Recensioni d’antan. “Questo indomito cuore” di Pearl S. Buck

Secondo anno consecutivo come articolista freelance per Mentinfuga, rivista web  indipendente con la prima recensione di un romanzo della scrittrice americana Pearl S. Buck.
Buona lettura a tutti
A presto


RECENSIONI D’ANTAN. “QUESTO INDOMITO CUORE” DI PEARL S. BUCK

Che cosa accade quando in una vecchia libreria domestica trovi libri di grande narrativa straniera nelle loro prime edizioni italiane? Incuriosita provi a leggerli. E scopri che accanto alla traduzione che rispecchia fedelmente gli standard linguistici dell’epoca c’è la freschezza e l’attualità di capolavori senza tempo. Ecco Questo indomito cuore di Pearl S. Buck.*
(…)

*Letto nell’edizione del 1940 di Arnaldo Mondadori per la collana Medusa

Note biografiche su Pearl S. Buck (ndr)

Pearl S. Buck nasce nel 1892 a Hillsboro, West Virginia. Figlia di migranti di origine europea si trasferisce da bambina con i suoi genitori missionari della chiesa presbiteriana in Cina dove assorbe molto della civiltà del popolo con cui vive a stretto contatto. Nonostante i frequenti rientri in America conserva un legame forte con la Cina ritornandovi più volte dopo aver conseguito negli Stati Uniti la laurea in letteratura inglese che le varrà la docenza in quest’ambito all’Università di Nanchino prima di riparare successivamente in Giappone. Vincitrice dell’ American Academy of Arts and Letters , del premio Pulitzer nel 1932 per il romanzo The Good Earth e successivamente nel 1938 del premio Nobel per la letteratura. Sensibile a tematiche sociali con riferimento soprattutto all’infanzia deprivata dei bambini di tutto il mondo fonda la “Pearl S. Buck International”. Lascia un’eredità letteraria consistente pari a oltre ottanta opere di varia tipologia di cui alcune scritte sotto pseudonimo. Muore nel Vermont nel 1973 di cancro chiedendo che il suo nome venga riportato sulla lapide in caratteri cinesi come omaggio alla sua patria di elezione.

NB: L’articolo in originale è qui 

Reading Tips: “La Brughiera” di Thomas Hardy e “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” di Michele Ruol

L’estate è meravigliosa per le possibilità extra di lettura che offre a ciascuno di noi. Questi i miei primi suggerimenti estivi per il 2025 per chiunque si fidi delle mie capacità di un’autrice che è in primis lettrice curiosa. La prima proposta, un capolavoro del mio autore preferito della letteratura inglese, è presa dalla mia personale biblioteca, quella costruita attraverso decenni di vita e di letture; la seconda, già finalista al Premio Strega ma da me scelta in base a criteri che poco hanno a che vedere con questa popolare kermesse letteraria, è un’opera prima di un autore a mio avviso interessante per gli spunti di riflessione che offre e che non sono semplicemente scrittorii.
A presto

Lucia

La Brughiera

Clym Yeobright, affermato e benestante tagliatore di pietre preziose a Parigi, torna per le festività natalizie a casa da sua madre nella brughiera di  Egdon nel Dorsetshire. La sua venuta si intreccia a doppio filo con il mancato matrimonio di sua cugina Thomasin con Damon Wildeve, ingegnere di alterne fortune e oste del “Quiet Woman Inn”, sposi mancati per un cavillo burocratico, e la sete di vita di Eustacia Vye, nipote di Captain Vye, vecchio lupo di mare che ha scelto anche per questioni economiche di ritirarsi a vita privata in questo pezzo di mondo all’apparenza dimenticato da Dio e da tutti. Eustacia vorrebbe lasciare Egdon Heath che percepisce estranea al suo sentire; per ottenere ciò la donna come in precedenza aveva pensato di poter legare a sé Wildeve piegandolo ai suoi desiderata, si aggrappa a Clym e alla speranza molto a senso unico che questi possa un giorno decidere di rientrare nella capitale francese.  Ma le esigenze  dell’uno e dell’altra procedono su strade parallele difficili da incrociarsi. L’unione di Clym ed Eustacia entra in crisi anche a causa di problemi di salute dell’uomo  in simultanea al rapporto tra di Wildeve e Thomasine:  l’oste, diventato ricco a seguito di un’eredità,  non ha mai dimenticato la sua amante di un tempo e sollecitato da quest’ultima architetta insieme a lei una fuga verso Bournemouth che si concluderà drammaticamente riportando il microcosmo egdoniano all’ordine di un tempo. In questa narrazione appare a mo’ di coro greco l’umanità umile e variegata dei furze cutters, i tagliatori di ginestra, giovani e meno giovani con cui Clym è in passato cresciuto e con i quali condivide un presente intriso di naturalità anche se estremamente umile sognando di insegnare in una scuola rurale per riscattare i suoi compaesani da ciò che percepisce come trascuratezza e mancanza di conoscenza senza considerare nella giusta prospettiva gli archetipi e le credenze ancestrali di cui essi sono fatti. La narrazione avvince il lettore per la precisione architettonica di cui Hardy si fregia anche in quest’opera, arricchita com’è d’abitudine per l’autore da un personaggio fil rouge, Diggory Venn, agiato ma pronto a condurre un’esistenza modesta da venditore d’ocra pur di proteggere in sordina dalle circostanze Tamsie, Thomasine, di cui è da sempre innamorato. Verrebbe quasi da citare il vecchio adagio “Le vie dell’inferno sono lastricate da buone intenzioni” se soltanto ci si soffermasse sul mero esercizio di buona volontà portato avanti dai personaggi in questo lavorio proteso verso la ricerca costante di una completa emancipazione.  Verrebbe, ma l’autore non lo permette affatto, ricordando come nella vita di ciascuno di noi il libero arbitrio ricopra, forse, un’importanza affatto trascurabile lasciandoci artefici nel bene e nel male della nostra esistenza.


