Thinking and Writing as a Former English Teacher – 4th Lesson

Strong women are not made of stone.

We endure. We build.

And we still need tenderness.

 

Le donne forti non sono fatte di pietra.

Resistono. Costruiscono.

E hanno comunque bisogno di tenerezza.

L. Guida





Lo scatto "A Nice Tender Daisy" è mio.

Quando è quasi ora di Primavera

Non mi stancherò mai di dire – e di scrivere- del grande valore e della grande presa che hanno su di me gli haiku. Brevi, essenziali e intensi, per me rappresentano una summa poetica di eccezionale bellezza, forse perché nella loro sintesi estrema sono la quintessenza della semplicità e della grazia.
In queste giornate di febbraio primaverili troppo precoci caratterizzate dalle mie parti da sole e tepore insoliti sono forse la forma letteraria in versi più azzeccata per cogliere le singole sensazioni di un mondo in lenta ma costante ripresa.
Ve ne propongo uno a firma di  Yamaguchi Sodō, poeta giapponese del periodo Edo e grande amico di  Matsuo Bashō. In queste poche righe c’è tutta una filosofia di vita che spinge a  considerare due termini di paragone all’apparenza contrari, il tutto e il nulla. Pare quasi di vederla questa capanna, spoglia di ogni cosa ma pronta ad accogliere l’interezza di una Primavera in tutto il suo splendore. Una piccola ma significativa promessa di infinito nel più puro stile 侘寂  (wabi-sabi) fatto di un’estetica umile e incompleta ma paradossalmente benvenuto di un mondo di infinite possibilità.

Primavera
nella mia capanna
non c’è nulla e c’è tutto
Yamaguchi Sodō (1642-1716)

宿の春

何もなきこそ

何もあれ

山口 素堂



photo by JJ Ying on Unsplash

 

Thinking and Writing as a Former English Teacher – 3rd Lesson

On writing.

 

Writing is not a way to escape life.

It is a way to enter it more deeply.

 

 

Scrivere non è un modo per sfuggire alla vita.

È un modo per entrarvi più in

profondità.

L. Guida

 

“Oltre la porta socchiusa”, dentro l’Amore – quando un libro diventa dialogo tra autore e lettore

Quando Evelina Frisa, giornalista e coordinatrice didattica del progetto “Università della Libera Età” Valle del Fino elaborato dall’Associazione Tramand’Arti mi ha chiesto nel luglio 2025 di incentrare la mia lectio sull’amore (“L’amore e le relazioni affettivo-sentimentali, Oltre la porta socchiusa” il titolo previsto) programmandola per gennaio 2026 confesso con onestà di aver leggermente sottovalutato la sua richiesta. In fondo cosa mai significherà parlare di amore? In un’epoca in cui la quotidianità di un sentimento così inclusivo annaspa nella liquidità imperante infarcita di pura virtualità (social docent) dietro paraventi digitali compiacenti?, mi sono detta.

E ho rimandato a data da venire il doveroso compito di sviluppare in poco più di un’ora l’argomento del mio intervento continuando a godermi le mie vacanze, il mio viaggio a Exeter e le giornate di mare al sole.
Ma i nodi, si sa, al pettine ci arrivano sempre. Ed è capitato che le mie parole di relatrice dovessero trovare ancoraggio in un periodo per me complesso, in una fase di ricalibratura esistenziale in cui mi sentivo tirata da una parte all’altra senza avere possibilità di muovermi per un verso o per l’altro. “Oltre la porta socchiusa” per i tipi di Arkadia (2024), mio ultimo romanzo dato alle stampe, è stato un formidabile assist per organizzare un intervento ad hoc per gli iscritti all’a.a. 2025-2026. Ed è stato un bene, perché ha impedito di cadere in inutili tecnicismi e psicologie da bar a una come me che prova a difendersi bene come prosatrice ma non ha ricette da proporre a nessuno di nessun tipo.

Ne è venuta fuori una chiacchierata empatica centrata su Alice e sugli uomini della sua vita, Carlo e Paride, protagonista e personaggi secondari ma comunque significativi di una danza affettivo-relazionale atemporale quando è imperniata su un sentimento vissuto con il principio di non tradirsi mai, neanche sull’onda di impulsi meravigliosi ma potenzialmente rischiosi. Nella penombra di un’aula dell’ex edificio scolastico di Appignano (TE), sede dell’Ule, ho parlato a cuore e mente aperti di Amore (questa volta lo scrivo con l’iniziale maiuscola) dividendo la mia dissertazione in questi sei segmenti su un filo scrittorio diacronico basandomi sulla successione degli eventi così come si presentano nel romanzo:

  • L’Amore come esperienza comune
  • Alice, una donna comune non un’eroina
  • Le relazioni socchiuse: quando non è “sì” ma non è neanche “no”
  • Quando l’amore chiede di essere fermato
  • Quando l’amore smette di essere relazione e diventa possesso
  • L’amore maturo, non bisogno ma possibilità: perché la riconciliazione non è una fiaba.

