È online su Mentinfuga la mia intervista a Dacia Maraini.
Una conversazione sulla memoria come responsabilità, sulla scrittura, sulla libertà della parola, sulla violenza ancora difficile da raccontare e sul ruolo della letteratura nel leggere il nostro tempo.
Buona lettura
Responsabilità e memoria: una conversazione con Dacia Maraini
Ci sono autrici che non appartengono soltanto alla storia della letteratura ma continuano a interrogare il presente con una voce riconoscibile, libera, necessaria. Dacia Maraini è una di queste presenze. La sua opera attraversa generi, stagioni, linguaggi mantenendo sempre vivo un rapporto profondo e sentito con il mondo: non come semplice materia narrativa, ma come esperienza da ascoltare, comprendere, mettere in parola.
Questa intervista nasce dal desiderio di entrare in dialogo con una scrittura che da decenni osserva la realtà senza ridurla e che continua a ricordarci quanto la letteratura possa essere insieme conoscenza, testimonianza e apertura.
Da qui prende avvio la nostra conversazione.
Dacia, nei suoi libri la memoria non è mai soltanto ricordo, ma spesso diventa responsabilità. Che rapporto ha oggi con la memoria, personale e collettiva?
In effetti per me memoria vuol dire pensiero, consapevolezza e quindi responsabilità. Soprattutto in questa epoca di consumismo in cui tutto si prende e si butta, compreso il senso del tempo e la coscienza storica, penso che la memoria abbia funzione di resistenza etica.
Su Mentinfuga, per la rubrica Voci letterarie, la mia intervista di luglio a Marisa Salabelle.
Un dialogo intorno alla scrittura e a un universo narrativo popolato da personaggi imperfetti, luoghi di provincia, memorie familiari e ferite del vivere.
Buona lettura
Voci letterarie. Una conversazione con Marisa Salabelle
Marisa Salabelle è nata a Cagliari il 22 aprile 1955 e vive a Pistoia. Laureata in Storia all’Università di Firenze, ha insegnato per molti anni nella scuola statale. Nel 2015 ha esordito nella narrativa con L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu (Piemme) seguito da L’ultimo dei Santi nel 2019 e Il ferro da calza nel 2022, entrambi pubblicati da Tarka. Per Arkadia ha dato alle stampe il romanzo storico-familiare Gli ingranaggi dei ricordi nel 2020, La scrittrice obesa nel 2022 e La bella virtù, sequel della vicenda familiare già narrata ne Gli ingranaggi dei ricordi. Ha inoltre pubblicato articoli, recensioni e racconti in antologie cartacee e riviste online.
Nei suoi romanzi torna spesso l’attenzione per le vite laterali, per le figure non perfettamente integrate; per quei personaggi che sembrano abitare una soglia tra appartenenza ed esclusione. Da dove nasce questo sguardo? In parte credo che nasca da una mia condizione personale: per varie ragioni ho sempre percepito un certo disagio, un disallineamento rispetto alle aspettative di familiari, coetanei e società in genere. Sono una privilegiata: figlia di insegnanti, ho vissuto senza preoccupazioni economiche e ho avuto un buon rendimento scolastico, ma il mio aspetto non avvenente, la mia passione esagerata per la lettura, la mia scarsa attitudine alle attività pratiche e sportive mi hanno sempre fatto provare una sensazione di disagio. Anche nell’esperienza di moglie, di madre e di insegnante ho spesso provato un senso di inadeguatezza. Per questo, credo, mi interessano le figure che provano difficoltà a integrarsi nella società e che sembrano deludere le aspettative di coloro che le circondano. Oltre a questo, c’è da dire che anni di attivismo nel mondo cattolico e nel volontariato mi hanno resa attenta nei confronti delle persone marginali, infine aggiungerei la mia curiosità e l’attrazione che provo verso tutto ciò che è strano, bizzarro, non conforme.
Ci sono esperienze di viaggio che non restano soltanto nella memoria, ma continuano a lavorare dentro, in silenzio.
La cerimonia del tè a Kyoto è stata una di queste.
Ne è nato questo pezzo, pubblicato su Mentinfuga, che condivido anche qui:
La sete leggera del tè – Dentro il Sadō a Kyoto
A Kyoto, prima ancora del tè, c’è stato il silenzio. Non un silenzio vuoto, ma una soglia. Il momento in cui il passo rallenta, la voce si abbassa, lo sguardo comincia a posarsi sulle cose con una precisione diversa. La stanza, il tatami, gli utensili disposti con cura, la postura di chi prepara e quella di chi riceve: tutto sembrava sottratto alla fretta, ricondotto a una misura più esatta. Assistere a una cerimonia del tè in Giappone significa entrare in un tempo altro. Non è semplicemente bere una tazza di tè, né partecipare a una parentesi folkloristica dentro un itinerario turistico. La cerimonia del tè – chanoyu, oppure sadō/chadō, la via del tè – è una pratica codificata in cui la preparazione del matcha, il tè verde in polvere, diventa gesto estetico, disciplina interiore, forma dell’ospitalità.
