Presenting “La casa dal pergolato di glicine”, my first novel

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Beach Hotel Punta de l’Est, 22nd August 2013, Francavilla al Mare (CH)

Nella foto Antonio Corradi, voce narrante, Catia Napoleone e Lucia Guida

( photo by Roberta Di Nicola)

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Festival Artistico-Letterario “Incaténati all’arte”, 24th August 2013, Auditorium Comunale, Catignano (PE)

Nella foto Chiara Cesarone, Lucia Guida e Alessio Masciulli

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VI Festival Internazionale della Letteratura-Saggistica-Filosofia-Arte al Femminile “Alchimie e Linguaggi di Donne” 21st September 2013, Museo Eroli, Narni (TR) 

Nella foto Esther Basile, Clara Schiavoni e Lucia Guida

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Feltrinelli Bookshop, Pescara 31st October 2013

Arianna Di Tomasso and Lucia Guida introducing “La casa dal pergolato di glicine”

 

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“Più Libri Più Liberi 2013” Bookfair, Rome, 8th December 2013

 

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” Primo Vere ” Fair Trade Emporium in Pescara,  Italy, 13th December 2013

Rita Pelusi and Lucia Guida talking about “La casa dal pergolato di glicine”

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“Shakespeare & Co.” Bookshop in Rome, 23rd May 2014

Maurizio Milazzo presenting the novel “La casa dal pergolato di glicine” by Lucia Guida

“Weekend d’Arte 2014”, Montorio al Vomano (TE), Italy, 29th June 2014

Presenting my novel with Cinzia Maria Rossi

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I Festival “Bevi ad Arte”, Poggiofiorito (Ch), Italy, 29th August 2014

Presenting my novel with Stefano Carnicelli, writer, and Dante Quaglietta, poet

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 FLA 2014 – XII Edizione del Festival delle letterature dell’Adriatico, Pescara, 6th November 2014


Presenting my book with Arianna Di Tomasso, Premio Aurum and Settimo Senso International Film Festival Art Director and Creator

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“Il salotto di Odilla”,  Justen Club, Pescara 15th February 2015

With Lucio Vitullo, poet, and Stefano Carnicelli, novelist

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“Domenica con gli autori” at Caffè Letterario, Pescara, 29th November 2015
With Ilaria Grasso and Cinzia Rossi

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“Buone Feste con i libri” Gran Caffè Cigno, Chieti Scalo, 21st December 2016 – Lucia presenting herself

È un viaggio per viandanti pazienti, un libro.

Alessandro Baricco

RLTV 677 presenta “La casa dal pergolato di glicine” di Lucia Guida, edizioni Nulla Die

“Pomeriggio 2.0″ è una trasmissione in streaming di RLTV, emittente reatina, in cui Cristina Làttaro, scrittrice, e Sonia Rosatelli, conduttrice, parlano di libri di nuova pubblicazione e di editoria.
In questo video Cristina e Sonia presentano “La casa dal pergolato di glicini”, in uscita il 15 luglio 2013 e mio primo romanzo. L’intervista include una chiacchierata con Salvatore Giordano, Direttore Editoriale della Nulla Die, mia casa editrice.
Buona visione a tutti

Alla fine di una storia – Aspettando la pubblicazione de “La casa dal pergolato di glicine”

 

I momenti che precedono la pubblicazione di un libro mi rimandano con un pizzico di nostalgia ai primi minuti che hanno seguito la nascita di entrambi i miei figli.

Tanta stanchezza, la sensazione di esserti liberata di un peso e al contempo il rimpianto di quel pancione che per nove mesi ti ha accompagnata ritmando le tue albe e i tuoi  tramonti.
Sono dichiaratamente una shortstory teller, un’autrice a cui sta a cuore veder concretizzata la propria opera in poco, pochissimo tempo; cimentarmi in un romanzo mi è costato una fatica immane, primo tra tutti il timore di non riuscire a delineare in modo organico la storia che mi frullava dentro con la stessa dimestichezza con cui, da tempo, nelle mie ore di libertà, mi diverto a scrivere racconti brevi.

