Quando è quasi ora di Primavera

Non mi stancherò mai di dire – e di scrivere- del grande valore e della grande presa che hanno su di me gli haiku. Brevi, essenziali e intensi, per me rappresentano una summa poetica di eccezionale bellezza, forse perché nella loro sintesi estrema sono la quintessenza della semplicità e della grazia.
In queste giornate di febbraio primaverili troppo precoci caratterizzate dalle mie parti da sole e tepore insoliti sono forse la forma letteraria in versi più azzeccata per cogliere le singole sensazioni di un mondo in lenta ma costante ripresa.
Ve ne propongo uno a firma di  Yamaguchi Sodō, poeta giapponese del periodo Edo e grande amico di  Matsuo Bashō. In queste poche righe c’è tutta una filosofia di vita che spinge a  considerare due termini di paragone all’apparenza contrari, il tutto e il nulla. Pare quasi di vederla questa capanna, spoglia di ogni cosa ma pronta ad accogliere l’interezza di una Primavera in tutto il suo splendore. Una piccola ma significativa promessa di infinito nel più puro stile 侘寂  (wabi-sabi) fatto di un’estetica umile e incompleta ma paradossalmente benvenuto di un mondo di infinite possibilità.

Primavera
nella mia capanna
non c’è nulla e c’è tutto
Yamaguchi Sodō (1642-1716)

宿の春

何もなきこそ

何もあれ

山口 素堂



photo by JJ Ying on Unsplash

 

“Oltre la porta socchiusa”, dentro l’Amore – quando un libro diventa dialogo tra autore e lettore

Quando Evelina Frisa, giornalista e coordinatrice didattica del progetto “Università della Libera Età” Valle del Fino elaborato dall’Associazione Tramand’Arti mi ha chiesto nel luglio 2025 di incentrare la mia lectio sull’amore (“L’amore e le relazioni affettivo-sentimentali, Oltre la porta socchiusa” il titolo previsto) programmandola per gennaio 2026 confesso con onestà di aver leggermente sottovalutato la sua richiesta. In fondo cosa mai significherà parlare di amore? In un’epoca in cui la quotidianità di un sentimento così inclusivo annaspa nella liquidità imperante infarcita di pura virtualità (social docent) dietro paraventi digitali compiacenti?, mi sono detta.

E ho rimandato a data da venire il doveroso compito di sviluppare in poco più di un’ora l’argomento del mio intervento continuando a godermi le mie vacanze, il mio viaggio a Exeter e le giornate di mare al sole.
Ma i nodi, si sa, al pettine ci arrivano sempre. Ed è capitato che le mie parole di relatrice dovessero trovare ancoraggio in un periodo per me complesso, in una fase di ricalibratura esistenziale in cui mi sentivo tirata da una parte all’altra senza avere possibilità di muovermi per un verso o per l’altro. “Oltre la porta socchiusa” per i tipi di Arkadia (2024), mio ultimo romanzo dato alle stampe, è stato un formidabile assist per organizzare un intervento ad hoc per gli iscritti all’a.a. 2025-2026. Ed è stato un bene, perché ha impedito di cadere in inutili tecnicismi e psicologie da bar a una come me che prova a difendersi bene come prosatrice ma non ha ricette da proporre a nessuno di nessun tipo.

Ne è venuta fuori una chiacchierata empatica centrata su Alice e sugli uomini della sua vita, Carlo e Paride, protagonista e personaggi secondari ma comunque significativi di una danza affettivo-relazionale atemporale quando è imperniata su un sentimento vissuto con il principio di non tradirsi mai, neanche sull’onda di impulsi meravigliosi ma potenzialmente rischiosi. Nella penombra di un’aula dell’ex edificio scolastico di Appignano (TE), sede dell’Ule, ho parlato a cuore e mente aperti di Amore (questa volta lo scrivo con l’iniziale maiuscola) dividendo la mia dissertazione in questi sei segmenti su un filo scrittorio diacronico basandomi sulla successione degli eventi così come si presentano nel romanzo:

  • L’Amore come esperienza comune
  • Alice, una donna comune non un’eroina
  • Le relazioni socchiuse: quando non è “sì” ma non è neanche “no”
  • Quando l’amore chiede di essere fermato
  • Quando l’amore smette di essere relazione e diventa possesso
  • L’amore maturo, non bisogno ma possibilità: perché la riconciliazione non è una fiaba.

ph. credit: pinterestdotcom

 

Alla fine di questa mia ipotesi di lettura del mio libro è seguito un vivace dibattito che ha visto la partecipazione in assoluta par condicio di studenti e studentesse. Con gratitudine ho apposto la mia firma sul libretto di tutti loro, felice di questa possibilità di interpretazione di un sottotesto ulteriore (per me inimmaginabile, ai tempi della stesura di questo lavoro) racchiuso tra un’interlinea e l’altra. Perché il discorso di fondo è sempre lo stesso: un libro si fa in due, in una sinergia completa tra autore e lettore, in cui ciascuno di questi due termini di paragone dà ciò che può realmente dare. Il risultato finale è un’opera che si trasforma e si arricchisce del contributo personale di entrambi acquisendo significati sottesi che non vedono l’ora di essere con pazienza disvelati. Un approfondimento assolutamente paritario, direi democratico, che arricchisce in maniera reciproca il narratore e il ricevente rafforzando l’idea di circolarità del testo narrativo scritto.

Thinking and Writing as a Former English Teacher – 2nd Lesson

Il mio primo aforisma dell’anno. Con il gusto un po’ speciale di un quadretto di cioccolata extra dark.

Buon 2026 a tutti
A presto

Sometimes Love

is not Enough  

Les Amants, Magritte, seconda versione (1928)

Amare

a volte

può non bastare

L. Guida

Ricette d’autore: vitel tonnè

Questo Natale con la mia famiglia nucleare in formazione completa è stato dedicato alla preparazione di un pranzo di Natale essenziale fatto di portate ripescate dalla tradizione locale e dalla mia biografia personale. Con una sola eccezione, la preparazione di un unico secondo, il vitel tonnè, realizzata anche grazie al motto “minima spesa (temporale) massimo rendimento (energetico)” che da sempre contraddistingue le mie ricette di cuoca selfmade. Mi sono quindi ispirata a una delle proposte a tema di Benedetta Rossi, consigliatissima, che coniuga in maniera più che accettabile gusto, qualità e risparmio di energie e di tempo.
Eccola per voi in dettaglio. Buoni manicaretti come sempre e a presto.
Lucia

VITEL TONNÈ

Ingredienti

  • 1.200 gr di girello di vitello
  • 1 kg circa di sale grosso
  • quattro rametti di rosmarino fresco (o in alternativa delle foglie intere di rosmarino secco)
  • 300 gr di tonno sgocciolato di ottima qualità
  • 200 gr di maionese (io ne ho usata una bio)
  • 30 gr di filetti di alici in olio evo
  • 20 gr di capperi dissalati
  • qualche foglia di prezzemolo fresco

Preparazione

Procuratevi uno stampo da plumcake di circa 30 cm e adagiate sul fondo fino a coprirlo del sale grosso su cui posizionerete i primi due rametti o le foglie secche di rosmarino e il pezzo intero di girello  sopra cui metterete i due rametti residui di rosmarino coprendo ogni cosa con il resto della confezione da 1 kg di sale grosso. Mettete in forno ventilato a 180° per circa un’ora (naturalmente tenete conto del funzionamento del vostro forno). Mentre è in cottura preparate la salsina mettendo nel mixer il tonno sgocciolato, la maionese, i capperi, le acciughe e un po’ di prezzemolo frullando tutto sino a ottenere una salsina compatta e vellutata.  Dopo aver estratto dal forno il girello privatelo della crosta  e degli eventuali residui di sale e di rosmarino, tagliatelo a fettine sottili che adagerete su un piatto di portata e cospargerete abbondantemente della salsina tonnata già pronta, guarnendone la sommità con qualche fogliolina di prezzemolo e qualche cappero.
Buon appetito a tutti!
Enjoy!

