Voci Letterarie. Una conversazione con Elena Rui.

Ci sono libri che aprono porte laterali sulla storia, e proprio per questo la rendono più profonda.

Con Elena Rui, a partire da Vedove di Camus, ho parlato delle donne che hanno amato Albert Camus, ma anche di memoria, desiderio, identità e scrittura.

Ripropongo qui l’intervista pubblicata su Mentinfuga.
Buona lettura a tutti

Lucia

Voci Letterarie. Una conversazione con Elena Rui.

In Vedove di Camus, L’Orma Editore (2025), Elena Rui sceglie di avvicinare Albert Camus da una prospettiva laterale e insieme profondissima: quella delle donne che lo hanno amato e che, dopo la sua morte improvvisa, si ritrovano a fare i conti con un’assenza, con una memoria, con la forma ambigua e irriducibile del legame.
Non un semplice romanzo su Camus, dunque, ma un libro sulle voci che restano. Su ciò che l’amore produce, consuma, trasforma. Su come una presenza possa continuare ad agire anche dopo la sua scomparsa, interrogando identità, desiderio, lutto e racconto.
Da qui prende avvio la nostra conversazione.

Vedove di Camus nasce da una scelta di prospettiva molto precisa: raccontare Albert Camus attraverso le donne che lo hanno amato. Da quale nucleo è nato questo romanzo?
Se intende quale dei quattro nuclei narrativi è nato per primo, non me lo ricordo più. Credo le primissime pagine del capitolo dedicato a Catherine Sellers. Molto presto, forse prima dei quattro capitoli incentrati sulle vedove, ha preso forma il capitolo introduttivo, quello sull’incidente, o quantomeno l’incipit, a cui ho lavorato senza sosta, apportando infinite microscopiche modifiche. Io scrivo sempre così e credo non sarei riuscita ad arrivare a capo di nessuno dei miei libri senza il computer: faccio troppi cambiamenti. Cerco qualcosa d’indefinibile, che non sarei in grado di razionalizzare: una fluidità, una musicalità, un’esattezza… Però è arbitrario stabilire che un capitolo o un libro inizino sulla pagina con delle frasi scritte. Tutto comincia prima in testa e, per quanto mi riguarda, vi resta in gestazione per un tempo abbastanza lungo, difficile da ricostruire a posteriori in tutte le sue fasi.

L’articolo in originale è qui 

Ph. Credit: MUSA – Fondazione Bellonci

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Autore: luciaguida

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