Thinking and Writing as an English Teacher – 3rd Lesson

“Material generosity goes hand in hand with generosity of spirit.

  Those who are generous with things behave also in the same way with feelings.”*

Lucia Guida

generosità

photo credits: www.photodom.com

Translating into Italian:

‘La generosità materiale va di pari passo con quella d’animo.

Chi è di manica larga lo è generalmente anche nei sentimenti.’

Prospettive

Sabato 27 febbraio 2016 presenterò il mio terzo figlietto, un’opera di narrativa intitolata “Romanzo Popolare” edita da Amarganta Editrice, a Pescara presso il Centro Polivalente Britti di San Donato. Mi accompagneranno in questa avventura in rigoroso ordine alfabetico Umberto Braccili, giornalista RAI, Daniela D’Alimonte, docente, poetessa e saggista, Edmea Marzoli, musicista e attrice.

Ad alcuni amici che interverranno, e che mi hanno chiesto il perché di questa location, dico semplicemente che il viaggio di un libro, lunghissimo e imprevedibile, ha bisogno di iniziare in maniera mirata. E quale partenza migliore se non quella di spiccare il volo da San Donato, il quartiere di Pescara dove ho immaginato di intessere la mia storia?

In attesa di questa giornata, posto un po’ di foto pre, peri e post natali della mia creaturina, come tutte le neomamme ultrafiere della loro neonata prole.

A presto

Lucia

al pc Romanzo

All’inizio era editing e gianduiotti, connubio perfetto.

Pescara, dicembre 2015, casa dell’autrice.

amarganta banner

Poi fu banner pubblicitario per uscita programmata per il 18 febbraio 2016.

Associazione Amarganta, gennaio 2016

copertina romanzo ok

Infine diventò libro in carne e ossa, concretizzato in copertina e quarta di copertina

A cura di Cristina Lattaro e Paola Fallerini per Amarganta Editrice

castello di Romanzo

La sua mamma iniziò a fantasticare su di lui…

Pescara, febbraio 2016, casa dell’autrice

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… e a progettare inviti ed eventi estesi agli amici che, come lei, credevano in questo sogno

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Foto di famiglia in un interno – madre e figli.
Casa dell’autrice – Pescara febbraio 2016.

“The best books … are those that tell what you know already”

G. Orwell, Nineteen Eighty-Four,  (1949)

 

Question Time

Può capitare che la poesia presti gli strumenti a chi poeta non è per tirar fuori ciò che in quel momento è al centro delle nostre riflessioni.
Nella poesia “Question Time”, scritta ai tempi del mio primo blog dal mio alias Springfreesia, provo a parlare sottovoce delle tante contraddizioni  e di quelle piccole delusioni, prevedibili e imprescindibili,   che conferiscono un retrogusto amaro alla quotidianità di ciascuno di noi. Ricordandoci, tuttavia, di essere comunque unici e, soprattutto, ancora vivi.

Buona lettura e buon fine settimana

A prestissimo

Question Time

 

Spesso mi chiedo che mondo sia quello in cui

il tondo è ormai quadrato,

la luce velata dal buio,

il rosso tristezza e il nero allegria.

 

Solitudine

mantello confortevole per la compagnia

chiasso ostentato silenzio negato

aiuole sintetiche di un verde brillante

al posto di erba spontanea

ai bordi delle strade.

 

Un cielo che è azzurro poi grigio poi nuvole

e da capo sole,

mille cambiamenti in una sola giornata,

e gente che ti sorride ma non lo fa col cuore

mostrando certezze estreme ed estrema

perfezione.

 

E ancora gente che esiste e che ha bisogno di te

ma che diventa

trasparente

per chi fugge il dolore,

inesistente

per chi è costantemente sulla giostra.

 

Questa nostra vita che va

e che somiglia sempre più a un canovaccio

della Commedia dell’Arte

in cui tutto non è quello che sembra

e quello che è

un qualcosa che,

forse,

più

non c’è

Lucia Guida

 

 

 

 

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ph credits: Gilbert Garcin on  smashinghub.com

 

Presenting a Book is Fun

La presentazione di un libro è simile al primo appuntamento.
Se avete intenzione di piacere alla persona che avete accettato di incontrare cercherete di dare il meglio di voi stessi. Sarete brillanti ma senza esagerare, memori del fatto che
la vita va presa con leggerezza ma non con superficialità.
In queste immagini, tratte dai book fotografici di eventi librari cui ho preso parte come autrice o relatrice, vi mostro come parlare di un libro possa essere divertente oltre che istruttivo. Che sia, cioè,  possibile farlo con vivacità e con brio, aggiungendo valore all’opera di cui siete madrine o creatrici.
La nascita e la prima conoscenza di un nuovo libro sono cosa gioiosa e non atto dovuto.
Presentare un’opera, dando l’idea concreta di farlo con piacere, è sempre una scelta vincente.

