Presentazioni: Carmine Monaco intervista Lucia Guida sulle pagine di LiberArti Social Reader Writer Artist

Cari amici, la mia proposta di lettura per voi di oggi è la bella intervista realizzata da Carmine Monaco, critico letterario, scrittore e fondatore del sito LiberArti Social Reader Writer Artist, pagina culturale per cui da circa tre anni collaboro come autrice, per presentare il mio ‘Romanzo Popolare’.
Un modo per conoscere meglio me, il mio libro e Pescara, la città che a oggi mi ospita, degnamente ritratta dal fotografo freelance Guerino Di Francesco.

A presto

Lucia

 

Trabocco pescarese

foto di Guerino Di Francesco

Romanzo Popolare – Lucia Guida

di Carmine Monaco

 

In “Romanzo popolare”, il primo impatto emotivo avviene sbirciando da lontano Paolo e Teresa, una coppia di amanti clandestini il cui amore sta per finire, per volontà della donna. Che peso ha l’amore nella tua narrazione e perché hai scelto di raccontarlo?

Quello che io chiamo  Amore di sostanza  ha grande risalto nelle cose che scrivo, tanto da averne fatto una sorta di fil rouge sin dalla mia prima pubblicazione, una silloge di racconti intitolata ‘Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile’, aver segnato le scelte di vita della protagonista del mio romanzo d’esordio, ‘La casa dal pergolato di glicine’ ed essere arrivati alla narrazione di tipi di amore diversi intravisti come facce della stessa medaglia in ‘Romanzo popolare’.  E’ stato oggetto di molte mie riflessioni, estrinsecate poi in tante delle cose che ho nel frattempo elaborato. Un sentimento importante capace di segnare l’esistenza di chi l’ha provato, nel bene e nel male. Probabilmente occuparmene così tanto mi è servito per mettere a punto con maggior consapevolezza la mia personale idea su questo sentimento, oggi forse più disincantata di un tempo, certamente più realistica. Un tipo di amore forte, potente, in grado di rivoluzionare l’esistenza di un individuo anche se soggetto a leggi umane. Una tra tante quella della tempistica: non c’è amore che tenga a fronte di un approccio cronologico sbagliato, di una sincronia che non riesce a crearsi per un incontro d’anime se il momento non è quello giusto per entrambi.

Teresa è una donna decisa e determinata, non agisce per timore del giudizio della gente ma perché sa assumersi il peso delle sue responsabilità, soprattutto quelle familiari. Ritieni sia questo il profilo caratteriale più comune tra le donne di oggi?

Indubbiamente la decisione di Teresa di mettere fine alla sua relazione extraconiugale, tornando nei ranghi di moglie in un ménage familiare tradizionale, risente appieno dei tempi in cui ho collocato l’inizio della mia storia. Siamo negli anni sessanta, sterzare per cambiare radicalmente vita rivendicando maggiore considerazione per le proprie esigenze di donna non è ancora alla portata di tutte. Certamente non delle donne che non godono di piena autonomia, anche intesa come indipendenza economica. Probabilmente oggi c’è in teoria più ampiezza di manovra. Nell’attimo in cui una donna realizza di essere impastoiata in un rapporto affettivo-sentimentale o in una relazione amorosa che stentano a crescere ha maggiori possibilità di esigere il ‘diritto a essere felice’ rispetto al passato, anche a costo di assumersi, in virtù di un potere decisionale più concreto, la responsabilità di ‘tirare la carretta’ da sola, senza cioè appoggiarsi a una figura maschile di riferimento com’era una volta. Che poi non lo faccia, accontentandosi, magari, di scelte di comodo, istituzionalizzate e quindi accettate socialmente a occhi chiusi, è un altro discorso: checché se ne dica, una separazione o un divorzio non sempre rappresentano una garanzia in tal senso.  Il cammino verso la riconquista di un’autonomia anche affettiva oggigiorno è assai spesso in salita. Prova ne siano i tanti episodi di femminicidio o di violenza di genere che popolano la cronaca odierna.

Nel tuo romanzo è molto rilevante la quotidianità delle donne, la dimensione del loro impegno e la loro importanza nella vita delle persone che stanno loro intorno, e questo vale anche per Teresa. Quanta parte dei tuoi convincimenti personali ritroviamo nel romanzo?

La società italiana è ancora molto imperniata sulla figura femminile come elemento portante anche se fa talvolta fatica a riconoscerlo effettivamente come tale. In questo siamo piuttosto legati a schemi culturali tramandati di generazione in generazione che fanno leva su quelle che tu in precedenza hai chiamato ‘responsabilità’. Sono le donne a farsi spesso avanti accollandosi carichi che potrebbero con tranquillità delegare o, meglio, condividere paritariamente con il proprio compagno. Uno tra tanti? L’educazione dei figli che è ancora in maniera preponderante appannaggio femminile, in famiglia come a scuola. E qui parlo da madre e da docente anche in base alla mia esperienza. E’ una cosa bella? Probabilmente no, non completamente. Certamente anche questa scelta è influenzata da stereotipi e tipizzazioni talmente radicati nei tessuti sociali di appartenenza da sembrare quasi ‘naturali’. Capaci, però, di avvilire la creatività, l’estremo buonsenso e la velocità di pensiero propri di ogni donna.

