Thinking and Writing as an English Teacher – 24th Lesson

‘When I’m reading for you I lay myself bare, offering you a piece of my soul with my bare hands.
My writing is a reflection of what I never had the courage to tell you while looking into your eyes’.

 

Lucia while reading a page of one of her novels, courtesy of Talenti e Territori (2016)

“Quando leggo per te mi metto a nudo, ti offro un pezzo della mia anima a mani nude.
La mia scrittura è il riflesso di ciò che non ho mai avuto il coraggio di dirti guardandoti negli occhi”.

Lucia Guida

Reading Tips: “La Brughiera” di Thomas Hardy e “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” di Michele Ruol

L’estate è meravigliosa per le possibilità extra di lettura che offre a ciascuno di noi. Questi i miei primi suggerimenti estivi per il 2025 per chiunque si fidi delle mie capacità di un’autrice che è in primis lettrice curiosa. La prima proposta, un capolavoro del mio autore preferito della letteratura inglese, è presa dalla mia personale biblioteca, quella costruita attraverso decenni di vita e di letture; la seconda, già finalista al Premio Strega ma da me scelta in base a criteri che poco hanno a che vedere con questa popolare kermesse letteraria, è un’opera prima di un autore a mio avviso interessante per gli spunti di riflessione che offre e che non sono semplicemente scrittorii.
A presto

Lucia

La Brughiera

Clym Yeobright, affermato e benestante tagliatore di pietre preziose a Parigi, torna per le festività natalizie a casa da sua madre nella brughiera di  Egdon nel Dorsetshire. La sua venuta si intreccia a doppio filo con il mancato matrimonio di sua cugina Thomasin con Damon Wildeve, ingegnere di alterne fortune e oste del “Quiet Woman Inn”, sposi mancati per un cavillo burocratico, e la sete di vita di Eustacia Vye, nipote di Captain Vye, vecchio lupo di mare che ha scelto anche per questioni economiche di ritirarsi a vita privata in questo pezzo di mondo all’apparenza dimenticato da Dio e da tutti. Eustacia vorrebbe lasciare Egdon Heath che percepisce estranea al suo sentire; per ottenere ciò la donna come in precedenza aveva pensato di poter legare a sé Wildeve piegandolo ai suoi desiderata, si aggrappa a Clym e alla speranza molto a senso unico che questi possa un giorno decidere di rientrare nella capitale francese.  Ma le esigenze  dell’uno e dell’altra procedono su strade parallele difficili da incrociarsi. L’unione di Clym ed Eustacia entra in crisi anche a causa di problemi di salute dell’uomo  in simultanea al rapporto tra di Wildeve e Thomasine:  l’oste, diventato ricco a seguito di un’eredità,  non ha mai dimenticato la sua amante di un tempo e sollecitato da quest’ultima architetta insieme a lei una fuga verso Bournemouth che si concluderà drammaticamente riportando il microcosmo egdoniano all’ordine di un tempo. In questa narrazione appare a mo’ di coro greco l’umanità umile e variegata dei furze cutters, i tagliatori di ginestra, giovani e meno giovani con cui Clym è in passato cresciuto e con i quali condivide un presente intriso di naturalità anche se estremamente umile sognando di insegnare in una scuola rurale per riscattare i suoi compaesani da ciò che percepisce come trascuratezza e mancanza di conoscenza senza considerare nella giusta prospettiva gli archetipi e le credenze ancestrali di cui essi sono fatti. La narrazione avvince il lettore per la precisione architettonica di cui Hardy si fregia anche in quest’opera, arricchita com’è d’abitudine per l’autore da un personaggio fil rouge, Diggory Venn, agiato ma pronto a condurre un’esistenza modesta da venditore d’ocra pur di proteggere in sordina dalle circostanze Tamsie, Thomasine, di cui è da sempre innamorato. Verrebbe quasi da citare il vecchio adagio “Le vie dell’inferno sono lastricate da buone intenzioni” se soltanto ci si soffermasse sul mero esercizio di buona volontà portato avanti dai personaggi in questo lavorio proteso verso la ricerca costante di una completa emancipazione.  Verrebbe, ma l’autore non lo permette affatto, ricordando come nella vita di ciascuno di noi il libero arbitrio ricopra, forse, un’importanza affatto trascurabile lasciandoci artefici nel bene e nel male della nostra esistenza.


