Presentazioni d’autore: “Darkside” Federica Gnomo

Il romanzo

“Darkside” è la seconda fatica scrittoria da solista di Federica Gnomo, pseudonimo di Alessandra Gaggioli, architetto, blogger e scrittrice.

Il libro di quest’autrice non si incasella prevalentemente in nessun genere letterario ma è la riuscita fusione di un romance con un’opera di sci-fi, evidenziando le qualità migliori di entrambe le predette categorie.
Narra la storia di Breeze, pluriomicida, costretta a vagare su una zattera spaziale alla ricerca di un essere umano che possa assumersi la responsabilità di redimerla facendosene carico e provando a riabilitarla per il resto dei suoi giorni; di Thomas, emblematico comandante di navicella spaziale e di Vegan, infermiera di bordo e amante di quest’ultimo.
Non dirò nulla della trama se non per evidenziare come alla fine questa sia mero pretesto per parlare di una storia d’amore sui generis, al di là del tempo e dello spazio, come solo la Gaggioli sa fare, partendo da situazioni soltanto all’apparenza banali (una vittima in cerca di un eroe che si ‘appropri’ di lei non soltanto dal punto di vista letterale per riconvertirla all’amore e alla vita)  approfondendo trama e intreccio da angolature decisamente originali.
La storia di quest’eroina dal nome evocatore di freschezza e di leggerezza non è affatto semplice.
In realtà il suo destino, marcato da un aspetto fisico opulento che non sempre le consente vita facile, è anche appesantito da una sorta di ‘maledizione affettiva’: quella che le dà modo di sopravvivere soltanto appropriandosi dell’energia vitale di chi accetterà di stare con lei.

Attraverso una serie infinita di colpi di scena in cui il prosieguo è solo in minima parte immaginabile, Breeze riuscirà a riconquistare l’amore verso se stessa e verso Thomas per tentare di reinvertarsi una nuova vita sul pianeta Terra assieme al suo compagno e a una micia dagli occhi violetti che le mostra da subito simpatia e attaccamento ricordandole con grande precisione qualcuno di una vita passata che ha deciso di sacrificarsi perché lei potesse finalmente avere un’opportunità esistenziale certa.

Lo stile di Alessandra è essenziale ed estremamente scorrevole anche in quei passaggi in cui vengono trattate problematiche delicate come quella dell’incesto o della violenza sessuale, mai affrontate con inutile dovizia di particolari. Suggerite, invece,  in punta di piedi perché il lettore se ne possa ricavare un’idea personale.

Valore aggiunto per questo romanzo è, infine, dato dall’essersi piazzato in finale nel torneo “Io Scrittore” qualche anno fa, ricevendo il favore e il plauso degli altri concorrenti.

 

L’autrice

Nata a Viterbo Alessandra Gaggioli, alias Federica Gnomo, si è laureata con lode in Architettura e Restauro a Firenze dove  ha vissuto  per molti anni. Ha avuto diverse esperienze di lavoro e di impegno sociale come architetto, direttore d’azienda nel tessile, direttore di piccola casa editrice per due anni, direttore provinciale Fismo (federazione italiana moda) e tenente di Croce Rossa Italiana. E’ sposata e ha una figlia scrittrice, Dorotea De Spirito. Vive in campagna con due cani. Ama leggere da sempre, soprattutto romanzi classici e storici e autori di altre culture e ama cucinare. Da tre anni è redattrice della rubrica cucina del magazine on line  Lovvy.it  e ha pubblicato ricette per i due libri di Cotto e Mangiato, editi da Fivestore.Il suo primo vero romanzo, Il ragazzo alla pari, commedia rosa leggermente hot, è uscito per Gremese editore, nel maggio 2013.

Federica Gnomo, Darkside, ISBN 978-88-99344-02-3 € 11,00

 

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NB: Il link originale della presente recensione è qui

 

Thinking and Writing as an English Teacher – 3rd Lesson

“Material generosity goes hand in hand with generosity of spirit.