                           © Lucia Guida (2025)

Éblouir Paris: elogio della Bellezza Luminosa al Musée d’Orsay

Ho sempre adorato i “pittori luminosi” e non semplicemente per un mio personale atteggiamento mentale. La Luce è vita, prospettiva, cammino da perseguire sempre. E quindi in visita al Musée d’Orsay a Parigi nei giorni scorsi la prima cosa che ho scelto di vedere è stata d’emblée la prima mostra monografica francese retrospettiva dedicata a John Singer Sargent realizzata  in collaborazione con il MOMA di New York intitolata Éblouir Paris, Abbagliare Parigi. Ed è questa la sensazione che mi ha avvolta con morbida leggerezza nella mia visita: un senso di stupore luminoso sentito attraverso alcune delle opere più significative del primo periodo di questo pittore nato in Italia ma americano sino al midollo. Capace di contaminare con generosità la sua arte  mettendola in bilico tra passato e presente in una prospettiva decisamente sui generis: sua e propria, come soltanto a pochi è concesso.
Qui di seguito troverete alcuni scatti da me realizzati brevi manu con il mio solito POV di pancia: da mera spettatrice di Bellezza, di quella che ti nutre e ti dà la capacità di andare avanti mantenendoti sempre a pelo d’acqua, sguardo rivolto verso il cielo.
Buona lettura e buona visione a tutti

Lucia*  

                                        “Una vita fatta di piccoli e significativi passi” (n.d.r)

"In the Luxembourg Gardens" J. Singer Sargent (1879) 
 
I left my soul there, down by the seaI lost control here, livin' free
(cit.)

"Atlantic Sunset"  (1878)

 

“lasciami in questo incantesimo di Sole” (n.d.r)

"Dans les Oliviers à Capri" (1878)
 
"io e te al di là dello spazio e del tempo" (n.d.r)

Particolare di "The Daughters of Edward Darley Boit" (1882)

“è solo una folata di vento leggero” (n.d.r)

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Thinking and Writing as an English Teacher – 22nd Lesson

Moving forward together is a rare

art; keeping one step behind is

unique and not for everyone.

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Shot by Dorothea Lange (1895-1965)

Andare avanti insieme è un’arte rara;

mantenersi un passo indietro è

un’arte unica e non per tutti.

L. Guida

Per non dormire, per non morire (cit)- Appunti di viaggio nella domenica del dopofestival di Sanremo 2025, il post social

Cari amici di pagina, per voi, oggi due righe di notazioni di cronaca di pancia sulla kermesse canora più amata dagl’italiani dal mio personalissimo (e altrettanto opinabile) punto di vista.
A rileggerci presto