ph. credit: pinterestdotcom

 

Alla fine di questa mia ipotesi di lettura del mio libro è seguito un vivace dibattito che ha visto la partecipazione in assoluta par condicio di studenti e studentesse. Con gratitudine ho apposto la mia firma sul libretto di tutti loro, felice di questa possibilità di interpretazione di un sottotesto ulteriore (per me inimmaginabile, ai tempi della stesura di questo lavoro) racchiuso tra un’interlinea e l’altra. Perché il discorso di fondo è sempre lo stesso: un libro si fa in due, in una sinergia completa tra autore e lettore, in cui ciascuno di questi due termini di paragone dà ciò che può realmente dare. Il risultato finale è un’opera che si trasforma e si arricchisce del contributo personale di entrambi acquisendo significati sottesi che non vedono l’ora di essere con pazienza disvelati. Un approfondimento assolutamente paritario, direi democratico, che arricchisce in maniera reciproca il narratore e il ricevente rafforzando l’idea di circolarità del testo narrativo scritto.

Thinking and Writing as a Former English Teacher – 2nd Lesson

Il mio primo aforisma dell’anno. Con il gusto un po’ speciale di un quadretto di cioccolata extra dark.

Buon 2026 a tutti
A presto

Sometimes Love

is not Enough  

Les Amants, Magritte, seconda versione (1928)

Amare

a volte

può non bastare

L. Guida

Éblouir Paris: elogio della Bellezza Luminosa al Musée d’Orsay

Ho sempre adorato i “pittori luminosi” e non semplicemente per un mio personale atteggiamento mentale. La Luce è vita, prospettiva, cammino da perseguire sempre. E quindi in visita al Musée d’Orsay a Parigi nei giorni scorsi la prima cosa che ho scelto di vedere è stata d’emblée la prima mostra monografica francese retrospettiva dedicata a John Singer Sargent realizzata  in collaborazione con il MOMA di New York intitolata Éblouir Paris, Abbagliare Parigi. Ed è questa la sensazione che mi ha avvolta con morbida leggerezza nella mia visita: un senso di stupore luminoso sentito attraverso alcune delle opere più significative del primo periodo di questo pittore nato in Italia ma americano sino al midollo. Capace di contaminare con generosità la sua arte  mettendola in bilico tra passato e presente in una prospettiva decisamente sui generis: sua e propria, come soltanto a pochi è concesso.
Qui di seguito troverete alcuni scatti da me realizzati brevi manu con il mio solito POV di pancia: da mera spettatrice di Bellezza, di quella che ti nutre e ti dà la capacità di andare avanti mantenendoti sempre a pelo d’acqua, sguardo rivolto verso il cielo.
Buona lettura e buona visione a tutti

Lucia*  

                                        “Una vita fatta di piccoli e significativi passi” (n.d.r)

"In the Luxembourg Gardens" J. Singer Sargent (1879) 
 
I left my soul there, down by the seaI lost control here, livin' free
(cit.)

"Atlantic Sunset"  (1878)

 

“lasciami in questo incantesimo di Sole” (n.d.r)

"Dans les Oliviers à Capri" (1878)
 
"io e te al di là dello spazio e del tempo" (n.d.r)

Particolare di "The Daughters of Edward Darley Boit" (1882)

“è solo una folata di vento leggero” (n.d.r)

 Continua a leggere  "Éblouir Paris: elogio della Bellezza Luminosa al Musée d’Orsay"

Thinking and Writing as a Former English Teacher – 1st Lesson

Passano gli anni, cambiano le situazioni e gli stati d’animo ma in fondo in fondo si resta sempre un po’ prof. Il mio primo aforisma da just retired per voi. Con la promessa di rileggerci presto, prestissimo

                                                  Between the True and the False,

there is always a neutral Maybe

                                                               Tra il Vero e il Falso

c’è sempre un Forse

a tinta neutra

L. Guida

Thinking and Writing as an English Teacher – 24th Lesson

‘When I’m reading for you I lay myself bare, offering you a piece of my soul with my bare hands.
My writing is a reflection of what I never had the courage to tell you while looking into your eyes’.

 

Lucia while reading a page of one of her novels, courtesy of Talenti e Territori (2016)

“Quando leggo per te mi metto a nudo, ti offro un pezzo della mia anima a mani nude.
La mia scrittura è il riflesso di ciò che non ho mai avuto il coraggio di dirti guardandoti negli occhi”.

Lucia Guida

Thinking and Writing as an English Teacher – 22nd Lesson

Moving forward together is a rare

art; keeping one step behind is

unique and not for everyone.

dorothealangeoltre200fotografiealcameraditorino6307header

Shot by Dorothea Lange (1895-1965)

Andare avanti insieme è un’arte rara;

mantenersi un passo indietro è

un’arte unica e non per tutti.

