Cari amici, qualcuno a me assai vicino mi ha fatto notare che le riflessioni che dedico e rivolgo ai miei contatti su un famoso social potrebbero benissimo essere postate anche qui. Da oggi, con cadenza (spero!) regolare proverò a farlo. Dipanerò un fil rouge sottile ma robusto per accompagnare i miei aforismi, le mie recensioni d’autore, i miei weekend e dintorni e le notizie di quanti vorranno seguire Lucia tra l’uscita di un suo libro e l’altro. Siete tutti i benvenuti
DI ARMADI REALI E ARMADI MENTALI
Ieri ho fatto una cosa che mi costa molta fatica: ho provato a esplorare i recessi più nascosti dei miei armadi, a rimettere un po’ d’ordine e a scartare capi di abbigliamento e accessori che da tempo non uso più.
Ho cercato di non farmi dissuadere da considerazioni come ‘questo lo tengo, potrebbe sempre servirmi’, impilando non senza sforzo capi di vestiario e borse l’uno sull’altro fino a riempire tre bustoni medi che al momento sono parcheggiati sul pianerottolo della zona notte di casa mia in attesa che io li depositi da qualche parte per liberarmene.
Quest’operazione non è stata indolore né semplice da fare. La mia emotività ha colorato molti di quegli oggetti, riportandomi indietro nel tempo in cui, indossandoli, ho contribuito a legarli all’unicità di momenti che non si possono liquidare con facilità.
Quando mettiamo da parte qualcosa, mettiamo via con essa emozioni, detti e non detti, sensazioni che l’hanno comunque connotata in maniera più o meno felice. Almeno questo è ciò che io provo.
Eppure, sono convinta che colmando le mie tre sporte da boutique io non abbia solo rinunciato a qualcosa ma abbia, contestualmente, riacquistato spazio da impiegare in maniera ottimale non rimpiazzandolo semplicemente con nuovi abiti frutto di futuri acquisti.
Se ci pensate questa cosa può applicarsi a tanti campi della nostra vita. Con i dovuti distinguo, certamente.
Il nuovo chiama inevocabilmente altro nuovo. Pensiero che, a ben vedere, non è così drammatico o sconvolgente come potrebbe, d’emblée, sembrare.
Il 2018 è stato per me un anno di conferme scrittorie, di nuove pubblicazioni e di buone notizie sotto l’albero di Natale.
Ho partecipato a festival nazionali e premiazioni letterarie, presentazioni librarie e ad antologie di autori vari, dando alle stampe anche come solista nel settembre scorso per Amarganta una silloge di poesie, ‘Interlinee’, frutto di un lavoro di riflessione decennale su cose, persone e situazioni.
Cose belle che mi hanno aiutata a crescere, e come autrice e come persona, di cui sono estremamente grata. Bei traguardi raggiunti passo dopo passo, senza fretta. Piccoli atti di coraggio e di impegno da parte mia.
A tutti coloro che hanno avuto la pazienza e la bontà di seguirmi durante questi sei anni di pubblicazioni dedico ‘Di scrittura’, riflessione in versi contenuta nella sezione ‘Miscellanea’ parte di ‘Interlinee’. Pensieri scritti con emozione genuina per un mestiere, quello di penna, in cui il posto per i ripensamenti, le brusche frenate, le partenze in sordina e le risalite fanno parte del gioco e ci aiutano a conservare il nostro valore di esseri umani, punti di forza e punti di debolezza. Un cammino in cui di scontato non v’è mai nulla. Nasciamo, cresciamo, ci evolviamo in primis come persone e poi come affabulatori. E le cose che fissiamo nero su bianco o su un file di word sono specchio fedele di noi stessi, nella buona e nella cattiva sorte. In una continua spinta in avanti fatta anche di prove ed errori.
Auguri di cuore a tutti e a rileggerci presto
Lucia
Di Scrittura
Quando comprendi
che affabulare
non è tout court
esercizio di bella scrittura
ma riflesso
di vita
concreta e agìta,
ti fermi a pensare.
Per valutare
-con serietà estrema –
se sia giusto o saggio
continuare a mostrare
al mondo intero
quello che ti balla in petto.
Se quella gioia
o quel dolore
valgano la pena
-e la trepidazione –
di essere esposti en plein air
agli occhi di tutti,
come un lenzuolo nuziale d’altri tempi
all’indomani della prima notte.