Alla fine ce l’ho fatta. Sono arrivata al traguardo duplice di portare a termine la narrazione di un’estate memorabile, quella di Marina Federici, protagonista del romanzo, e di renderla manifesta e palese ai miei lettori attraverso un’opera di editing altrettanto sofferta e corposa.

So che  qualcuno sorriderà, ma queste 154 pagine sono state le più lunghe della mia vita di donna essenziale, più incline a concretizzare in breve il mio mondo di pensieri. Evocando e suggerendo piuttosto che servendo, sia pure su un piatto d’argento, emozioni e stati d’animo per il tramite di immagini scrittorie che ciascuno potrà completare legandole alla propria esperienza di vita.

“La casa dal pergolato di glicini” è quasi pronta per affacciarsi sul mondo, racchiusa in una copertina che è la riproduzione fotografica di Massimiliano Giordano, mio giovanissimo editore, di un dipinto di Marian Fortunati, pittrice americana en plein air intitolato “Wisteria Shadows”. Un titolo suggestivo e quanto mai emblematico per introdurre una storia di amore, affetti profondi e amicizie per la vita.

Una storia intessuta di quotidianità come le piccole e grandi cose di cui mi piace parlare e scrivere, questa volta permeata dal profumo forte e deciso di un tralcio di glicine in piena fioritura.

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Scrivere Donna è bello

“Progetto Scrivere Donna” è un’idea di Laura Costantini, giornalista RAI e scrittrice, per Scrivendo Volo, spazio web di Historica Edizioni dedicato agli amanti della scrittura e della lettura.

Il motto di quest’iniziativa, nata nel novembre 2012 su Facebook recita testualmente:
” Le donne e la scrittura. Le donne e il web. Le donne e il rapporto con gli uomini. Le donne e la maternità. Le donne hanno voglia di raccontarsi. Ascoltiamole. “.

La mia proposta per voi di oggi è la bella intervista di Laura alla sottoscritta, in cui trovano posto riflessioni tecniche di tipo scrittorio ma anche pensieri e notazioni sulla quotidianità.

Buona lettura

 

SCRIVERE DONNA 28/ Intervista a Lucia Guida, di Laura Costantini

Oggi è il turno di Lucia Guida, scrittrice che non esita ad affermare che: “in Italia essere donne non è sempre chiave di accesso preferenziale nella scrittura come nella quotidianità più… Ti basti sapere che una volta mi è capitato che un conoscente mi chiedesse se il mio libro intitolato “Succo di melagrana” vendesse bene come libro di ricette. Sono sicura che il personaggio in questione fosse assolutamente in buona fede.”

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

R:  Ho iniziato a scrivere da bimba continuando a farlo con una certa passione fino all’adolescenza. Poi la vita mi ha condotta per altre strade in cui c’era davvero pochissimo posto per la scrittura.  Ho ripreso a farlo tardissimo, nel 2007, anno in cui ho cercato di mettere a punto molte cose della mia vita. All’inizio in un  blog della community di “libero”, un po’ per gioco e forse anche per ritrovare la me stessa di un tempo; riprendendo pian piano la mano e scoprendo con piacere che  le mie storie potevano interessare anche altri.

 

– Che tipo di libri leggi normalmente?

R: Non ho generi letterari preferiti; mi piace leggere di tutto senza pregiudizi di sorta e senza lasciarmi attrarre da ciò che è trendy a tutti i costi. Volendo e potendo scegliere, preferisco non comperare libri fantasy, pulp e noir.

 

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

R: Se per genere dell’autore intendi orientarmi nella lettura preferendo un autore che amo (e quindi anche la sua originalità scrittoria in certo qual senso)  ad altri, ti risponderò che a volte mi è capitato di essere un po’ partigiana, pur non pendendo sempre dallo stesso lato. Per me leggere cose diverse è anche un modo, tra l’altro piacevolissimo, di aggiornarmi nel mare magnum dell’editoria odierna, in  equilibrio costruttivo tra l’utile e il dilettevole.

