Reading Tips: “La caduta delle dee” di Angela Capobianchi e “Il conte di Ponte Sisto” di Maurizio Milazzo

I miei suggerimenti di lettura per questi mesi estivi al sapore di thriller e di mistero.
Buona lettura a tutti
Lucia

La caduta delle dee di Angela Capobianchi

Angela Capobianchi, avvocato e scrittrice pescarese, è autrice di un corposo romanzo noir per i tipi di Leone Editore in cui le vicissitudini di due famiglie apparentemente differenti per appartenenza sociale si intrecciano le une alle altre dando il la a una storia pregna di vendette e rancori sottaciuti ma anche di profondo istinto materno, da qualche personaggio femminile vissuto forse un po’ sopra le righe, tanto da determinare il destino di più di un personaggio in maniera irrimediabile. Sofia e Silvia, madri per scelta e pronte a difendere la propria prole a qualsiasi costo, hanno ben più in comune l’aver amato in profondità lo stesso uomo rispettivamente in maniera ufficiale e ufficiosa. La tensione e il climax del romanzo sono mantenuti alti grazie allo stratagemma scrittorio dell’autrice di suddividere in micro sequenze narrative la storia, lasciando che il lettore scelga di arrivare alla fine senza concedersi tregue o pause traghettato da un’apprezzabile fluidità scrittoria.

cadutaAngela Capobianchi, La caduta delle dee, ISBN 9788892961067

Il conte di Ponte Sisto di Maurizio Milazzo

Intriso di mistero e incentrato sull’eterna dicotomia tra il bene e il male è anche “Il conte di Ponte Sisto” pubblicato da Infinito Edizioni, ultima opera di Maurizio Milazzo, da sempre impegnato a tutto campo nel sociale a supporto del popolo degli invisibili. A un incipit apparentemente gioioso, rappresentato dalla storia di Mariano, clochard per scelta a seguito di vicissitudini personali che lo hanno costretto ad accantonare un passato di agiatezza, e dall’attenzione del popolo dei suoi ascoltatori che giorno dopo giorno lo segue nei pressi di Ponte Sisto nella narrazione delle sue rocambolesche avventure fa seguito una vicenda di  quotidiana ingiustizia che trasformerà la vita di Fabio, versatile e promettente informatico impiegato part time  in un hotel romano, in un inferno senza precedenti. Fabio perde tutto ma paradossalmente acquista un amico sincero e disinteressato che, credendo in lui, farà di tutto per riabilitarlo agli occhi del mondo e perfino di sé stesso concedendogli una seconda opportunità di rinascita a costo di grandi sofferenze. Il libro è testimonianza del grande amore provato dal suo artefice verso la città eterna, qui dipinta in maniera alterna come madre e matrigna, prodiga e detrattrice, oltre a suggerire con la discrezione e il garbo che da sempre contraddistinguono lo stile narrativo di Milazzo nuove prospettive di vita; spunti di rinascita concreti percepiti in modo vivido e messi nero su bianco grazie anche a un’attività di volontariato da lui portata avanti  con grande consapevolezza e costanza nel corso degli anni.  

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Maurizio Milazzo, Il conte di Ponte Sisto, ISBN 9788868617028

Reading Tips: “Lucy davanti al mare” di Elizabeth Strout e “Parole d’Abruzzo” di Daniela D’Alimonte

Questa volta mi occupo di postare le mie impressioni su due libri diversissimi per genere e stile: un romanzo di narrativa contemporanea, “Lucy davanti al mare”, di E. Strout che, confesso, ha colpito la mia attenzione perché è il primo che ho deciso di leggere ambientato nel periodo della pandemia; segue poi un saggio della dialettologa e studiosa della lingua italiana abruzzese Daniela D’Alimonte col suo “Parole d’Abruzzo”, opera estremamente versatile e agevole da affrontare anche per una profana come me.
Buona lettura a tutti e a risentirci presto

Lucia 

Lucy davanti al mare di Elizabeth Strout 

Lucy è una matura e affermata scrittrice americana. Ha da poco perso David, suo secondo marito, e ha due figlie, Chrissy e Becka, che crede entrambe felicemente sposate. La protagonista vive a New York cercando di convivere con il dolore che l’ha di recente colpita, lambita dalle prime e pesanti avvisaglie della pandemia. Il suo primo marito William, scienziato epidemiologo, con estrema lungimiranza e dopo molte insistenze la convince a trasferirsi con lui in una casetta nel Maine sul mare e ad abbandonare la metropoli. Questa sorta di fuga sarà la salvezza per entrambi e rappresenterà una possibilità concreta per ripensarsi e crescere insieme, anche dal punto di vista affettivo-sentimentale, in una routine in cui ogni cosa assume un nuovo significato,  a partire dalla passeggiata giornaliera che entrambi si concedono a orari diversi ciascuno per proprio conto, sfidando l’ostilità della popolazione locale che li vede come potenziali untori, e che contribuisce a farli riflettere su tutti quei nodi esistenziali rimasti per anni stratificatisi sotto una montagna di consuetudine. Il romanzo della Strout è il primo da me letto incentrato sul covid19. La storia condotta in prima persona da Lucy scorre fluida grazie anche all’ottima traduzione di Susanna Basso, procedendo per segmenti narrativi di grandezza variabile in una sorta di “flusso di coscienza allargato” funzionale ai ricordi ma anche al dipanarsi di eventi contemporanei nella vita della protagonista. Con un finale a sorpresa calibrato sugli spunti di riflessione che il libro offre a ciascuno di noi per il tramite dei personaggi (e della loro vita recente) che lo animano.