Ci rifletti con attenzione
e con il pudore nuovo
che non pensavi di possedere
ben diversi
dall’ingenua sfrontatezza
d’inizio.
Quel desiderio
di mostrarti agli altri
con civetteria naïve
che ti faceva mescolare
rena e polvere d’oro
in attesa di conferme
sulla ricchezza
che già possedevi
pur non sapendo di averla.
Un’abbondanza,
di terra scura e grassa,
che stringevi a te
timorosa
di perderla
ma che nessuno
ti avrebbe mai
potuto togliere
perché sostanza tua,
piega nascosta,
ma presente, e fonda,
della tua anima.
“Una marionetta manovrata da un’abile pupara resta sempre una marionetta. E quando la sua padrona scompare, si affloscia miseramente sul palcoscenico.”
C’è un bon ton scrittorio e letterario da seguire nelle presentazioni di gruppo e da solisti di autori emergenti, esordienti o già noti al grande pubblico?
In questo post provo a parlarne in maniera leggera e con molto buonsenso, senza altri tipi di velleità, a fronte dell’esperienza pluriennale conquistata. Ricordando a chi si diletta di quest’arte che la buona educazione non va mai data per scontata, men che meno in ambito letterario.
Cose da fare (e da non fare) nelle presentazioni letterarie, con riferimento ad autori, relatori e pubblico presente
* Scegliere un buon relatore.
Credo sia una questione di importanza fondamentale, a prescindere dal grado di notorietà che un nome già conosciuto e acclamato potrebbe conferire all’evento come valore aggiunto. Una spalla ben ponderata, entusiasta di ciò che ha letto o comunque empatica è di gran lunga da preferire a un testimonial famoso ma distratto. Incapace di invogliare potenziali lettori all’acquisto e alla lettura della creatura che sta contribuendo a battezzare. Un’ultima cosa: il relatore deve aver letto l’opera che andrà a presentare; sembra un aspetto superfluo da sottolineare ma mi è capitato di assistere a presentazioni in cui era palpabile la non conoscenza di ciò che si andava a illustrare da parte del parlante. E di aver toccato, ahimè, con mano l’imbarazzo dell’autore e la pochezza di chi avrebbe dovuto rappresentarlo al meglio.
* Durata degli interventi
Io continuo a privilegiare la sostanza all’apparenza. Molto meglio una introduzione veloce ed efficace della durata di una ventina di minuti al massimo ( tale è la resistenza di un uditorio di abilità e competenze miste) di una lunga e verbosa lecture dal sapore universitario. Spesso finalizzata a porre in risalto le capacità verbali orali e la presunta conoscenza e sapienza (!) del relatore tralasciando di focalizzarsi sui pregi del libro posto sotto i riflettori. Il protagonismo per interposta persona, e opera, è la cosa a mio avviso più triste che possa accadere a un autore nell’attimo in cui è quest’ultimo a farne le spese: come dire, mi sostituisco allo sposo e con la sposa brindo, danzo e mi complimento con gli invitati nel giro dei tavoli di prammatica. Dimenticando di essere solo ed esclusivamente un partecipante, magari di riguardo, e non già il fulcro di quel piccolo microcosmo. Il che riporta inevitabilmente al punto di cui sopra; rimarcando, se ancora ce ne fosse bisogno, l’esigenza di prediligere compagni di avventura a cui siamo legati da un filo tenace e invisibile e felice di corrispondenza. Al di là dei sicuri vantaggi che potrebbero derivare dallo scegliere un padrino celeberrimo con un filino di opportunismo per l’effetto di risonanza dovuto alla sua presenza.
*Autori partecipanti ad eventi collettivi
A costo di sembrare bacchettona credo che sia preciso dovere di un autore partecipante a un evento collettivo (relativo al proprio libro o a un’antologia a progetto di AA VV ) restare tra il pubblico sino alla fine possibilmente con ascolto fattivo e costruttivo.
Trovo desolante e deprecabile il vezzo di un autore di andar via alla fine del tempo a lui concesso per il suo intervento, abbandonando in corso d’opera i suoi compagni di cordata. E assai poco furbo: è un dato di fatto che le presentazioni aiutino a conoscere gente, a creare nuovi legami, ad ampliare i propri orizzonti. Da qualsiasi punto di vista le si voglia inquadrate sono pura sinergia. E coadiuvano tanto anche a livello di consapevolezza personale in fieri, rappresentando un ottimo metro con cui confrontarsi in un’ottica di miglioramento.