  Those who are generous with things behave also in the same way with feelings.”*

Lucia Guida

generosità

photo credits: www.photodom.com

Translating into Italian:

‘La generosità materiale va di pari passo con quella d’animo.

Chi è di manica larga lo è generalmente anche nei sentimenti.’

Prospettive

Sabato 27 febbraio 2016 presenterò il mio terzo figlietto, un’opera di narrativa intitolata “Romanzo Popolare” edita da Amarganta Editrice, a Pescara presso il Centro Polivalente Britti di San Donato. Mi accompagneranno in questa avventura in rigoroso ordine alfabetico Umberto Braccili, giornalista RAI, Daniela D’Alimonte, docente, poetessa e saggista, Edmea Marzoli, musicista e attrice.

Ad alcuni amici che interverranno, e che mi hanno chiesto il perché di questa location, dico semplicemente che il viaggio di un libro, lunghissimo e imprevedibile, ha bisogno di iniziare in maniera mirata. E quale partenza migliore se non quella di spiccare il volo da San Donato, il quartiere di Pescara dove ho immaginato di intessere la mia storia?

In attesa di questa giornata, posto un po’ di foto pre, peri e post natali della mia creaturina, come tutte le neomamme ultrafiere della loro neonata prole.

A presto

Lucia

al pc Romanzo

All’inizio era editing e gianduiotti, connubio perfetto.

Pescara, dicembre 2015, casa dell’autrice.

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Poi fu banner pubblicitario per uscita programmata per il 18 febbraio 2016.

Associazione Amarganta, gennaio 2016

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Infine diventò libro in carne e ossa, concretizzato in copertina e quarta di copertina

A cura di Cristina Lattaro e Paola Fallerini per Amarganta Editrice

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La sua mamma iniziò a fantasticare su di lui…

Pescara, febbraio 2016, casa dell’autrice

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… e a progettare inviti ed eventi estesi agli amici che, come lei, credevano in questo sogno

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Foto di famiglia in un interno – madre e figli.
Casa dell’autrice – Pescara febbraio 2016.

“The best books … are those that tell what you know already”

G. Orwell, Nineteen Eighty-Four,  (1949)

 

Question Time

Può capitare che la poesia presti gli strumenti a chi poeta non è per tirar fuori ciò che in quel momento è al centro delle nostre riflessioni.
Nella poesia “Question Time”, scritta ai tempi del mio primo blog dal mio alias Springfreesia, provo a parlare sottovoce delle tante contraddizioni  e di quelle piccole delusioni, prevedibili e imprescindibili,   che conferiscono un retrogusto amaro alla quotidianità di ciascuno di noi. Ricordandoci, tuttavia, di essere comunque unici e, soprattutto, ancora vivi.

Buona lettura e buon fine settimana

A prestissimo

Question Time

 

Spesso mi chiedo che mondo sia quello in cui

il tondo è ormai quadrato,

la luce velata dal buio,

il rosso tristezza e il nero allegria.

 

Solitudine

mantello confortevole per la compagnia

chiasso ostentato silenzio negato

aiuole sintetiche di un verde brillante

al posto di erba spontanea

ai bordi delle strade.

 

Un cielo che è azzurro poi grigio poi nuvole

e da capo sole,

mille cambiamenti in una sola giornata,

e gente che ti sorride ma non lo fa col cuore

mostrando certezze estreme ed estrema

perfezione.

 

E ancora gente che esiste e che ha bisogno di te

ma che diventa

trasparente

per chi fugge il dolore,

inesistente

per chi è costantemente sulla giostra.