Buona visione a tutti

A presto

annalisa e lucia

Cosa succede se chiedi a una tua amica collega di presentare con te il tuo primo lavoro? E se lei ti risponde di si, dichiarando di amare le  nuove sfide e le avventure?

‘Emporio Primo Vere’, Pescara, giugno 2012

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La scrittura a volte diventa un mezzo privilegiato per stringere nuove amicizie. Conoscenze che, poi, restano per tutta la vita

‘Più Libri, Più Liberi’, Roma, dicembre 2012

Ari e Lucy alla Feltrinelli

Donne che si raccontano in libreria.

‘Libreria Feltrinelli’, Pescara, ottobre 2013

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Amore e Tradimenti, quante Storie

‘Più Libri, Più Liberi’, Roma, dicembre 2013

il maggio dei libri

Un flûte di prosecco, un amico di penna e scarpette rosse per l’autrice

‘Libreria Shakespeare & Co.’, Roma, Il Maggio dei Libri 2014

Premio Città di Parole

Un premio letterario val bene un sorriso

‘Premiazione del Concorso Nazionale di Narrativa e Poesia Città di Parole III Edizione’, Firenze, ottobre 2014

Lucy e Ari al FLA

Fiori, libri, storie di donne e festival letterari

‘Festival delle Letterature dell’Adriatico 2014’, Pescara, novembre 2014

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C’è più gusto a presentare il proprio lavoro o quello di un amico?

‘Centro Visite Fiume Tirino’, Bussi sul Tirino (Pe), fine novembre 2014

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Introducendo un’amica: stessa emozione che farlo con una propria creatura scrittoria

‘Libreria Mondadori di Pescara’, marzo 2015

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Conversando di poesia a un festival tutto al femminile

‘Festival RosaDonna 2015’, Pescara, maggio 2015

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I libri non hanno scadenza. Parlando di ‘Pergolato’ in amicizia e relax

‘Cultura e Arte: Cibo per la Mente’ Caffè Letterario, Pescara novembre 2015.

Un grazie di cuore a tutti gli amici presenti in queste foto meravigliose.

Lucia riconoscente

Dietro le quinte di “Romanzo Popolare”

Iniziare una nuova avventura scrittoria è sempre una cosa stimolante. Se, poi, lo fa una come me abituata a condire per questioni caratteriali ogni aspetto della propria vita con abbondante emotività il risultato è decisamente quello di sentirsi sulla pedana di una giostra in movimento continuo.
Oggi mi percepisco così e temo che sarà la stessa cosa ancora per un bel pezzo.

Ieri ho potuto ufficializzare l’uscita del mio terzo ‘figlietto’, un romanzo di narrativa intitolato Romanzo Popolare per Amarganta, giovane e grintosa associazione culturale e casa editrice rigorosamente no eap di Rieti, condotta da Cristina Lattaro, scrittrice, editrice e ingegnere e da Paola Fallerini, docente e saggista, oltre a un gruppo ben affiatato di collaboratori che si ripartiscono equamente le collane di cui questa casa editrice si occupa.
“Romanzo” nasce da un periodo di riflessione scrittoria e personale. Un arco temporale in cui mi sono chiesta se il ruolo di affabulatore fosse per me davvero così importante da riuscire a sovrastare i dubbi, le incertezze, la tentazione di guardare altrove, magari seduta a gambe incrociate sulla riva del famoso fiume. Osservando l’acqua scorrere con lentezza verso il mare. Il cielo che ti sovrasta è sempre quello, ma tu non lo scruti con la leggerezza di un tempo. Possiedi occhi certamente più consapevoli, che ti offrono la possibilità di sfrondare l’inutile e di guardare con il giusto distacco alla realtà. Eppure senti la mancanza di qualcosa: una nuvola di entusiasmo o forse di beata incoscienza, in passato piccoli segnali di grande apertura verso un mondo ancora sconosciuto e denso di promesse, che ora hanno lasciato il posto a una visione più pacata delle cose del mondo.
Ti fa piacere continuare a narrare ma cerchi di andare al nocciolo della questione, senza però sottovalutare l’aspetto formale. Una bella storia deve anche essere agile oltre che avvincente.