La mia opinione è molto precisa a riguardo, appartenendo alla quarta generazione di donne lavoratrici della mia famiglia; credo nel potere di autoaffermazione femminile ma anche nella complementarietà dei ruoli, in una visione affettivo-relazionale tra uomo e donna sinergica che non sia mero frutto di strategie ma di una reale compartecipazione. In ‘Romanzo’ ho, però, cercato di calarmi nella prospettiva di Teresa e di Maria provando a immaginare a cosa entrambe pensassero, quali fossero le ragioni delle scelte intraprese. Personalmente ho un’idea della maternità costruttiva: una scelta fatta di chiarezza d’intenti e non soltanto un’occasione per rispondere al richiamo dell’orologio biologico che è un ciascuna. Oggi possiamo a pieno titolo decidere se diventare madri, portando avanti in maniera illuminata questa possibilità, se ce la siamo concessa. Non giudico, parimenti, chi questa occasione non ha voluto né potuto coglierla: madri si diventa, più che nascere. Io ne faccio più una questione di qualità che di mero genere di appartenenza.

Quando scrivi tendi ad essere neutrale rispetto alla narrazione, oppure finisci col parteggiare per uno o più dei tuoi personaggi e far fluire il loro punto di vista e i loro sentimenti, insieme ai fatti?

In ‘Romanzo Popolare’ ho cercato il più possibile di non essere di parte, di mantenere una prospettiva realmente empatica, probabilmente anche perché ‘Romanzo’ è il mio secondo lavoro, ha pochi agganci autobiografici e rappresenta, anche dal punto di vista scrittorio, la mia parte ‘cresciuta’. In genere, però, nella narrazione come nella vita reale, cerco di ‘assecondare’ i personaggi, facendoli esprimere come più loro vorrebbero. Per una questione di coerenza e coesione testuale ma anche perché ogni forzatura potrebbe costare cara. Parlando per immagini, mi piace prenderli per mano per seguirli laddove loro vogliono condurmi, senza pregiudizi di sorta.

Barca e reti da pesca, porto canale di Pescara

Nel tuo racconto assistiamo alla quotidianità asfissiante di una donna prigioniera di una situazione familiare pesante. Come avviene, in un romanzo simile, la fase della “documentazione”? Quali sono le tue fonti e il tuo materiale di riferimento?

Sono una buona osservatrice di quanto mi circonda, lo faccio sempre con molta attenzione e sono portata, per indole e per forma mentis, a ‘leggere tra le righe’ andando oltre l’apparenza. C’è anche da dire che la mia situazione lavorativa e il fatto di aver cambiato qualche volta in più luogo di residenza mi hanno permesso di avere sotto mano situazioni diversificate che ho conservato dentro di me per poterle al meglio descrivere qualora si fosse creata una possibilità narrativa ad hoc. Voglio, tuttavia, rassicurare i miei amici: sono gelosissima della mia e dell’altrui privacy, non sarei mai in grado di riportare cose, persone e situazioni facilmente identificabili.

L’ambientazione del tuo romanzo è a Pescara. Tu vivi a Pescara. Quindi hai seguito la regola aurea del parlare dei posti e delle cose che si conoscono bene. Vorrei chiederti di descriverci invece la tua Pescara “interiore”: quali sono i posti della tua città che per te hanno più importanza? Li hai descritti nel romanzo?

A dire il vero la mia è stata una scommessa fatta anche e soprattutto con me stessa; ho voluto parlare di un lato poco conosciuto, fatto di atmosfere sommesse, sottaciute, poco evidenti della città che mi ospita da circa trent’anni. Pescara mi ha ‘adottata’ e ‘cresciuta’ con grande disponibilità ma io sono comunque un’outsider, una figlia adottiva che può concedersi il lusso di girare in semianonimato dal momento che non è facilmente individuabile se non per questioni professionali e/o lavorative. La mia Pescara ‘interiore’ è la Pescara più antica e ricca di storia, quella del quartiere di Porta Nuova che ospita il nucleo più antico della città, reperti romani inclusi.  San Donato rappresenta la propaggine periferica di quest’ampia zona, un’area in cui ho deciso di restare nell’attimo in cui la mia vita si è maggiormente definita, così come a suo tempo qui avevo stabilito di vivere.

La storia di Teresa si proietta in (e viene influenzata da) tutte le altre storie narrate. Qual è il tuo rapporto di scrittrice con questo personaggio così forte e con tutti gli altri? Quali sono i personaggi di questo romanzo che ami di più e perché?