Se ho deciso di aderire a un’iniziativa sarò ben capace di organizzarmi di conseguenza fino alla fine. Le scuse della mamma anziana, dei pargoli da accudire, della casa che potrebbe andare a fuoco perché non ricordo se ho lasciato aperti i fornelli lasciano il tempo che trovano: se avessi davvero problemi seri, probabilmente a quell’evento avrei rinunciato sin dall’inizio. Prendere parte a un evento collettivo è frutto di libera scelta: e allora facciamolo bene. O rinunciamo a priori a farlo. Soprattutto perché non ci ha costretti nessuno in tal senso.
* La tua libertà oratoria e di esposizione termina laddove inizia la mia libertà di autore successivo
Sarebbe opportuno ricordare che in un evento che prevede la partecipazione di svariati autori la tempistica è fondamentale e necessita del massimo rispetto da parte di tutti. Se ho a disposizione dieci minuti è il caso di non sforare anche se sono convinto che possano non bastare. Sarà un bene per l’idea di correttezza che voglio dare di me ( ricordiamoci che la presentazione in alcuni casi è forse l’unica possibilità che l’autore possiede per dare di sé una dimensione pubblica concreta a potenziali lettori. E quindi, se io volessi farmi conoscere e apprezzare, non cercherei di giocare con fairplay? La prepotenza anche verbale lascia sempre il tempo che trova); e parimenti per l’autore che mi segue a ruota: che ha lo stesso sacrosanto diritto di esporre le sue ragioni, le sue idee, le sue riflessioni. Se ho bisogno di un surplus di tempo sarà mia cura organizzare in altra sede una presentazione da solista in cui potrò disporre di tutto il tempo che voglio. Ricordando, magari, che la sobrietà, e la qualità, di un intervento autorale sono sempre da preferirsi per una questione di incisività all’errore di traccheggiare in un’esposizione ripetitiva o, peggio, frammentata in rivoli infiniti,spesso inutili, di sapere ostentato o preteso. Di frequente gratuito ( vedi anche punto due).
* Presenting is fun
Parlare inglese è il mio pane quotidiano e quindi, provocatoriamente, questo suggerimento in lingua straniera lo scrivo così. La presentazione di un libro deve contenere la sua buona dose di diletto. Deve essere seduttiva senza esagerazioni, empatica, coinvolgente. Tutte cose che dovrebbero portare ogni autore a lavorare anche sul proprio piano affettivo relazionale oltre che comunicativo. Un libro è un prodotto come un altro; al di là dell’indubbia qualità che dovrebbe racchiudere, e che qui non vado a sindacare perché non è oggetto esplicito di questo articolo, necessita di essere conosciuto per il tramite di un autore e di un relatore che con la massima sincerità possibile hanno l’arduo compito di dissodare un campicello comune con il lettore su cui poter seminare curiosità ed entusiasmo in maniera personale e personalizzata. Ecco perché a eventi di scrittura ingessati, fatti di disamine puntualissime e accurate quanto vi pare ma in egual misura noiose e spesso debordanti, io preferisco le interviste condotte con domande mirate in cui la bravura, anche dialettica di uno scrittore, troverà il suo vero banco di prova.
Conclusioni: bravi autori non ci si improvvisa. Mai.Esiste, però, la possibilità di crescere e migliorarsi con un pizzico di umiltà evitando di sentirsi ‘arrivati’ o di abitare in torri d’avorio che non aiutano a dare di noi un’immagine vera al lettore, capace di percepire la ‘fuffa’ molto più di quanto non si pensi. E di vedere oltre quegli effetti speciali da qualcuno tanto amati che a volte sono comodo paravento per occultare con eleganza il nulla totale.
in foto Cristina Orlandi presenta ‘Romanzo Popolare’ di Amarganta al Festival dello Scrittore di Tolè (Bo) del 15.07.18 – foto di Daniela Biagini
Per farmi perdonare dalla mia latitanza in web ecco per voi un piccolo reportage quasi muto del mio recente viaggio in Germania. Per una volta tanto sarete voi a commentare gli scatti miei e di mia figlia Roberta in questa pagina di diario molto poco autorale. Foto selezionate di pancia. Con piccole sottolineature da parte mia. Apparentemente senza nessuna connessione tra di loro. Ma anche no. Nulla capita per caso, mai. Giusto?
A rileggerci presto!
Lucia
Holstentor, Lübeck, Schleswig-Holstein, March 2018
‘Oh che bel castello …’
(cit.)
