“In Love, Convenience and Passion travel on tracks that will never meet”

“Amore e comodità in amore viaggiano su binari distanti”
L. Guida
Ph.credit: ‘Pensieri distanti’, scatto di Corrado Ferrari su fotocommunitydotit
“In Love, Convenience and Passion travel on tracks that will never meet”

“Amore e comodità in amore viaggiano su binari distanti”
L. Guida
Ph.credit: ‘Pensieri distanti’, scatto di Corrado Ferrari su fotocommunitydotit
“Si dice che tutte le isole si somiglino un po’, ma ognuna nasconde un’anima segreta che si svela solo a chi sa cercarla”
Quando Laura si concede una vacanza in un’isola della Dalmazia nel periodo immediatamente precedente la guerra dei Balcani del 1991, lo fa principalmente per offrire a se stessa una boccata d’ossigeno in un periodo complesso della sua vita. La donna, che svolge la professione di avvocato civilista, non riesce a uscire con distacco dal suicidio di una cliente, avvenuto davanti ai suoi occhi nel giorno fissato per un l’udienza di separazione di quest’ultima. A Laura quella circostanza tristissima riporta alla memoria un’immagine indelebile della sua infanzia: quella di sua madre, in bilico sul davanzale della finestra di casa e in procinto di lanciarsi anch’ella nel vuoto. La donna desisterà dall’intento nell’attimo in cui si accorgerà che la bimba è alle sue spalle. Laura è schiacciata dai sensi di colpa derivanti da queste due circostanze tragiche che le impediscono di lasciar fluire liberamente in se stessa e al suo esterno energie vitali indispensabili.
La scoperta della pensione di Vera nell’isola di Soline, visitata durante il suo viaggio, e la decisione repentina di soggiornarvi successivamente al giorno da lei fissato per la partenza, fino a buona parte della stagione successiva, è un’ancora di salvezza che il destino, se così si può dire, le offre all’improvviso per riflettere su se stessa attraverso lunghe passeggiate in luoghi naturali incontaminati e meditazioni scritte, lettere e pagine di diario, per fissare nero su bianco e tentare di dipanare i nodi esistenziali che le impediscono di accettare ciò che è stato ma anche ciò che presumibilmente sarà.
Laura ritrova nell’anziana donna croata, vedova e ancora innamorata del proprio marito scomparso in circostanze non chiarite, un importante trait d’union che le permetterà di recuperare lentamente ma stabilmente un rapporto più equilibrato con la propria madre riconoscendo in quest’ultima un’amorevolezza nei suoi confronti forse mal espressa ma presente sin dall’inizio.
Anche l’affetto complice e solidale di Goran, professore di filosofia e figlio di Vera, servirà alla giovane donna per riconciliarsi con se stessa e con quella parte di femminilità fatta di passionalità e razionalità mantenute, forse, troppo in sordina negli ultimi tempi della sua vita.
La routine semplice e spartana, mai banale, condotta sull’isola, la vicinanza ai quattro elementi che scandiscono la quotidianità essenziale dei suoi abitanti e una natura generosa che offre a piene mani a chi sa ascoltarla ad ampio spettro; i sentimenti gestiti allo stato primordiale scevri da sovrastrutture dai personaggi di questa storia, saranno un toccasana che permetterà a Laura di ripartire verso l’Italia forse con un retrogusto di tristezza per ciò che non si è compiuto ma con una consapevolezza e un senso di autostima rafforzati e approfonditi che le serviranno a progredire a passo sciolto per le strade della vita.
Il romanzo di Maristella Lippolis, nell’edizione di Ianieri del 2018, è anche interessante per i molti e attuali spunti di rielaborazione che offre al lettore in un’epoca in cui la tentazione di procedere per le vie del mondo in maniera epidermica per non soffrire (o soffrire poco!) è una tentazione sempre in agguato. La narrazione procede con attenzione e accuratezza stilistiche ma anche scrittorie sul filo del romanzo di introspezione psicologica affiancando tuttavia episodi di vita concreta e agita estremamente verosimili. L’autrice si impegna a toccare l’anima di suoi protagonisti e del potenziale lettore con estrema delicatezza alternando il non detto a descrizioni minuziose ma mai debordanti a corredo di una scrittura fluida e coinvolgente.
Lucia Guida
L’autrice
Maristella Lippolis ha esordito nella narrativa pubblicando racconti sulla rivista “Tuttestorie”. Vincitrice del premio Piero Chiara 1999 con la raccolta ‘La storia di un’altra’, ha pubblicato i romanzi ‘Adele né bella né brutta’, Piemme, 2008, finalista al Premio Stresa dello stesso anno, ‘Una furtiva lacrima’, Piemme, 2013, ‘Raccontami tu’, L’iguana editrice, 2017. Collabora con la rivista ‘Leggendaria’, il ‘LetterateMagazine’, il MagFest.
Maristella Lippolis, Non ci salveranno i melograni, ISBN 978-88-94890-64-8, € 14,50