“Romanzo Popolare” è la storia di due famiglie che amano, soffrono e vanno avanti attraverso un decennio, dal 1965 al 1975, nella città di Pescara abitando nel popoloso quartiere di San Donato.
Anche in questo mio lavoro ho privilegiato per fabula e intreccio punti di vista femminili. Le donne, è risaputo, hanno occhi per guardare dappertutto con fermezza, disincanto ed efficacia solo all’apparenza privi di tenerezza.

Sarà presente in formato cartaceo a partire dal 18 febbraio presso Amarganta  e in ebook su Amazon e Kobo. Per quegli amici che vorranno assicurarsela un po’ prima c’è la possibilità di averla in prevendita con un piccolo sconto dall’8 gennaio al 17 febbraio prossimi. Lo scrivo perché nonostante la questione economica sia sempre un po’ spinosa per noi autori trovo che faccia comunque parte del gioco e non possa essere con finta morigeratezza ignorata.
La mia speranza più profonda è che voi leggiate la mia storia e che questa vi possa piacere.La sensibilità e l’impegno dell’autore si tramutano in premi quando incontrano a metà strada e in perfetta par condicio e rispetto il comune sentire dei lettori.
Sarebbe davvero grandioso che capitasse anche stavolta.
A rileggerci presto

Lucia

 

 

copertina romanzo ok

“Romanzo Popolare” è un’opera di Lucia Guida per Amarganta Editrice

Racconto di Natale

Un piccolo cadeau di Natale per tutti i naviganti che passano di qui.
Un racconto scritto tempo fa in punta di penna e di cuore.

Buona lettura e Buone Feste a tutti

A presto

 

Racconto di Natale

– Signor Enio, tu sveglia per favore … – Scuotendolo gentilmente ma con decisione Lupe lo spinse ad aprire finalmente gli occhi nella luce soffusa di quel soggiorno minimal chic giocato tutto sui toni del bianco e del nero. Lui si passò stanco una mano sul volto mettendo la donna a fuoco. Lupe gli sorrise tirando in silenzio un sospiro di sollievo; quello di chi, in una giornata speciale come la vigilia di Natale, non vede l’ora di poter tornare ai propri affetti. Rapidamente lo ragguagliò su quanto aveva per lui predisposto: aveva riempito il frigo in previsione degli imminenti giorni di festa e cucinato qualcosa che ora lo aspettava in caldo nel forno. Riordinato accuratamente la casa per intero. Portati in lavanderia abiti e biancheria da rinfrescare; riposto nei cassetti cambi e indumenti puliti. Dato acqua alle piante in veranda.  Ritirata la posta in portineria. Tutto questo mentre lui aveva innaturalmente continuato a sonnecchiare stravaccato sul divano, la TV accesa di sottofondo da chissà quanto tempo. La ringraziò con un sorriso appena accennato porgendole una busta. Lupe si inchinò contenta e, stringendosi nel piumino rosa, afferrò la borsetta chiudendosi piano la porta di casa alle spalle. Adesso poteva ben definirsi solo. Sentì la gola bruciargli innaturalmente, tormentato dal cerchio alla testa a testimonianza di parecchie ore trascorse a ingurgitare brandy di primissima scelta invecchiato a lungo in botti di rovere. Si alzò con difficoltà, portò in cucina quel che era rimasto in un bicchiere svuotandolo nel lavello mentre provava per se stesso compassione mista a insofferenza.     Cinquantadue    anni ben   portati,  fisico asciutto e longilineo, capelli brizzolati. Il prototipo dell’uomo di successo, realizzato e rampante. Arrivato. A un traguardo a oggi percepito come terra desolata, infinitamente triste. C’era stato un tempo in cui con orgoglio aveva pensato a quello che era riuscito, con abili colpi di mano, a evitare: le responsabilità di una famiglia, un amore di donna certo e sicuro. Un’esistenza scandita da quotidianità giudicata banale e indegna della sua intelligenza, della sua sete di vivere. Avere una figlia di venticinque anni e non sapere niente di lei: il colore degli occhi, il tipo di camminata, i suoi gusti a tavola. A un certo punto, però, la vita gli aveva presentato il conto per il tramite di Elle. Lei lo aveva stregato facendolo, nell’arco di pochissimo tempo, innamorare follemente. E lui le aveva ceduto mettendosi finalmente in gioco come uomo.  A chi gli aveva chiesto una volta quante donne potesse aver conosciuto e portato a letto, aveva con noncuranza risposto “Mai  quante ne avrei volute“, continuando a nuotare a pelo d’acqua con disinvoltura senza timore di andare a fondo. Ma quell’ immortalità sentimentale guadagnata con sfrontatezza si era sciolta come neve al sole davanti a Elle rendendolo vulnerabile, umano. Pronto a bruciarsi le ali svolazzando come una falena attratta da un lampione luminoso. Poi era successo che lei era sparita dall’oggi al domani senza una spiegazione. Dileguandosi in fretta così come era comparsa. Portandolo allo stremo, lui che si era sempre fatto beffe della sofferenza amorosa altrui. Ed eccolo lì, con un retrogusto amaro in bocca, a osservare da mero spettatore la vita da lontano, attraverso l’immensa vetrata del suo bell’appartamento in centro. All’improvviso si sentì soffocare. Aveva bisogno di aria fresca e di sgranchirsi le gambe. In pochi minuti fu all’aperto tra i passanti dediti alle ultime spese e il traffico impazzito delle serate di festa, sospinto suo malgrado dal vortice concitato di chi aveva qualcosa o qualcuno a cui tornare. Fu con autentica sorpresa che sentì un passante aggrapparsi al suo braccio destro e dopo alcuni istanti accasciarsi davanti a lui. Era una lei. Giovanissima e avvolta in un vivacissimo poncho di lana lavorato a mano,  caduta letteralmente ai suoi piedi con la lievità di un mucchio di foglie autunnali sparpagliate da un’improvvisa folata di vento.