 

Questa nostra vita che va

e che somiglia sempre più a un canovaccio

della Commedia dell’Arte

in cui tutto non è quello che sembra

e quello che è

un qualcosa che,

forse,

più

non c’è

Lucia Guida

 

 

 

 

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ph credits: Gilbert Garcin on  smashinghub.com

 

Presenting a Book is Fun

La presentazione di un libro è simile al primo appuntamento.
Se avete intenzione di piacere alla persona che avete accettato di incontrare cercherete di dare il meglio di voi stessi. Sarete brillanti ma senza esagerare, memori del fatto che
la vita va presa con leggerezza ma non con superficialità.
In queste immagini, tratte dai book fotografici di eventi librari cui ho preso parte come autrice o relatrice, vi mostro come parlare di un libro possa essere divertente oltre che istruttivo. Che sia, cioè,  possibile farlo con vivacità e con brio, aggiungendo valore all’opera di cui siete madrine o creatrici.
La nascita e la prima conoscenza di un nuovo libro sono cosa gioiosa e non atto dovuto.
Presentare un’opera, dando l’idea concreta di farlo con piacere, è sempre una scelta vincente.

Buona visione a tutti

A presto

annalisa e lucia

Cosa succede se chiedi a una tua amica collega di presentare con te il tuo primo lavoro? E se lei ti risponde di si, dichiarando di amare le  nuove sfide e le avventure?

‘Emporio Primo Vere’, Pescara, giugno 2012

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La scrittura a volte diventa un mezzo privilegiato per stringere nuove amicizie. Conoscenze che, poi, restano per tutta la vita

‘Più Libri, Più Liberi’, Roma, dicembre 2012

Ari e Lucy alla Feltrinelli

Donne che si raccontano in libreria.

‘Libreria Feltrinelli’, Pescara, ottobre 2013

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Amore e Tradimenti, quante Storie

‘Più Libri, Più Liberi’, Roma, dicembre 2013

il maggio dei libri

Un flûte di prosecco, un amico di penna e scarpette rosse per l’autrice

‘Libreria Shakespeare & Co.’, Roma, Il Maggio dei Libri 2014

Premio Città di Parole

Un premio letterario val bene un sorriso

‘Premiazione del Concorso Nazionale di Narrativa e Poesia Città di Parole III Edizione’, Firenze, ottobre 2014

Lucy e Ari al FLA

Fiori, libri, storie di donne e festival letterari

‘Festival delle Letterature dell’Adriatico 2014’, Pescara, novembre 2014

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C’è più gusto a presentare il proprio lavoro o quello di un amico?

‘Centro Visite Fiume Tirino’, Bussi sul Tirino (Pe), fine novembre 2014

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Introducendo un’amica: stessa emozione che farlo con una propria creatura scrittoria

‘Libreria Mondadori di Pescara’, marzo 2015

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Conversando di poesia a un festival tutto al femminile

‘Festival RosaDonna 2015’, Pescara, maggio 2015

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I libri non hanno scadenza. Parlando di ‘Pergolato’ in amicizia e relax

‘Cultura e Arte: Cibo per la Mente’ Caffè Letterario, Pescara novembre 2015.

Un grazie di cuore a tutti gli amici presenti in queste foto meravigliose.

Lucia riconoscente

Dietro le quinte di “Romanzo Popolare”

Iniziare una nuova avventura scrittoria è sempre una cosa stimolante. Se, poi, lo fa una come me abituata a condire per questioni caratteriali ogni aspetto della propria vita con abbondante emotività il risultato è decisamente quello di sentirsi sulla pedana di una giostra in movimento continuo.
Oggi mi percepisco così e temo che sarà la stessa cosa ancora per un bel pezzo.