Prendi un lungo weekend primaverile post pasquale, aggiungici delle incombenze familiari da sbrigare. Mescola il tutto con molta nostalgia per ciò che è stato e per quello che sarà. Otterrai una narrazione di pancia molto ma molto personale di tre giornate per buona parte trascorse nel cuore di una città fascinosa, ammiccante e seduttiva: Bologna.

Iniziare questo mini viaggio partendo dal giardino di tua figlia e da un ciuffo di tulipani piantati chissà da chi e in quale anno, fioriti con ingenua spudoratezza in un fazzoletto di terra in semi periferia finalmente bendisposto alla bella stagione.


Forza e fragilità femminile tra passato e presente attraverso i 19 poster delle ‘Staffette Partigiane’ in grande formato realizzati sulle bacheche di Via San Giacomo, progetto curato da “Canicola” con la partecipazione di alcune scuole secondarie di I grado di Bologna. Ed è inconfutabilmente e per sempre Liberazione.


Portici bolognesi e icone votive nel centro di Bologna tra sprazzi di nuvole e sole.

Verso l’alto, tra intrichi e torri svettanti.
Ma il cielo ‘è sempre più blu’ (cit.)

Una canzone e un amico per cui scriverla o cantarla.


Prospettive diverse in un solo tramonto prima della sera.

Di Re e Regine. Di antichi amori e splendori. Di vita che va.
Di Bellezza che resta.


Quale cosa migliore celebrare il 23 aprile la Giornata Mondale del Libro con la pubblicazione di un ebook di racconti, i ‘Racconti d’Autore’, ambientati e dedicati ad alcune strutture alberghiere italiane aderenti al circuito dei Golden Book Hotels? A disposizione degli ospiti per un intero anno?

Dalla ‘mission’ del portale ‘Ready to Read’:
‘Ready to Read’ – applicato ai progetti Hotel Stories e Wine Stories – è un nuovo e originale sistema di offerta di lettura d’Autore breve e dinamica, messo a disposizione degli ospiti e clienti di Alberghi e Aziende vitivinicole aderenti ai due progetti.
Essi troveranno – nelle camere o nelle confezioni di vini, nelle hall o nelle sale degustazioni – un elegante cartoncino contenente l’incipit in italiano e inglese (ma all’occorrenza in qualsiasi lingua) di un breve racconto d’Autore, realizzato ‘su misura’ nella forma e nei contenuti per la struttura ospitante.
La conclusione della lettura sarà reindirizzata su dispositivo mobile (smartphone, tablet, notebook) a mezzo del QR Code o del link esteso da copiare evidenziati sul cartoncino stesso.
La lettura sarà interattiva e consentirà di accedere facilmente a ogni contenuto accessorio utile per conoscere in profondità la realtà dell’azienda, la sua storia e la sua identità, i suoi servizi e i suoi prodotti.
(…)
Quest’anno tra gli autori selezionati ci sono anch’io; rappresenterò una dimora d’epoca, ‘Villa La Meridiana’, sita in Santa Maria di Leuca (LE), suggestivo crocevia tra oriente e occidente.
Se ne avete piacere venite a leggere i nostri contributi. Il mio parla di colpi di fortuna, quei coups de chance che permetteranno a Fiorenza, protagonista femminile della mia storia, di fare chiarezza nella propria vita e scegliere con la massima libertà al meglio.
Perché la Fortuna è qualcosa che ci costruiamo in base a felici intuizioni, certamente, ma anche grazie alla concretezza delle nostre azioni.
A presto

Il pdf dell’ebook completo è qui
Buona lettura e a presto
Ritratto di famiglia
Da almeno
tre generazioni
nel guardaroba
delle donne della mia famiglia
c’è sempre stato
un abitino della festa
dal corpetto
a punto smock.
Una nuvola
di mussola
fiorata o a tinta unita,
decorata
ad altezza di cuore
dalle mani sapienti
di ricamatrici
amorevoli.
Abiti eleganti
per incorniciare
tre sorrisi
legati l’uno
all’altro
da un filo sottile di seta:
fiori in boccio
il mio
e quello di mia madre,
fiore generoso
aperto alla vita
senza remora alcuna
quello di mia figlia.
Lucia Guida