 

Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

R: Qualche volta mi è capitato e lo dico con semplicità, come notazione

di cronaca. Diciamo che da noi in Italia essere donne non è sempre chiave di accesso preferenziale nella scrittura come nella quotidianità più spicciola se al primo posto metti la testa piuttosto che altro. E qui mi fermo, prima di diventare maggiormente “caustica”, come direbbe mia figlia. Ti basti sapere che una volta mi è capitato che un conoscente mi chiedesse se il mio libro intitolato “Succo di melagrana” vendesse bene come libro di ricette. Sono sicura che il personaggio in questione fosse assolutamente in buona fede.

 

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

R: Perché no? In fondo si parla bene e compiutamente di ciò che si conosce altrettanto bene. A patto che ciò, tuttavia, non diventi alla lunga una sorta di gabbia dorata da cui sia difficile volar via.  Sperimentare approcci scrittori diversi potrebbe in tal senso evitare il rischio che come autrici ci si fossilizzi su tematiche monotono. Ad ogni modo l’universo femminile è talmente complesso e variegato da costituire sempre, almeno per me, un terreno fertilissimo d’ispirazione.

 

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

R: Sarebbe ipocrita negare il fatto che nell’acquisto di un’opera, specialmente nel caso di un autori esordienti/emergenti, ci si orienti da un verso piuttosto che da un altro. Differente è il caso di scrittori e scrittrici affermati, credo ci siano meno spartiacque da considerare. Si compra quel determinato libro a prescindere dal fatto che l’abbia scritto un lui o una lei. La bravura e il talento non hanno mai nuance di colore predeterminate.

 

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

R: La domanda è interessante e, se mi consenti, “ a doppia uscita ”. Se ci si lascia influenzare dal fatto che la scrittura debba necessariamente essere di genere ( ne stavamo parlando giusto qualche domanda fa! ), c’è da considerare come in maggioranza il popolo delle lettrici sovrasti quello dei lettori. E, quindi, in un’ottica di mercato potrebbe sembrare che le autrici siano in tal senso leggermente più avvantaggiate rispetto agli autori. A patto, tuttavia, di non ricadere nell’empasse di cui sopra: cristallizzarsi, cioè, in una tipizzazione letteraria che non aiuta certamente a crescere. Di sicuro in passato uno pseudonimo au masculin aiutava a emergere, se pensiamo a una George Sand  o a una George Eliot. A volte mi è venuta la tentazione di verificare se a oggi la situazione sia rimasta invariata oppure no, ma poi non  l’ho fatto: anche in tempi come i nostri, non sempre favorevoli in generale all’accoglimento di prospettive al femminile nei campi più disparati, sceglierei senz’altro di rinascere donna.

 

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

R: L’amore, che ci piaccia o no,  fa parte dell’esistenza  e non è sempre connotato da un happy ending. Parlarne in un romanzo o in racconti brevi con naturalezza è semplicemente prendere atto, nel bene e nel male, della forza di questo sentimento che spesso incide sulle nostre scelte di esseri umani.

 

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

R: Della narrativa rosa come genere letterario minore o come una specie di non genere, almeno a detta degli autori più seriosi? Il pregiudizio c’è e c’è sempre stato, portando spesso a snobbare autrici e autori che vi si dedicano stabilmente. Sta di fatto che alcuni ci riescano davvero bene; con una correttezza formale e intrecci ben congegnati, molto meglio di tanti scrittori “impegnati”, spesso deludenti nelle loro soluzioni scrittorie.

 

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

R: Io credo che la tanto sbandierata assenza di solidarietà femminile sia un pretesto per rafforzare stereotipi  in molte realtà sociali, tra cui quella del nostro paese, e che le donne possano fare grandi cose insieme. Dovremmo, forse, lavorare su questo tipo di cultura, soprattutto sull’aspetto di inclusione che l’appartenenza a gruppi o correnti letterarie presenta, per affinarlo al meglio. Magari considerando l’azione di stimolo le une per le altre, rappresentata dalla condivisione di linee comuni di pensiero nella creazione di un’opera letteraria. Una prospettiva raggiungibile non in  tempi brevissimi ma non impossibile.

