Presentazioni d’autore: “La pietra di Cesare” di Maurizio Milazzo

Cari amici, qui di seguito troverete la mia recensione dell’ultima fatica letteraria di Maurizio Milazzo, autore romano, di cui avevo avuto in anteprima notizia in occasione della presentazione romana del mio “Pergolato”, avvenuta il 23 maggio 2014 presso la Shakespeare & Co. di Vincenzo Libonati.
Buona lettura e a presto

Il romanzo

“La pietra di Cesare” è il secondo romanzo di Maurizio Milazzo pubblicato per la casa editrice siciliana indipendente Nulla Die. Fa parte di una saga disvelata poco a poco dal suo autore che vede come protagonista Nicola Enaldi, questa volta nei panni di un talentuoso informatico ventenne alle prese con un intrigo a metà tra il paranormale e il fantascientifico con risvolti di tipo giallistico.

La storia si svolge ai nostri tempi ed è incentrata sul personaggio principale di “Strada facendo”, qui ritratto all’inizio della sua affermazione professionale e personale, affiancato da Giulio e Simone, suoi colleghi di lavoro presso la Datatrace S.p.A., società di servizi informatici romana. Nicola è uno studente lavoratore ben deciso a farsi strada da solo, senza agevolazioni che gli provengano dal fatto di avere un padre azionista  di un’industria farmaceutica in cui lui potrebbe certamente trovare occupazione attraverso corsie privilegiate. Grazie alla sua intraprendenza e alla voglia di fare giustizia per sé e per i suoi compagni di lavoro, come lui preoccupati di essere messi in cassa integrazione o trasferiti,   uscirà a venire a capo di un intrigo di tipo finanziario in parte procuratogli dal fatto di aver accettato di aiutare Aulo Tiberio Manlio, centurione della Nona Legio Hispana, giunto a Roma nel terzo millennio grazie ai poteri magici di un amuleto donatogli da Giulio Cesare, suo capo, per catturare Sesto Nasone, l’unico congiurato romano riuscito a sfuggire alla vendetta dei fedelissimi di Cesare grazie a un frammento della stessa pietra magica, carpito con l’inganno all’augusto condottiero nel giorno della sua uccisione.

Nicola e Aulo Tiberio Manlio scopriranno che il loro antagonista ha assunto camaleonticamente le fattezze di “Bellicapelli”, famoso politico locale e incarnazione della politica più becera e opportunistica che possa esistere, cercando di fermarne le malefatte e attirandosene l’ira funesta.

Il romanzo di Maurizio si divora con grande facilità, spingendo il lettore ad andare avanti per poter sapere “come andrà a finire”. Molti gli spunti di riflessione su aspetti salienti della nostra quotidianità offerti dal suo autore: uno tra tanti, quel sottile senso di precarietà alla base del nostro vivere spicciolo, che contribuisce a rendere transitorie tutte quelle cose che una volta duravano per sempre, come un posto di lavoro modesto ma conquistato con fatica. Il narratore si impegna a traghettare ciascuno di noi con estremo garbo attraverso il dipanamento di un intreccio solo all’apparenza facile e scontato, mirando a verificare come, nel corso dei millenni,  in questione di potenziale umano e relazioni interpersonali  sia davvero cambiato poco se peccati capitali come l’ambizione, la sete di potere, un certo “delirio di onnipotenza” propri di tutti coloro che vorrebbero prevaricare i propri simili per assicurarsi, a discapito degli altri, condizioni di vita migliori, siano sempre lì, pronti a venir fuori e a connotare con spietata negatività chi se ne lascia consapevolmente ammantare trasformando la propria esistenza in un modus vivendi d’assalto.

La positività e l’elemento salvifico non mancano: risiedono nella trasparenza dell’ingegner Fiore, preoccupato per il benessere dell’azienda per cui lavora piuttosto che di procacciarsi un’opportunità professionale ghiotta e maggiormente remunerativa altrove; in Mara, amica di vecchia data di Nicola, complice e affidabile senza troppi se e ma; nella lealtà di Giulio e Simone, consapevoli di dover giocare una partita dura e pericolosa per dare manforte all’azienda che ha conferito loro dignità professionale; nel profondo senso del dovere di Aulo Manlio, pronto a inseguire in epoche temporali differenti il suo acerrimo nemico  piuttosto che rischiare di disattendere il compito che si è prefisso di portare a termine: catturarlo e punirlo in modo esemplare.

L’autore

Maurizio Milazzo è nato a Roma nel 1968, si occupa di Sistemi di Pagamento per la Pubblica Amministrazione. Socio della Free Lance International Press, collabora con giornali e riviste, scrive e conduce programmi radiofonici e televisivi su network locali. Da presidente della Promoit Onlus persegue progetti di solidarietà. Nel 2009 pubblica la raccolta di racconti “Sogno o son destro? Incubi di un mancino”. Nel 2012 pubblica in e-book i racconti “Rompete le righe… ma anche i quadretti” e nel 2013 il suo primo romanzo, “Strada facendo”, per le Edizioni Nulla Die.

Maurizio Milazzo, La pietra di Cesare, ISBN: 9788897364962   € 16,00

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Presentazioni d’autore: “Gli imbecilli? Stanno tutti bene” di Giuseppe Cagnato

“Gli imbecilli? Stanno tutti bene” è il romanzo d’esordio di Giuseppe Cagnato, autore di Nulla Die, casa editrice  per la quale ho pubblicato i miei primi due libri da solista. Anche in questo caso la passata edizione di “Più Libri Più Liberi” è stata occasione “galeotta” per conoscere dal vivo Giuseppe, nella vita progettista e arredatore, partecipando assieme ad altre penne nulladieane a una bella e nutrita tavola rotonda domenica 8 dicembre 2013.