Berlin Underground – Wagon Sliding Door Detail
‘Sorprendimi’, singolo degli Stadio pubblicato nel luglio 2002
Alexanderplatz, Mitte, Berlin
Ci sono luoghi che, per un motivo o per l’altro, diventano ‘ombelico del mondo’.
A Wonder: “Woman at a Window”, Caspar David Friedrich (1822), Alte Nationalgalerie, Berlin, April 2018
Guardare il mondo dalla finestra è solo una delle prospettive possibili
German Sunset, Lübeck
Che tramonti o sorga, prima o poi il sole fa sempre capolino all’orizzonte
A Graffiti by Fulvio Pinna – East Side Gallery, Mühlenstrasse, Berlin.
“Media and real life overexposing is like taking a photo by using a too strong flash: the only thing we get is a blurry picture”
ph.credit: it.pinterest.com
Translating into Italian:
“Sovraesporsi mediaticamente e nella vita reale è come farsi fotografare usando un flash troppo forte; ottenendo, come unica conseguenza, un’immagine sfocata.”
Essere o no beta reader?
Le mie considerazioni in punta di penna e di cuore sull’argomento.
Buona lettura a tutti
A presto
Perché non sarò mai una brava beta reader *
Può capitare a ogni autore di venire interpellato per dare un parere sull’ultima creatura scrittoria di un collega. A me succede regolarmente. La cosa dovrebbe riempirmi d’orgoglio. Significa, cioè, che c’è chi al mio giudizio tiene ed è comunque un’implicita asserzione sul buono di ciò che scrivo anch’io. Altrimenti, perché chiedermi di esprimermi in merito?
Confesso, però, che questo mi mette sempre in difficoltà. Se, cioè, da un lato mi fa piacere leggere quanto scritto da altri, dall’altro versante mi pone nella condizione di recensirlo in fieri, sia pure a fin di bene e dopo esplicita richiesta di qualcuno. Il disagio nasce quando mi trovo di fronte a scritti che non sono nelle mie corde. Per dirla tutta, che non mi piacciono. Un anno fa, per esempio, mi è capitato di promettere con leggerezza e a scatola chiusa ( leggi: senza aver letto nulla del manoscritto a priori) un romanzo breve di cui mi era stato chiesto di fare la prefazione.
Come riferire al suo artefice che la trama non mi convinceva, ma soprattutto che quelle pagine erano piene di errori ortografici, morfologici, stilistici … chiaro sentore del fatto che fosse stato buttato giù in fretta e furia senza un barlume di revisione? Un po’ come immaginare di uscire di casa senza guardarci allo specchio, indossando abiti trasandati, senza esserci dati una pettinata veloce o una semplice lavata di viso. È andata a finire che mi sono arrampicata sugli specchi, giustificando il fatto di aver cambiato idea e di non essere disponibile a fare la prefazione promessa per sopraggiunti e consistenti impegni che l’altro non ha capito né accettato, provvedendo a cancellarmi dalla lista delle sue amicizie su un noto social. Non so se sia maggiormente discutibile il fatto di essere ricorsa a una pietosa bugia, suscitando le vivaci rimostranze della mia controparte, piuttosto che prendere a quattro mani il coraggio e avere l’audacia di affermare l’inconsistenza di quell’opera. Non so poi come sia finita, se cioè l’autore abbia poi deciso, prefazione o no, di dare alle stampe quanto elaborato. Da come stanno andando le cose nel mondo dell’editoria minore e maggiore, e dal grado leggerezza e fluttuazione riscontrate in molte cose da me di recente lette, devo ragionevolmente pensare che l’affaire sia, poi, andato in porto. Che un altro libro sia, quindi, stato comunque stampato e magari pubblicizzato e venduto in una cerchia di fedeli aficionados. Non giudicatemi una snob. Sto semplicemente dicendo che la mia principale difficoltà, nella scrittura come in altre cose della mia vita, consiste nel non saper sempre dire di ‘no’. Salvo, poi, cambiare orientamento all’ultimo minuto passando, magari, per indecisa o confusa.