 

Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

R: Non faccio eccezione collocandomi spesso sulla stessa lunghezza d’onda di tantissime donne come me divise tra mille situazioni. Nel mio progetto esistenziale ci sono due figli e un lavoro che al momento è la mia fonte di sostentamento principale. Posso, tuttavia, contare sulla comprensione dei miei ragazzi: non mi hanno mai fatto pesare la mia passione per la scrittura né il fatto di improvvisare un pranzo o una cena all’ultimo momento perché in quel frangente avevo voluto dare la precedenza a un momento di creatività sostanziosa.

 

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

R: Mi viene in mente la pluricitata affermazione di Ogilvy, che molto britannicamente testualmente recita “Non contare le persone che raggiungi, ma raggiungi le persone che contano”. Ora io credo che nella fenomenologia del marketing editoriale non sempre contino davvero “ le persone che contano”. Che è capitato in più di una circostanza di propinare al pubblico femminile roba di qualità dubbia, sottovalutandone la capacità critica. Pensando che la stragrande maggioranza delle donne fosse in tal senso “di bocca buona”. Un preconcetto desolante oltre che profondamente discriminante.

 

Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

R: Da una posizione oltranzista di rifiuto, decisamente. Una notorietà conquistata a tavolino mi riporta alla scena orwelliana delle impiegate del Minicult, accuratamente  scelte per elaborare romanzetti porno farciti di sesso  a gogò e di un’infinità di luoghi comuni. Preconfezionati per “tenere buona” la gente. Essere in busta paga seppur di una grande casa editrice, orientata verso il soft-porn e/o il mom-porn,  poco vale se il prezzo da pagare è quello di scrivere di qualcosa che non senti. I vestiti adattati, si sa, finiscono presto con l’essere dimenticati nel fondo di un armadio. A costo di sembrare snob preferisco scelte editoriali differenti e di qualità, magari portate avanti da piccole ma dignitose case editrici NAP.

 

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

R: Se hai voglia di costruirti un curriculum letterario dignitoso non credo sia questa la strada da seguire. Ed è questa la ragione per cui consiglio a chi ha il desiderio di vedere “nero su bianco” ciò che ha scritto di rivolgersi a case editrici non a pagamento. La selezione è assicurata a priori.

 

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

R: Credo di aver detto tra le righe cosa io pensi degli EAP. Il discorso è lievemente diverso per  il print on demand o il self-publishing. Anche in questo caso tutto va ricondotto a una questione di priorità: gli autori che si avvalgono di questi canali alternativi dovrebbero chiedersi perché hanno deciso di pubblicare e avvalersi, comunque, della consulenza di un buon editor o, meglio, di un’agenzia letteraria a cui demandare gli aspetti pratici di pubblicizzazione e propaganda dell’opera. Esistono, poi, problemi ancora più concreti come quello della distribuzione. Se ti autopubblichi ( e sto prescindendo dalla qualità vera o presunta dell’opera ) devi poter far circolare quanto hai scritto oltre a regalarlo ad amici, parenti o conoscenti . Un libro creato e stampato con tutti i crismi non può finire in cantina tra oggetti obsoleti e inutilizzati.

 

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

R:  Potrei sempre risponderti che D’Orrico non è il mio tipo ma che diversamente … Scherzi a parte sono convinta che tutto contribuisca alla buona riuscita della pubblicizzazione e propaganda editoriale:  di pancia e con consapevolezza retroattiva punterei su una copertina capace di sedurre il potenziale lettore di primo acchito oltre a una quarta di copertina essenziale ma esaustiva, s’intende. I passaggi televisivi e le presentazioni dal vivo dell’opera sono, inoltre, estremamente importanti per l’effetto di ricaduta che ne deriva sull’autore:  ascoltarlo parlare può predisporre quanto meno all’acquisto del libro. Poi sta a lui fare buon uso della fiducia concessagli dai  lettori elaborando prodotti editoriali di buona qualità.

 

Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

R: Mi piacerebbe essere un po’ più frivola nelle cose più spicciole della quotidianità. Al momento non sempre posso concedermelo.