Ieri ho potuto ufficializzare l’uscita del mio terzo ‘figlietto’, un romanzo di narrativa intitolato Romanzo Popolare per Amarganta, giovane e grintosa associazione culturale e casa editrice rigorosamente no eap di Rieti, condotta da Cristina Lattaro, scrittrice, editrice e ingegnere e da Paola Fallerini, docente e saggista, oltre a un gruppo ben affiatato di collaboratori che si ripartiscono equamente le collane di cui questa casa editrice si occupa.
“Romanzo” nasce da un periodo di riflessione scrittoria e personale. Un arco temporale in cui mi sono chiesta se il ruolo di affabulatore fosse per me davvero così importante da riuscire a sovrastare i dubbi, le incertezze, la tentazione di guardare altrove, magari seduta a gambe incrociate sulla riva del famoso fiume. Osservando l’acqua scorrere con lentezza verso il mare. Il cielo che ti sovrasta è sempre quello, ma tu non lo scruti con la leggerezza di un tempo. Possiedi occhi certamente più consapevoli, che ti offrono la possibilità di sfrondare l’inutile e di guardare con il giusto distacco alla realtà. Eppure senti la mancanza di qualcosa: una nuvola di entusiasmo o forse di beata incoscienza, in passato piccoli segnali di grande apertura verso un mondo ancora sconosciuto e denso di promesse, che ora hanno lasciato il posto a una visione più pacata delle cose del mondo.
Ti fa piacere continuare a narrare ma cerchi di andare al nocciolo della questione, senza però sottovalutare l’aspetto formale. Una bella storia deve anche essere agile oltre che avvincente.

“Romanzo Popolare” è la storia di due famiglie che amano, soffrono e vanno avanti attraverso un decennio, dal 1965 al 1975, nella città di Pescara abitando nel popoloso quartiere di San Donato.
Anche in questo mio lavoro ho privilegiato per fabula e intreccio punti di vista femminili. Le donne, è risaputo, hanno occhi per guardare dappertutto con fermezza, disincanto ed efficacia solo all’apparenza privi di tenerezza.

Sarà presente in formato cartaceo a partire dal 18 febbraio presso Amarganta  e in ebook su Amazon e Kobo. Per quegli amici che vorranno assicurarsela un po’ prima c’è la possibilità di averla in prevendita con un piccolo sconto dall’8 gennaio al 17 febbraio prossimi. Lo scrivo perché nonostante la questione economica sia sempre un po’ spinosa per noi autori trovo che faccia comunque parte del gioco e non possa essere con finta morigeratezza ignorata.
La mia speranza più profonda è che voi leggiate la mia storia e che questa vi possa piacere.La sensibilità e l’impegno dell’autore si tramutano in premi quando incontrano a metà strada e in perfetta par condicio e rispetto il comune sentire dei lettori.
Sarebbe davvero grandioso che capitasse anche stavolta.
A rileggerci presto

Lucia

 

 

copertina romanzo ok

“Romanzo Popolare” è un’opera di Lucia Guida per Amarganta Editrice

Il Buon Anno d’Autore

A principio d’anno una poesia d’autore famosa per voi per propiziare questo passaggio di consegne dal vecchio al nuovo.
E poi,a breve,tante novità di scrittura che mi riguardano.
Auguri di buona vita a tutti

A presto

Oda al primer día del año

Lo distinguimos
como si fuera
un caballito
diferente de todos
los caballos.

Adornamos
su frente con una cinta,
le ponemos
al cuello cascabeles colorados, y a medianoche vamos a recibirlo como si fuera
explorador que baja de una estrella.

Veo el último
día de este
año en un ferrocarril, hacia las lluvias
del distante archipiélago morado, y el hombre
de la máquina,
complicada como un reloj del cielo,
agachando los ojos
a la infinita
pauta de los rieles,
a las brillantes manivelas,
a los veloces vínculos del fuego.

Oh conductor de trenes desbocados
hacia estaciones
negras de la noche.
este final
del año sin mujer y sin hijos
no es igual al de ayer, al de mañana?
Desde las vías
y las maestranzas
el primer día, la primera aurora
de un año que comienza
tiene el mismo oxidado
olor de tren de hierro:
y saludan
los seres del camino,
las vacas, las aldeas,
en el vapor del alba,
sin saber que se trata
de la puerta del año,
de un día
sacudido
por campanas, adornado con plumas y claveles.

La tierra no losabe:
recibirá este día
dorado, gris, celeste,
lo extenderá en colinas,
lo mojará con
flechas de transparente
lluvia, y luego
lo enrollará en su tubo,
lo guardará en la sombra.

Así es, pero
pequeña puerta de la esperanza,
nuevo día del año, aunque seas igual
como los panes
a todo pan,
te vamos a vivir de otra manera,
te vamos a comer, a florecer,
a esperar.