Intervista di giugno per la rubrica Voci letterarie di Mentinfuga, rivista on line indipendente. Questa volta incontro Fabio Ivan Pigola, un visionario della carta stampata — di quelli che ci piacciono: creativi, laterali, appassionati. Fabio ci racconta Divergenze, casa editrice indipendente, lenta e non commerciale: un progetto culturale che difende libri necessari, giovani talenti e visioni fuori dal mercato.
Buona lettura a tutti.
Voci letterarie. Una conversazione conFabio Ivan Pigola
Fabio Ivan Pigola, politologo ma non troppo, cultore di teorie eversive dell’utopia, ha fondato e collabora a magazine di satira e di attualità con l’ostinazione di un marxista. Consulente letterario, editore, studioso di scienze sociali e storiche, ghost writer «perché il mio nome in copertina suona male», si occupa di letteratura da quando ha capito di non avere i numeri per la matematica. È direttore editoriale di Divergenze, casa editrice no eap.
In home page del sito della casa editrice da lei diretta leggo testualmente “Divergenze promuove opere di autori classici e contemporanei, riscoperte del passato, esplorazioni della tradizione e di una letteratura che agisce sull’attualità. Dunque romanzi ma anche teatro, novelle, poesie, saggi ed altre provocanti esperienze dell’immaginazione”. Una mission articolata e impegnativa, ci racconti qualcosa.
Anzitutto, grazie per la curiosità. La vocazione di noi divergenti, come amo definirla, è identica a quella di tanti altri editori, ma con qualcosa in meno: il denaro. Siamo privi di scopi di lucro e non impieghiamo neppure un centesimo per acquistare le vetrine, i favori, la réclame e le opinioni che servono a rendere bello e simpatico un marchio. Abbiamo un seguito? Può darsi, ma è una tribù affezionata o incidentale, senza inquadramenti né pedagogia. Ci sono opere che a due, quattro o dieci anni dall’arrivo in libreria continuano a circolare, nonostante molti dicano che il mercato odierno è un circuito in cui la gara deve finire alla svelta per fare spazio alle nuove proposte. Noi di quella fretta non sentiamo il bisogno, e poi error filius temporis più della verità, che alla lunga non c’è modo di occultare. L’azione che la letteratura ha sull’attualità, per giunta, è innegabile: benché tanti la concepiscano – e tendano a pianificarla – come un intrattenimento a fini commerciali, è la biografia degli uomini narrata dall’occhio e dalla sensibilità di altri. Il suo contributo perciò è fondamentale nell’arte e nella scienza, nella storia e in tutte quelle attività poco simpatiche al potere privo di fantasia.
Sul sito di Divergenze colpisce molto l’attenzione all’oggetto-libro, quasi pensato come esperienza anche tattile e visiva. Quanto conta, oggi, questa dimensione materiale del libro, e per il potenziale lettore e per l’editore che ne promuove la realizzazione?
Ci hanno fatto notare come le copertine monocromatiche siano un handicap, nell’epoca delle immagini. Ci hanno segnalata anche l’assenza di plastificazione, che rende più corruttibili i volumi dagli elementi o dal naturale logorio dell’uso, ma per chi, come noi, non ama parlare di istituzione, di progetto, o peggio ancora di strategia, il contenitore è parte dell’insieme tanto quanto i contenuti. L’oggetto-libro infatti ha una veste che nelle nostre umane, quindi anche fallibili intenzioni, deve rimandare idealmente all’anima dell’opera, perché ogni chicco è la parte di un grappolo. E a differenza dell’anima qualunque organismo è fisico, muta, si logora: è l’esperienza necessaria per esistere.
Seconda mia intervista per la rubrica Voci letterarie di Mentinfuga, rivista on line indipendente. Stavolta è il turno di Elisa Kirsch, autrice expat, saggiatrice e prosatrice, italianista.
Con lei abbiamo parlato di Gastarbeiterliteratur, di club librari, di stereotipi di genere, identità non solo scrittoria e vita da expat.
«Scrivere significa anche abitare più luoghi contemporaneamente».
Anche stavolta siamo entrate nel dettaglio dell’universo letterario, coniugandolo con le esperienze concrete che la vita ci chiede di intraprendere. Ne emerge il ritratto di un’autrice che vive la scrittura come attraversamento di confini: linguistici, cultirali ed esistenziali.