 

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

R: Odio i sassolini nella scarpa, metaforicamente parlando e no. Forse proverei a gestire nel modo più normale possibile il mio successo, sperando di farne un uso ottimale. Per il resto io appartengo alla categoria di coloro che, seduti, aspettano con pazienza in riva al fiume.

 

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

R: D’emblée?  Tracy Chevalier . Per avermi riconciliata col romanzo storico trattando con lievità e in modo estremamente moderno, contemporaneo, tematiche importanti. Descrivendo la vita così com’è, senza contorsioni o acrobazie. La quotidianità è, a mio avviso, fatta di persone comuni capaci di trasmetterci comunque messaggi  di straordinaria intensità partendo da cose apparentemente insignificanti come, ad esempio, un fossile ritrovato su una spiaggia o un mix di sostanze ridotte in polvere per la coloritura di un quadro. Blake avrebbe detto “ to see a world in a grain of sand”: una prospettiva visiva privilegiata  che dovrebbe essere appannaggio di ogni buon scrittore.

 

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

R: Posso avvalermi della facoltà di non rispondere?

 

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

R: Al di là di piccole ma significative collaborazioni in collane di autori vari, il mio ultimo lavoro da solista in ordine di tempo pubblicato è la silloge di racconti “Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile” ed è un libro per tutti. E’ stato scritto nell’arco di tre anni e rappresenta in sintesi il mio cammino di crescita  scrittoria a oggi. E’ un’opera prima e, per tale ragione, una  dignitosa prova di volo. Prende spunto da una poesia dal titolo omonimo che ne costituisce il prologo e copre un arco temporale di circa settant’anni, dagli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale sino ai giorni nostri. Pubblicato a inizio del 2012 dalle edizioni Nulla Die , una piccola casa editrice indipendente NAP siciliana, è nelle mie intenzioni  il mio personale trait d’union per due mondi, quello della sensibilità femminile e maschile,  molto più vicini di quanto non si pensi. Esattamente a un passo l’uno dall’altro. Parla di donne forti capaci di scelte coraggiose: il mio messaggio di positività e di riscatto  per evidenziare l’infinita progettualità femminile che è in ciascuna di noi. Valiamo tantissimo anche se spesso lo dimentichiamo. Il mio ultimo lavoro in ordine di tempo è, invece, un romanzo attualmente in fase di editing in carico alla mia casa editrice, la Nulla Die. Della trama non dico nulla per scaramanzia anche se, per chi mi conosce bene, non sarà difficilissimo indovinare dove andrò a parare anche per questa volta …

 

Puoi fornirci un link che rimandi alla possibilità di acquisto? Grazie

R: Il libro è in vendita nei principali store online come Amazon, Ibs, libreria universitaria.it, lafeltrinelli, ecc. Il link delle edizioni Nulla Die è il seguente:

http://nulladie.wordpress.com/, a disposizione anche per gli ordini privati

Un grazie di cuore a te per la tua pazienza.

 

 

NB: L’intervista è disponibile in versione integrale qui

 

 

 

 

 

Dipinto di Lionello Balestrieri ( 1874 – 1958 )

 

 

 

 

 

Andar per fiere – a Più Libri Più Liberi con la Nulla Die

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Prendete cinque autrici grintose, mettetele insieme a parlare di scrittura al femminile e otterrete  risultati sorprendenti. Le donne, si sa, sono dotate di energia e inventiva inesauribili, pronte a dispensare potenziale umano a piene mani con generosità e obiettività non scevre di concretezza e realtà. L’evento a cui mi riferisco è stato il dibattito “La scrittura  è Donna. E il mercato editoriale?”, promosso il 6 dicembre 2012 dalla Nulla Die, casa editrice siciliana di Piazza Armerina (EN), ospitato nella Bibliolibreria del Palazzo dei Congressi di Roma in occasione della X edizione di Più Libri Più Liberi, fiera nazionale della piccola e media editoria.

