A trip to Bologna

Metti una città che è nel tuo cuore da quando l’hai conosciuta e apprezzata. una kermesse familiare a cui hai deciso di partecipare con entusiasmo, un weekend decisamente primaverile fatto di aria frizzantina, cielo azzurro e tanto sole. Mescola con equilibrio tutti questi elementi e aggiungi come ingrediente consueto pochi scatti col cellulare, rigorosamente di “pancia”. Fatti con l’idea di conservarli nella memoria guardandoli con un sorriso. Otterrai come risultato finale il resoconto di un fine settimana bolognese, molto scelto e molto vissuto.
Buona visione
Lucia

Quando acquisto un biglietto ferroviario è raro che scelga il posto. Mi lascio un po’ guidare dal caso, forse per pigrizia o forse per un leggero senso di fatalità. E così capita – com’è accaduto stavolta – che io debba sedere al lato del finestrino. Una soluzione che non mi entusiasma troppo perché mi dà poca libertà di movimento incastrata in un angolo, ma che stavolta però mi ha consentito di guardare il panorama soleggiato e primaverile che mi sfilava davanti agli occhi. Una piccola promessa di apertura dopo la mia partenza da una città avvolta nel grigio chiaro delle nuvole.

 

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Visione d’Autore: “La mattina scrivo” di Valérie Donzelli

Non sempre chi decide di cambiare vita trova comprensione intorno a sé. A volte accade il contrario: dubbi, resistenze, silenzi. È quello che succede a Paul, protagonista de La mattina scrivo, un fotografo che a un certo punto sceglie di abbandonare la propria strada per inseguire un desiderio più profondo: diventare scrittore a tempo pieno.

Una decisione che lo espone non solo alle difficoltà pratiche del cambiamento, ma anche allo scetticismo – quando non alla vera e propria mancanza di sostegno da parte di  chi gli è più vicino.
Ho provato a raccontare questo percorso nella mia ultima recensione pubblicata su Mentinfuga.

Buona lettura a tutti
A presto

La mattina scrivo di Valérie Donzelli

Finire un testo non significa essere pubblicati, essere pubblicati non significa essere letti, essere letti non significa essere amati, essere amati non significa avere successo, e il successo non garantisce la ricchezza.
Ero un fotografo e ho mollato tutto per diventare scrittore. Ma rimanere scrittore è tutta un’altra storia.

La mattina scrivo, diretto da Valérie Donzelli e vincitore per la migliore sceneggiatura all’82ª Mostra del Cinema di Venezia, è la storia di Paul (Bastien Bouillon), fotografo quarantaduenne che rinuncia alla sua ben pagata e redditizia professione per dedicarsi a tutto tondo alla scrittura. I suoi primi lavori, sebbene apprezzati dalla critica, poco incontrano però il favore delle folle vendendo meno di quanto la sua casa editrice, ben attenta a precise logiche commerciali, si sarebbe aspettata. In aggiunta il nuovo romanzo una volta ultimato e sottoposto alla redazione viene considerato non pubblicabile. In profonde ristrettezze economiche Paul decide di iscriversi a una piattaforma di condivisione tra privati in cui su base d’asta vengono richieste e offerte piccole prestazioni, adattandosi a vivere in un monolocale prestatogli da un familiare pur di portare avanti la sua attività di autore.
(…)

Qui il link per leggerla al completo

 

Voci letterarie. Una conversazione con Elisa Kirsch

Seconda mia intervista per la rubrica Voci letterarie di Mentinfuga, rivista on line indipendente. Stavolta è il turno di Elisa Kirsch, autrice expat, saggiatrice e prosatrice, italianista.

Con lei abbiamo parlato di Gastarbeiterliteraturdi club librari, di stereotipi di genere, identità non solo scrittoria e vita da expat.

«Scrivere significa anche abitare più luoghi contemporaneamente».
Anche stavolta siamo entrate nel dettaglio dell’universo letterario, coniugandolo con le esperienze concrete che la vita ci chiede di intraprendere. Ne emerge il ritratto di un’autrice che vive la scrittura come attraversamento di confini: linguistici, cultirali ed esistenziali.
Buona lettura.