Día del año nuevo,
día eléctrico, fresco,
todas las hojas salen verdes
del tronco de tu tiempo.

Corónanos con agua,
con jazmines abiertos,
con todos los aromas
desplegados,
sí, aunque sólo seas un día,
un pobre día humano,
tu aureola palpita
sobre tantos cansados corazones,
y eres, oh día nuevo,
oh nube venidera,
pan nunca visto,
torre permanente!

Pablo Neruda

 

Il primo giorno dell’anno

Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.

Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli: i giorni
sbattono le palpebre
chiari, tintinnanti, fuggiaschi,
e si appoggiano nella notte oscura.

Vedo l’ultimo
giorno
di questo
anno
in una ferrovia, verso le piogge
del distante arcipelago violetto,
e l’uomo
della macchina,
complicata come un orologio del cielo,
che china gli occhi
all’infinito
modello delle rotaie,
alle brillanti manovelle,
ai veloci vincoli del fuoco.

Oh conduttore di treni
sboccati
verso stazioni
nere della notte.
Questa fine dell’anno
senza donna e senza figli,
non è uguale a quello di ieri, a quello di domani?

Dalle vie
e dai sentieri
il primo giorno, la prima aurora
di un anno che comincia,
ha lo stesso ossidato
colore di treno di ferro:
e salutano gli esseri della strada,
le vacche, i villaggi,
nel vapore dell’alba,
senza sapere che si tratta
della porta dell’anno,
di un giorno scosso da campane,
fiorito con piume e garofani.

La terra non lo sa: accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.

Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.

Ti metteremo
come una torta
nella nostra vita,
ti infiammeremo
come un candelabro,
ti berremo
come un liquido topazio.

Giorno dell’anno nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte le foglie escono verdi
dal tronco del tuo tempo.

Incoronaci
con acqua,
con gelsomini aperti,
con tutti gli aromi spiegati,
sì,
benché tu sia solo un giorno,
un povero giorno umano,
la tua aureola palpita
su tanti cuori stanchi
e sei,
oh giorno nuovo,
oh nuvola da venire,
pane mai visto,
torre permanente!

  Pablo Neruda, Terzo libro delle odi, (1957)

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photo credits: isolafelice.forumcommunity.net

 

Racconto di Natale

Un piccolo cadeau di Natale per tutti i naviganti che passano di qui.
Un racconto scritto tempo fa in punta di penna e di cuore.

Buona lettura e Buone Feste a tutti

A presto

 