Thomas Hardy, La Brughiera, ISBN 9788811362586

Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia

Una coppia sceltasi a pieno titolo per amore in un tempo non definito e lontano, e nel presente composta da un Padre e da una Madre, si trova a fare i conti con la scomparsa a seguito di un grave incidente automobilistico di entrambi i figli, Maggiore e Minore. L’uomo è un architetto che concepisce il ménage familiare e coniugale in maniera semplicistica e forse un po’ troppo tradizionale, la donna  è un’agronoma mancata che si è votata anima e corpo alla crescita e all’educazione dei due ragazzi, arrivati a poca distanza l’uno dall’altro, anche per sopperire all’assenza fisica ed emotiva del marito. La drammatica vicenda che vede entrambi i protagonisti coinvolti li pone di fronte in maniera estremamente schietta e per certi versi spietata a ciò che la loro unione è diventata nella quotidianità spicciola che è priva del collante rappresentato dalla prole. La narrazione si snoda tra flashback ed episodi di vita contemporanea per aiutare a dipanare meglio le circostanze attribuendo a oggetti pescati dalla quotidianità familiare il compito di disvelare sfumature e sfaccettature che diversamente andrebbero andate perse per l’intero gruppo  aiutando il lettore a procedere pian piano nell’intreccio oltre a fornire un qualche puntello esistenziale ai due personaggi superstiti. L’atmosfera che permea la narrazione, avvincente nonostante la strutturazione a tasselli che la caratterizza, è di dolente consapevolezza: quella che coglie chiunque abbia cercato di sopravvivere a ferite mortali inferte dalla vita. L’autore cerca di salvare dalla situazione stagnante dei rimpianti e delle recriminazioni i protagonisti riuscendo a tratteggiarli in maniera empatica per proporli al lettore nei tanti loro punti di debolezza oltre che in quelli di forza. Mostrando, attraverso quest’opera di ricostruzione minuziosa, come sia possibile andare avanti e persino per certi versi vivere al meglio delle proprie possibilità residue anche all’indomani di un terremoto esistenziale di tale portata.

Michele Ruol, Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia,

ISBN 9788894845525

Thinking and Writing as an English Teacher – 23rd Lesson

The first impressions we get about a person are the most accurate.

We should

just follow them instead of making reason prevail over instinct.


             Muchacha en la ventana, Salvador Dalì (1925)

Le prime impressioni che riceviamo di una persona sono le più accurate.

Dovremmo semplicemente seguirle invece di far prevalere la ragione

sull’istinto.

L. Guida

Ricette d’autore: la salsa Tzatziki

Le uniche ricette che mi sento in grado di dare sono quelle delle mie sperimentazioni in cucina. Ma come, dirà qualcuno, col caldo imperante di questi giorni la Luci ha anche il coraggio di mettersi ai fornelli? Tranquilli, la mia proposta di oggi serve a realizzare una fantastica salsina greca che io adoro, la Tzatziki. È facile, fresca e richiede davvero un dispendio di energia minimo. E poi fa pensare all’estate e alle vacanze.
Io la adoro oltre ogni limite. Voi provatela e poi mi saprete dire. Buoni manicaretti e a presto

Lucia 

SALSA TZATZIKI

Ingredienti: 

  • 75 gr di cetriolo fresco
  • uno spicchio d’aglio
  • 10 gr di olio evo
  • 5 gr di aceto bianco
  • 150/200 gr di yogurt greco bianco
  • Sale q.b.

Preparazione

Tritare finemente il cetriolo (o passarlo al mixer) e poi far scolare l’acqua mettendolo in un colino per almeno una mezz’ora. A parte ridurre lo spicchio d’aglio in poltiglia, schiacciandolo con la lama di un coltello. In una ciotola unire lo yogurt, l’olio evo e l’aceto e regolare di sale. Poi aggiungere cetriolo e aglio. Mescolare bene e lasciar riposare in frigo per almeno un’ora

Inserire in un barattolo a chiusura ermetica da tenere sempre in frigo e consumare entro 2-3 giorni al massimo.