Teresa è una donna certamente arbitro del proprio destino. Resta con suo marito, un compagno di vita che è in grado di assicurare a lei e ai loro figli il meglio a cui loro possano aspirare, sacrificando la propria femminilità e rinunciando all’amore pur di non essere artefice del terremoto esistenziale delle sue due creature. Spinge Giacomo e Lidia a conquistarsi con dignità un posto nel mondo affidandosi a quella sorta di ‘livella’ sociale che all’epoca era costituita dalla scuola che garantiva a chiunque la possibilità di ottimizzare la propria esistenza grazie a un sistema meritocratico che funzionava. Provo molta tenerezza per Giselda: una donna-bambina, prigioniera della propria fragilità emotivo-sentimentale, che non riesce a sopravvivere se non all’ombra di una figura maschile, decidendo di immolare se stessa e il figlio che porta in grembo a un amore impossibile piuttosto che scommettere in un domani migliore, diverso anche se vissuto in solitudine. Lo stesso Matteo è il prodotto di scelte educative e affettive devastanti che non gli permettono di crescere e di evolversi in maniera matura, consapevole. Un figlio di donna amato e appoggiato sempre incondizionatamente da Maria, sua madre, principio e fine della sua rovina. Una figura emblematica, quest’ultima, facilmente rintracciabile anche ai giorni nostri in tutte quelle madri che hanno scientemente deciso di irreggimentare emotivamente i propri figli maschi, impedendo loro di crescere e di recidere il cordone ombelicale per vivere di esistenza propria.

 

Carmine Monaco per LiberArti – Social Reader Writer Artist, aprile 2016

Foto a corredo dell’articolo su LiberArti di Guerino Di Francesco e di delcampe.net

 

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Weekend d’Arte

Trascorrere un weekend fuori porta può avere moltissimi lati positivi: la possibilità di riabbracciare tua figlia che studia fuori all’università, la soddisfazione di presentare il tuo ultimo libro in un localino niente male attorniata da ottima compagnia, l’occasione di poter visitare la mostra di uno dei tuoi pittori preferiti.

E’ quello che ho potuto sperimentare lo scorso fine settimana, da me interamente trascorso in una delle città italiane che più mi piacciono: Bologna.

Il viaggio inizia venerdì pomeriggio su un Freccia Bianca stranamente in orario e poco affollato, entrambe cose apprezzatissime dalla sottoscritta. Ed è, manco a dirlo, un percorso di studio e di lettura per buona parte incentrati sul libro di cui parlerò …

 

romanzo sul freccia bianca

La presentazione del mio libro di sabato 9 aprile 2016 si rivela un’opportunità d’oro per conoscere un angolino accogliente e molto carino: il Caffè Letterario Notturno Sud di via del Borgo di San Pietro, a pochi passi dalla Stazione Centrale di Bologna

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qui sono con la scrittrice bolognese Angela Di Bartolo, ottima relatrice dell’evento

La domenica prosegue tra nuvole, sole e caldo primaverile. Ma la luce più intensa me la regalano le opere di Edward Hopper, uno degli artisti contemporanei che più adoro, attualmente in mostra presso Palazzo Fava. So che le cose non rendono che in maniera pallida le emozioni per aver osservato da vicino opere meravigliose, ma non riesco a fare a meno di portare con me qualche gadget che mi ricordi questa mattinata felice

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Al secondo piano della mostra il mio sguardo di autrice è attirato da questa citazione che riesco a fotografare con la benedizione di un guardiano del museo, dal momento che non è un dipinto e non corre il rischio di sciuparsi anche se in genere non uso mai il flash per le mie foto

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La trovo meravigliosa per me e per tutti gli autori che si cimentano con la scrittura, un invito a proseguire con morbidezza, accuratezza e sagacia nella scelta e nella composizione di una pagina. Del resto, è da tempo che affermo che la qualità migliore di uno scrittore resta quella di usare con parsimonia e con tono misurato le parole. La medesima arte messa da Hopper nelle sue tele.

 

 

La Bella Poesia – da ‘Il canto di me stesso ‘, poesia di Walt Whitman

Cari amici, per l’estratto poetico di oggi ci trasferiamo oltreoceano, andando a centellinare le strofe di ‘Il canto di me stesso’, ‘Song of Myself’, di Walt Whitman, parte di una raccolta di poesie più organica intitolato “Leaves of Grass”, “Foglie d’erba”, pubblicata nel 1855.

Buona lettura

A presto

Il Canto di me stesso

Credo in te, anima mia,
l’altro che io sono non deve umiliarsi di fronte a te,
e tu non devi umiliarti di fronte a lui.
Ozia con me sull’erba,
libera la tua gola da ogni impedimento,
né parole, né musica o rima voglio,
né consuetudini né discorsi,
neppure i migliori, soltanto la tua calma voce bivalve,
il suo mormorio mi piace.