– Aiutami … – farfugliò poi, prima di perdere del tutto i sensi tra le sue braccia lasciandolo attonito. Facendosi strada tra la moltitudine vociante e festosa la depose all’interno di un taxi preso al volo notando finalmente come fosse incinta e, per quello che poteva capirne, giunta al termine della gravidanza.

– Ci porti all’ospedale più vicino – intimò concitato all’autista che partì sgommando sorridendo al tono di quel neo papà impacciato, non più giovanissimo e tuttavia in ansia come miliardi di padri prima di lui per la nascita di suo figlio.

– Coraggio – commentò il tassista frenando delicatamente davanti alla porta del Pronto Soccorso – Ormai il più è fatto. La corsa è omaggio. Il mio regalo di Natale per lei e sua moglie – concluse prima di volatilizzarsi nel flusso incessante degli autoveicoli in spasmodica corsa verso casa. Enio sedette sfinito sulla panca del reparto maternità, incurante dei commenti altrui sull’afasia che sembrava averlo colpito. La sua compagna, invece si che aveva ben saputo far fronte a quanto richiestole, partorendo in quattro e quattr’otto una bellissima neonata dagli enormi  occhi scuri.

Gliel’avevano messa tra le braccia senza troppe cerimonie, accompagnandolo nella camerata in cui la madre riposava. E a lui, incredulo, non era rimasto che continuare a stare al gioco deponendola nella culletta al lato della sconosciuta. Quando questa si era finalmente svegliata l’aveva salutato con un semplice ciao accompagnato da un sorriso di scusa e di ringraziamento prima che la piccola reclamasse da loro nuova attenzione, attirando i loro sguardi verso di sé. Lui si era girato verso la finestra con occhi stranamente liquidi e aveva pensato a quella figlia che non aveva voluto e che pure era nata e viveva in chissà quale parte del mondo. Poi era tornato in sé.

– Devo andare – aveva detto a entrambe brusco.

Voltandosi aveva, però, aggiunto a voce bassa “Torno domani a trovarvi”. Lei gli aveva sorriso con naturalezza e aveva annuito.

Si era allontanato in corridoio accompagnato da quel pianto di bimba affamata di latte e calore materno sentendosi stranamente leggero.

Mezzanotte passata e già Natale.

Con forza aveva inspirato e, a passo svelto e deciso, si era incamminato nella notte verso casa.