La salsa tzatziki è ottima per accompagnare arrosti e carne bollita ma anche su fettine di pane tostato per un mini aperitivo o sulle verdure e sul pesce. Insomma, è un condimento passepartout da usare in maniera creativa in abbinamento a moltissimi piatti. La dose che vi ho indicato è per due persone.
Buon appetito a tutti!
Enjoy!


ph.credit: zorbasdotit

Thinking and Writing as an English Teacher – 22nd Lesson

Moving forward together is a rare

art; keeping one step behind is

unique and not for everyone.

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Shot by Dorothea Lange (1895-1965)

Andare avanti insieme è un’arte rara;

mantenersi un passo indietro è

un’arte unica e non per tutti.

L. Guida

Per non dormire, per non morire (cit)- Appunti di viaggio nella domenica del dopofestival di Sanremo 2025, il post social

Cari amici di pagina, per voi, oggi due righe di notazioni di cronaca di pancia sulla kermesse canora più amata dagl’italiani dal mio personalissimo (e altrettanto opinabile) punto di vista.
A rileggerci presto

Quando al festival di Sanremo vince una canzone che di primo acchito non ha suscitato particolare interesse da parte mia la cosa che d’abitudine faccio è di andare a riascoltarla a mente fredda. Privilegiando l’esecuzione sanremese, e non quella abbinata a video curatissimi della casa discografica di rappresentanza, per rinfrescarmi un po’ la memoria.
Così come mi rileggo, se l’ho già letto, oppure inizio a farlo per un Premio Strega o un qualsiasi altro libro in odore di vittoria nei concorsi letterari che contano, quelli che fanno fino e che-se-non-ci-partecipi-non-sei-nessuno.
Da ragazza nel mio paese d’origine del profondo sud con le sue tante contraddizioni e le sue mille e una criticità all’ombra di sette meravigliosi antichi campanili che svettano nel centro storico, il festival di Sanremo faceva sempre molta sensazione. E non semplicemente perché eravamo negli anni ottanta e quella sanremese era una finestra aperta verso un mondo lontanissimo dai miei desiderata di allora. Per molti come me era un’occasione unica e rara per ascoltare dal vivo i Big nazionali e internazionali senza dover aspettare la serata conclusiva del Festivalbar, leggere e rileggere su TV Sorrisi e Canzoni i testi dei vari partecipanti. Scimmiottare il look e gli atteggiamenti delle cantautrici e artiste canore che sentivi più nelle tue corde; il vezzo di attorcigliarmi attorno al collo un foularone lungo come Alice/Carla Bissi mi è rimasto ancora e confesso di avere a lungo tentato di copiare il make up sapiente di Anna Oxa senza mai riuscirci in maniera perfetta: io le percepivo entrambe, sia pure dai due lati opposti della barricata, come donne di spettacolo all’epoca assai trasgressive e forse un filino in linea con le mie idee esistenziali di fondo dalla mia prospettiva di adolescente idealista persa. Non ho mai avuto la pretesa di fare l’opinion leader precipitandomi qui o altrove a dare la mia personale lettura (o forse dovrei parlare di interpretazione, visto che l’emotività è il fil rouge che anche in circostanze simili mi rappresenta sempre con fedeltà?) di questa o quella canzone. Nella stessa misura in cui ultimamente tengo per me la magia di un bel film o la particolarità di una lettura interessante: se mi hanno davvero fatta stare bene, perché metterli in piazza a beneficio di tutti? Nel momento in cui sono diventati piccoli tesori che mi hanno arricchita e che poco incidono sull’idea di ciò che voglio apparire in pubblico su un social frettoloso e distratto come Fb? Ma torniamo pure a Sanremo che è poi la ragione precipua di questo post; quest’anno l’ho potuto vedere da cima a fondo, complice anche qualche giorno di stop che mi sono presa per ovviare a strascichi influenzali che non mi vogliono abbandonare (saranno forse messaggi subliminali per indicarmi di trasferirmi in luoghi lontani, più miti e forse più congeniali ai miei acciacchi di gioventù?). Non mi sono trincerata in improbabili torri eburnee, più o meno autorevoli, contrassegnate da cartelli grandi come case recanti a chiare lettere affermazioni tranchant del tipo “No, grazie, Sanremo non mi interessa”. Baluardi del “non seguo quindi esisto” che sinceramente non mi appartengono, non più. Che ci piaccia o no il Festival della Canzone Italiana è Italia stessa, con le sue molte contraddizioni, i suoi misteri della fede, i suoi coup de theatre disseminati nell’arco delle cinque giornate. Le sue polemiche, grandi e piccine. Le ripicche di questa o quell’influencer a caccia di patine scintillanti lucidate e rinnovate. Il gusto tutto italico di insabbiare questioni gravissime, non semplicemente di costume e società, che sono rimaste lì, all’esterno del teatro Ariston. E che ci hanno pazientemente aspettato per continuare a ricordarci come le nostre piccole storie di spettatori più o meno petulanti od ossequiosi contino davvero poco: in questo caso l’arco dei tre minuti e trenta secondi circa di “Balorda Nostalgia”, ultimo casus belli di chi “per non dormire per non morire” si affanna a dire “ci sono anch’io”.
Lucia Guida