Penso a come una volta giacemmo,
un trasparente mattino d’estate,
come tu posasti la tua testa
di per traverso sul mio fianco
ti voltasti dolcemente verso di me,
e apristi la camicia sul mio petto,
e tuffasti la tua lingua sino al mio cuore snudato,
e ti stendesti sino a sentire la mia barba,
ti stendesti sino a prendere i miei piedi.

 Veloce si alzò in me
e si diffuse intorno a me la pace e la conoscenza
che va oltre ogni argomento terreno,
io conosco che la mano di Dio è la promessa della mia,
e io conosco che lo spirito di Dio
è il fratello del mio,
e che tutti gli uomini mai venuti alla luce
sono miei fratelli e le donne sorelle ed amanti,
e che il fasciame della creazione è amore,
e che infinite sono le foglie rigide o languenti nei campi,
e le formiche brune nelle piccole tane sotto di loro,
e le incrostazioni muschiose del corroso recinto,
pietre ammucchiate, sambuco, verbasco ed elleboro.

Song of Myself

I believe in you my soul, the other I am must not abase itself to you,

And you must not be abased to the other.

Loafe with me on the grass, loose the stop from your throat,

Not words, not music or rhyme I want, not custom or lecture, not even the best,

Only the lull I like, the hum of your valvèd voice.

I mind how once we lay such a transparent summer morning,

How you settled your head athwart my hips and gently turn’d over upon me,

And parted the shirt from my bosom-bone, and plunged your tongue to my bare-stript heart,

And reach’d till you felt my beard, and reach’d till you held my feet.

Swiftly arose and spread around me the peace and knowledge that pass all the argument of the earth,

And I know that the hand of God is the promise of my own,

And I know that the spirit of God is the brother of my own,

And that all the men ever born are also my brothers, and the women my sisters and lovers,

And that a kelson of the creation is love,

And limitless are leaves stiff or drooping in the fields,

And brown ants in the little wells beneath them,

And mossy scabs of the worm fence, heap’d stones, elder, mullein and poke-weed.

W. Whitman

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“Amanti di Vence” (1957), M. Chagall

Intervista – Lucia Guida tra donne e amicizia parla di Pescara

Cari amici, in occasione dell’uscita e delle prime presentazioni al grande pubblico del mio ‘Romanzo Popolare’ ho avuto il piacere di conversare a cuore aperto con Ilaria Grasso per la testata on line l’Opinionista. Di che, direte voi? Del libro innanzi tutto, ma anche di un sacco di cose, scrittorie e non. Vi propongo questa bella intervista anche qui, approfittando della vostra pazienza e disponibilità anche stavolta, sperando di farvi cosa gradita.

Buona lettura e a presto

 

P.s. Per gli amici bolognesi amanti delle chiacchierate letterarie segnalo che la prossima presentazione di ‘Romanzo’ si terrà sabato 9 aprile 2016 a cura della scrittrice Angela Di Bartolo presso il Caffè Letterario Notturno Sud di via del Borgo di San Pietro 123/G, posticino niente male a un passo dalla Stazione centrale.
Inutile dire che siete tutti invitati 🙂

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Lucia Guida tra donne e amicizia parla di Pescara

 

Ben trovata Lucia, grazie per aver accettato questa nostra intervista: perché un romanzo su Pescara?

“Per una serie di buoni motivi: volevo narrare una storia ambientata nella città in cui vivo e lavoro da qualche decennio. Dare al lettore la possibilità di vederla da una prospettiva realmente empatica quale potrebbe essere la mia, dal momento che non vi sono nata e non posseggo filtri protettivi di nessun tipo. Raccontare di un quartiere, quello di San Donato, situato nella zona a sud-ovest della città, che è attualmente parte del mio vissuto e in cui, a suo tempo ho lavorato. Parlare, infine, delle inquietudini sottili di una città di provincia in un periodo, quello del boom economico italiano, in cui tutti avevano l’illusione e la speranza che tutto fosse possibile e ogni sogno potesse avverarsi …”.


Romanzo Popolare è un romanzo sulle donne e sull’amicizia…

“ È di sicuro un romanzo che parla di donne, nel bene e nel male. La solidarietà femminile è un miracolo quando la si incontra realmente. Teresa e Maria diventano amiche accomunate l’una alla sofferenza dell’altra. A ogni modo non c’è mai da parte di nessuna delle due la pretesa di prevaricare sull’altra, facendo leva sulle debolezze della più fragile. L’Amicizia di spessore dovrebbe essere sempre così, avulsa da qualsiasi tipo di manipolazione e/o di prepotenza affettivo-sentimentale”.

Che cosa rappresenta, nel tuo vissuto storico, il quartiere di San Donato di Pescara?