Il web è pieno di decaloghi che illustrano le qualità intrinseche ed estrinseche di un bravo beta reader e che mi rafforza nell’idea di essere, probabilmente, anche capace di dare un parere positivo o negativo in cui non ci sia posto per tecnicismi né sfoggio di virtuosismi anche per una come me, qualche pubblicazione per case editrici tutte rigorosamente non a pagamento, oltre a una bella gavetta fatta di racconti brevi in antologie di autori vari e qualche concorso letterario di buon livello superato. Sarà forse pigrizia la mia, o più banalmente la difficoltà di dire pane al pane e vino al vino, soprattutto se messa di fronte a pagine che non mi convincono, e non solo per una questione di stile o contenuto che non combaciano con i miei.
Sbaglia, tuttavia, chi pensa che io non sottoponga a nessuno le cose che scrivo per paura di giudizi negativi. Lo faccio e anche spesso; sono piuttosto intransigente con me stessa, mettendomi in discussione su tutto, con una certa tendenza a modellarmi sul contributo ricevuto se reputo che sia stato formulato con cognizione di causa.
Col permesso dei miei amici autori vorrei, quindi, bypassare la fase di beta reader e passare direttamente a quella di recensore. Tanto, a ben vedere, se le vostre opere valgono, verranno di sicuro pubblicate.
Il risvolto esistenziale di questa medaglia che qualcuno vorrebbe a tutti i costi appuntarmi in petto è che è davvero difficile, a volte, dire no. Incapacità di farlo? Non credo. Forse eccessiva sensibilità e considerazione per chi ho di fronte a me. Una morbosa forma di pudore autorale che mi proibisce di esternare ciò che penso di un’opera a chi ha faticato per scriverla. E sto, in questo caso, parlando per la stragrande maggioranza di colleghi che stimo e di cui ho un’ottima considerazione.
Cari amici, quest’anno è stato caratterizzato per me da grandi battaglie, scrittorie e personali, ma anche da piccole e significative soddisfazioni. ‘Romanzo’ ha raccolto un discreto numero di consensi e apprezzamenti da lettori e addetti ai lavori e questo non può che farmi piacere.
Qualcuno una volta mi ha detto che le recensioni servono a rimpinguare il narcisismo di un autore. Concordo con lui solo in parte. Le recensioni, quelle fatte in modo trasparente e con assoluta obiettività, hanno a mio giudizio anche il pregio di aiutare a crescere quegli autori che le leggono con serenità e che hanno voglia di trarre nuovi stimoli a fare sempre meglio. Senza considerare l’importanza che rivestono nell’orientare il pubblico dei potenziali lettori, di continuo sballottati tra le tante e variegate proposte scrittorie oggi in commercio.
Ho, quindi, pensato di lasciare in questo articolo di dicembre i link di tutte quelle al momento realizzate per il mio ultimo lavoro.
Se ne avete piacere, date loro uno sguardo. E poi, magari, se le trovate interessanti tanto da incuriosirvi a leggere il mio libro, mettete da parte una copia del mio ‘Romanzo’ sotto l’albero per le persone a cui tenete.
Auguri di buone feste e buona lettura a tutti
A presto
Lucia
Dal sito Mentinfuga, bollettino dell’associazione culturale omonima, recensione a cura di Antonio Fresa, scrittore
Dal blog Lettrice al contrario di Désirée Pedrinelli, ‘(…) lettrice forte e appassionata ,che si diverte a scovare autori esordienti e piccole realtà editoriali, perché quello che conta è la storia e il talento di chi la scrive’
Metti un weekend di metà maggio e la possibilità di programmare di trascorrerlo al Salone di Torino, complici due editore, Cristina Lattaro e Paola Fallerini, molto ma molto simpatiche e competenti, un libro nato per Amarganta da poco meno di tre mesi e una figlia universitaria book addicted che ha voglia di accompagnarti e condividere con te quest’esperienza, facendoti da fotografa all’occorrenza. Aggiungi l’opportunità di tornare a Torino per visitarla ancora in primavera dopo ben 24 anni di assenza. Considera di aver deciso di vivere ogni occasione particolare che ti si prospetti all’orizzonte, sia pure con breve preavviso e senza troppi problemi.
Decidi senza tema di ripensarci di regalarti un paio di giorni per trascorrere un fine settimana fuori porta.
Preparando un mini trolley in due ore scarse con lo stretto indispensabile per poi partire con leggerezza. La stessa lievità che ti dà la consapevolezza di aver diritto a godere dell’attimo, assaporando ogni briciola di ciò che vivrai.