Continua a leggere “Reading Tips: “Lucy davanti al mare” di Elizabeth Strout e “Parole d’Abruzzo” di Daniela D’Alimonte”

Reading Tips: “Lithium 48” di Fabio Iuliano e “La diva Julia” di William Somerset Maugham

Con un lieve ritardo sulla tabella di marcia mantengo la promessa fatta a inizio d’anno di condividere con voi le mie letture fatte per diletto e per passione. In questi quasi due mesi di latitanza vi propongo quella di un romanzo breve, “Lithium 48”,Aurora Edizioni (2017), opera di esordio del giornalista Fabio Iuliano e di un altrettanto gradevole romanzo di W. Somerset Maugham, tra i miei autori preferiti da sempre, intitolato “La diva Julia” , Adelphi (2000). Due prospettive diversissime per occuparci di umanità a tutto tondo.
Buona lettura a voi e a risentirci presto

Lucia

Lithium 48 di Fabio Iuliano

Immaginate di avere un vuoto di memoria di 48 ore. Di trovarvi, oggetto di un trattamento sanitario obbligatorio, in una struttura di un Paese che amate profondamente; in cui avete scelto di vivere, eleggendo la sua capitale a vostra casa pro tempore, ma che in un frangente come quello non è il vostro Paese. Di essere prigionieri di dubbi e incertezze che vi catapultano come per un giro sulle montagne russe dalle stelle alle stalle. Preda di una paura, invisibile ma sottile, permeabile che è quella che il mondo, per il tramite di qualcuno che non conoscete (e per il quale siete oggetto di controllo continuo), vi spii e voglia esercitare su di voi una sorta di monitoraggio a cui è impossibile sfuggire. È con questo importante bagaglio emotivo che Simone, blogger e musicista, prestato dall’Abruzzo alla Francia dopo varie peregrinazioni in Europa si appresta ad affrontare il periodo postumo all’attentato alle Twin Towers, filtrando cose persone e situazioni attraverso la percezione distorta, per molti versi distopica, di una routine quotidiana che inizia ad andargli stretta. Cercando di venire a capo di nodi esistenziali importanti stemperati dall’ottimo parterre musicale, ricco di citazioni e di notizie pertinenti, di cui questo romanzo breve è fornito. Un libro che si conquista la simpatia del lettore, a lui empaticamente vicino non tanto per un discorso meramente solidale dovuto al disturbo bipolare di cui il protagonista soffre ma per la percezione netta, condivisa, che la vita sia un palcoscenico a cielo aperto in cui ogni atto sia parte di un canovaccio appena abbozzato suscettibile di cambiamenti e colpi di scena continui, per la maggior parte inimmaginabili, su cui la volontà del singolo ha davvero poco ascendente. Un’opera prima avvincente del giornalista/blogger e musicista aquilano Fabio Iuliano dal formato snello che colpisce l’immaginario di chi lo ha tra le mani stimolandolo a leggere di corsa sino all’ultima pagina per “sapere come va a finire” con il contrappunto adrenalitico, “alternative rock”, della musica preferita evocata dal creatore della storia.

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Fabio Iuliano, Lithium 48, ISBN 9788894808162

La diva Julia

Julia Lambert è un’attrice inglese di teatro di successo, grazie anche all’oculata amministrazione di sé stessa dal punto di vista professionale portata avanti da suo marito Michael Gosselyn, all’inizio della storia attore di bell’aspetto, corteggiatissimo ma mediocre come teatrante. L’uomo in seguito si reinventerà abile manager grazie al successo riscosso dalla moglie al punto da diventare pian piano affermato impresario teatrale. Smettendo i panni della persona di cui lei si era da giovane innamorata: un uomo che, tuttavia, per quieto vivere aveva ceduto al suo amore con la benedizione dei suoi genitori, conquistati dall’aspetto bon ton della ragazza. Julia asseconda di buon grado le mire e le ambizioni del suo compagno all’inizio per mera dedizione, poi per pura convenienza, rinunciando a una parte del proprio vissuto (ad esempio negando di essere figlia di un veterinario e millantando un padre dottore consigliata in ciò da Gosselyn). Cerca, quindi, stimolata dal suo pigmalione di entrare a far parte della Londra bene sfruttando la benevolenza e l’ammirazione di cui è oggetto per consolidare la sua ascesa artistica. Incapace di vivere di vita propria, la donna preferisce barcamenarsi nelle vicissitudini quotidiane mutuando battute e caratterizzazione dai personaggi che interpreta sul palcoscenico fino al primo colpo di testa che la vede cedere alle avances di un suo giovane ammiratore, un colletto bianco di modesta cultura e sensibilità che però ha il potere di scuoterla dal torpore e dal disamore in cui la sua vita matrimoniale è con l’andare del tempo precipitata. Al di là delle vicissitudini lavorative (qualcuno vorrebbe metterla in un angolo e spodestarla del ruolo di protagonista per il quale ella ha lavorato duramente spettacolo dopo spettacolo) l’unico punto di riferimento certo della sua vita è rappresentato dall’amore materno per suo figlio Roger, paradossalmente molto più capace dei suoi genitori di mantenersi con i piedi ben piantati per terra e di saper inquadrare entrambi per ciò che essi nella realtà sono. “La diva Julia” , ritratto della più grande attrice d’Inghilterra, come pomposamente l’apostroferà spesso Michael nel corso dell’intera narrazione, rappresenta uno spaccato notevole condotto soprattutto dietro le quinte e venato di ironia graffiante dell’ambiente artistico teatrale londinese degli anni trenta del secolo scorso  grazie all’abilità scrittoria di Somerset Maugham che all’epoca si documentò con dovizia di particolari per dare verosimiglianza al suo romanzo articolato con la tecnica del narratore onnisciente. Divertendosi di gusto, grazie a tale artificio, nel lasciar trapelare, spesso con fare ammiccante, tutto ciò che passa per la testa della sua bella e ambiziosa protagonista.

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William Somerset Maugham, La diva Julia, ISBN 9788845915437

Tre Storie: “Sotto gli alberi” di Thomas Hardy

Secondo appuntamento per la recensione d’Autore con il romanzo hardiano “Sotto gli alberi”, letto nella edizione Fazi del 2018 con traduzione a cura di Marco Pettenello.
Buona lettura

 

SOTTO GLI ALBERI

“Sotto gli alberi”, scritto nel 1872, è un romanzo di transizione tra il fortunato “Estremi rimedi” e “Due occhi azzurri”, pubblicato l’anno successivo.