Antonella Santarelli, nel duplice ruolo di autrice e moderatrice, ha voluto sondare il terreno parlando di mercato editoriale e di proposte scrittorie con me, Greta Cerretti, Laura De Angelis e Cristina Lattaro in un’ottica rigorosamente femminile richiesta dal dato di fatto più oggettivo: che, cioè, la fetta di lettrici/ compratrici/fruitrici di libri sia a oggi costituita in maggioranza proprio dalle donne.   Nel panorama variegato e complesso dei libri editi in quest’ultimo periodo è palpabile un’attenzione in tal senso, non sempre corrisposta da un livello qualitativo adeguato. Come dire, citando Ogilvy à revers, che nel mare magnum del marketing editoriale non sempre contino realmente le persone che contano, almeno in un’ottica di onestà intellettuale. Molto più facile puntare sul livello di intrattenimento, di puro divertissement della lettura; e poco importa che si finiscano col sottovalutare volutamente e artatamente gusto e background socio-culturale femminile posseduti da buona parte delle lettrici, livellati senza mezze misure per rispondere in modo maggiormente funzionale a logiche di compravendita mordi-e-fuggi, spesso sulla falsariga di diktat esteri a partire dalle famose cinquanta sfumature jamesiane e oltre.

Le succitate autrici Nulla Die, impegnate ciascuna in forme di elaborazione  scrittoria di genere differente, hanno voluto dire la loro, sottolineando come l’erotismo non vada affatto confuso con il mom-porn o soft-porn  dilaganti e debordanti soprattutto negli ultimi tempi tanto da diventare punti di riferimento e offerta narrativa anche di note case editrici italiane. Che la scrittura impegnata ma anche fantasy, noir, di genere possa ben costituire una valida alternativa a ciò che si pone compulsivamente come moda del momento. In particolare Cristina Lattaro, in attivo due pubblicazioni in cartaceo con la Nulla Die e altrettante in versione e-book con la Sesat, si è detta pronta a  sperimentare il genere erotico noir stando bene attenta a non cedere alle lusinghe della pornografia tout court. Dello stesso avviso Greta Cerretti e Laura De Angelis, ciascuna autrice per la Nulla Die di un romanzo edito nella passata stagione, entrambe ben pronte a tentare nuovamente a breve la strada della pubblicazione con lavori inediti già ultimati. Alla domanda rivoltami da Antonella Santarelli,  autrice anch’essa per la Nulla Die di testi poetici e di prosa, se sia ancora il caso di proporre opere “impegnate” ho risposto di si; alle antieroine di “Succo di melagrana” impegnate nella quotidianità più spicciola a scegliere di imboccare strade diverse con una consapevolezza e una costruttività tutta al femminile credo fermamente.  E non è detto che in tal senso letture di qualità incentrate su buoni propositi permeati di positività e non di buonismo non possano fare la differenza. Quanto meno in termini di non omologazione di pensiero.

 

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An Excerpt from ” Succo di melagrana – Storie e racconti di vita quotidiana al femminile “: Bella bella bella