Racconto di Natale

– Signor Enio, tu sveglia per favore … – Scuotendolo gentilmente ma con decisione Lupe lo spinse ad aprire finalmente gli occhi nella luce soffusa di quel soggiorno minimal chic giocato tutto sui toni del bianco e del nero. Lui si passò stanco una mano sul volto mettendo la donna a fuoco. Lupe gli sorrise tirando in silenzio un sospiro di sollievo; quello di chi, in una giornata speciale come la vigilia di Natale, non vede l’ora di poter tornare ai propri affetti. Rapidamente lo ragguagliò su quanto aveva per lui predisposto: aveva riempito il frigo in previsione degli imminenti giorni di festa e cucinato qualcosa che ora lo aspettava in caldo nel forno. Riordinato accuratamente la casa per intero. Portati in lavanderia abiti e biancheria da rinfrescare; riposto nei cassetti cambi e indumenti puliti. Dato acqua alle piante in veranda.  Ritirata la posta in portineria. Tutto questo mentre lui aveva innaturalmente continuato a sonnecchiare stravaccato sul divano, la TV accesa di sottofondo da chissà quanto tempo. La ringraziò con un sorriso appena accennato porgendole una busta. Lupe si inchinò contenta e, stringendosi nel piumino rosa, afferrò la borsetta chiudendosi piano la porta di casa alle spalle. Adesso poteva ben definirsi solo. Sentì la gola bruciargli innaturalmente, tormentato dal cerchio alla testa a testimonianza di parecchie ore trascorse a ingurgitare brandy di primissima scelta invecchiato a lungo in botti di rovere. Si alzò con difficoltà, portò in cucina quel che era rimasto in un bicchiere svuotandolo nel lavello mentre provava per se stesso compassione mista a insofferenza.     Cinquantadue    anni ben   portati,  fisico asciutto e longilineo, capelli brizzolati. Il prototipo dell’uomo di successo, realizzato e rampante. Arrivato. A un traguardo a oggi percepito come terra desolata, infinitamente triste. C’era stato un tempo in cui con orgoglio aveva pensato a quello che era riuscito, con abili colpi di mano, a evitare: le responsabilità di una famiglia, un amore di donna certo e sicuro. Un’esistenza scandita da quotidianità giudicata banale e indegna della sua intelligenza, della sua sete di vivere. Avere una figlia di venticinque anni e non sapere niente di lei: il colore degli occhi, il tipo di camminata, i suoi gusti a tavola. A un certo punto, però, la vita gli aveva presentato il conto per il tramite di Elle. Lei lo aveva stregato facendolo, nell’arco di pochissimo tempo, innamorare follemente. E lui le aveva ceduto mettendosi finalmente in gioco come uomo.  A chi gli aveva chiesto una volta quante donne potesse aver conosciuto e portato a letto, aveva con noncuranza risposto “Mai  quante ne avrei volute“, continuando a nuotare a pelo d’acqua con disinvoltura senza timore di andare a fondo. Ma quell’ immortalità sentimentale guadagnata con sfrontatezza si era sciolta come neve al sole davanti a Elle rendendolo vulnerabile, umano. Pronto a bruciarsi le ali svolazzando come una falena attratta da un lampione luminoso. Poi era successo che lei era sparita dall’oggi al domani senza una spiegazione. Dileguandosi in fretta così come era comparsa. Portandolo allo stremo, lui che si era sempre fatto beffe della sofferenza amorosa altrui. Ed eccolo lì, con un retrogusto amaro in bocca, a osservare da mero spettatore la vita da lontano, attraverso l’immensa vetrata del suo bell’appartamento in centro. All’improvviso si sentì soffocare. Aveva bisogno di aria fresca e di sgranchirsi le gambe. In pochi minuti fu all’aperto tra i passanti dediti alle ultime spese e il traffico impazzito delle serate di festa, sospinto suo malgrado dal vortice concitato di chi aveva qualcosa o qualcuno a cui tornare. Fu con autentica sorpresa che sentì un passante aggrapparsi al suo braccio destro e dopo alcuni istanti accasciarsi davanti a lui. Era una lei. Giovanissima e avvolta in un vivacissimo poncho di lana lavorato a mano,  caduta letteralmente ai suoi piedi con la lievità di un mucchio di foglie autunnali sparpagliate da un’improvvisa folata di vento.

– Aiutami … – farfugliò poi, prima di perdere del tutto i sensi tra le sue braccia lasciandolo attonito. Facendosi strada tra la moltitudine vociante e festosa la depose all’interno di un taxi preso al volo notando finalmente come fosse incinta e, per quello che poteva capirne, giunta al termine della gravidanza.

– Ci porti all’ospedale più vicino – intimò concitato all’autista che partì sgommando sorridendo al tono di quel neo papà impacciato, non più giovanissimo e tuttavia in ansia come miliardi di padri prima di lui per la nascita di suo figlio.

– Coraggio – commentò il tassista frenando delicatamente davanti alla porta del Pronto Soccorso – Ormai il più è fatto. La corsa è omaggio. Il mio regalo di Natale per lei e sua moglie – concluse prima di volatilizzarsi nel flusso incessante degli autoveicoli in spasmodica corsa verso casa. Enio sedette sfinito sulla panca del reparto maternità, incurante dei commenti altrui sull’afasia che sembrava averlo colpito. La sua compagna, invece si che aveva ben saputo far fronte a quanto richiestole, partorendo in quattro e quattr’otto una bellissima neonata dagli enormi  occhi scuri.