Ha al suo attivo una trama accattivante, briosa e sottilmente ironica, tutta giocata sui tentennamenti amorosi di Fancy Day, maestra di campagna da poco parte della comunità rurale di Mellstock riguardo al fatto se sia più opportuno scegliersi un marito basandosi meramente sul senso della convenienza che ne potrebbe derivare o, invece, privilegiare il sentimento e orientarsi verso una persona che ci attragga realmente. È palese da parte della ragazza, molto attenta a fare esercizio di bon ton anche nella scelta dell’abito più  appropriato da sfoggiare nelle varie circostanze in cui si percepisce protagonista, considerare l’istituzione matrimoniale come mezzo di ascesa sociale; ed è in base a questo parametro che, pur avendo già scelto col cuore Dick Dewy, appartenente a una generazione di carrettieri e abile violinista, si lasci tentare dalla maggior ampiezza di sostanze di Mr. Maybold, il nuovo vicario della parrocchia, elegante nei modi e nell’aspetto, ma anche da Mr. Shiner, proprietario terriero locale desideroso anch’esso di prender moglie e affascinato dall’intraprendenza e dal senso di protagonismo della ragazza. La coralità dell’opera è rappresentata di nome e di fatto dal gruppo dei musicisti di Mellock a cui è affidato il compito di discettare di piccole e grandi cose esistenziali in maniera assolutamente naturale e fatalistica in cui poco è lo spazio attribuito a filosofeggiamenti che non risentano della naturalità della Vita stessa. Il gruppo di cantori di cui fa parte Dick stesso e buona parte della sua famiglia è tutto teso alla riaffermazione del proprio principio di sopravvivenza a fronte dell’esigenza di smantellarlo da parte di terzi (non si sa bene se incarnata dal personale desiderio di Mr. Maybold di liberarsene per svecchiare la cerchia dei collaboratori della parrocchia che gli è stata affidata oppure, molto più concretamente, segno di rispetto verso Mr. Shiner che è tra i suoi maggiori benefattori e che da sempre è acerrimo nemico dei musici/parrocchiani).
Il libro si articola in quattro sezioni  di tipo naturalistico e stagionale, culminando in un‘ultima parte, la quinta, costituita da due capitoli in cui Hardy, da buon narratore onnisciente, si diverte a tirare le fila della storia imbastita cercando di posizionare nel modo più coerente tutti i tasselli lasciati in sospeso nel corso della narrazione.
Anche in questo romanzo vi è un’ampia componente di tipo descrittivo in cui la magistralità dello scrittore si mostra in tutto il suo splendore anche grazie alla fruibilità che è maggiore rispetto ad altre opere forse più profonde e significative ma meno scorrevoli di questo riuscito divertissement.

La perla finale è rappresentata dalla teoria amorosa hardiana, disincantata ed emblematica e, per certi versi assai attuale, espressa per bocca del sentimentale Dick e dell’accorta Fancy in un duetto memorabile alla fine della loro festa di nozze:

«Fancy», disse «se siamo tanto felici è perché tra di noi c’è una confidenza assoluta. Da quando mi hai confessato della tua piccola avventura con Shiner vicino al fiume – che in realtà non fu affatto un avventura- ho sempre pensato quanto candida e buona devi essere per raccontarmi una cosa tanto insignificante, e per esserne spaventata com’eri tu. Da allora ho deciso di raccontarti ogni mia azione e parola. Non avremo mai segreti l’uno per l’altra, non è vero? assolutamente nessun segreto».

«Nessuno a partire da oggi», disse Fancy. «Ascolta che cos’è?».

Da un vicino roveto all’improvviso una voce forte, musicale liquida pronunciò queste parole: «Tippiuit! Suicchichicchichì! Vieni qua, vieni qua, vieni qua!»

«Oh, è l’usignolo» mormorò lei, e pensò un segreto che non avrebbe mai rivelato.

Autore:

Thomas Hardy

Titolo:

Sotto gli alberi

Collana:

Le strade

Numero Collana:

352

Pagine:

238

Codice isbn:

9788893253772

Prezzo in libreria:

€ 17

Codice isbn Epub:

9788864116617

Prezzo E-Book:

€ 9.99

Data Pubblicazione:

17-05-2018

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ph.credit: fazi Editore
L’articolo originale pubblicato su Cyrano Factor è qui

Dove eravamo rimasti? – Tre Storie, quando recensire un libro non è solo questione di marketing

Più di tre mesi senza scrivere un rigo. Una pandemia ancora latente (che ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e di rapportarci col prossimo) a cui prestare la giusta e dovuta attenzione continuando a vivere al meglio, più di un progetto scrittorio e non in essere. Il bisogno di riflettere ma soprattutto di agire sulle cose, imprimendo alle mie giornate un nuovo impulso.
Ricomincio qui su WordPress con una nuova rubrica intitolata “Tre Storie” da una cosa che penso di saper fare bene: leggere e poi recensire libri sul filo delle mie memorie letterarie e delle suggestioni personali. Perché la lettura è atto di consapevolezza e metascoperta ma anche libera interpretazione personale.

Buona lettura a tutti e a presto

Gentili lettori,

a partire da oggi inauguro un nuovo tipo di recensione letteraria incentrata su tre opere elaborate dal medesimo autore nell’arco della propria carriera scrittoria.
Ho deciso di rompere il ghiaccio partendo dal grande Thomas Hardy, autore a me particolarmente caro sin dai tempi dei miei studi universitari, esaminando la sua produzione meno nota per il tramite delle impressioni di lettura ricevute attraverso “Estremi rimedi”, opera del 1871, per poi proseguire a intervalli regolari con “Sotto gli alberi” (1872) e “Due occhi azzurri” (1873). Tre romanzi scritti in perfetta successione cronologica e molto evocativi, a mio giudizio, della sensibilità del loro artefice.
Per la mia analisi ho scelto di affidarmi alla traduzione di Chiara Vatteroni elaborata per la collana Le strade di Fazi Editore (2019).
Buona lettura a tutti