Sara si svegliò di colpo desiderando di poter chiudere gli occhi per riaprirli in un tempo indefinito, lontano da qualsivoglia affanno presente. Ma sapeva che non era possibile; non in quel periodo dell’anno, per lei sempre molto impegnativo, e non di mercoledì, giorno fulcro della sua settimana lavorativa. Il panorama dalla finestra della camera da letto le rimandò la distesa a perdita d’occhio di tetti di varia foggia tipica dell’ assetto urbano di quella piccola città di provincia in cui la sua esistenza scorreva lenta e senza scosse oramai da più di un lustro.Vi si era trasferita per amore, inseguendo un sogno sentimentale sfumato repentinamente dopo pochissimi mesi, lasciando il paese in collina in cui era nata e cresciuta a cui aveva, tuttavia, scrupolosamente continuato a fare ritorno a scadenze fisse, ricorrenza dopo ricorrenza, per visitare con diligente senso del dovere la propria famiglia. Decidendo di stabilirvisi definitivamente a sprezzo di quella storia andata male, nell’ incapacità di salpare per altri lidi più lontani, grata alla piccola nicchia fatta di quotidianità rassicurante che lì era riuscita a ricavarsi: un lavoro accettabile, una cerchia di amici-conoscenti con cui trascorrere i fine settimana e i momenti di relax che le erano concessi, una casetta sufficientemente comoda cui far ritorno dopo l’ufficio. Sara aveva appena oltrepassato i quaranta ma sembrava che la cosa la toccasse marginalmente; era quello che ripeteva spesso con un sorrisetto a chi, ammirato, davvero non glieli attribuiva. Pur avvertendo ultimamente, suo malgrado e con un brivido interno, un profondo senso di inadeguatezza, quasi di fastidio alla comparsa dei primi segni del tempo. La sua silhouette aveva nel complesso conservato la fisionomia di adolescente alta e longilinea di una volta grazie anche alla cura ossessiva e sistematica dedicatagli nello spasmodico sforzo verso una perfezione formale sempre troppo lontana da raggiungere che la impegnava di continuo senza concederle tregua.La sua vita era stata costellata di incessanti tappe obbligate da coprire nella recherche infinita in cui si era lanciata iniziando con la frequenza sistematica di palestre e centri di bellezza perché altri potessero guidarla nel delineare il suo corpo a immagine e somiglianza di un ideale femminile dai contorni ben definiti stampati prima nella sua mente di bimba e poi in quella di adolescente.A poco più di vent’anni aveva deciso di cambiare colore dei capelli scegliendo una nuance di biondo che sentiva maggiormente propria e più in armonia con i suoi occhi verdi. Aveva, quindi, coscienziosamente proseguito imparando trucchi ed artifici del maquillage e una volta appropriatasi della materia non se n’ era più separata, truccando il suo viso impeccabilmente 24 ore su 24, incapace di farne a meno, per sua stessa ammissione, tanto in situazioni di banalissima routine, come ad esempio un acquisto veloce nel supermercato all’angolo della strada, quanto in occasioni specialissime e intime in cui era prevista anche la compagnia maschile. A trent’anni aveva stabilito di migliorare il suo sorriso affidandosi alle cure di un famoso ortodontista ottenendone una dentatura perfetta e smagliante. Possedeva un metabolismo da ragazzina ma badava a non eccedere mai nel cibo. Scherzando era solita raccontare a tutti di nutrirsi di schifezze, attribuendo a ciò i disordini alimentari cui era spesso soggetta. Pur vantandosi di possedere un robusto appetito, in riunioni conviviali era solita spilluzzicare come un uccellino, lamentando una subitanea sensazione di pienezza a giustificazione di pietanze appena assaggiate. Nella scelta dell’ abbigliamento amava destare sensazione e suscitare ammirazione; anche in quest’ ambito nulla nei suoi atteggiamenti e nel suo modo di presentarsi era lasciato al caso, risultando al contrario frutto di un’accurata pianificazione finalizzata a mettere in risalto il meglio di sé. I suoi progetti di vita erano piuttosto circoscritti e subordinati a questo amore sviscerato per l’immagine di donna gelosamente e esasperatamente coltivata nel suo intimo, il cui mantenimento richiedeva uno sforzo continuo e al tempo stesso terribile, reso mastodontico dal fluire inesorabile del tempo e dalla frequenza maggiore con cui cominciavano a emergere piccole falle e impercettibili crepe bisognose ora più che mai di essere appianate con ogni mezzo a disposizione. Un po’ come per un giardino certosinamente curato e abbellito da un giardiniere in costante tensione nel mantenere ordine e rigore a fronte di una natura dispettosa e ribelle, sempre pronta a riaffermare il proprio pieno diritto a esistere e a sovrastare, divertendosi a infestare di erbe spontanee aiuole graziosamente acconciate e ben delineate. Per qualche istante osservò compiaciuta e con occhio da intenditrice le sue natiche ancora ben conformate, ripromettendosi di indossare presto la brasiliana consigliatale dalla commessa del suo negozio di intimo preferito. Un attimo, però, di brevissima durata, spazzato via da un’ impercettibile smorfia della bocca, perfetta e ammodo anche quella. Il suo cruccio più recente era al momento il seno, giudicato troppo piccolo e, forse, in procinto di mostrare segni di cedimento. Sara lo osservò con cipiglio riflessa nel lungo specchio basculante che occupava un angolo della sua camera e a cui affidava di solito la supervisione d’ensemble di se stessa appena abbigliata. Non era affatto rispondente ai suoi canoni estetici, necessitava al più presto di essere rimodellato da un bravo chirurgo estetico. Avrebbe come al solito provveduto al meglio e con sollecitudine.Questo pensiero le dette subitaneamente un senso di sollievo. Offrire di se stessa un’ immagine più che gradevole era lo scopo della sua vita, l’ unico aspetto che sentiva assolutamente di poter fronteggiare con una certa sicurezza, plasmandolo secondo quanto la facesse star meglio.