L. Guida

Per non dormire, per non morire (cit)- Appunti di viaggio nella domenica del dopofestival di Sanremo 2025, il post social

Cari amici di pagina, per voi, oggi due righe di notazioni di cronaca di pancia sulla kermesse canora più amata dagl’italiani dal mio personalissimo (e altrettanto opinabile) punto di vista.
A rileggerci presto

Quando al festival di Sanremo vince una canzone che di primo acchito non ha suscitato particolare interesse da parte mia la cosa che d’abitudine faccio è di andare a riascoltarla a mente fredda. Privilegiando l’esecuzione sanremese, e non quella abbinata a video curatissimi della casa discografica di rappresentanza, per rinfrescarmi un po’ la memoria.
Così come mi rileggo, se l’ho già letto, oppure inizio a farlo per un Premio Strega o un qualsiasi altro libro in odore di vittoria nei concorsi letterari che contano, quelli che fanno fino e che-se-non-ci-partecipi-non-sei-nessuno.
Da ragazza nel mio paese d’origine del profondo sud con le sue tante contraddizioni e le sue mille e una criticità all’ombra di sette meravigliosi antichi campanili che svettano nel centro storico, il festival di Sanremo faceva sempre molta sensazione. E non semplicemente perché eravamo negli anni ottanta e quella sanremese era una finestra aperta verso un mondo lontanissimo dai miei desiderata di allora. Per molti come me era un’occasione unica e rara per ascoltare dal vivo i Big nazionali e internazionali senza dover aspettare la serata conclusiva del Festivalbar, leggere e rileggere su TV Sorrisi e Canzoni i testi dei vari partecipanti. Scimmiottare il look e gli atteggiamenti delle cantautrici e artiste canore che sentivi più nelle tue corde; il vezzo di attorcigliarmi attorno al collo un foularone lungo come Alice/Carla Bissi mi è rimasto ancora e confesso di avere a lungo tentato di copiare il make up sapiente di Anna Oxa senza mai riuscirci in maniera perfetta: io le percepivo entrambe, sia pure dai due lati opposti della barricata, come donne di spettacolo all’epoca assai trasgressive e forse un filino in linea con le mie idee esistenziali di fondo dalla mia prospettiva di adolescente idealista persa. Non ho mai avuto la pretesa di fare l’opinion leader precipitandomi qui o altrove a dare la mia personale lettura (o forse dovrei parlare di interpretazione, visto che l’emotività è il fil rouge che anche in circostanze simili mi rappresenta sempre con fedeltà?) di questa o quella canzone. Nella stessa misura in cui ultimamente tengo per me la magia di un bel film o la particolarità di una lettura interessante: se mi hanno davvero fatta stare bene, perché metterli in piazza a beneficio di tutti? Nel momento in cui sono diventati piccoli tesori che mi hanno arricchita e che poco incidono sull’idea di ciò che voglio apparire in pubblico su un social frettoloso e distratto come Fb? Ma torniamo pure a Sanremo che è poi la ragione precipua di questo post; quest’anno l’ho potuto vedere da cima a fondo, complice anche qualche giorno di stop che mi sono presa per ovviare a strascichi influenzali che non mi vogliono abbandonare (saranno forse messaggi subliminali per indicarmi di trasferirmi in luoghi lontani, più miti e forse più congeniali ai miei acciacchi di gioventù?). Non mi sono trincerata in improbabili torri eburnee, più o meno autorevoli, contrassegnate da cartelli grandi come case recanti a chiare lettere affermazioni tranchant del tipo “No, grazie, Sanremo non mi interessa”. Baluardi del “non seguo quindi esisto” che sinceramente non mi appartengono, non più. Che ci piaccia o no il Festival della Canzone Italiana è Italia stessa, con le sue molte contraddizioni, i suoi misteri della fede, i suoi coup de theatre disseminati nell’arco delle cinque giornate. Le sue polemiche, grandi e piccine. Le ripicche di questa o quell’influencer a caccia di patine scintillanti lucidate e rinnovate. Il gusto tutto italico di insabbiare questioni gravissime, non semplicemente di costume e società, che sono rimaste lì, all’esterno del teatro Ariston. E che ci hanno pazientemente aspettato per continuare a ricordarci come le nostre piccole storie di spettatori più o meno petulanti od ossequiosi contino davvero poco: in questo caso l’arco dei tre minuti e trenta secondi circa di “Balorda Nostalgia”, ultimo casus belli di chi “per non dormire per non morire” si affanna a dire “ci sono anch’io”.
Lucia Guida

 

Alice exulting on the stage of the 31st Sanremo Music Festival

Ph. Credit: Mondadori via Getty Images

Continua a leggere “Per non dormire, per non morire (cit)- Appunti di viaggio nella domenica del dopofestival di Sanremo 2025, il post social”