Voci letterarie. Una conversazione con Elisa Kirsch

Nata a Torino nel 1988, Elisa Kirsch vive in Germania stabilmente dal 2013 nella regione della Ruhr in equilibrio perfetto tra due sponde fatte di radici e nuove appartenenze. Membro storico e caporedattrice de Il Club del Libro, community on line di lettori, si è formata e ha lavorato come italianista e comparatista alla Ruhr-Universität Bochum. Ha esordito nella scrittura con un romanzo intitolato E lucevan le stelle, Miraggi (2018), seguito dai saggi editi da Divergenze Primo Levi e la coscienza poetica del 2021 e Gastarbeiterliteratur del 2023. A oggi la sua ultima pubblicazione è il racconto autobiografico Il paese dove (s)fioriscono i limoni vincitore della I edizione del Premio Italia Radici nel Mondo-Toto Holding per la categoria “nuova emigrazione” parte dell’antologia di AAVV Sconfinamenti edita da Ianieri nel 2024.

Data la par condicio con cui si è dedicata a entrambi questi ambiti, si sente più una saggista o una prosatrice?

I miei saggi sono nati entrambi – non a caso – negli anni in cui ero immersa nel mondo accademico. Si tratta infatti di ricerche compiute in ambito universitario a cui poi ho rimesso mano per pubblicarli in forma di saggi agevoli, divulgativi. Il tipo di approccio rispetto alla stesura di un romanzo o un racconto è completamente diverso: i miei lavori in prosa nascono da una sorta di urgenza interiore, qualcosa di cuore e di pancia che poi, certo, per trovare una forma compiuta ha bisogno anche della testa, ma resta sempre di base poco razionale (…)

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Thinking and Writing as a Former English Teacher – 4th Lesson

Strong women are not made of stone.

We endure. We build.

And we still need tenderness.

 

Le donne forti non sono fatte di pietra.

Resistono. Costruiscono.

E hanno comunque bisogno di tenerezza.

L. Guida





Lo scatto "A Nice Tender Daisy" è mio.

Visione d’Autore: “Hamnet. Nel nome del figlio” di Chloé Zhao

Ci sono storie che non si guardano soltanto.
Si attraversano.
Dopo i recenti riconoscimenti ricevuti da Hamnet. Nel nome del figlio per la regia di Chloé Zhao, torno con il pensiero a quella narrazione silenziosa e intensa che mi aveva colpita fin dalla prima visione.
Hamnet è un film che parla di amore, perdita e memoria senza mai alzare la voce.
Una storia che non cerca il clamore ma resta.
Ho scritto una riflessione più ampia sulla versione cinematografica dell’omonimo romanzo di  Maggie O’Farrell, co-sceneggiatrice con la Zhao, pubblicato nel 2020. La trovate sulla rivista indipendente on line Mentinfuga.
Buona lettura
A presto

Hamnet. Nel nome del figlio di Chloé Zhao

Quando Will, William Shakespeare (Paul Mescal), protagonista maschile di Hamnet – Nel nome del figlio, incontra Agnes Hathaway (Jessie Buckley) resta folgorato dal magnetismo di quest’ultima. La ragazza, insofferente agli schemi del tempo, conduce un’esistenza da natural woman, secondo i dettami impartiti dalla madre – sensitiva e donna delle erbe, guardata con sospetto dagli abitanti di Stratford-upon-Avon – morta quando Agnes era ancora bambina. Vive con il padre e una matrigna che mal sopporta quella figliastra così sui generis, incarnazione di una diversità che inquieta.