Gliel’avevano messa tra le braccia senza troppe cerimonie, accompagnandolo nella camerata in cui la madre riposava. E a lui, incredulo, non era rimasto che continuare a stare al gioco deponendola nella culletta al lato della sconosciuta. Quando questa si era finalmente svegliata l’aveva salutato con un semplice ciao accompagnato da un sorriso di scusa e di ringraziamento prima che la piccola reclamasse da loro nuova attenzione, attirando i loro sguardi verso di sé. Lui si era girato verso la finestra con occhi stranamente liquidi e aveva pensato a quella figlia che non aveva voluto e che pure era nata e viveva in chissà quale parte del mondo. Poi era tornato in sé.

– Devo andare – aveva detto a entrambe brusco.

Voltandosi aveva, però, aggiunto a voce bassa “Torno domani a trovarvi”. Lei gli aveva sorriso con naturalezza e aveva annuito.

Si era allontanato in corridoio accompagnato da quel pianto di bimba affamata di latte e calore materno sentendosi stranamente leggero.

Mezzanotte passata e già Natale.

Con forza aveva inspirato e, a passo svelto e deciso, si era incamminato nella notte verso casa.

 

Lucia Guida

 

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photo credits: diarionordico.com

Il giardino di Marinella

A volte basta poco per sentirsi partecipi della Natura. Per Marinella possedere la sua essenza attraverso i fiori del suo giardino.
Un racconto breve che parla della diversità in termini reali e autentici di valore aggiunto.
Buona lettura

A presto

 

Il giardino di Marinella

Marinella coglie un fiore e poi lo annusa; è un narciso selvatico, piccolo e delicato. In paese è usanza andare a coglierli nel bosco a Pasquetta, a frotte, per venderli agli angoli di strada a qualche forestiero arrivato lì per caso, in transito prima di raggiungere il borgo del frate cappuccino santo.

Lei non ha mai fatto parte del gruppo di ragazzotti schiamazzanti che, a piedi, s’inerpicano per la montagna, violando pascoli centenari alla ricerca dei sucamele, fiori che, a reciderne la corolla di netto, lasciano colare in bocca stille dolcissime di nettare divino. A Marinella non piace condannarli a morte repentina; preferisce coglierli con garbo nel terreno incolto della Forestale e poi metterli ordinatamente in una vecchia brocca a occhieggiare in cucina o nel tinello perché possano spandere la loro fragranza dolce per l’aria circostante.

In quella brocca antica, piena di crepe, in cui due contadinelle si contendono la scena, coi i loro canestri e i loro sorrisi persi in chissà quale universo lontano, trovano posto fiori d’ogni tipo a seconda della stagione. Le più penalizzate sono certamente le orchidee selvatiche, meraviglie della natura in miniatura. Tentano disperatamente di mantenersi a galla, annaspando tra fiori di campo forse meno rari ma di sicuro più sfrontati, in grado di sovrastarle. Il gambo esile non permette loro di emergere e questi fiori così esotici, per uno scherzo della natura sbocciati sulla terra arida di montagne avare, devono davvero a caro prezzo contendersi l’attenzione dei visitatori di quella casetta arrampicata, come tutto il resto intorno, sulla fiancata della roccia.

La primavera è anche il tempo degli iris azzurri e gialli dai petali setosi. Un delitto accarezzarli troppo. Si rischia di infastidirli e di condannarli a un veloce oblio. Marinella si è chiesta più volte se sia davvero il caso di cogliere tutta quest’opulenza fiorita o se, invece, sia preferibile lasciarla a dimora nella terra umida e bruna quando è la pioggia a irrigarla e a renderla soffice al passo.  Ne ha concluso che, forse, ai fiori piace essere coccolati dal suo sguardo amorevole piuttosto che affievolirsi lentamente sotto aria, sole, vento implacabili e rudi come i luoghi che li accolgono.