Quando al festival di Sanremo vince una canzone che di primo acchito non ha suscitato particolare interesse da parte mia la cosa che d’abitudine faccio è di andare a riascoltarla a mente fredda. Privilegiando l’esecuzione sanremese, e non quella abbinata a video curatissimi della casa discografica di rappresentanza, per rinfrescarmi un po’ la memoria.
Così come mi rileggo, se l’ho già letto, oppure inizio a farlo per un Premio Strega o un qualsiasi altro libro in odore di vittoria nei concorsi letterari che contano, quelli che fanno fino e che-se-non-ci-partecipi-non-sei-nessuno.
Da ragazza nel mio paese d’origine del profondo sud con le sue tante contraddizioni e le sue mille e una criticità all’ombra di sette meravigliosi antichi campanili che svettano nel centro storico, il festival di Sanremo faceva sempre molta sensazione. E non semplicemente perché eravamo negli anni ottanta e quella sanremese era una finestra aperta verso un mondo lontanissimo dai miei desiderata di allora. Per molti come me era un’occasione unica e rara per ascoltare dal vivo i Big nazionali e internazionali senza dover aspettare la serata conclusiva del Festivalbar, leggere e rileggere su TV Sorrisi e Canzoni i testi dei vari partecipanti. Scimmiottare il look e gli atteggiamenti delle cantautrici e artiste canore che sentivi più nelle tue corde; il vezzo di attorcigliarmi attorno al collo un foularone lungo come Alice/Carla Bissi mi è rimasto ancora e confesso di avere a lungo tentato di copiare il make up sapiente di Anna Oxa senza mai riuscirci in maniera perfetta: io le percepivo entrambe, sia pure dai due lati opposti della barricata, come donne di spettacolo all’epoca assai trasgressive e forse un filino in linea con le mie idee esistenziali di fondo dalla mia prospettiva di adolescente idealista persa. Non ho mai avuto la pretesa di fare l’opinion leader precipitandomi qui o altrove a dare la mia personale lettura (o forse dovrei parlare di interpretazione, visto che l’emotività è il fil rouge che anche in circostanze simili mi rappresenta sempre con fedeltà?) di questa o quella canzone. Nella stessa misura in cui ultimamente tengo per me la magia di un bel film o la particolarità di una lettura interessante: se mi hanno davvero fatta stare bene, perché metterli in piazza a beneficio di tutti? Nel momento in cui sono diventati piccoli tesori che mi hanno arricchita e che poco incidono sull’idea di ciò che voglio apparire in pubblico su un social frettoloso e distratto come Fb? Ma torniamo pure a Sanremo che è poi la ragione precipua di questo post; quest’anno l’ho potuto vedere da cima a fondo, complice anche qualche giorno di stop che mi sono presa per ovviare a strascichi influenzali che non mi vogliono abbandonare (saranno forse messaggi subliminali per indicarmi di trasferirmi in luoghi lontani, più miti e forse più congeniali ai miei acciacchi di gioventù?). Non mi sono trincerata in improbabili torri eburnee, più o meno autorevoli, contrassegnate da cartelli grandi come case recanti a chiare lettere affermazioni tranchant del tipo “No, grazie, Sanremo non mi interessa”. Baluardi del “non seguo quindi esisto” che sinceramente non mi appartengono, non più. Che ci piaccia o no il Festival della Canzone Italiana è Italia stessa, con le sue molte contraddizioni, i suoi misteri della fede, i suoi coup de theatre disseminati nell’arco delle cinque giornate. Le sue polemiche, grandi e piccine. Le ripicche di questa o quell’influencer a caccia di patine scintillanti lucidate e rinnovate. Il gusto tutto italico di insabbiare questioni gravissime, non semplicemente di costume e società, che sono rimaste lì, all’esterno del teatro Ariston. E che ci hanno pazientemente aspettato per continuare a ricordarci come le nostre piccole storie di spettatori più o meno petulanti od ossequiosi contino davvero poco: in questo caso l’arco dei tre minuti e trenta secondi circa di “Balorda Nostalgia”, ultimo casus belli di chi “per non dormire per non morire” si affanna a dire “ci sono anch’io”.
Lucia Guida

 

Alice exulting on the stage of the 31st Sanremo Music Festival

Ph. Credit: Mondadori via Getty Images

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A PLPL 2024, breve cronistoria emotiva e sensoriale di qualche ora alla Fiera libraria romana

Qualche brevissima notazione di cronaca sulla mia mattinata a PLPL 2024 ospite dello stand di Arkadia P04 presso la postazione della Regione Sardegna – AES. Poche righe per riprendere il filo con chi ha la bontà di venirmi a cercare qui su WP per leggere di me e delle mie cose
Baci e a rileggerci prestoLucia

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CRONACA DI UNA MEZZA GIORNATA PERFETTA