Thomas Hardy, La Brughiera, ISBN 9788811362586

Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia

Una coppia sceltasi a pieno titolo per amore in un tempo non definito e lontano, e nel presente composta da un Padre e da una Madre, si trova a fare i conti con la scomparsa a seguito di un grave incidente automobilistico di entrambi i figli, Maggiore e Minore. L’uomo è un architetto che concepisce il ménage familiare e coniugale in maniera semplicistica e forse un po’ troppo tradizionale, la donna  è un’agronoma mancata che si è votata anima e corpo alla crescita e all’educazione dei due ragazzi, arrivati a poca distanza l’uno dall’altro, anche per sopperire all’assenza fisica ed emotiva del marito. La drammatica vicenda che vede entrambi i protagonisti coinvolti li pone di fronte in maniera estremamente schietta e per certi versi spietata a ciò che la loro unione è diventata nella quotidianità spicciola che è priva del collante rappresentato dalla prole. La narrazione si snoda tra flashback ed episodi di vita contemporanea per aiutare a dipanare meglio le circostanze attribuendo a oggetti pescati dalla quotidianità familiare il compito di disvelare sfumature e sfaccettature che diversamente andrebbero andate perse per l’intero gruppo  aiutando il lettore a procedere pian piano nell’intreccio oltre a fornire un qualche puntello esistenziale ai due personaggi superstiti. L’atmosfera che permea la narrazione, avvincente nonostante la strutturazione a tasselli che la caratterizza, è di dolente consapevolezza: quella che coglie chiunque abbia cercato di sopravvivere a ferite mortali inferte dalla vita. L’autore cerca di salvare dalla situazione stagnante dei rimpianti e delle recriminazioni i protagonisti riuscendo a tratteggiarli in maniera empatica per proporli al lettore nei tanti loro punti di debolezza oltre che in quelli di forza. Mostrando, attraverso quest’opera di ricostruzione minuziosa, come sia possibile andare avanti e persino per certi versi vivere al meglio delle proprie possibilità residue anche all’indomani di un terremoto esistenziale di tale portata.

Michele Ruol, Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia,

ISBN 9788894845525

Recensioni d’Autore: “L’ora di greco” di Han Kang

Quando ho voglia di recensire un autore lascio passare un po’ di tempo se il libro che ho scelto è uscito da poco; oppure, come per “L’ora di greco” di Han Kang, scrittrice coreana e vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2024, aspetto che il clamore mediatico attorno alle opere e alla persona designata si plachi un po’. È quanto ho deciso di fare in questo articolo a chiusura di un anno scrittorio per me importante e impegnativo incentrando, a differenza degli ultimi miei reading tips, su un solo autore e una sola opera e dando priorità di pubblicazione alla rivista Mentinfuga con cui come già sapete collaboro da un paio di mesi. Il mio augurio sincero per voi è quello di continuare a leggere parecchio: non c’è niente di meglio di un buon libro per pensare, sognare e crescere. E tutti noi di buon cibo per la mente abbiamo un assoluto bisogno. Mai come adesso.
Buon Natale a tutti