Se vi va il resto dell’articolo potete leggerlo qui 

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Quando è quasi ora di Primavera

Non mi stancherò mai di dire – e di scrivere- del grande valore e della grande presa che hanno su di me gli haiku. Brevi, essenziali e intensi, per me rappresentano una summa poetica di eccezionale bellezza, forse perché nella loro sintesi estrema sono la quintessenza della semplicità e della grazia.
In queste giornate di febbraio primaverili troppo precoci caratterizzate dalle mie parti da sole e tepore insoliti sono forse la forma letteraria in versi più azzeccata per cogliere le singole sensazioni di un mondo in lenta ma costante ripresa.
Ve ne propongo uno a firma di  Yamaguchi Sodō, poeta giapponese del periodo Edo e grande amico di  Matsuo Bashō. In queste poche righe c’è tutta una filosofia di vita che spinge a  considerare due termini di paragone all’apparenza contrari, il tutto e il nulla. Pare quasi di vederla questa capanna, spoglia di ogni cosa ma pronta ad accogliere l’interezza di una Primavera in tutto il suo splendore. Una piccola ma significativa promessa di infinito nel più puro stile 侘寂  (wabi-sabi) fatto di un’estetica umile e incompleta ma paradossalmente benvenuto di un mondo di infinite possibilità.

Primavera
nella mia capanna
non c’è nulla e c’è tutto
Yamaguchi Sodō (1642-1716)

宿の春

何もなきこそ

何もあれ

山口 素堂



photo by JJ Ying on Unsplash

 

Casa di Parole, altrove – Lucia Guida su Substack

Una nuova soglia

Scrivo qui da anni.
WordPress è stata — ed è — una casa.

Negli ultimi tempi ho aperto un altro spazio di scrittura su Substack.
Non in sostituzione. In continuità.

L’ho chiamato Casa di Parole: un luogo di condivisione e di pensiero, abitabile. Per me e per chi vorrà attraversarlo.

Lì raccolgo riflessioni, interviste, recensioni, appunti di vita.
Con la stessa voce e la stessa libertà di sempre.

Se vi va, mi trovate anche lì.

Lucia

 

Voci Letterarie. Una conversazione con Paolo Zardi

Voci letterarie è la nuova rubrica della rivista indipendente on line Mentinfuga  , uno spazio dedicato alle interviste ad autori e autrici contemporanei. Conversazioni a tutto tondo sulla scrittura, sugli autori e sulle loro opere.
Ad aprire la rubrica è Paolo Zardi, autore che ha attraversato con successo  le forme del racconto e del romanzo, arrivando tra i finalisti del Premio Strega 2015.
Una conversazione che invita a entrare nella sua idea di letteratura e nel senso profondo del narrare oggi.
Buona lettura

Voci letterarie. Una conversazione con Paolo Zardi

Nato a Padova nel 1970, Paolo Zardi è ingegnere elettronico e lavora nel settore dell’informatica, ma gli piace scrivere e, come dice, «questo mi definisce come essere umano».
Vorrei che lei qui commentasse brevemente questa sua affermazione programmatica così forte, con riferimento al Paolo narratore e al Paolo professionista dell’informatica
Quando ho finito il liceo, avevo davanti a me diverse possibili strade, ciascuna delle quali avrebbe soddisfatto una specifica passione: la storia, la biologia, l’economia, l’informatica. In un mondo ideale, le giornate avrebbero così tante ore, e le vite così tanti anni, da consentire a ciascuno di noi di non dover rinunciare a qualcosa di importante; in questo mondo, invece, dove il tempo è sempre poco, si deve scegliere qualcosa, sapendo che tutto il resto dovrà essere abbandonato. La mia decisione di iscrivermi a ingegneria fu dettata da diversi motivi, non ultima la convinzione che una scelta più pragmatica mi avrebbe dato maggiori possibilità lavorative; e così per anni tutto il resto è passato in secondo piano. Una volta che mi sono assestato, però, sono riemerse le antiche passioni; ad alcune non sono riuscito a dare seguito, come la biologia (se potessi, mi iscriverei all’Università per approfondire certi argomenti), ma altre, invece, forse meno esose in termini di impegno, hanno trovato un loro spazio.
(…)

Trovate il resto dell’articolo  qui   

                                                                  Paolo Zardi

Thinking and Writing as a Former English Teacher – 3rd Lesson

On writing.

 

Writing is not a way to escape life.

It is a way to enter it more deeply.

 

 

Scrivere non è un modo per sfuggire alla vita.

È un modo per entrarvi più in

profondità.

L. Guida