ESTREMI RIMEDI

Quando Thomas Hardy inizia a scrivere il suo Desperate Remedies, in italiano “Estremi Rimedi” è il 1871 ed egli ha già abbandonato la professione di architetto per dedicarsi a quella di scrittore trasferendosi nel Dorset, contea da lui ribattezzata Wessex come uno dei sette regni anglosassoni.
Un ravvedimento professionale  arrivato al momento giusto, il suo.  Con una prosa intrisa di Realismo Vittoriano e di Romanticismo in questo romanzo, pubblicato in forma anonima, cercò di risollevare le sue sorti letterarie con una narrazione al passo dei migliori sensation novels dell’epoca (in origine opere forse un po’ troppo macchinose nell’intreccio) ma tuttavia permeando questo nuovo lavoro del proprio senso esistenziale  in materia di amore, religione, riconoscimenti sociali, lavoro. Tutte tematiche trattate con grande verosimiglianza attraverso uno sguardo attento e non falsamente benevolo sulle tante contraddizioni alla base di un way of living tipicamente vittoriano, fatto di chiaroscuri e profonde ingiustizie  sociali.
La trama è accattivante e ruota tutta attorno alla figura di Cytherea Gray, giovane orfana di belle speranze, ben decisa a conquistarsi un posto di autonomia e indipendenza  anche economiche nella comunità in cui vive senza per questo rinunciare ad aspirazioni tipicamente femminili caratteristiche dei  suoi tempi: amare romanticamente qualcuno reputato alla propria altezza ma non in maniera preponderatamente passionale, con giudizio e senso delle circostanze concrete.
Nelle sue vicissitudini è presente uno dei leitmotiv hardiani: la stretta interconnessione tra ambiente e personaggi che tanto ha avuto peso nella poetica di questo autore. I protagonisti dei suoi romanzi amano, soffrono, agiscono e spesso cercano di fare buon viso a cattivo gioco con un sapiente uso di resilienza nelle circostanze più avverse, mantenendosi tuttavia fedeli al ruolo che il loro creatore ha ad essi attribuito con precisione chirurgica e sottile ironia anche con riferimento alla Natura e a ciò che il Fato ha per essi in serbo.
Altri personaggi di spicco del romanzo sono Miss Adclyffe, anziana notabile che prende a occuparsi di Cytherea con l’azzardato compito di riequilibrare le sorti di un destino che non le è stato in gioventù benevolo;  Aeneas Manston, sovrintendente della gentildonna, dalla figura ambivalente e ricca di ombre, altrettanto manipolatore quanto la sua datrice di lavoro,  a questa legato da circostanze misteriose ma facilmente intuibili nel prosieguo della storia.
Edward Springrove, innamorato di Cytherea e da lei ricambiato, piccolo proprietario terriero locale convince poco con un atteggiamento non sempre incisivo, almeno a principio della storia, riscattandosi soltanto nelle ultime battute laddove riesce finalmente a contrastare in maniera accettabile Aeneas, suo antagonista.
Il romanzo, diviso in tre libri, fu ideato in tale formato per poter essere forse pubblicato a puntate corteggiando a episodi il pubblico di lettori cui era destinato. Gli amanti di Thomas Hardy troveranno assai apprezzabili le descrizioni paesaggistiche  e quelle di introspezione psicologica  a fronte di un andamento in generale di velocità variabile riscontrando, tuttavia, più di un’occasione per leggerlo sino alla fine e portare a compimento il patto narrativo all’inizio contratto con l’autore. Ricevendone un happy ending seduttivo ma di certo coerente con fabula e intreccio.

Autore:Thomas Hardy

Titolo:Estremi rimedi

Collana:Le strade

Pagine:542

Codice isbn:9788893254472

Prezzo in libreria:€ 18

Codice isbn

Epub:9788864119618

Prezzo E-Book:€ 9.99

Data Pubblicazione:26.09.2019

ph.credit: fazieditoredotit

L’articolo originale pubblicato su Cyrano Factor è qui

La parola al recensore: “Romanzo Popolare” visto attraverso gli occhi di Daniela del sito “Chili di libri”

Cari amici, un saluto veloce per proporvi l’ultima recensione di ‘Romanzo Popolare’ pubblicata in ordine di tempo sperando di fare cosa grata, a cura della blogger Daniela, coautrice e fondatrice con Anita, del sito letterario Chili di Libri.

Buona lettura e a presto

Lucia

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Romanzo Popolare

di Lucia Guida

Dal sito dell’editore

Destini incrociati di donne che vivono in una Pescara variegata. Donne che rinunciano ai propri sentimenti per il bene della famiglia. Donne capaci di inedita determinazione per offrire una possibilità agli affetti più cari. Donne che immolano se stesse per superare l’indifferenza di un amore incondizionato. Esistenze mortificate eppure sublimate da un indomito spirito di sacrificio. Ricorsi che illuminano di una luce nuova fatali coincidenze. Tratti comuni che emergono a dispetto di conoscenze reali. Motivi che si fondono, saldati assieme dall’esistenza disperata di Matteo, bello e perverso, malato dentro perché la mela non cade mai lontana dall’albero suo.

Recensione

Appena ho iniziato a leggere il libro, me ne è subito venuto in mente un altro: due donne, palazzoni, figli coetanei, un marito violento e la difficoltà di arrivare a fine mese… Poi per fortuna, molto presto, questa storia ha preso una piega diversa.

La signora vittima del marito continua a essere vittima, fino a che una provvidenziale caduta (con una spintarella, certo), non la rende vedova. Sarà stata lei o il figlio? Poco importa. Uno dei due ha avuto il coraggio di liberarsi da quel giogo, da quella violenza quotidiana che è prima di tutto psicologica, che ti impedisce di vivere, di respirare, di star serena due minuti, senza avere paura di essere poi massacrata di botte, riempita di urla e improperi.

Matteo,il figlio undicenne si deve nascondere, cerca di non farsi vedere, non ha amici.

“Non avrebbe mai ammesso con chicchessia di desiderare una famiglia migliore. Si ripeteva spesso di non aver bisogno di nessuno e nei suoi sogni non c’erano calciatori famosi o biciclette fiammanti. Fremeva dal desiderio di cercare la propria strada altrove, lo avrebbe fatto da grande. Lontano mille miglia da una casa in cui non si sentiva protetto, succube dell’umore di un uomo che l’aveva spesso costretto, anche in giornate di pioggia o di freddo, a fuggire all’aperto per evitare le botte.”