“Come dicevo poc’anzi il mio presente, dal punto di vista logistico ed emotivo; un quartiere di grandi potenzialità molto spesso trascurate. Una tra tutti? Il Centro Polivalente Britti, sorto dalla riqualificazione dell’ex Mercato Rionale di Via Rio Sparto: potrebbe davvero rappresentare un elemento portante di accentramento e di socializzazione per la vita del quartiere se sfruttato a pieno regime. É per questa ragione che ho deciso di partire con il tour delle presentazioni di ‘Romanzo Popolare’ da lì: per far vedere come anche un quartiere di semiperiferia, spesso associato solo ed esclusivamente alla Casa Circondariale omonima, sa indossare con dignità “l’abito buono” e non soltanto per occasioni speciali o rare”.

La scuola nel tuo libro…

” … è legata al ricordo del primo giorno di frequenza scolastica di Lidia e Giacomo, appena arrivati a Pescara da Sant’Eufemia, e al loro incontro ufficiale con Matteo, primo compagno di giochi pescarese, un bambino con un destino pieno di tante carenze e manchevolezze educative che non gli daranno la possibilità di crescere, anche affettivamente, al meglio. Per Giacomo e Lidia studiare rappresenterà la possibilità di guadagnare in modo concreto una strada migliore per il futuro. A ogni modo da docente non posso non sottolineare come un buon imprinting scolastico da sempre rappresenti un’occasione unica per non farsi fagocitare dal sistema. Io ci credo davvero e cerco di trasmettere ai miei studenti questa mia riflessione, facendo leva sull’aspetto di essere pensante che è in ciascuno di noi e che va messo nel giusto risalto e coltivato ad ampio spettro”.

Un romanzo sulle rinunce che spesso le donne compiono, nel nome della famiglia…

“Certamente legato al contesto storico cui fa riferimento, un arco di tempo in cui non c’erano molte possibilità per le donne di derogare dalle scelte personali in precedenza intraprese. A distanza di mezzo secolo mi viene, però, talvolta da pensare che, poi, tutto questo ventaglio di occasioni ‘al femminile’ alla fine non è che a oggi ci sia sempre: se c’è da scegliere a chi rivolgersi per ‘battere cassa’ è alla donna che si chiede in primis di farlo. E sto parlando di maternità non garantita, di scelte professionali sempre in bilico tra la realizzazione professionale e quella familiare, del cumulo di sensi di colpa con cui anche ai nostri tempi una donna, stretta tra se stessa e i proprio cari, debba far conto”.

La storia si snoda nel decennio che va dal 1965 al 1975: come mai questa scelta?

“Mi piaceva scrivere di un periodo da me vissuto in prima persona (sono nata nel 1965) in cui, davvero, tantissima gente aveva la sensazione di potercela fare, di essere in grado di conquistarsi un futuro migliore attraverso i propri sacrifici, forse spesso dolorosi e notevoli ma sempre e comunque ripagati. Una speranza di riscatto e di crescita che, ai giorni nostri, si è tramutata per i giovani in una grandissima illusione …”.

Una storia sulla maternità e sul riscatto che da essa proviene…

“Teresa e Maria cercano per quanto possibile di operare in base a ciò che per generazioni è stato loro trasmesso: fare di necessità virtù, difendendo i propri figli a sprezzo della propria vita. Una reazione se vogliamo basilare ma caratteristica di ogni madre che ha lottato e sofferto per la propria prole. La prima rinuncerà all’amore della sua vita, quello che l’ha svelata come Donna, l’altra rimedierà con extrema ratio a un matrimonio infelice che non è cresciuto e che sta annientando pian piano la sua vita e quella di Matteo”.

I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo…

“Al momento c’è la promozione del romanzo che mi porterà in giro per l’Abruzzo e per l’Italia. E a tal proposito, un evento che ho piacere di partecipare in anteprima ai lettori de ‘l’Opinionista’ è la partecipazione con altri autori a una presentazione collettiva per conto di Amarganta, casa editrice rietina indipendente no eap, presso il XXIX Salone Internazionale del Libro di Torino, sabato 14 maggio. Siete tutti invitati”.

Lascia un messaggio ai lettori de L’Opinionista…

“Un messaggio di speranza nelle infinite potenzialità che sono in noi: darsi sempre un’ultima chance e soprattutto crederci. Farlo con coerenza, dignità e rispetto, cosa non semplice ma necessaria per poter, alla fine, camminare per le vie del mondo con andatura sempre più sciolta e spedita. Grazie”.