 

Lucia Guida

 

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photo credits: diarionordico.com

Il giardino di Marinella

A volte basta poco per sentirsi partecipi della Natura. Per Marinella possedere la sua essenza attraverso i fiori del suo giardino.
Un racconto breve che parla della diversità in termini reali e autentici di valore aggiunto.
Buona lettura

A presto

 

Il giardino di Marinella

Marinella coglie un fiore e poi lo annusa; è un narciso selvatico, piccolo e delicato. In paese è usanza andare a coglierli nel bosco a Pasquetta, a frotte, per venderli agli angoli di strada a qualche forestiero arrivato lì per caso, in transito prima di raggiungere il borgo del frate cappuccino santo.

Lei non ha mai fatto parte del gruppo di ragazzotti schiamazzanti che, a piedi, s’inerpicano per la montagna, violando pascoli centenari alla ricerca dei sucamele, fiori che, a reciderne la corolla di netto, lasciano colare in bocca stille dolcissime di nettare divino. A Marinella non piace condannarli a morte repentina; preferisce coglierli con garbo nel terreno incolto della Forestale e poi metterli ordinatamente in una vecchia brocca a occhieggiare in cucina o nel tinello perché possano spandere la loro fragranza dolce per l’aria circostante.

In quella brocca antica, piena di crepe, in cui due contadinelle si contendono la scena, coi i loro canestri e i loro sorrisi persi in chissà quale universo lontano, trovano posto fiori d’ogni tipo a seconda della stagione. Le più penalizzate sono certamente le orchidee selvatiche, meraviglie della natura in miniatura. Tentano disperatamente di mantenersi a galla, annaspando tra fiori di campo forse meno rari ma di sicuro più sfrontati, in grado di sovrastarle. Il gambo esile non permette loro di emergere e questi fiori così esotici, per uno scherzo della natura sbocciati sulla terra arida di montagne avare, devono davvero a caro prezzo contendersi l’attenzione dei visitatori di quella casetta arrampicata, come tutto il resto intorno, sulla fiancata della roccia.

La primavera è anche il tempo degli iris azzurri e gialli dai petali setosi. Un delitto accarezzarli troppo. Si rischia di infastidirli e di condannarli a un veloce oblio. Marinella si è chiesta più volte se sia davvero il caso di cogliere tutta quest’opulenza fiorita o se, invece, sia preferibile lasciarla a dimora nella terra umida e bruna quando è la pioggia a irrigarla e a renderla soffice al passo.  Ne ha concluso che, forse, ai fiori piace essere coccolati dal suo sguardo amorevole piuttosto che affievolirsi lentamente sotto aria, sole, vento implacabili e rudi come i luoghi che li accolgono.

Un altro fiore che adora è il croco, violetto col suo cuore di fuoco. E’ una gioia leggera vederlo spuntare dal terreno ancora ricoperto di neve. Segna con brio e un pizzico di voluttà il passaggio dall’attimo di transizione invernale, fatto di silenzio, uniformità e riflessione, a quello di ripresa lenta ma efficace verso la bella stagione, i giorni luminosi e l’aria più mite. Il croco ha vita brevissima che lei cerca di procrastinare poggiandolo, appena divelto con amorevolezza, sul palmo di una mano. Poi lo lascia navigare sulla superficie ridotta di una tazza da tè scompagnata, poggiata sul comò della sua camera da ragazza di un tempo, tra una spazzola dall’impugnatura di osso, una boccetta di profumo con lo spruzzatore a pompetta e una madonnina sottile vestita di azzurro dallo sguardo mesto rivolto verso il basso.

Marinella non ama discriminare i suoi fiori.

Anche un comune bocciolo di tarassaco o un anemone selvatico giallo o celestino possono entrare a far parte dei suoi ricchi bottini floreali colorando le stanze della sua quotidianità. A volte il suo entusiasmo si manifesta colmando di natura odorosa anche le tasche del grembiulone confezionatole da sua madre, ora informe e di uno sbiadito rosa, sempre pronto a coprire la maglietta e la gonna regolamentari che le fanno assumere l’aria un po’ buffa e fané di una bimba d’epoca camuffata da donna, i capelli castani inframezzati da fili argentati e tagliati corti, alla spalla, lisci come fili d’erba in attesa di essere piegati da un refolo di vento indulgente.