L’altra signora, la vicina del piano di sopra, ha due figli, Lidia e Giacomo, e si è appena trasferita a Pescara. Ha lasciato non solo il conforto degli amici e di luoghi conosciuti, ma anche il calore del vero amore, quello che non prova più per suo marito, il quale si accontenta di non domandare per non sapere.

La storia va via veloce, come la vita. In men che non si dica sono passati dieci anni, i figli sono grandi, uno è partito militare, uno lavora come meccanico e la figlia sta diventando donna. Inizia ad attirare le attenzioni dei ragazzi e sono tutti presi dai propri affari. Non ci sono più i bei pranzi tutti a tavola, Maria si è risposata e il figlio Matteo rifiuta qualsiasi contatto, assomiglia sempre di più al padre.

È una storia tristemente quotidiana: le piccole meschinità della vita, i tradimenti, le violenze, la difficoltà di fidarsi, l’invidia e l’angoscia, la sensazione che non ci sia più speranza. Sentirsi un sacco vuoto per la morte del figlio e dover, in qualche modo, andare avanti.

È un libro scritto bene, che parla anche di argomenti difficili, come se fossero un contorno, nel trambusto della vita quotidiana, senza tuttavia negar loro l’importanza che rivestono.

 

Daniela

L’articolo originale lo trovate qui 

 

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Presentazione di ‘Romanzo Popolare’ al Gran Caffè Cigno di Chieti Scalo del 1° giugno 2016 per la rassegna ‘Mercoledì d’Autore’ a cura dello scrittore Alessio Masciulli

La parola al recensore: “Romanzo Popolare” visto attraverso gli occhi di Mario Borghi, per “Pubblica Bettola Frammenti di cobalto”

Buongiorno. La recensione di ‘Romanzo’ che,  oggi, vi propongo in lettura è a cura di Mario Borghi, critico letterario, autore e oste della Pubblica Bettola ‘Frammenti di Cobalto’.

Ringrazio Mario per due motivi: per essersi preso la briga di leggere con attenzione il mio testo non limitandosi a sfogliarlo, e per essere andato al nocciolo della questione con l’accuratezza e la puntigliosità che sono marchio di fabbrica delle cose che scrive e del sito che cura.
A riprova di quanto sia importante, nella recensione e/o presentazione di un’opera, affidarsi a una persona che abbia la tua stessa sensibilità, scrittoria e non. E ciò a prescindere dai risultati finali ottenibili.

A presto

Lucia

 

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‘Romanzo on the Road’, photo by Lucia Guida

 

 

Romanzo Popolare, di Lucia Guida 

 

Romanzo popolare, terza opera della scrittrice e docente pescarese Lucia Guida, edito da Amarganta nel 2016, è un romanzo assolutamente femminile e al femminile. È anche un romanzo d’amore, ma non è un rosa. Si tratta della formazione di due famiglie che nel 1965 si trasferiscono nello stesso palazzo, a Pescara.
Sarà che gli opposti si attraggono – e queste due famiglie sono proprio una l’opposto dell’altra – sarà che per un certo periodo i rispettivi figli frequentano la stessa scuola, sarà, forse più pragmaticamente, che tra vicini di casa si tende a socializzare, tra le donne delle due famiglie si crea un legame particolarissimo. Un legame che, anche se per ragioni e origini opposte, ha in sé l’esigenza di capire e di raggiungere una consapevolezza, allora come spesso ancora oggi, compromessa dal retaggio che vede il maschio prendere in mano le redini della famiglia.
L’equilibrio, sottile ma efficace come i fili di una ragnatela, trova il suo valore nel concetto di vicinanza, che prescinde da meri interventi o aiuti materiali.
Tra le due si instaura una sorta di telepatia che, riesce, per quanto il destino conceda all’umanità, di limitare i danni e ciò, secondo me, dovrebbe animare ognuno: una vicinanza discreta ma continua che, anche se oramai sembra banale, ma purtroppo è così, impedisca a chiunque di dire, di fronte alle tragedie che quotidianamente infestano le cronache: «Sembravano così brave persone…».
Il legame tra Teresa e Maria, così si chiamano, è anche complicità, tacita e implicita, che deriva dall’infelicità insita nei rispettivi matrimoni; infelicità e insoddisfazione declinata in ogni loro forma e gestita con difficoltà, ma resistente anche ai vari fraintendimenti sempre in agguato e figli sociologici della sopravvivenza.
Tuttavia, nonostante tutto, gli effetti negativi – come purtroppo capita di solito – derivanti dai rispettivi rapporti seppur lì per lì neutralizzati dalla reciproca assistenza delle due, sembrano sfuggire a ogni argine e confluire sul più fragile: il figlio di Maria che, quasi a mo’ di agnello sacrificale, paga colpe non sue sotto un boia che applica sentenze sempre più misteriose.
Teresa non ha problemi economici, ha un marito con un ottimo impiego e due figli modello, mentre Maria ha un figlio scapestrato ed è sposata con un alcolizzato attaccabrighe che non riesce a tenersi un lavoro per più di qualche mese, costringendo così la sua famiglia a sacrifici immani e di cui lui non si rende neppure conto.
Ecco dove sta il valore di questo romanzo, in cui si racconta di un disagio, anche, latente: nell’identificazione del paradigma comune e degli obblighi reciproci tra esseri umani, meglio ancora se vicini di casa e inconsapevoli. Se non altro per riuscire a non andare a fondo del tutto, da soli.
Un piccolo appunto andrebbe alla copertina: non rende pienamente onore alla profondità dell’opera, scritta in punta di penna e con uno stile inclemente e sottile.

Mario Borghi, 13 giugno 2016

 

 

L’articolo originale lo trovate qui

 

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“Le due amiche”, acrilico di Cristina Bertuzzi

 

La parola al recensore: ‘Romanzo Popolare’ visto attraverso gli occhi di Antonio Fresa per ‘Mentinfuga’

Cari amici, vi propongo stasera la recensione del mio ‘Romanzo’ fatta da Antonio Fresa per il periodico online dell’Associazione Culturale Mentinfuga.