 

a cura di Ilaria Grasso per l’Opinionista, articolo del 1° aprile 2016. L’intervista integrale la trovate qui

 

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Presentazioni d’autore: “Il gusto della vita” Luciana Ortu

Un anno di vita è un’occasione unica e irripetibile per mettere a punto ricette della tradizione sarda, riviste in un’ottica migliorativa e innovativa, ma soprattutto per metabolizzare il lutto per la perdita di una persona cara.
E’ quanto Laura, appassionata di archeologia nuragica, ottima cuoca e sposa novella cerca di fare, centellinando nel tempo e nel gusto sapori e odori familiari a cui è legata, ritmando le proprie giornate  attraverso la preparazione di manicaretti sfiziosi messi in opera con originalità, intraprendenza e morbidezza, col pensiero costantemente rivolto a suo padre, finito da poco.

La sua vita scorre lenta sul filo di dodici mesi, da gennaio a dicembre, scandita da episodi domestici e familiari solo all’apparenza banali; intrecciati, in realtà, in una trama robusta come quella che un tempo cresceva senza fretta sui telai delle nostre nonne, trasformando matasse di filo in metri di stoffa preziosa da utilizzare per evidenziare i momenti belli e meno belli della vita di una persona: un battesimo, una ricorrenza, un fidanzamento, un funerale.

Non c’è occasione che Laura e suo marito Josto si trovino impreparati a fronteggiare: da un invito a pranzo last minute all’ospitalità “forzata” e ingombrante di parenti vicinissimi al loro microcosmo coniugale. Lo fanno con impegno paritario, nell’azione e nei sentimenti, una sorta di fil rouge che pervade tutto il romanzo e che agisce da collante, testimoniando sulla bellissima storia d’amore e d’amicizia che è tra di loro.

Possiamo tranquillamente definire ‘Il gusto della vita’ come un romanzo di crescita: nei sentimenti, nella progressione esistenziale e, perché no?, nel gusto verso le cose semplici e appetitose concepite come una possibilità di salvezza in più per assaporare al meglio ( e, forse, con fatalità disincantata ma certamente esperita con sapienza ) anche i bocconi amari a cui, con puntualità, abbiamo necessità di tenere testa. Senza che questi ultimi diventino, però, sterili lotte contro i mulini a vento, ma costituiscano un’ottima occasione per affinare il nostro saper vivere, accettando di buon grado e con gratitudine anche ciò che è difficile da introiettare, ponendoci in un’ottica di progressione continua, lenta ma sistematica.
Luciana Ortu narra la sua storia utilizzando un linguaggio estremamente scorrevole ma ricercato e mai scontato, cercando di immedesimarsi al meglio nella filosofia esistenziale di Laura, protagonista e io narrante del romanzo che procede in maniera costante sul filo di una malinconia consapevole, venata da autoironia e senso delle cose, conferendo all’intreccio bagliori iridescenti simili a quelli che rendono cangiante, accrescendone la preziosità, la consistenza di una sciarpa di seta indiana.
‘Il gusto della vita’ è un’ottima opera di narrativa di esordio per la sua autrice, valorizzata con entusiasmo e coraggio da Amarganta Editrice, ce noeap rietina nata un anno fa che ha già al suo attivo svariate opere di genere letterario diverso.
Saporitissima appendice è, infine, quella rappresentata dalle ultime pagine del libro che contengono ricette sarde e italiane note e meno note, rivisitate con efficacia da Laura/Luciana, pronte per essere sperimentate in modo ottimale anche dal lettore.

 

L’autrice

Luciana Ortu è nata e vive in Sardegna. Adora leggere. Appassionata di archeologia, ama scoprire le storie della sua terra millenaria. Ha corretto le bozze e collaborato alle ricerche per un saggio dedicato ai Grandi Padri, i suoi avi Nuragici. La curiosità e la voglia di documentare di persona l’hanno portata a fornire materiale a una rivista archeologica nazionale. Finalista a concorsi letterari regionali e nazionali, ha diversi racconti pubblicati, su carta stampata e riviste online. Nel 2009 ha curato la pubblicazione della monografia sul pittore Piero Ligas, in occasione dei suoi quarant’anni di attività. A marzo 2013 il suo “Crocus Oniricus” è compreso in un’antologia curata dalla associazione Alba Scriptorum, nata per finanziare un Parco Letterario nel cuore della Sardegna. ‘Il gusto della vita’ è il suo primo romanzo ed è stato pubblicato a giugno 2015 per Amarganta Editrice.

 

Luciana Ortu, Il gusto della vita, ISBN: 9788899344078  € 12,00

 

il gusto della vita

Io donna: Lucia Guida

Una piccola intervista a corredo del nuovo saggio di Isabella Giomi intitolato “Quando ingrassare è il male minore, Restare se stesse a dispetto del tempo”, Amarganta Editrice, in cui esprimo la mia idea attuale di benessere psicofisico femminile.