 

Alice exulting on the stage of the 31st Sanremo Music Festival

Ph. Credit: Mondadori via Getty Images

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Anno Nuovo, Interviste Nuove: “Oltre la porta socchiusa” ospite di Segnalazioni Letterarie

Con il 2025 riprende il paziente lavoro di propaganda del mio ultimo libro, il romanzo di narrativa “Oltre la porta socchiusa” pubblicato da Arkadia Editore a luglio 2024. La cosa bella è stata per me essere la prima autrice a inaugurare il nuovo ciclo di interviste in diretta on line della pagina fb Segnalazioni Letterarie dedicata ai libri a tutto tondo e nata dall’intuizione felice di Alberto Raffaelli. Nell’intervista, che qui vi propongo in differita, ho parlato di me come autrice e di scrittura, lettura, editoria

Buona visione a tutti

A PLPL 2024, breve cronistoria emotiva e sensoriale di qualche ora alla Fiera libraria romana

Qualche brevissima notazione di cronaca sulla mia mattinata a PLPL 2024 ospite dello stand di Arkadia P04 presso la postazione della Regione Sardegna – AES. Poche righe per riprendere il filo con chi ha la bontà di venirmi a cercare qui su WP per leggere di me e delle mie cose
Baci e a rileggerci prestoLucia

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CRONACA DI UNA MEZZA GIORNATA PERFETTA

Stamattina partenza di buon’ora; nuvole poggiate sulle montagne dell’appennino come bioccoli sfaldati di lana leggera, un po’ di nebbia nel mentre ma a Roma tanto sole. Una luce che ti riscalda dentro e che mitiga l’aria frizzantina che ti accoglie all’uscita della metropolitana.
Alla Nuvola volti noti e appena conosciuti e un’atmosfera soffusa e gentile come il sole che continua a filtrare attraverso le vetrate. Sarà un caso ma è la seconda volta che Arkadia è ospitata in uno stand luminosissimo; stavolta è quello messo a disposizione dalla Regione Sardegna per l’Aes.
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Un super abbraccio a Milvia Comastri, briosa come sempre e super impegnata nei tanti eventi librari, una bella chiacchierata con Patrizio Zurru, Ettore Zanca, Paolo Restuccia e la sua gentile signora, con un paio di lettori curiosi di sapere qualcosa in più sulle vicissitudini di Alice e con i gentilissimi addetti alla cassa dello stand P04. Il tempo di ripartire arriva presto ma ha il sentore dolce delle cose fatte con piacere genuino.
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Torno a casa contenta di esserci stata anche se per pochissimo. Ed è una bella sensazione, un punto fermo nei giorni che rotolano troppo in fretta verso la fine di questo anno impegnativo e verso un 2025 che per me sarà davvero colmo di novità. Nuovi sentieri da perlustrare con un bagaglio a mano forse più leggero che in passato ma dal contenuto essenziale: di sicuro pieno solo di ciò che conta davvero
Lucia
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Ricette d’autore: torta nuvola alla zucca

Tempo d’autunno e tempo di cibi homemade in puro stile comfort food. La mia ricetta per voi, sperimentata e realizzata di recente mescolando procedimenti di varia provenienza, è quella di una morbidissima torta alla zucca da gustare con una buona tazza di té o cioccolata calda o al mattino a colazione. O, magari, anche talvolta a fine pasto quando la voglia di qualcosa di dolce si fa sentire  con più imperiosità del solito. Buone cucinette e a presto

Lucia

Torta nuvola alla zucca

Ingredienti:

  • 130 gr di zucca già pulita e privata della buccia
  • 145 gr di farina 00 per dolci
  • 60 gr di farina di mandorle o di mandorle sminuzzate finemente da voi
  • 50 ml di olio di semi di mais
  • 40 ml di latte (io ho usato quello senza lattosio, ma se preferite potete mettere anche quelo intero, scremato o altro)
  • 110 gr di zucchero semolato bianco
  • 3 uova medie
  • due terzi di lievito per dolci in bustina
  • la buccia grattugiata di un limone o un’arancia bio
  • 2 cucchiai di arancello o di un liquore a base di arancia
  • un pizzico di sale
  • zucchero a velo per decorarne la superficie

Preparazione

Frullare i pezzi di zucca con il latte e l’olio di mais sino a quando non si è ottenuta una crema uniforme. A parte montare a neve ferma gli albumi con due cucchiai dello zucchero in precedenza pesato e un pizzico di sale; con i tuorli, invece, preparare in un altro contenitore una miscela ottenuta amalgamando bene lo zucchero rimasto e la buccia grattugiata dell’agrume prescelto. In una coppa versare, quindi, la cremina di zucca mescolandola con delicatezza agli albumi già montati aggiungendo alla fine il liquore. Per evitare che il composto si sgonfi inserire pian piano le farine di grano e di mandorle utilizzando una spatola dal basso verso l’alto. Ottenuta una miscela omogenea, versarla in uno stampo di cm 24 in precedenza imburrato e infarinato che verrà messo in forno preriscaldato a 170° per circa 30′ (io consiglio di saggiarne la cottura alla fine del tempo inserendovi uno stecchino: se ne fuoriesce asciutto il dolce è pronto, altrimenti bisognerà aggiungere qualche altro minuto).  Aspettare che la torta si raffreddi del tutto quindi trasferirla in un piatto e cospargerla di zucchero a velo sulla superficie.
Buon appetito a tutti!
Enjoy!

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Per andare oltre con “Oltre”: Lucia ci parla del suo ultimo libro “Oltre la porta socchiusa” in Associazione Culturale Gigino Braccili



Non è semplice parlare di sè da un punto di vista scrittorio perorando la bontà o comunque pianificando in prima persona il lancio dell’ultimo libro pubblicato attraverso un articolo che parli delle peculiarità di quest’ultimo perché il pericolo di mostrarsi al pubblico dei lettori debordante in termini di autoreferenzialità è sempre in agguato. È ciò che ho subito pensato quanto Umberto Braccili, giornalista di grande caratura professionale e morale, mi ha proposto di farlo attraverso le pagine del sito portavoce dell’Associazione Culturale intitolata a suo padre Gigino di cui è amministratore attento. Il suo portale, per il quale anch’io in passato ho scritto con grande piacere, è seguitissimo. Ho, quindi, accettato la sfida con un po’ di batticuore sperando con tutta me stessa di non indulgere in sbavature di tipo emotivo e sentimentale.
A presto

Lucia     

Lucia ci parla del suo ultimo libro “Oltre la porta socchiusa”

di Lucia Guida

Quale potrebbe essere la procedura più efficace per parlare di sé stessi e delle proprie produzioni letterarie? Forse la stessa utilizzata per descrivere a qualcuno un figlio? Una sorta di orgoglio malcelato, tutto materno e umanamente comprensibile e per certi versi condivisibile, cercando di mantenere una giusta e doverosa patina di obiettività? È quello che ho pensato quando Umberto Braccili mi ha proposto di parlare nel suo blog dedicato alla memoria di suo padre Gigino di “Oltre la porta socchiusa”, mio quarto romanzo e terzo di una trilogia iniziata nel 2016 intitolata “Prospettive Urbane”. Sesto in ordine di arrivo dopo, come già annunciato, altri romanzi e due sillogi, una di racconti e una di poesie.

È con questo stato d’animo ambivalente che mi appresto in questo compito per certi versi difficile. Potrei iniziare dicendovi che per una madre un nuovo figlio riceve la stessa quantità di amore destinata a quelli che lo hanno preceduto per nascita e non sbaglierei affatto. Aggiungerei anche che la stesura di “Oltre” è stata assai ponderata, forse più degli esemplari precedenti. Ha risentito della stasi del periodo pandemico. Un lasso di tempo che mi ha privata di idee, entusiasmo e voglia di fare, scrittoriamente parlando, spingendomi istintivamente su altri versanti creativi: quelli caratterizzati da un’operosità concreta, silenziosa, di tipo manuale permeati di pensiero profondo che non necessita di manifestarsi in superficie ma che pure c’è e ha il suo preciso peso specifico.