Stamattina partenza di buon’ora; nuvole poggiate sulle montagne dell’appennino come bioccoli sfaldati di lana leggera, un po’ di nebbia nel mentre ma a Roma tanto sole. Una luce che ti riscalda dentro e che mitiga l’aria frizzantina che ti accoglie all’uscita della metropolitana.
Alla Nuvola volti noti e appena conosciuti e un’atmosfera soffusa e gentile come il sole che continua a filtrare attraverso le vetrate. Sarà un caso ma è la seconda volta che Arkadia è ospitata in uno stand luminosissimo; stavolta è quello messo a disposizione dalla Regione Sardegna per l’Aes.
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Un super abbraccio a Milvia Comastri, briosa come sempre e super impegnata nei tanti eventi librari, una bella chiacchierata con Patrizio Zurru, Ettore Zanca, Paolo Restuccia e la sua gentile signora, con un paio di lettori curiosi di sapere qualcosa in più sulle vicissitudini di Alice e con i gentilissimi addetti alla cassa dello stand P04. Il tempo di ripartire arriva presto ma ha il sentore dolce delle cose fatte con piacere genuino.
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Torno a casa contenta di esserci stata anche se per pochissimo. Ed è una bella sensazione, un punto fermo nei giorni che rotolano troppo in fretta verso la fine di questo anno impegnativo e verso un 2025 che per me sarà davvero colmo di novità. Nuovi sentieri da perlustrare con un bagaglio a mano forse più leggero che in passato ma dal contenuto essenziale: di sicuro pieno solo di ciò che conta davvero
Lucia
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Buona fine d’anno e buon principio d’anno – Enjoy the Rest of the Year and Happy New Year

Capodanno

È capodanno:
tra il cielo e la terra
inizia l’armonia.

Masaoka Shiki

da Poesie, Acquaviva ( 2004)

Col senno di poi per me il 2023 è stato un anno in cui tutto si è compiuto nella maniera migliore anche se con una lentezza disarmante. Un ritmo esistenziale troppo morbido per la Lucia impatiens che, però, ha avuto il pregio di aiutarmi a mettere a punto molte cose della mia vita che erano in bilico e che necessitavano di una sistemazione (o soluzione, se preferite) diversa e migliore. Mi sono sentita spesso come una studentessa  in procinto di sostenere un esame a porte chiuse seduta su una panca di fronte alla stanza in cui entrerà per essere esaminata. Pronta per cimentarvisi ma timorosa di farlo. Dubbiosa su parti del programma ma nel contempo ansiosa di liberarsi di un fardello che è diventato troppo pesante da portare sulle spalle. Che alla fine si è seduta di fronte al suo examiner e ha dato la stura a tutto ciò che sapeva consapevole che l’esperienza e la conoscenza (ma anche le competenze possedute) non l’avrebbero mai messa del tutto al riparo dalla propria emotività. Chi nasce tondo quadrato non muore, dura lex sed lex. E poi, una volta sostenuto l’esame ha apprezzato sé stessa per aver dato il meglio possibile, si è alzata, ha ringraziato e se n’è andata a passeggiare in riva al mare, affidando alla risacca tutto ciò che avrebbe voluto dire o fare e che alla fine più o meno scientemente ha deciso di non dire o non fare.
Anche questo blog, nato come luogo privilegiato in cui esprimermi ma nella realtà assai spesso trascurato perché sacrificato ad altre priorità ha bisogno di una mano di restyling seria ed efficace. Soprattutto perché è il momento di mettere tutte le carte in tavola: inclusa quella in cui Lucia si assume la responsabilità di mostrare anche attraverso ciò che scrive tutta sé stessa senza intermediari “altri” comodi e compiacenti di sorta.
Quindi, cari tutti, anno nuovo vita nuova.
Di più non voglio dirvi; voglio tuttavia come sempre ringraziare l’Universo e coloro che per il suo illuminato tramite mi hanno condotta sino a questo punto insegnandomi a danzare sotto la pioggia prima di condurmi al sicuro e all’asciutto su una vera e propria pista da ballo.
L’appuntamento è a breve, a brevissimo. E questa volta è una promessa solenne. Nel frattempo il mio augurio sincero e condiviso è quello di centellinare questi ultimi istanti del 2023, tenendo però bene a mente e non perdendo mai di vista il filo lucente, sottile ma robusto dell’Armonia che ciascuno di noi regge in mano e che ha contribuito a dipanare pian piano perché ha realmente voglia di tessere qualcosa. Un oggetto unico che abbia prima di tutto significato per la propria unicità. Una piccola briciola di infinito messa a disposizione di chi possiede occhi per intravederla.

Lucia

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Scatto di Robert Doisneau (1912-1994)

Thinking and Writing as an English Teacher – 18th Lesson


Rampant ambition is addictive to those who practise it

 

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ph. credit: flickrdotcom

 

“L’ambizione sfrenata crea dipendenza in coloro che la praticano”