Il grembiule le serve per non sporcarsi di terra, cosa che capita in realtà assai di rado; procurandole, per contro, la soddisfazione di sapere sempre di aria buona e pulita, di campagna e di sole, fiore tra i fiori ricercati con certosina pazienza e poi collezionati in ogni contenitore possano essere infilati. Rimpiazzati di continuo, al minimo segno di tempo che scorre, da altra natura fresca, viva, vitale. Come la luce che le fluisce dallo sguardo color ambra, da tigre ridotta in cattività e tuttavia mai irreggimentata in uno stile di vita scontato: quello dei clienti dell’unico bar del borgo, attratti lì dalla frescura estiva ma pronti a ripartire alle prime foglie d’autunno, al vento implacabile e alle rigide temperature invernali.

Qualcuno sorride nel vederla passare ma soltanto perché vuol vedere ciò che ha deciso di vedere. A lui Marinella non regalerà mai un fiore, né prenderà con impeto la mano per chiedergli silenziosamente di accarezzare una corolla di velluto dal mazzolino che conserva gelosa in tasca. I suoi pensieri migliori, le sue primizie in fiore sono tutte per la bimba che le ha offerto una caramella all’anice, succosa e dolcissima, e che non ha avuto paura di cogliere il suo invito muto per affondare la manina nei tesori frutto del suo duro lavoro di raccolta giornaliera.

Oggi il cielo è grigio e l’aria sa di pioggia.

Marinella guarda seria il paesaggio uniforme che ha davanti ma non è triste al pensiero che dovrà fare a meno della sua passeggiata nei campi perché sua madre non vuole che si bagni, potrebbe anche ammalarsi. Sa che nella sua vita ci saranno tante altre giornate colorate di vento e di sole nell’aria frizzantina di aprile. Tanto le basta.

Sorride piano mentre accudisce tenera i fiori colti il giorno prima. Sa che il suo amore e un po’ d’acqua fresca faranno il resto, aiutandoli a sopravvivere e a farle da contrappunto per un altro po’. Fino al prossimo volo nella natura, fino al prossimo amorevole e paziente viaggio.

Poi guarda con stupore rinnovato le gocce argentine di pioggia che rigano i vetri, battendo sulle tegole del tetto per tenerle compagnia come amiche sincere, presenti al bisogno ma pronte ad andar via alla prima schiarita, ritmando la sua felicità dell’oggi con semplicità e sincerità.

Lucia Guida

 

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Silvia Martignago, ‘Fiori selvatici’

L’è ‘n gran bel Proust! Oggi in compagnia di Lucia Guida.

Un’intervista sui generis del 21 novembre 2015 di Gaia Conventi, scrittrice e blogger ferrarese, alla sottoscritta sul suo blog “Giramenti” . Con leggerezza (ma anche no!)  si parla di cose importanti e altre che lo sono un po’ meno. Nella vita, scrittoria e non.
Buona lettura e a presto

L’È ‘N GRAN BEL PROUST!

L’è ‘n gran bel Proust! Oggi in compagnia di Lucia Guida.

Torna “L’è ‘n gran bel Proust”, oggi pigliamo uno spritz con Lucia Guida: «Acquario ascendente Gemelli, nativa di S. Severo (FG), vive e lavora a Pescara come docente di Lingua Inglese. Ha pubblicato racconti brevi in collane di autori vari e come solista per Nulla Die nel 2012 la raccolta di racconti Succo di melagrana e poi nel 2013 il suo romanzo d’esordio La casa dal pergolato di glicine. Cura un blog nella piattaforma di WordPress, una pagina di autrice su LiberArti Reader Social Artist e due pagine dedicate ai suoi libri su Facebook. È alla ricerca dell’editore e dell’uomo ideale ed è pronta a scommettere su chi dei due incontrerà per primo».
Donna interessante, mi spiace non poterla sposare e pubblicare… ma voi candidatevi. Anche per rispondere al Questionario di Proust, ovviamente.

Il Questionario di Proust e Lucia Guida

1. Qual è il colmo della miseria?
Sforzarmi di essere semiseria. Io sono serissima, sempre e comunque.

2. Dove le piacerebbe vivere?
In un paese caldo d’estate. In un paese nordico d’inverno. Giusto per contraddire i meteopatici e le signore di età alle fermate dell’autobus.

3. Il suo ideale di felicità terrena?
Nutella a colazione, pranzo e cena. E una bilancia compiacente come alleata.

4. Per quali errori ha più indulgenza?
Per i miei, manco a dirlo. E per quelli dei miei amici.

5. Qual è il suo personaggio storico preferito?
Anita Garibaldi, donna assai paziente col suo Giuseppe. La pazienza non è mai stata il mio forte con gli uomini.

