Su Mentinfuga, per la rubrica Voci letterarie, la mia intervista di luglio a Marisa Salabelle.
Un dialogo intorno alla scrittura e a un universo narrativo popolato da personaggi imperfetti, luoghi di provincia, memorie familiari e ferite del vivere.
Buona lettura
Voci letterarie. Una conversazione con Marisa Salabelle
Marisa Salabelle è nata a Cagliari il 22 aprile 1955 e vive a Pistoia. Laureata in Storia all’Università di Firenze, ha insegnato per molti anni nella scuola statale. Nel 2015 ha esordito nella narrativa con L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu (Piemme) seguito da L’ultimo dei Santi nel 2019 e Il ferro da calza nel 2022, entrambi pubblicati da Tarka. Per Arkadia ha dato alle stampe il romanzo storico-familiare Gli ingranaggi dei ricordi nel 2020, La scrittrice obesa nel 2022 e La bella virtù, sequel della vicenda familiare già narrata ne Gli ingranaggi dei ricordi. Ha inoltre pubblicato articoli, recensioni e racconti in antologie cartacee e riviste online.
Nei suoi romanzi torna spesso l’attenzione per le vite laterali, per le figure non perfettamente integrate; per quei personaggi che sembrano abitare una soglia tra appartenenza ed esclusione. Da dove nasce questo sguardo?
In parte credo che nasca da una mia condizione personale: per varie ragioni ho sempre percepito un certo disagio, un disallineamento rispetto alle aspettative di familiari, coetanei e società in genere. Sono una privilegiata: figlia di insegnanti, ho vissuto senza preoccupazioni economiche e ho avuto un buon rendimento scolastico, ma il mio aspetto non avvenente, la mia passione esagerata per la lettura, la mia scarsa attitudine alle attività pratiche e sportive mi hanno sempre fatto provare una sensazione di disagio. Anche nell’esperienza di moglie, di madre e di insegnante ho spesso provato un senso di inadeguatezza. Per questo, credo, mi interessano le figure che provano difficoltà a integrarsi nella società e che sembrano deludere le aspettative di coloro che le circondano. Oltre a questo, c’è da dire che anni di attivismo nel mondo cattolico e nel volontariato mi hanno resa attenta nei confronti delle persone marginali, infine aggiungerei la mia curiosità e l’attrazione che provo verso tutto ciò che è strano, bizzarro, non conforme.
L’intervista completa la trovate qui