Una prospettiva chiara e accurata verso cui guardare alla mia storia di provincia e alle vicende personali di gente comune ma non ordinaria.

Buona lettura

A presto

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ph. credits: foto di Luciano Onza

Romanzo Popolare: Lucia Guida

L’ultimo romanzo di Lucia Guida è ambientato a Pescara e racconta la storia di due famiglie che incrociano il proprio destino. Due donne che stringono una vera e duratura amicizia. Famiglia, amore, odio e violenza sono alcuni degli ingredienti che la scrittrice miscela con sicurezza in un romanzo dalla solida struttura.

Piccola premessa: come un’introduzione

Non si pretende qui di illustrare ai nostri lettori tutte le vicissitudini che la “forma romanzo” ha incontrato negli ultimi decenni. La smania sperimentale, e anche una sorta di spirito dell’epoca, avevano portato anche a parlare di morte del romanzo.
Con quell’espressione, ben evidentemente applicata a tanti linguaggi diversi, non s’intendeva evocare una profezia sulla scomparsa del romanzo.
Si voleva, piuttosto, segnalare la continua trasformazione di modi e forme che non consentivano più, con la forza di un canone, di assegnare o sottrarre valore alle opere proposte.
Sperimentazioni formali, linguistiche e anche più azzardate hanno permesso, invece, almeno ai lettori più affezionati, una selezione sempre più netta fra quello che amavano e quello che li lasciava poco convinti.
Insomma, il romanzo non è morto e sembra, anzi, avere buona salute ancora oggi.

Citazione 1
Visibilmente era la stessa di sempre. La sua infedeltà coniugale non aveva scalfito la sua affettuosità né la sua disponibilità di madre.
Sarebbe stata lei l’unica a fare i conti con un’unione che non la soddisfaceva più ma che non se la sentiva di infrangere. Sarebbe stata una donna a metà.
Una donna a un bivio imboccato a fronte alta e senza nessun ripensamento.
Salvezza e morte assieme, soltanto il tempo avrebbe potuto stabilirlo.

Il romanzo di Lucia Guida si presenta, data la breve premessa, quanto mai interessante e, mi si passi il termine, godibile per la volontà di ridare forza e spessore a unanarrazione rigorosa e ben strutturata.
Prima ancora di passare ad analizzare la vicenda, ci piace sottolineare la qualità dell’ambientazione e la descrizione dei personaggi.
C’è solidità nella scrittura di Lucia Guida che, lungi dal cadere nel formalismo, non impedisce il fluire di sensazioni e sentimenti che la vicenda induce.
La scrittrice sembra, infatti, aver trovato un equilibrio davvero notevole fra l’indignazione e il dolore che la vicenda suscita, e lo sforzo di onestà – si direbbe davvero sofferto date le tematiche trattate – nel presentare i diversi personaggi che si alternano sulla scena.

Citazione 2
Con l’ultimo briciolo di forza che le restava, Maria aveva tirato a sé una seggiola di legno dal fondo compatto, cercando di indirizzarvi il peso morto di un uomo che si dimostrava incapace di fare altro se non stringere a sé due bottiglie di Montepulciano. La sedia aveva scricchiolato ma era riuscita sostenere il peso che vi si era accasciato sopra senza parole, gli occhi socchiusi privi di espressione.
Maria aveva tamponato le gocce di sudore che le rigavano il viso disfatto con un fazzoletto tratto da una tasca del grembiule da cucina.
Matteo si era diretto verso la sua stanza con passo silenzioso.

I nostri lettori più affezionati sanno che il nostro tentativo è sempre quello di offrire tutti gli elementi utili a formarsi un’idea del testo che vanno a incontrare, senza però dissolvere la sorpresa e la scoperta.
Ci limitiamo, quindi, a una ricognizione generale che non intende avere pretese di completezza.
Lo spessore, la ricchezza e la complessità dei personaggi creati da Lucia Guida richiedono, infatti, una più attenta e partecipata lettura.

Palazzine e palazzi, cortili e strade: una cittadina come tante. In questo caso Pescara, nel 1965.
Le une sulle altre si alternano le luci della cucina e quelle delle altre stanze.
Le famiglie vivono la loro vita; le famiglie sembrano somigliarsi in quelle strade animate da poco.
Il lavoro, la scuola per i figli e tante donne, divise fra le esigenze della casa e la volontà di contribuire alla magra economia domestica.
Sollevando appena la testa, le luci che si avventurano verso la strada o nel cortile fanno presagire che tutto vada bene e che tutto andrà bene.
La famiglia Terenzi e la famiglia De Carlo potrebbero anche diventare amiche, scambiarsi qualche cortesia.
In fondo Teresa De Carlo si è trasferita da poco a Pescara per raggiungere suo marito e stabilirsi lì anche con i due figli: Lidia e Giacomo.
Le farebbe piacere stabilire qualche contatto, coltivare qualche rapporto.
Maria Terenzi è la madre di Matteo ed è sposata con Michele.
I personaggi ci vengono incontro e ci fanno conoscere le loro prerogative.
Solidale e capace di resistere alle difficoltà della vita, pieno di un reciproco rispetto, il rapporto che si struttura fra Maria e Teresa sembra la nota più positiva dell’intera storia.

Citazione 3
Ciò che Giselda desiderava era scomparire alla vista di chicchessia. Se avesse potuto, si sarebbe trasformata in aria dall’odore salmastro, come quella respirata in riva al mare da bambina, in un tempo che le sembrò troppo lontano. Aveva voglia di pace e di pulizia. Di tranquillità. Desiderava, forse, qualcosa che per lei non c’era. Non voleva che il suo citiletto, già così presente con i suoi guizzi impalpabili, ne avesse a soffrire in modo prematuro.