Buona lettura.
Voci letterarie. Una conversazione con Elisa Kirsch
Nata a Torino nel 1988, Elisa Kirsch vive in Germania stabilmente dal 2013 nella regione della Ruhr in equilibrio perfetto tra due sponde fatte di radici e nuove appartenenze. Membro storico e caporedattrice de Il Club del Libro, community on line di lettori, si è formata e ha lavorato come italianista e comparatista alla Ruhr-Universität Bochum. Ha esordito nella scrittura con un romanzo intitolato E lucevan le stelle, Miraggi (2018), seguito dai saggi editi da Divergenze Primo Levi e la coscienza poetica del 2021 e Gastarbeiterliteratur del 2023. A oggi la sua ultima pubblicazione è il racconto autobiografico Il paese dove (s)fioriscono i limoni vincitore della I edizione del Premio Italia Radici nel Mondo-Toto Holding per la categoria “nuova emigrazione” parte dell’antologia di AAVV Sconfinamenti edita da Ianieri nel 2024.
Data la par condicio con cui si è dedicata a entrambi questi ambiti, si sente più una saggista o una prosatrice?
I miei saggi sono nati entrambi – non a caso – negli anni in cui ero immersa nel mondo accademico. Si tratta infatti di ricerche compiute in ambito universitario a cui poi ho rimesso mano per pubblicarli in forma di saggi agevoli, divulgativi. Il tipo di approccio rispetto alla stesura di un romanzo o un racconto è completamente diverso: i miei lavori in prosa nascono da una sorta di urgenza interiore, qualcosa di cuore e di pancia che poi, certo, per trovare una forma compiuta ha bisogno anche della testa, ma resta sempre di base poco razionale (…)
L’incomunicabilità nei rapporti interpersonali è da sempre uno dei mali più grandi del genere umano. Scegliere di non entrare in relazione con l’altro trincerandosi in una miriade di non detti in nome di un silenzio disumanizzante e mortifero una sorta di anticamera della non-vita.
Su 𝘔𝘦𝘯𝘵𝘪𝘯𝘧𝘶𝘨𝘢 la mia recensione de “Le cose non dette”di Gabriele Muccino,in cui questa tematica così attuale e pregnante è trattata con grande lucidità. Il film è tratto dal romanzo “Siracusa” della scrittrice americana Delia Ephron, autrice col regista della sceneggiatura, ed è la mia nuova proposta cinematografica per voi
Buona lettura
A presto
Le cose non dette di Gabriele Muccino
Quanto conta l’incomunicabilità in una relazione affettivo-sentimentale e nella vita più ampia? Le cose non dette, tratto liberamente dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, scrittrice americana che ne ha firmato la sceneggiatura assieme al regista, e ultima opera cinematografica di Gabriele Muccino, lascia allo spettatore il compito di ricavarne il peso specifico, proponendo una storia estremamente calata nella realtà e molto vicina alla quotidianità della gente comune.
Prima recensione dell’anno, stavolta filmica, per il sito mentinfuga . In deciso e voluto slow motion rispetto all’uscita della pellicola nelle sale cinematografiche il mio POV sul film “Primavera” per la regia di Damiano Michieletto, liberamente tratto dal romanzo premio Strega 2009 Stabat Mater di Tiziano Scarpa.
Buona lettura e buona visione a tutti
Lucia
Primavera di Damiano Michieletto
Cecilia (Tecla Insolia) è un’orfana dalle origini incerte ospite dell’Ospedale della Pietà, celeberrimo orfanotrofio veneziano. L’unico elemento che ne individua la provenienza è il frammento di un’immagine custodita in un librone che reca le tracce delle madri biologiche di ciascuna di loro e che potrebbe costituire un elemento probante nel caso qualcuno venisse a reclamarle. Con sua madre Cecilia conserva un rapporto epistolare unilaterale e molto tormentato; scrive, infatti, nottetempo con amarezza e veemenza le sue considerazioni su un abbandono che l’ha segnata in modo indelebile (…)
Secondo anno consecutivo come articolista freelance per Mentinfuga, rivista web indipendente con la prima recensione di un romanzo della scrittrice americana Pearl S. Buck.