Buona lettura e auguri a tutti di Buona Pasqua

A presto

Avatar di cristinalattaroscrittriceQuando ingrassare è il male minore

luciaGuida_01Lucia Guida, docente e autrice. Segno zodiacale Acquario.
I miei siti: https://luciaguida.wordpress.com/about/,
http://www.liberarti.com/utenti.cfm?id=1346&lucia_guida

1) Come convivi con l’idealizzazione mediatica della bellezza e della magrezza che caratterizza la nostra società.
In modo equilibrato, grazie anche alla maturità da me raggiunta tra l’essere e l’apparire. Mi amo per quella che al momento sono e non per ciò che potrei essere, al di là delle mode del giorno. La Bellezza autentica, quella vera e non ostentata, se c’è finisce col trasparire sempre.

2) Quali sono le te migliori abitudini e quali le peggiori?
Un’ottima abitudine, spesso trascurata, è quella di fare colazione iniziando la giornata con un pasto equilibrato e abbondante. Un pessimo vizio quello di spilluzzicare tra un pasto e l’altro

3) Come vivi il passare del tempo?
Con serenità. A 51 anni compiuti a febbraio 2016 mi percepisco di sicuro più bella di quanto non fossi a 20. Anche questo…

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Presenting “Romanzo Popolare”, my second novel

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Centro Polivalente ‘Mons. G. Britti’, 27th February 2016 , Pescara, Italy

From left to right Daniela D’Alimonte, Lucia Guida, Umberto Braccili and Edmea Marzoli

(Photo by Luciano Onza)

maioliche rossella

Rossella Circeo’s Pottery Studio, 12th March 2016, Pescara, Italy

ilaria e lucia primo vere

” Primo Vere ” Fair Trade Emporium in Pescara,  Italy, 19th March 2016

Ilaria Grasso and Lucia Guida talking about “Romanzo Popolare”

(Photo by Lucio Vitullo)

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“Caffè Letterario Notturno Sud” in Bologna, Italy, 9th April 2016

Angela Di Bartolo introducing Lucia Guida’s ‘Romanzo Popolare’

(photo by Daniela Biagini)

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Libreria Coop, S. Giovanni Teatino (Ch) 15th April 2016

Arianna Di Tomasso and Lucia Guida introducing  “Romanzo Popolare”

(photo by Erika Panichi, Libreria Coop bookseller)

 

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Salone del Libro 2016 , Turin – 14th May 2016

(ph. credits: Cristina Lattaro)

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‘Mercoledì d’Autore’, Gran Caffè Cigno, Chieti Scalo (Italy), 1st June 2016

with the authors Alessio Masciulli and Angela Iezzi and Luigi Di Leonardo, Mondadori Bookstore bookseller

( photo by Alessandra Zaccagnini)

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(shot by Cristian Palmieri)

FLA 2016 – XIV Edizione del Festival delle letterature dell’Adriatico, Pescara, 13th November 2016


Presenting my book with Arianna Di Tomasso, Premio Aurum and Settimo Senso International Film Festival Art Director and Creator

 

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‘Buone Feste con i libri’

Gran Caffè Cigno

Chieti Scalo, 21st December 2016

Lucia presenting herself

(photo by Alessio Masciulli)

 

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“UnLibroInUnQuartoDora”

Rosadonna Festival 2017

Pescara, Aurum, Sala Barbella

 

Presenting my novel with Gianni Totaro, poet

(photo by Flora Amelia Suàrez Càrdenas)

27th May 2017

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‘Presentazioni fuori dal coro’
Palazzo del mare in Roseto degli Abruzzi (Te)
Lucia Guida with Gianni Totaro, poet
15th October 2017

(Evila Rosa Tovar photographer)

circolo aternino

‘Poeti e Scrittori d’Abruzzo’

Circolo Aternino in Pescara, 19th October 2017
Lucia presenting ‘Romanzo Popolare’ by L. Guida

 

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Festival dello Scrittore, Tolè (Bo)
15th July 2018

with Cristina Orlandi

(Katia Brentani photographer)

abruzzo book festival buona

Abruzzo Book Festival, Castellalto (TE)

21st  July  2018

with Luisa Ferretti

(Ph. credit: Abruzzo Book Festival)

 

 

” (…) for one writes only half  the book; the other half is with the reader (…)”

‘Si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore.’
Letter to Cunninghame Graham (1897), Joseph Conrad

La Bella Poesia – ‘Ad occhi chiusi rifletto’, lirica di Daniela D’Alimonte

Cari Amici, da oggi inauguro una nuova pagina ospitante del mio blog intitolata ‘La Bella Poesia’. Sarà uno spazio privilegiato per accogliere poeti noti ed emergenti, accomunati dall’arte di fare ottima poesia coniugando perfezione formale e contenuti accattivanti.
La poetessa di oggi è Daniela D’Alimonte , classe 1974. L’opera che propongo alla vostra lettura è intitolata “Ad occhi chiusi rifletti” ed è tratta  dalla silloge di poesie La geometria del Tempo  edita da Tabula Fati nel 2014. Una delicata e pacata lettura del fluire del tempo che, inesorabile, scorre in avanti privandoci delle persone che hanno arricchito la nostra vita e che, ora, non sono più con noi.