Potrebbe sembrare tutto semplice. Queste donne (Maria e Teresa), e altre che incontreremo (Giselda), nascondono, invece, segreti dolorosi e tragedie devastanti.
Hanno appreso da sempre a dissimulare, a celare, a rappresentare una serenità che non c’è.
La minaccia, sotto forma di un tradimento coniugale o di un’indicibile violenza domestica a causa di un marito alcolista, è continua e lo sforzo di controllare la situazione assume tratti che somigliano a un martirio.
Maria sopporta le violenze del marito e cerca di tenere il figlio Matteo al riparo dalla brutalità paterna.
Matteo cresce in una situazione che non gli consentirà di stabilire legami affettivi e scoprirà troppo tardi il suo bisogno d’amore e di stabilità.
La morte tornerà più volte a sconvolgere l’esistenza di queste donne che, in realtà, chiedevano amore, comprensione e affetto ed hanno, invece, incontrato uomini che hanno negato anche le loro emozioni.
La rinuncia all’amore, la violenza subita, l’abbandono nel momento più duro, una sorda cattiveria che si fa accanimento: tante tappe di un cordoglio che si stempera appena nella condivisione dell’amarezza del proprio destino.
Altra epoca? Altra Italia? Al centro, sempre, la difficile opera delle donne che chiedono di poter determinare la propria esistenza.

Citazione 4
Volte e volte in cui mi sono ritrovata per terra, ammaccata e dolorante, perché lui mi aveva fatto perdere i sensi. Alla fine non ce l’ho fatta più e ho deciso di dargli anch’io una lezione. Una di quelle che si ricordano finché campi.
 Una sera l’ho aspettato nella penombra di casa che rientrava, ciucco come al solito. In un angolo c’ero io. Non ho dovuto penare troppo per fargli perdere l’equilibrio. Prima di chiudere gli occhi l’ho visto stupirsi scoprendo l’espressione del mio viso. Ero seria e determinata. L’ho fatto per Matteo.
Per liberarlo. Ma non è bastato. O forse è stato troppo. La vita è una ruota che gira e Matteo di cattiverie ne ha avute per tutti.
Antonio Fresa, 24 aprile 2016

Lucia Guida
Romanzo Popolare
Amarganta, 2016
Pagine 174, € 12,50

 

L’articolo originale lo trovate qui

 

bambini

ph. credits: larchivio.org

 

Presentazioni d’autore: “Il gusto della vita” Luciana Ortu

Un anno di vita è un’occasione unica e irripetibile per mettere a punto ricette della tradizione sarda, riviste in un’ottica migliorativa e innovativa, ma soprattutto per metabolizzare il lutto per la perdita di una persona cara.
E’ quanto Laura, appassionata di archeologia nuragica, ottima cuoca e sposa novella cerca di fare, centellinando nel tempo e nel gusto sapori e odori familiari a cui è legata, ritmando le proprie giornate  attraverso la preparazione di manicaretti sfiziosi messi in opera con originalità, intraprendenza e morbidezza, col pensiero costantemente rivolto a suo padre, finito da poco.

La sua vita scorre lenta sul filo di dodici mesi, da gennaio a dicembre, scandita da episodi domestici e familiari solo all’apparenza banali; intrecciati, in realtà, in una trama robusta come quella che un tempo cresceva senza fretta sui telai delle nostre nonne, trasformando matasse di filo in metri di stoffa preziosa da utilizzare per evidenziare i momenti belli e meno belli della vita di una persona: un battesimo, una ricorrenza, un fidanzamento, un funerale.

Non c’è occasione che Laura e suo marito Josto si trovino impreparati a fronteggiare: da un invito a pranzo last minute all’ospitalità “forzata” e ingombrante di parenti vicinissimi al loro microcosmo coniugale. Lo fanno con impegno paritario, nell’azione e nei sentimenti, una sorta di fil rouge che pervade tutto il romanzo e che agisce da collante, testimoniando sulla bellissima storia d’amore e d’amicizia che è tra di loro.

Possiamo tranquillamente definire ‘Il gusto della vita’ come un romanzo di crescita: nei sentimenti, nella progressione esistenziale e, perché no?, nel gusto verso le cose semplici e appetitose concepite come una possibilità di salvezza in più per assaporare al meglio ( e, forse, con fatalità disincantata ma certamente esperita con sapienza ) anche i bocconi amari a cui, con puntualità, abbiamo necessità di tenere testa. Senza che questi ultimi diventino, però, sterili lotte contro i mulini a vento, ma costituiscano un’ottima occasione per affinare il nostro saper vivere, accettando di buon grado e con gratitudine anche ciò che è difficile da introiettare, ponendoci in un’ottica di progressione continua, lenta ma sistematica.
Luciana Ortu narra la sua storia utilizzando un linguaggio estremamente scorrevole ma ricercato e mai scontato, cercando di immedesimarsi al meglio nella filosofia esistenziale di Laura, protagonista e io narrante del romanzo che procede in maniera costante sul filo di una malinconia consapevole, venata da autoironia e senso delle cose, conferendo all’intreccio bagliori iridescenti simili a quelli che rendono cangiante, accrescendone la preziosità, la consistenza di una sciarpa di seta indiana.
‘Il gusto della vita’ è un’ottima opera di narrativa di esordio per la sua autrice, valorizzata con entusiasmo e coraggio da Amarganta Editrice, ce noeap rietina nata un anno fa che ha già al suo attivo svariate opere di genere letterario diverso.
Saporitissima appendice è, infine, quella rappresentata dalle ultime pagine del libro che contengono ricette sarde e italiane note e meno note, rivisitate con efficacia da Laura/Luciana, pronte per essere sperimentate in modo ottimale anche dal lettore.

 

L’autrice

Luciana Ortu è nata e vive in Sardegna. Adora leggere. Appassionata di archeologia, ama scoprire le storie della sua terra millenaria. Ha corretto le bozze e collaborato alle ricerche per un saggio dedicato ai Grandi Padri, i suoi avi Nuragici. La curiosità e la voglia di documentare di persona l’hanno portata a fornire materiale a una rivista archeologica nazionale. Finalista a concorsi letterari regionali e nazionali, ha diversi racconti pubblicati, su carta stampata e riviste online. Nel 2009 ha curato la pubblicazione della monografia sul pittore Piero Ligas, in occasione dei suoi quarant’anni di attività. A marzo 2013 il suo “Crocus Oniricus” è compreso in un’antologia curata dalla associazione Alba Scriptorum, nata per finanziare un Parco Letterario nel cuore della Sardegna. ‘Il gusto della vita’ è il suo primo romanzo ed è stato pubblicato a giugno 2015 per Amarganta Editrice.