Lucia

L’ora di greco di Han Kang*

Un uomo e una donna si incrociano in un momento di tranquilla ordinarietà della loro vita. Lui è un cólto professore universitario che ha deciso controcorrente di tornare in Corea dalla Germania, paese in cui da bambino si era trasferito con i genitori e la sorella, ora talentuosa cantante lirica, alla ricerca di prospettive migliori. Lei è una madre delusa nelle sue aspirazioni genitoriali allontanata dal proprio figlio dall’ex coniuge. L’uomo si procaccia da vivere lavorando part time in un ateneo cittadino di Seoul come professore di greco dedicandosi a pochi studenti lì per scelta, cercando di tenere nascosta la grave problematica visiva da cui è affetto e che gli è derivata per familiarità dal ramo paterno(…).

greco bis

L’articolo in originale è qui 

Reading Tips: “Come un fiore di ciliegio nel vento” di Etsu Inagaki Sugimoto e “La moglie di Dante” di Martina Marazza

Ultima bi-recensione estiva di autrice-lettrice con altri due titoli letti da me per voi.
A presto
Lucia

Come un fiore di ciliegio nel vento di Etsu Inagaki Sugimoto

Etsu Inagaki Sugimoto, protagonista del libro che è la fedele trasposizione scrittoria della sua vita, è la figlia di un samurai giapponese da quest’ultimo sin da piccola educata alla rigida disciplina che l’appartenenza a tale categoria comporta, cresciuta nella fede buddista da un precettore bonzo che la avvia alle lettere con rigore nell’ottica di farla diventare in futuro una sacerdotessa. Vive con la sua famiglia  a Nagaoka, nel nord del paese, in una comunità rimasta fedele agli usi e ai costumi nipponici più tradizionali. Da questo luogo ideale Etsu si separerà all’indomani della morte di suo padre per sposare Matsuo a lei destinato dalla famiglia rappresentata da suo fratello. Il suo futuro marito, di origine giapponese ma cittadino americano a tutti gli effetti, ha piacere che lei si trasferirsca da lui negli States. Etsu inizierà pia piano ad avvicinarsi a Tokyo, studiando in una missione cristiana la lingua inglese e apprendendo i primi rudimenti di un sistema di vita sconosciuto rispetto a quello a cui è stata esposta sin dalla nascita. Grazie all’amorevolezza di Matsuo e della madre americana riuscirà a trascorrere nella sua nuova patria in serenità anni preziosi per la sua formazione con l’apertura mentale di chi intraprende il viaggio senza remore alcune. Capace di accogliere in sé senza discriminazioni di sorta due culture solo all’apparenza distinte e antitetiche e di educare le sue figlie Hanano e Chyio con grande sapienza e lungimiranza tanto da farle diventare  vere cittadine del mondo, al di là di un titolo italiano leggermente fuorviante (originariamente era “The Daughter of the Samurai” appena edito nel 1929) che rende solo in parte il senso di un’opera di grande portata, costruita in perfetto equilibrio su scuole di pensiero, azione e stili di vita di concezione diversa per rappresentare un’era storica altrettanto ricca di trasformazioni per il Paese del Sol Levante.

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Etsu Inagaki Sugimoto, Come un fiore di ciliegio nel vento, ISBN 9788809971684

La moglie di Dante di Martina Marazza

Un vecchio adagio parla in maniera ricorrente di quanto un uomo che ce l’ha fatta debba alla donna che gli ha guardato le spalle. Sarebbe tuttavia profondamente ingiusto parlare in questi termini di Gemma Donati, nobile fiorentina data in sposa a Dante Alighieri giovanissima. “Testa di Ruggine” sa leggere, scrivere e far di conto, ha opinioni personali che trova modi di comunicare alle persone di famiglia con grande schiettezza e attraverso la narrazione che la Marazza ci restituisce è ben decisa a vivere di luce propria e non semplicemente nel cono d’ombra di un marito poeta, assai colto e attivamente partecipe alla vita politica della sua città natale. Ed è ciò che fa nel momento in cui Dante, che ha ricoperto il ruolo di Priore, vittima di ingiuste accuse di natura politica, deve riparare altrove per poter sfuggire ai suoi detrattori. Cresce in modo impeccabile quattro figli, ne perde una neonata. Continua a pensare a colui che ha scelto come suo compagno in termini di grande affetto nonostante le tante prove in solitaria affrontate con grinta e tenacia e il lungo periodo di esilio a cui questi è stato condannato e che gli impedirà in vita di rientrare nella sua amata città. Le vicende narrate in prima persona dalla protagonista si delineano in  34 capitoli racchiusi in tre ampie sezioni coprendo un arco temporale che va dal 1285 al 1340, La narrazione tiene avvinto il lettore in maniera costante e lo porta con naturalezza alla fine di questa storia corposa che conta più di cinquecento pagine costellate da pagine di grande suggestione descrittiva ma anche notizie attinte dalla scrittrice inerenti la genesi delle principali opere del Sommo Poeta, Divina Commedia inclusa.

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Martina Marazza, La moglie di Dante ISBN 9788828206422