità di un sentimento così inclusivo annaspa nella liquidità imperante infarcita di pura virtualità (social docent) dietro paraventi digitali compiacenti?, mi sono detta.

E ho rimandato a data da venire il doveroso compito di sviluppare in poco più di un’ora l’argomento del mio intervento continuando a godermi le mie vacanze, il mio viaggio a Exeter e le giornate di mare al sole.
Ma i nodi, si sa, al pettine ci arrivano sempre. Ed è capitato che le mie parole di relatrice dovessero trovare ancoraggio in un periodo per me complesso, in una fase di ricalibratura esistenziale in cui mi sentivo tirata da una parte all’altra senza avere possibilità di muovermi per un verso o per l’altro. “Oltre la porta socchiusa” per i tipi di Arkadia (2024), mio ultimo romanzo dato alle stampe, è stato un formidabile assist per organizzare un intervento ad hoc per gli iscritti all’a.a. 2025-2026. Ed è stato un bene, perché ha impedito di cadere in inutili tecnicismi e psicologie da bar a una come me che prova a difendersi bene come prosatrice ma non ha ricette da proporre a nessuno di nessun tipo.

Ne è venuta fuori una chiacchierata empatica centrata su Alice e sugli uomini della sua vita, Carlo e Paride, protagonista e personaggi secondari ma comunque significativi di una danza affettivo-relazionale atemporale quando è imperniata su un sentimento vissuto con il principio di non tradirsi mai, neanche sull’onda di impulsi meravigliosi ma potenzialmente rischiosi. Nella penombra di un’aula dell’ex edificio scolastico di Appignano (TE), sede dell’Ule, ho parlato a cuore e mente aperti di Amore (questa volta lo scrivo con l’iniziale maiuscola) dividendo la mia dissertazione in questi sei segmenti su un filo scrittorio diacronico basandomi sulla successione degli eventi così come si presentano nel romanzo:

  • L’Amore come esperienza comune
  • Alice, una donna comune non un’eroina
  • Le relazioni socchiuse: quando non è “sì” ma non è neanche “no”
  • Quando l’amore chiede di essere fermato
  • Quando l’amore smette di essere relazione e diventa possesso
  • L’amore maturo, non bisogno ma possibilità: perché la riconciliazione non è una fiaba.

ph. credit: pinterestdotcom

 

Alla fine di questa mia ipotesi di lettura del mio libro è seguito un vivace dibattito che ha visto la partecipazione in assoluta par condicio di studenti e studentesse. Con gratitudine ho apposto la mia firma sul libretto di tutti loro, felice di questa possibilità di interpretazione di un sottotesto ulteriore (per me inimmaginabile, ai tempi della stesura di questo lavoro) racchiuso tra un’interlinea e l’altra. Perché il discorso di fondo è sempre lo stesso: un libro si fa in due, in una sinergia completa tra autore e lettore, in cui ciascuno di questi due termini di paragone dà ciò che può realmente dare. Il risultato finale è un’opera che si trasforma e si arricchisce del contributo personale di entrambi acquisendo significati sottesi che non vedono l’ora di essere con pazienza disvelati. Un approfondimento assolutamente paritario, direi democratico, che arricchisce in maniera reciproca il narratore e il ricevente rafforzando l’idea di circolarità del testo narrativo scritto.

Visione d’Autore: “Primavera” di D. Michieletto

Prima recensione dell’anno, stavolta filmica, per il sito mentinfuga . In deciso e voluto slow motion rispetto all’uscita della pellicola nelle sale cinematografiche il mio POV sul film “Primavera” per la regia di Damiano Michieletto, liberamente tratto dal romanzo premio Strega 2009 Stabat Mater di  Tiziano Scarpa.
Buona lettura e buona visione a tutti
Lucia

Primavera di Damiano Michieletto

Cecilia (Tecla Insolia) è un’orfana dalle origini incerte ospite dell’Ospedale della Pietà, celeberrimo orfanotrofio veneziano. L’unico elemento che ne individua la provenienza è il frammento di un’immagine custodita in un librone che reca le tracce delle madri biologiche di ciascuna di loro e che potrebbe costituire un elemento probante nel caso qualcuno venisse a reclamarle. Con sua madre Cecilia conserva un rapporto epistolare unilaterale e molto tormentato; scrive, infatti, nottetempo con amarezza e veemenza le sue considerazioni su un abbandono che l’ha segnata in modo indelebile (…)

la recensione in originale è qui  

Ph. credit: filmitaliadotorg