Già da allora sentivo l’urgenza di portare a termine la trilogia di cui sopra iniziata con “Romanzo Popolare” (2016) di Amarganta, una storia di famiglie amiche, di vicissitudini liete e tragiche narrata in un decennio d’antan compreso tra il 1965 e il 1975 e ambientato nel popoloso quartiere di San Donato a Pescara; continuata in un condominio di semiperiferia di epoca contemporanea, una palazzina liberty fulcro delle storie dei suoi abitanti diversi gli uni dagli altri, punti di forza e punti di debolezza, raccontata in “Come gigli di mare tra la sabbia” (2021), Alcheringa. Era arrivato il tempo di stringere ulteriormente il cerchio: di andare in profondità e parlare del microcosmo di Alice Bellucci, 45 anni, di bell’aspetto e belle speranze, donna alla ricerca di un baricentro esistenziale e affettivo-sentimentale. Delle sue giornate lunghe a dismisura ritmate da una lenta opera di riabilitazione psicofisica.

Delle sue speranze, delle sue disillusioni, della sua volontà e caparbia nel volersi riappropriare di un’autonomia personale messa a dura prova da un grave incidente automobilistico. Degli uomini da lei incrociati che difficilmente accettano di svelarsi per ciò che sono e sentono realmente, di affetti familiari certi che restano quando tutto il resto svanisce; di lavoro e precarietà; di un paio di occhiali dalle lenti appena scurite, non più rosa, che permettono alla protagonista di percepire il quotidiano per ciò che è e rappresenta in concreto. Certamente con buona dose di resilienza che non è mai accettazione passiva di tutto ciò che ci accade o che ci potrebbe capitare. 

Scatto della fotografa Cristiana Greco, presentazione di "Oltre la porta socchiusa" (2024) Arkadia del 7 settembre 2024 al Ritrovo del Parrozzo di Pescara

Potrei dirvi moltissimo altro ancora. In fondo, lo dicevamo poc’anzi, a una genitrice fiera della propria progenie piace parecchio parlarne a terzi. Vi invito, invece, a leggere questa narrazione reperendola in web su uno dei tanti portali librari o, ancora meglio, a richiederla nella vostra libreria preferita. A entrare nella prospettiva di Alice, sopravvissuta e vincitrice laddove è stata ampiamente anche vinta e sopraffatta dalle circostanze dell’esistenza, ha pianto, si è disperata, ha temuto per sé stessa.


Soprattutto di venirmi a sentire nelle presentazioni che farò a breve (la più vicina nel tempo è programmata per sabato 7 settembre a Pescara, ore 17,30 al “Ritrovo del Parrozzo”, ma ce ne saranno tante altre a seguire).  Per un autore, al di là delle vendite di un libro (che di sicuro “fanno classifica”) la cosa forse più importante, pregnante, è quella di essere ascoltati. Di contraltare con il pubblico di lettori e potenziali lettori. Di incontrarsi sul filo empatico dell’affabulazione: un processo meraviglioso  che è fatto di dare e avere in misura eguale. Uno scambio di energia notevole, anche in caso di opinioni contrastanti.

Vi avevo promesso di essere poco celebrativa, spero di essermi decorosamente attenuta ai patti e di avervi incuriositi. Confidando di averli prossimamente con me ringrazio di cuore per la pazienza mostrata tutti coloro che hanno scelto di restare in mia compagnia in questi cinque  minuti di lettura silenziosa. 

Sinceramente vostra,

Lucia

Lucia Guida, “Oltre la porta socchiusa” (2024) Arkadia Editore

ISBN 978 88 68514969    € 16,00

https://luciaguida.wordpress.com/

http://www.arkadiaeditore.it/lucia-guida/

britti

In foto da sinistra a destra Daniela D'Alimonte, Lucia Guida, Umberto Braccili ed Edmea Marzoli in occasione della prima presentaziode di "Romanzo Popolare" al Centro britti in Pescara (2016). Scatto di Luciano Onza

È possibile leggere in originale l’articolo qui