“Gli imbecilli? Stanno tutti bene” è stato pubblicato a fine 2012 per la collana lego narrativa.

La recensione è presente anche mio spazio  potpourri di LiberArti Social Reader Writer Artist.

Buona lettura

 

Il romanzo

 

Umberto è impiegato in uno studio di architettura come travet competentissimo ma sottostimato e sottopagato; a un certo punto della sua vita ha la ventura di apprendere la notizia di un’offerta di lavoro piuttosto singolare. Vanda, imponente ed evocativa signora di una certa età, in bilico tra l’omonima soubrette del teatro di rivista  e Moira Orfei, è alla ricerca di un custode sui generis che faccia da supervisore e, per certi versi, moderi le intemperanze degli inquilini di un condominio di provincia di cui possiede la totalità degli appartamenti. Una sorta di ago della bilancia a cui delegare la grossa responsabilità di segnalare il più meritevole per ottenere in eredità, a fronte di bontà, sensibilità e onestàda questi accertate e certificate, in caso di una eventuale dipartita della ricca proprietaria, la totalità delle unità immobiliari.

Alla ricerca spasmodica di una svolta in positivo nella sua vita, connotata da cieli più blu e aria maggiormente rarefatta di quella sino a oggi respirata, Umberto decide di accettare la sfida e trasferirsi nel palazzotto, apprestandosi a condividere di buon grado le storie più o meno dolenti della variegata umanità che lo popola. Ciascuno, infatti, ha deciso di celare al nuovo arrivato la propria intima natura con maggiore o minore sapienza, anche perché la notizia che sarà proprio lui a decidere di segnalare l’erede più papabile a Vanda si è già diffusa attirando, tra l’altro, le proteste veementi di un monsignore, tale don Tarcisio, infastidito dalla prospettiva oramai sempre più concreta, di perdere il lascito a Santa Romana Chiesa delle proprietà dell’esuberante vecchina.

La convivenza a stretto giro con i coinquilini del palazzotto di via Europa, angolo via Terranova, non è delle più facili.

L’idea di un’eredità insperata ha, infatti, portato a galla ogni sorta di conflitto e divergenza, dando corpo e sostanza al più infinitesimale granello di sabbia fino a farlo diventare una montagna pronta a travolgere chiunque si incaponisca a scalarla. E il povero Umberto, che avrebbe voluto intravvedere qualcosa di più di una maschera menzognera, di una forma mero specchio di sostanza, nelle sembianze degli undici inquilini, finisce col metabolizzare questo coacervo di emozioni e sensazioni contrastanti, spesso negative, in un’incipiente colite che lo spinge a meditare di gettare via la spugna.

Venendo meno al suo proposito iniziale, Umberto non ce la fa a fronteggiare con la giusta ironia questa singolar tenzone ed ecco la vita venirgli incontro per livellare, per buona pace sua e magari, inconfessabilmente, della stessa Vanda, meno per qualcun altro, la situazione oramai ingestibile e in piena caduta libera. Con un botto finale, metaforico e letterale, che finisce col collocare fuori gioco vinti e vincitori, spingendo il malcapitato custode in primis a tentare nuove strade, con geniale e provvidenziale lungimiranza. Quella di un novello e sapiente apprendista affabulatore, pronto a ripartire da zero e ad accettare di scommettere ancora su se stesso, almeno per quella parte di destino che gli è dato, in qualche modo, di dirigere autonomamente.

Nel condominio di semiperiferia al centro della narrazione c’è spazio per molte delle contraddizioni che caratterizzano la nostra epoca: vestigie di discriminazione razziale e sessuale, moralismo a buon mercato e condanna per chiunque cerchi di affermare la propria individualità, foss’anche attraverso pratiche new age considerate con sospetto prima di essere bollate come amorali. La forma di non omologazione più genuina è, forse, quella sancita con sconcertante candore dalle azioni di una coppia di anziane, Norina e Irma, pronte a mettersi in gioco, a torto e a ragione, con le loro strampalate e paradossali soluzioni, nelle vicende routinarie dei loro coinquilini con maggiore efficacia degli altri, certe di contribuire sempre e comunque al bene comune.

La scrittura di Giuseppe Cagnato è asciutta, incisiva e graffiante, evidenziando in modo lucido e, per certi, versi ironicamente spietato l’umana fragilità dei tanti personaggi che porta in scena. La sensazione è di un atteggiamento globalmente empatico dell’autore con una scucitura piccolissima, ma tuttavia significativa, di autentica simpatia per il povero Umberto, all’inizio della vicenda ricco di aspettative, vanificate pian piano dall’imbecillità altrui, vigorosa come la miglior gramigna in un campo di grano. Una fiammella di speranza ( “maledetto sia chi la spegnerà per sempre!” ) è la considerazione finale, amara e dolente del protagonista, che tuttavia non demorde e continua a guardare avanti, spedendo in un plico a terzi la sua unica possibilità di salvezza da un mondo incaponito a continuare inderogabilmente per la propria strada.

 

 

L’autore

Giuseppe Cagnato, quarantottenne trevigiano di mestiere progettista e arredatore, appassionato di scrittura e lettura nel tempo libero, suggella con il romanzo “Gli imbecilli? Stanno tutti bene”, pubblicato a inizio del 2013, il suo esordio narrativo per i tipi della Nulla Die, casa editrice siciliana indipendente.

 

Giuseppe Cagnato, Gli imbecilli? Stanno tutti bene, ISBN: 9788897364559, € 16,00