Buona lettura a tutti
A presto
RECENSIONI D’ANTAN. “QUESTO INDOMITO CUORE” DI PEARL S. BUCK
Che cosa accade quando in una vecchia libreria domestica trovi libri di grande narrativa straniera nelle loro prime edizioni italiane? Incuriosita provi a leggerli. E scopri che accanto alla traduzione che rispecchia fedelmente gli standard linguistici dell’epoca c’è la freschezza e l’attualità di capolavori senza tempo. Ecco Questo indomito cuore di Pearl S. Buck.* (…)
*Letto nell’edizione del 1940 di Arnaldo Mondadori per la collana Medusa
Note biografiche su Pearl S. Buck (ndr)
Pearl S. Buck nasce nel 1892 a Hillsboro, West Virginia. Figlia di migranti di origine europea si trasferisce da bambina con i suoi genitori missionari della chiesa presbiteriana in Cina dove assorbe molto della civiltà del popolo con cui vive a stretto contatto. Nonostante i frequenti rientri in America conserva un legame forte con la Cina ritornandovi più volte dopo aver conseguito negli Stati Uniti la laurea in letteratura inglese che le varrà la docenza in quest’ambito all’Università di Nanchino prima di riparare successivamente in Giappone. Vincitrice dell’ American Academy of Arts and Letters , del premio Pulitzer nel 1932 per il romanzo The Good Earth e successivamente nel 1938 del premio Nobel per la letteratura. Sensibile a tematiche sociali con riferimento soprattutto all’infanzia deprivata dei bambini di tutto il mondo fonda la “Pearl S. Buck International”. Lascia un’eredità letteraria consistente pari a oltre ottanta opere di varia tipologia di cui alcune scritte sotto pseudonimo. Muore nel Vermont nel 1973 di cancro chiedendo che il suo nome venga riportato sulla lapide in caratteri cinesi come omaggio alla sua patria di elezione.
Un viaggio a Basilea val bene la visita al KuMu, Il Kunstmuseum di città primo esempio di museo borghese svizzero esistente. E
Il mio personale resoconto di un pomeriggio di fine estate alla scoperta di una istituzione che raccoglie una collezione ricchissima ed estremamente composita di opere d’arte dal XV secolo ai giorni nostri capace di soddisfare il gusto di ciascun visitatore.
Con quest’articolo si apre per me una collaborazione da freelance con la rivista Mentinfuga che mi auguro sia lunga e proficua per entrambi
Buona lettura e a presto
Lucia
UN POMERIGGIO AL KUNSTMUSEUM DI BASILEA
Nutrirsi di Arte e Bellezza è il miglior alimento per una quotidianità che gratifichi tutti maggiormente. È probabilmente per questo motivo che la municipalità svizzera di Basilea fa pervenire ai nuovi residenti un carnet contenente il meglio di quanto una città di nuova residenza possa offrire a ogni suo nuovo abitante. Un segno tangibile di civiltà e un invito a guardare oltre, alla ricerca di ciò che possa rappresentare il meglio sempre.
(…)
Pubblicare un libro non è un traguardo da raggiungere ma un punto di partenza da cui procedere magari lentamente ma possibilmente senza fermarsi. Ponderando le tappe da colmare ma mantenendo una certa continuità e sistematicità. Ecco cosa è successo nell’arco di tempo di un mese dall’uscita del mio romanzo.
“Come gigli di mare tra la sabbia”, Alcheringa, presentazione dell’opera nella Sala degli Alambicchi dell’Aurum di Pescara a cura di Arianna Di Tomasso e dell’autrice – 5 giugno 2021.
17 giugno 2021, presentazione virtuale sulla pagina fb della libreria Booklet di Ozieri (SS) a cura di Mario Borghi, libraio e autore
8 luglio 2021, presentazione nell’ambito della rassegna “Gelati Letterari” patrocinata dal gruppo editoriale Tabula Fati – Terrazza de La Playa, Pescara. Ph. credit: F. De Dominicis
21 luglio 2021, presentazione nell’ambito della rassegna letteraria “MARZIANI on the beach”, Stabilimento Balneare Aretusa di Pescara
26 luglio 2021, presentazione nell’ambito del Primo Cammino Letterario Italiano patrocinato da Masciulli Editore, Riserva Naturale Regionale Sorgenti del Pescara
11 settembre 2021, presentazione nell’ambito dell’evento artistico-letterario “Ciliegi, Immagini e Parole” , Country House Il Borgo dei Ciliegi di Grottammare (Ap)
19 novembre 2021, FLA2021 Festival di Libri ed Altre Cose Museo delle Genti d’Abruzzo
23 agosto 2022, Salotti Letterari della Casina dei Tigli, Chieti
“Lo strano condominio di Lucia Guida”, articolo pubblicato da Fabio Iuliano sulla pagina regionale di spettacolo e società del quotidiano “Il Centro” in data 23.09.21
“Come gigli di mare tra la sabbia” al minuto 18:01 della rubrica “Parole d’Autore” di Antimo Amore in Buongiorno Regione di giovedì 30 settembre 2021 e al minuto 17,44 dell’edizione delle ore 14,00 del TGR Abruzzo di sabato 2 ottobre 2021