Un altro fiore che adora è il croco, violetto col suo cuore di fuoco. E’ una gioia leggera vederlo spuntare dal terreno ancora ricoperto di neve. Segna con brio e un pizzico di voluttà il passaggio dall’attimo di transizione invernale, fatto di silenzio, uniformità e riflessione, a quello di ripresa lenta ma efficace verso la bella stagione, i giorni luminosi e l’aria più mite. Il croco ha vita brevissima che lei cerca di procrastinare poggiandolo, appena divelto con amorevolezza, sul palmo di una mano. Poi lo lascia navigare sulla superficie ridotta di una tazza da tè scompagnata, poggiata sul comò della sua camera da ragazza di un tempo, tra una spazzola dall’impugnatura di osso, una boccetta di profumo con lo spruzzatore a pompetta e una madonnina sottile vestita di azzurro dallo sguardo mesto rivolto verso il basso.

Marinella non ama discriminare i suoi fiori.

Anche un comune bocciolo di tarassaco o un anemone selvatico giallo o celestino possono entrare a far parte dei suoi ricchi bottini floreali colorando le stanze della sua quotidianità. A volte il suo entusiasmo si manifesta colmando di natura odorosa anche le tasche del grembiulone confezionatole da sua madre, ora informe e di uno sbiadito rosa, sempre pronto a coprire la maglietta e la gonna regolamentari che le fanno assumere l’aria un po’ buffa e fané di una bimba d’epoca camuffata da donna, i capelli castani inframezzati da fili argentati e tagliati corti, alla spalla, lisci come fili d’erba in attesa di essere piegati da un refolo di vento indulgente.

Il grembiule le serve per non sporcarsi di terra, cosa che capita in realtà assai di rado; procurandole, per contro, la soddisfazione di sapere sempre di aria buona e pulita, di campagna e di sole, fiore tra i fiori ricercati con certosina pazienza e poi collezionati in ogni contenitore possano essere infilati. Rimpiazzati di continuo, al minimo segno di tempo che scorre, da altra natura fresca, viva, vitale. Come la luce che le fluisce dallo sguardo color ambra, da tigre ridotta in cattività e tuttavia mai irreggimentata in uno stile di vita scontato: quello dei clienti dell’unico bar del borgo, attratti lì dalla frescura estiva ma pronti a ripartire alle prime foglie d’autunno, al vento implacabile e alle rigide temperature invernali.

Qualcuno sorride nel vederla passare ma soltanto perché vuol vedere ciò che ha deciso di vedere. A lui Marinella non regalerà mai un fiore, né prenderà con impeto la mano per chiedergli silenziosamente di accarezzare una corolla di velluto dal mazzolino che conserva gelosa in tasca. I suoi pensieri migliori, le sue primizie in fiore sono tutte per la bimba che le ha offerto una caramella all’anice, succosa e dolcissima, e che non ha avuto paura di cogliere il suo invito muto per affondare la manina nei tesori frutto del suo duro lavoro di raccolta giornaliera.

Oggi il cielo è grigio e l’aria sa di pioggia.

Marinella guarda seria il paesaggio uniforme che ha davanti ma non è triste al pensiero che dovrà fare a meno della sua passeggiata nei campi perché sua madre non vuole che si bagni, potrebbe anche ammalarsi. Sa che nella sua vita ci saranno tante altre giornate colorate di vento e di sole nell’aria frizzantina di aprile. Tanto le basta.

Sorride piano mentre accudisce tenera i fiori colti il giorno prima. Sa che il suo amore e un po’ d’acqua fresca faranno il resto, aiutandoli a sopravvivere e a farle da contrappunto per un altro po’. Fino al prossimo volo nella natura, fino al prossimo amorevole e paziente viaggio.

Poi guarda con stupore rinnovato le gocce argentine di pioggia che rigano i vetri, battendo sulle tegole del tetto per tenerle compagnia come amiche sincere, presenti al bisogno ma pronte ad andar via alla prima schiarita, ritmando la sua felicità dell’oggi con semplicità e sincerità.

Lucia Guida

 

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Silvia Martignago, ‘Fiori selvatici’