Peccato, tuttavia, che quel controllo sistematico e intransigente non potesse essere esteso ad altri ambiti. La sua vita affettiva, per esempio, vissuta con insoddisfazione perenne e costellata indelebilmente da esperienze dolorose che preferiva non ricordare. Lì veniva fuori tutta la sua insicurezza di bambina incompresa e trascurata da una madre troppo frettolosa e da un padre cronicamente assente. Si innamorava sempre di uomini che la conducevano alla sofferenza. Uomini a cui immolava tutta se stessa, a cui si dedicava anima e corpo. Uomini rincorsi disperatamente a cui chiedere di continuo conferme. Uomini che puntualmente scappavano lontano da lei a dispetto della sua disponibilità estrema e incondizionata. Compagni per cui aveva recitato con discrezione all’inizio, con disperazione alla fine, un ruolo femminile di autentica, totale dedizione. Che finivano con lo scegliere donne dall’aspetto, a suo avviso, quanto meno improbabile e discutibile. Donne comuni, ordinarie, incredibilmente poco avvezze alla cura di se stesse. Figure femminili della porta accanto, da mercatino rionale più che da bottega per gourmet. Che tristezza, lei pensava, e che profonda ingiustizia nei confronti del santuario pluridecennale da lei eretto a imperitura adorazione di una bellezza narcisistica idealmente e affannosamente ricercata e inseguita per tutti quegli anni.

Immersa in queste riflessioni non piacevolissime si riscosse e, dopo l’ ultimo sguardo alla sua immagine riflessa, raccattò pochette e foulard finalmente pronta per la sua giornata di lavoro. Decentemente a posto. Chiuse con cura l’uscio affrettandosi per le scale; l’ultima sbirciata l’avrebbe data all’enorme specchio posizionato nell’ androne del sobrio ed elegante condominio in cui viveva a mo’ di ulteriore e finale conferma per sentirsi a tono , perfetta come sempre, elemento costante in un algoritmo temporale fatto di settimane e giorni tutti uguali e in fila, l’ uno dopo l’ altro. Questo era ciò che lei si augurava di cuore: resistere stoicamente al fluire incessante e frenetico dell’ esistenza secondo un ritmo uniforme privo di variazioni in tema percepito tuttavia come rasserenante e indispensabile alla propria sopravvivenza fisica e mentale.

L’ improvvisa pioggerella fina la colse per strada di sorpresa costringendola a tirarsi sul viso il cappuccio dell’impermeabile e ad affrettarsi con tono sbarazzino sui tacchi alti verso un taxi fortunatamente posteggiato a breve distanza. Spiando velocemente nel minuscolo specchietto ditartaruga sempre a portata di mano fece per constatare danni inesistenti cui porre eventuale rimedio, concludendo che, davvero!, la vita era una battaglia continua. Poi si appoggiò al sedile ceduto al peso dei tanti clienti di passaggio e la sua attenzione fu tutta per quella variegata umanità celata sotto decine di ombrelli disseminata per le vie del centro. Una moltitudine irresistibile ma troppo lontana, sfumata dal suo respiro simile a quello di una bambina cresciuta troppo in fretta, appannato sulla trasparenza del vetro di un’ auto pubblica in corsa nel grigiore argentato di una giornata di pioggia. *

*  “Bella bella bella”  in Guida, L. (2012) Succo di melagrana – Storie e racconti di vita quotidiana al femminile, Piazza Armerina (EN), Nulla Die