VIVERE È SPORCARSI LE MANI.
A volte mi chiedo se trincerarsi in una torre eburnea, chiudendosi occhi, orecchie e bocca, potrebbe servire ad accettare l’inaccettabile che quotidianamente ci viene propinato.
L’utopia di chi procede per strada sotto un acquazzone, cercando inutilmente di non infangarsi la suola delle scarpe.
Poi mi rispondo che, tanto, non ne sarei capace.
Non potrei starmene zitta e subire con la noncuranza di chi crede di poter guardare a distanza il mondo. Semplicemente perché di quella folla, che mi piaccia o no, seppure in maniera infinitesimale io faccio parte. E posso fare la differenza, se soltanto lo voglio. Se soltanto permetto a me stessa di provarci.
‘Sporcarsi le mani’ serve molto di più di quanto non si pensi. E se, magari, non avrà sortito l’effetto sperato, aiuterà il pensiero di averci provato. Magari districandosi tra prove ed errori, ma in qualche modo agendo.

“Exercising Power may weaken people. That is because Hearts and Minds of those that use it may progressively become poorer”

“L’esercizio del potere può indebolire le persone, perché il cuore e le menti di coloro che lo usano possono diventare progressivamente più poveri”
L. Guida
ph.credit: alleyoopdotilsole24oredotcom
Metti una figlia che di stanziale ha poco e nulla, sempre in movimento da quando nuotava nel mio grembo.
Aggiungici un internship di Ginecologia e Ostetricia che l’ha portata nella Svizzera Ticinese e fai il quadrato con sua madre, la sottoscritta, per cui ogni richiamo a infilare quattro cose in un trolley e muoversi, non va mai inascoltato.
Otterrai come risultato finale un weekend oltralpe a zonzo tra il sud e il nord di questo paese, ricco di belle immagini e sorprese inaspettate.
Ai più pignoli ricordo che le mie esperienze di viaggio sono frutto di pancia, cuore e solo un briciolo di testa. Assaggi di vita ben lontani dal dettagliato briefing di un viaggiatore consumato.
Buona lettura
A presto















La proposta di lettura poetica di oggi è dedicata a Vito Moretti, già docente universitario, poeta, letterato e amico di scrittura che da ieri non è più con noi.
Per voi, ora, una piccola gemma tratta dalla sua silloge di poesie ‘Le cose’ edita da Tabula Fati nel 2017, dedicata con amore a sua moglie Lida.
A presto
Ho pensato alle tue parole
Ho pensato alle tue parole,
a quelle sussurrate ieri,
in casa, e alle tue mani
che odorano di carezze,
ai tuoi occhi che sanno dire
ogni stupore: le cose intatte e leggere
di questo piccolo universo
che ha il mio e il tuo nome. Ma ora
lascia solo che la lampada
consumi il suo olio
e che i nostri segni
restino a lungo cose,
il fatale e lieto punto
di un amore.
Vito Moretti (1949-2019)

DI ARMADI REALI E ARMADI MENTALI
Ieri ho fatto una cosa che mi costa molta fatica: ho provato a esplorare i recessi più nascosti dei miei armadi, a rimettere un po’ d’ordine e a scartare capi di abbigliamento e accessori che da tempo non uso più.
Ho cercato di non farmi dissuadere da considerazioni come ‘questo lo tengo, potrebbe sempre servirmi’, impilando non senza sforzo capi di vestiario e borse l’uno sull’altro fino a riempire tre bustoni medi che al momento sono parcheggiati sul pianerottolo della zona notte di casa mia in attesa che io li depositi da qualche parte per liberarmene.
Quest’operazione non è stata indolore né semplice da fare. La mia emotività ha colorato molti di quegli oggetti, riportandomi indietro nel tempo in cui, indossandoli, ho contribuito a legarli all’unicità di momenti che non si possono liquidare con facilità.
Quando mettiamo da parte qualcosa, mettiamo via con essa emozioni, detti e non detti, sensazioni che l’hanno comunque connotata in maniera più o meno felice. Almeno questo è ciò che io provo.
Eppure, sono convinta che colmando le mie tre sporte da boutique io non abbia solo rinunciato a qualcosa ma abbia, contestualmente, riacquistato spazio da impiegare in maniera ottimale non rimpiazzandolo semplicemente con nuovi abiti frutto di futuri acquisti.
Se ci pensate questa cosa può applicarsi a tanti campi della nostra vita. Con i dovuti distinguo, certamente.
Il nuovo chiama inevocabilmente altro nuovo. Pensiero che, a ben vedere, non è così drammatico o sconvolgente come potrebbe, d’emblée, sembrare.