6. I suoi pittori preferiti?
Kandisky, lo trovo molto trendy e bonton. Perfetto nei salotti bene cittadini.

7. I suoi musicisti preferiti?
Quelli ascoltati nei salotti bene di cui sopra. Fanno molto pendant con la pittura astratta.

8. Quale qualità predilige in un uomo?
La concretezza. Se ho voglia di giocare con le parole, so benissimo farlo da sola.

9. Quale sport pratica?
Relaxing a oltranza sul divano di casa. Almeno per tre serate a settimana.

10. Sarebbe capace di uccidere qualcuno?
Sì, se fosse possibile farlo con un sorriso a trentadue denti.

11. Qual è la sua occupazione preferita?
Prendere in giro con intelligenza e ironia la gente. Ma solo quella che se lo merita.

12. Chi le sarebbe piaciuto essere?
Giovanna d’Arco. Senza rogo, però. Sono intollerante all’odore della legna bruciata.

13. Qual è il tratto distintivo del suo carattere?
La tolleranza zero verso i rompiscatole (ma non lo diciamo all’uomo di cui sopra…).

14. Qual è il suo principale difetto?
Sono troppo buona. Lo dico sul serio, eh…

15. Qual è la prima cosa che la colpisce in un uomo?
Diciamo che degli uomini ho una visione d’emblée. In genere è alla fine che focalizzo i particolari. Alcune volte porta bene, altre un po’ meno.

16. Qual è il colore che preferisce?
Azzurro grigiolino e grigio azzurrino.

17. Qual è il suo fiore preferito?
Il crisantemo. Posso giocare a “m’ama, non m’ama” più a lungo e con più soddisfazione.

18. Quali scrittori preferisce?
Quelli maledetti e maledettamente bravi.

19. Quali poeti?
Quelli malinconicamente poetici.

20. Quali sono i suoi nomi preferiti?
Debora, Pamela per le femminucce. Mi piaceva moltissimo giocare con le Barbie da bambina.
Per i maschietti vado sul tradizionale: Asdrubale e Aristide, adoro le allitterazioni.

21. Che cosa, più di tutto, detesta?
La semplicità. Amo tutto ciò che è complicato. Se non è dannatamente complicato non fa per me: nella quotidianità spicciola, in amore, nella scrittura.

22. Quale talento naturale le piacerebbe possedere?
Saperle raccontare con sapienza ed essere creduta a ogni battito di ciglia. Un talento che non ho ancora imparato a coltivare. Ma prometto d’impegnarmi a farlo. Nella vita bisogna sempre tendere a migliorarsi.

23. Crede nella sopravvivenza dell’anima?
Ci credo e questa è la mia peggior condanna. O forse salvezza, se questo significherà riuscire a togliermi qualche sassolino dalla scarpa in versione esoterica

24. Di che morte vorrebbe morire?
Dolce, dolcissima: affogata in un mare di panna screziata di cioccolata fondente e croccantino.

Gaia Conventi

 

L’intervista originale la potete trovare qui

 

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Donne per le Donne

Cari amici, in questo periodo ho avuto bisogno di tempo per mettere a punto più di una situazione personale e mi scuso con voi per essere stata poco presente. Per riflettere con attenzione sulle cose della vita c’è bisogno di spazio e di tempo infiniti. Sono arrivata a delle conclusioni e farò in modo che non restino lettera morta ma che si concretizzino in azione: pensare senza agire non ha alcun senso.
Riparto come al solito da me e da quello che mi sento di offrire agli altri.

Una bellissima iniziativa a cui sono stata invitata a partecipare e che voglio segnalare qui da me per gli amici blogger dell’area di Pescara è l’evento del 28 novembre 2015 presso il Circolo Arci  Babilonia.

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L’evento   si propone di sensibilizzare al fenomeno della violenza di genere attraverso arti e performance al femminile di pittura, poesia, prosa e danza, perfettamente integrate da una lettura psicologica ad hoc.

Un po’ di noi partecipanti.

In rigoroso ordine alfabetico iniziamo da Maria Grazia Di Biagio, poeta.

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Lucia Guida, scrittrice

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Ludovica Lufino, maestra e ballerina di danze orientali

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Vilma Maiocco, pittrice

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Chiara Mastrantonio, psicologa – psicoterapeutaimg108

Vi aspettiamo.