Amici & Conoscenze
Ho sempre considerato presentazioni, fiere e premiazioni di concorsi letterari occasioni uniche per conoscere gente nuova, rinsaldare rapporti a cui tengo, provare a imparare e a metabolizzare situazioni diversificate. Anche in questo caso è andata così, e l’Universo o chi per lui mi ha dato una mano regalandomi conferme di vario genere, alcune molto piacevoli, alle idee che mi ero fatta a suo tempo. Gran bella bussola esistenziale l’istinto. A sapergli dare la giusta importanza e ad accettare di seguirlo con fiducia è capace di condurti per strade felici e in piano.
presentando ‘Romanzo Popolare’ di Amarganta – Incubatore, sabato 14 maggio 2016
Sono convinta che la convivialità in un evento letterario sia un ottimo complemento. Non mi ha, quindi, stupita notare come in molti degli stand al firmacopie sia stato abbinato un momento di degustazione di bevande alcooliche, dal prosecco al vinello di riguardo. Peccato, però, che molte major abbiano deciso di coccolare esclusivamente gli ospiti vip oltre all’autore presente, evitando di estendere anche al lettore e/o acquirente estemporaneo la possibilità di brindare con loro.
Cin cin, allora, da me a tutti noi, senza distinzioni di sorta …
ph. credits: iber-press.com
File & Giri
Al Salone se ne fanno parecchi di entrambi. Tra uno stand e l’altro, tra le varie sezioni, in ogni singolo box. A caccia di case editrici conosciute e meno conosciute, bei libri, personaggi scrittorii di spessore e amanti del defilé. Il visitatore del Salone è attento e disponibile, ben disposto a incolonnarsi in ordine per ambire a partecipare a margine di un’intervista importante, ricevere l’autografo sulla prima pagina del libro dal suo scrittore preferito, rifocillarsi e bere in caffetteria e accedere alla toilette. Non protesta per il tempo che si dilata a dismisura anche in questa location privilegiata. Aspetta con pazienza che arrivi il suo turno, che sia per un cappuccino o una sbirciata al suo idolo tra una marea di teste che fanno da separé. E la serata procede, tra un traccheggio e l’altro, con indolenza.
Anche al Salone esiste la possibilità di acquistare libri allettati dal tre per due, in stand di case editrici importanti tanto quanto nei box delle case editrici minori. La Cultura paga sempre, specie se accompagnata dalla prospettiva di ‘far la spesa’ in modo oculato.
E’ il titolo dell’installazione di circa 10.000 libri salvati dal macero o ricevuti in dono, composti da Michelangelo Pistoletto, artista a tutto campo, in un suggestivo simbolo dell’infinito che reca al centro un cerchio magico; immagini, per ammissione del maestro, della circolarità del tempo e della rigenerazione della materia. Un’idea realistica dell’incertezza dell’oggi che è al tempo stesso speranza in un futuro meno confuso e sbiadito. Idea profetica, mi sia concesso, dell’avvenire stesso del mondo dell’editoria, in continuo divenire e in un alternarsi di salite e discese senza fine.
‘Terzo Tempo’, Installazione di Michelangelo Pistoletto. Foto di Lucia Guida
Utenti & Visitatori
Seduta su una panchina colorata di verde in un attimo di riposo ho cercato di farmi un’idea sulla loro provenienza, non riuscendoci del tutto. Ne ho intravisti di convinti e di titubanti, trendy e regimental, fashion e radical chic.
Le mie simpatie sono andate tutte ai bambini, molti impegnati in laboratori creativi o in semplici spazi di gioco attrezzati ad hoc, a seguito dei loro genitori in passeggini, seduti sulla moquette del pavimento per un momento di relax o in un capriccio per un istante di stanchezza. Con i loro trofei in mano, che, manco a parlarne, erano libri.
Torino è una città signora dall’eleganza ricercata e mai ostentata. Ha fatto da padrona per tutto il tempo con un cielo velato di grigio e un acquazzone deciso che non ha minimamente scalfito nel pomeriggio la gioia di chi al Salone si era recato per passare ore di puro godimento libresco prima di affollare le vie del centro storico sino al fiume. La giornata si è conclusa con promesse di sole e tepore. Promesse mantenute il giorno seguente.
Una signora realizza sempre sul proprio onore ciò che si è impegnata a fare. Comportandosi con la generosità di chi non conta il resto ma porge a piene mani tutto ciò che ha per il mondo intero prima che per se stessa.
‘Mole Antonelliana’, foto di Lucia Guida
Salone del Libro al tramonto, sabato 14 maggio 2016 – foto di L. Guida