 

Luciana Ortu, Il gusto della vita, ISBN: 9788899344078  € 12,00

 

il gusto della vita

Presentazioni d’autore: “Donne e così sia” di Assunta Altieri

Ho conosciuto Assunta Altieri in occasione del lancio di “Donne e così sia”, avvenuta a fine 2013, e “de visu” durante una presentazione del mio “Pergolato” all’emporio Primo Vere, bottega del commercio equo e solidale di Pescara. Ci siamo riviste per “Intorno alle parole”, evento conclusivo del premio omonimo e bella manifestazione incentrata su tematiche della scrittura e dell’editoria e momento d’incontro fra scrittori, giornalisti, editori, istituzioni e lettori tenutasi a Montesilvano Colle lo scorso dicembre.

Questa la mia recensione

Buona lettura e a presto

La silloge

“Donne e così sia” è una raccolta di racconti di Assunta Altieri pubblicata nel 2013 da Historica Edizioni, composta da sette storie au feminin ispirate a figure di donne contemporanee. Le personagge di Assunta sono  colte in frangenti significativi della loro esistenza,  a cominciare da Lita, diminutivo di Litaliana, in procinto di traslocare, bravissima a voltare pagina ma sempre pronta a sedimentare le cose belle e importanti come, ad esempio, un pezzetto di cuoio parte dei finimenti di un cammello ribelle che acconsente a essere cavalcato con spirito di resilienza, “reliquia” messa da parte durante uno dei suoi viaggi. Lita, però, sa attribuire il giusto peso agli oggetti, servendosene come trampolino di lancio o, viceversa, come pietra miliare da cui fare il punto della situazione prima di ripartire senza diventarne mai schiava.

Lella è succube di un marito-padrone che non la rispetta e che scientemente, con sadismo puro, si diverte a  sminuirne la femminilità e il valore intrinseco di persona, obbligandola a inchinarsi a lui, moralmente e materialmente. Soltanto una consapevolezza retrospettiva ed estremamente dolorosa le farà dire “basta” risalendo dal fondo in un ménage familiare in cui non c’è traccia di sentimento amoroso, incernierato in abitudini negative così radicate e metabolizzate da toglierle respiro e potere decisionale e di scelta.

E poi c’è la storia di Tea e di sua madre che l’ha cresciuta da sola, in una famiglia interamente al femminile in cui l’opinione di una sorella o della madre di entrambe possono ancora fare testo. Tea andrà a vivere col padre biologico, Carlo, grazie anche alla disponibilità e a una riapertura maggiore acquisita da sua madre, ottenuta sfrondando il loro rapporto genitoriale-filiale da inutili sovrastrutture proprio per permettere alla ragazza di vivere una vita maggiormente gratificante, glissando sui sensi di colpa insinuati da chi vorrebbe dipingerla come una non-madre, non all’altezza del ruolo scelto a suo tempo a costo di rinunce e sacrifici personali e professionali.

“Uomini e paguri” è, invece, la fotografia netta di tante storie di cui la nostra quotidianità spicciola è costellata, fatte di donne lusingate da promesse maschili di stemperare vissuti incolori, connotati dalla solitudine, mai, tuttavia, come quella di doversi accontentare delle avances di un uomo che ha voglia di rinnovare il proprio presente, magari già caratterizzato da una relazione stabile che si sta affievolendo, tentando di passare a un nuovo legame come si farebbe saltando da due treni parallelamente in corsa.

La circolarità del viaggio è alla base del quinto racconto, in cui trova spazio la narrazione di una donna in carriera, in perenne e costante movimento, forte del proprio lavoro e della propria professionalità a sprezzo di chi vorrebbe, con pochissima spesa, scavalcarla o, peggio, relegarla in un angolo. Il tema di una presunta superiorità geografica dettata da longitudine e latitudine è al centro della penultima storia, ambientata con disinvoltura in una sorta di zona franca quale è un salone di parrucchieri. Due donne confrontano con leggerezza solo apparente la loro reciproca appartenenza a due culture e due modi di pensare opposti per contendersi la bravura del loro acconciatore, lungimirante al punto da regalare come “omaggio della ditta” la sua prestazione a chi lo vorrebbe in un altro luogo, lontano dalla propria residenza attuale, per poterlo valorizzare maggiormente.

L’amicizia e la solidarietà femminili sono celebrate nell’ultimo racconto, quasi a voler sottolineare come i veri rapporti non abbiano bisogno di lunghi rodaggi ma procedano assai spesso per affinità elettive, per riconoscimenti d’anima per i quali anche un arco di tempo minimo come due mesi può bastare come incipit per instaurare una solida relazione amicale.
Lo stile di Assunta è diretto ma accurato con qualche piccolissima concessione a espressioni letterarie non consuete usate per enfatizzare la frase, rendendola più particolare e vibrante.
La narrazione si snoda attraverso canali diversi, passando con disinvoltura, da un racconto all’altro, attraverso la forma diaristica, di “messaggeria”, quella in prima o in terza persona, in alcune storie intercalando spaziature extra tra una sequenza e l’altra o sottotitoli scelti per enfatizzarne l’intreccio.

L’autrice

Assunta Altieri lavora da vent’anni nel mondo della pubblicità, collaborando con agenzie di comunicazione di  portata nazionale e internazionale. Ha vissuto e lavorato a Milano, Parma e Lerici e attualmente risiede in provincia di Pescara. Ha partecipato a diverse antologie collettive in cartaceo e in web come autrice di racconti brevi, provando a sperimentare vari mood di scrittura. Ha fondato l’associazione culturale Il Cassetto delle Idee Libere di cui è presidente. “Donne e così sia” è la sua prima opera da solista.

Assunta Altieri, Donne e così sia, ISBN: 9788896656730   € 12,00

Donne e così sia - Assunta Altieri