Buona poesia e a presto

 

Ad occhi chiusi rifletti

 

Ad occhi chiusi rifletti

che forse la vita

è una donna gelosa.

 

Poi ti scuoti

e un tedio autunnale

bussa al tuo cuore.

 

Nel vetro disegni

realtà con un dito

e pensi a chi sai

non potrai più vedere.

 

Daniela D’Alimonte    

 

 

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photo credits: pinterest.com

 

 

Presentazioni d’autore: “Darkside” Federica Gnomo

Il romanzo

“Darkside” è la seconda fatica scrittoria da solista di Federica Gnomo, pseudonimo di Alessandra Gaggioli, architetto, blogger e scrittrice.

Il libro di quest’autrice non si incasella prevalentemente in nessun genere letterario ma è la riuscita fusione di un romance con un’opera di sci-fi, evidenziando le qualità migliori di entrambe le predette categorie.
Narra la storia di Breeze, pluriomicida, costretta a vagare su una zattera spaziale alla ricerca di un essere umano che possa assumersi la responsabilità di redimerla facendosene carico e provando a riabilitarla per il resto dei suoi giorni; di Thomas, emblematico comandante di navicella spaziale e di Vegan, infermiera di bordo e amante di quest’ultimo.
Non dirò nulla della trama se non per evidenziare come alla fine questa sia mero pretesto per parlare di una storia d’amore sui generis, al di là del tempo e dello spazio, come solo la Gaggioli sa fare, partendo da situazioni soltanto all’apparenza banali (una vittima in cerca di un eroe che si ‘appropri’ di lei non soltanto dal punto di vista letterale per riconvertirla all’amore e alla vita)  approfondendo trama e intreccio da angolature decisamente originali.
La storia di quest’eroina dal nome evocatore di freschezza e di leggerezza non è affatto semplice.
In realtà il suo destino, marcato da un aspetto fisico opulento che non sempre le consente vita facile, è anche appesantito da una sorta di ‘maledizione affettiva’: quella che le dà modo di sopravvivere soltanto appropriandosi dell’energia vitale di chi accetterà di stare con lei.

Attraverso una serie infinita di colpi di scena in cui il prosieguo è solo in minima parte immaginabile, Breeze riuscirà a riconquistare l’amore verso se stessa e verso Thomas per tentare di reinvertarsi una nuova vita sul pianeta Terra assieme al suo compagno e a una micia dagli occhi violetti che le mostra da subito simpatia e attaccamento ricordandole con grande precisione qualcuno di una vita passata che ha deciso di sacrificarsi perché lei potesse finalmente avere un’opportunità esistenziale certa.

Lo stile di Alessandra è essenziale ed estremamente scorrevole anche in quei passaggi in cui vengono trattate problematiche delicate come quella dell’incesto o della violenza sessuale, mai affrontate con inutile dovizia di particolari. Suggerite, invece,  in punta di piedi perché il lettore se ne possa ricavare un’idea personale.

Valore aggiunto per questo romanzo è, infine, dato dall’essersi piazzato in finale nel torneo “Io Scrittore” qualche anno fa, ricevendo il favore e il plauso degli altri concorrenti.

 

L’autrice

Nata a Viterbo Alessandra Gaggioli, alias Federica Gnomo, si è laureata con lode in Architettura e Restauro a Firenze dove  ha vissuto  per molti anni. Ha avuto diverse esperienze di lavoro e di impegno sociale come architetto, direttore d’azienda nel tessile, direttore di piccola casa editrice per due anni, direttore provinciale Fismo (federazione italiana moda) e tenente di Croce Rossa Italiana. E’ sposata e ha una figlia scrittrice, Dorotea De Spirito. Vive in campagna con due cani. Ama leggere da sempre, soprattutto romanzi classici e storici e autori di altre culture e ama cucinare. Da tre anni è redattrice della rubrica cucina del magazine on line  Lovvy.it  e ha pubblicato ricette per i due libri di Cotto e Mangiato, editi da Fivestore.Il suo primo vero romanzo, Il ragazzo alla pari, commedia rosa leggermente hot, è uscito per Gremese editore, nel maggio 2013.

Federica Gnomo, Darkside, ISBN 978-88-99344-02-3 € 11,00

 

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NB: Il link originale della presente recensione è qui

 

Thinking and Writing as an English Teacher – 3rd Lesson

“Material generosity goes hand in hand with generosity of spirit.

  Those who are generous with things behave also in the same way with feelings.”*

Lucia Guida

generosità

photo credits: www.photodom.com

Translating into Italian:

‘La generosità materiale va di pari passo con quella d’animo.

Chi è di manica larga lo è generalmente anche nei sentimenti.’