Lucia, Maria Grazia, Ludovica, Vilma, Chiara

‘Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato.’

Eve Ensler

Meglio la gallina domani o l’uovo oggi? – Piccole riflessioni a mezza voce su scrittura e lettura

Qualche sera fa in chat su un sito social si parlava di editoria e di scrittura con un piccolo editore indipendente. Del fatto che sia l’una che l’altra non vivessero tempi felici e di come questa crisi toccasse indistintamente piccoli editori illuminati e autori non omologati.

La discussione è andata avanti per un po’. Io portavo avanti le mie ragioni scrittorie, l’editore le sue di divulgatore di idee e parole. Procedendo su due strade parallele alla fine ci siamo incontrati a un bivio. E manco a parlarne, il nostro trait d’union è stato il lettore.

Il ragionamento, assai semplice, contemplava la difficoltà di pubblicare buoni testi che potessero anche incontrare il favore del pubblico soprattutto da parte dei piccoli editori. Libri che potessero gratificare, quindi, autore ed editore. E la possibilità, molto più diffusa di quanto non si pensi, di stampare libri da parte di major assolutamente impubblicabili. Accolti, tuttavia, dal grande pubblico dei lettori con quello che io chiamo “favore di gloria riflessa”: legittimati, cioè, dal provenire da una scuderia di per sé garanzia di qualità legata a case editrici già conosciute e apprezzate.

Mi è venuto in mente qualcosa che ho letto in web diverso tempo fa in un articolo di scrittura. Si parlava di  quanto la comunicazione, in maniera di pubblicizzazione e propaganda editoriale, fosse importante. Di come un testo, a prescindere dalla sua bontà intrinseca, avesse comunque bisogno di essere conosciuto e diffuso per essere apprezzato. E che, paradossalmente, una pubblicità martellante o l’esposizione di un libro accanto ai pacchetti di caramelle, cioccolatini e chewing gum  ai lati delle casse di un supermercato spesso giocasse molto a favore facilitando l’acquisto di testi di qualunque tipo.

L’editore, indipendente ma grintoso, manifestava il proprio disagio nel compiere scelte di qualità a sprezzo delle scelte di mercato compiute da grandi gruppi editoriali, più ammiccanti e meno “di sostanza”, certamente favorite dalla prospettiva di proporre al grande pubblico su un terreno ben preparato e concimato dal fatto di vantare una lunga tradizione editoriale. Per altro con ottimi margini di guadagno. Molto maggiori di quelli da lui ottenuti per il medesimo autore a proposito di un testo formidabile e di spessore, commercializzato nel passato da lui con minor successo. La conclusione da me tratta, drastica forse per qualcuno, è stata che non gli conveniva colpevolizzarsi per aver incentivato un testo di qualità che aveva venduto in misura minore rispetto alle sue aspettative se, alla fine, i buoni lettori si potevano contare sulla punta delle dita.

Passano un paio di giorni e in un momento di pausa mi capita di intrattenere una conversazione più o meno dello stesso tenore con una mia collega accanita lettrice. Discorso che finisce inevitabilmente con la stessa considerazione: non si può, cioè, pensare che l’editoria italiana e internazionale si risollevi se chi dovrebbe ergersi a garante di opere di qualità finisce, poi, col pubblicare librini. Attirando in una sorta di spirale perversa lettori che, forti di un marchio editoriale di chiara fama, o di accorpamenti sapienti, accettano di buona volontà testi di media levatura come un qualsiasi consumatore poco consapevole porta a tavola di buon grado cibo di produzione e fattura industriale preconfezionato e megapubblicizzato.

Mi viene anche da pensare all’affermazione di Marcello Fois, scrittore e docente universitario, nella sua recente presentazione di “Luce perfetta” avvenuta un paio di settimane fa a Pescara in una libreria del centro. Della sua necessità di leggere in pagine scritte da terzi libri “altri”, e cioè romanzi e testi d’autore famosi collocati in una chiara prospettiva metascrittoria.  Che, poi, è come riuscire a scorgere nelle pennellate di un pittore fiammingo la storia e la tradizione di altri artisti di epoca contemporanea e precedente. Leggere con lo stesso impegno di un gourmet. Per qualcuno una mission impossible, ma probabilmente l’unica strada da seguire per tentare di salvare la buona editoria, quella fatta di pratiche ottimali e non di proposte mordi e fuggi di chiara matrice estemporanea.

Lucia Guida

ChickenOrEgg

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