Interviste (Im)perfette: Giulietta Iannone intervista Lucia Guida

“Interviste (Im)perfette, A tu per tu con gli scrittori” in formato kindle nasce da un’idea concreta di Giulietta Iannone e del portale Liberi di scrivere per aiutare a finanziare Medici senza Frontiere Italia Onlus (di cui sono sostenitrice da qualche anno) impegnato in prima linea a Gaza e laddove nel mondo da oramai più di 50 anni ci sia bisogno di assistenza medica specialistica, al di là di schieramento politici, religiosi e di qualsiasi altra tipologia.  Dal nucleo originario composto da dodici autori si è arrivati a quello finale di venti in cui ci sono anch’io. Con il placet di Giulietta vi propongo il mio contributo che è una conversazione a tutto tondo su scrittura, editoria e vita in senso ampio.
Buona lettura a tutti e buon ferragosto
A risentirci presto
Lucia

Interviste (im)perfette: a tu per tu con gli scrittori  – Un’intervista con Lucia Guida

1. Benvenuta Lucia, come prima domanda ti chiederei di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro.


Grazie a te, Giulietta. Lucia Guida, classe 1965, acquario ascendente gemelli, lo dico non semplicemente per fornire un dato di tipo astrologico ma per sottolineare la mia attitudine “aerea”, chiamiamola così. Dopo la maturità magistrale conseguita all’età di diciassette anni mi sono iscritta alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere laureandomi esattamente quattro anni dopo. Nel frattempo ho continuato a studiare e mi sono abilitata per insegnare nella scuola d’infanzia e per conseguire un’idoneità in quella primaria. Una breve ma intensa esperienza annuale di docenza all’estero nelle scuole statali italiane dipendenti dal Maeci e poi il rientro in Italia come vincitrice di concorso nella scuola pubblica statale italiana in cui ho insegnato continuativamente sino a quest’anno scolastico 2024/25. Ho poi conseguito un master di II livello per l’insegnamento dell’italiano lingua seconda, un’idoneità per insegnare sempre per il Maeci all’estero come docente e lettrice e un corso di perfezionamento sull’Unione Europea non necessariamente nell’ordine in cui te ne ho parlato. Dal I settembre sarò in quiescenza dopo aver ricoperto la mansione di docente di lingua inglese e italiano L2 nella secondaria di I grado per più di trent’anni. Una vita lavorativa intensa, insomma…

2. Come è nato il tuo amore per i libri? Quando hai deciso di diventare
scrittrice?

Da bambina, non appena ho imparato a leggere grazie agli stimoli ricevuti in famiglia e alla mia curiosità di adolescente, tanto da preferire per le ricorrenze i libri come tipologia di regalo. Jo March di Little Women della Alcott mi ha molto ispirata all’epoca: mi piacevano tantissimo la sua indipendenza e quel senso di libertà che trasudava dal suo personaggio. Per scrivere in maniera continuativa e seria, diciamo così, ho tuttavia dovuto attendere un bel po’ : ho scelto di farlo con consapevolezza e non semplicemente per fini terapeutici quando i riscontri positivi dell’apertura di un blog nella community di libero nel 2006 mi hanno indotta a pensare che, magari, le cose su cui soffermavo la mia attenzione di autrice potevano interessare anche altri. Dopo le conferme ricevute dai primi concorsi nazionali e internazionali di prosa cui ho partecipato ho collaborato ad antologie di autori vari e finalmente nel 2012 deciso di pubblicare come solista solo ed esclusivamente per case editrici non a pagamento.

3. Quali sono le doti principali di uno scrittore?

Decisamente la pazienza e la perseveranza. Mi spiego: scrivere non è tout court avere a disposizione un’idea felice ma piuttosto la capacità di tradurla in un linguaggio “comunicativo”, diciamo così. Di arrivare al lettore, toccare la sua sensibilità. Per me è una fatica notevole: le idee ci sono e sono tante; svilupparle in maniera decorosa, quello è il vero lavoro, la vera fatica. Un autore dovrebbe possedere il dono di mettersi a confronto con gli altri, non dare nulla per scontato, essere di continuo pronto a mettersi e rimettersi in discussione. Soprattutto quando pensa, compreso com’è nel suo mondo interiore, di essere intelligibile per tutti quando in realtà non lo è sempre pienamente: a questo punto il lavoro di un editor competente, assertivo ma non debordante, diventa fondamentale nelle fasi di pubblicazione di un’opera.

4. Oltre la porta socchiusa di Arkadia Editore è il tuo ultimo libro. Ce ne vuoi parlare? Di cosa parla più nel dettaglio?

Oltre la porta socchiusa del 2024 è il terzo romanzo di una trilogia intitolata
“Prospettive Urbane” cha ha avuto inizio nel 2016 con Romanzo Popolare edito da Amarganta e poi prosecuzione con Come gigli di mare tra la sabbia pubblicato da Alcheringa nel 2021. La mia idea era di parlare di donne e uomini in cammino e in crescita partendo da una prospettiva ampia come quella di quartiere per il primo, circoscrivere questa disamina nel microcosmo rappresentato da un condominio di semiperiferia nel secondo e poi continuare con Oltre delimitando ulteriormente il punto di vista per scavare in profondità soprattutto nella psiche dei protagonisti. Di tematiche attuali in ballo in quest’ultimo romanzo ce ne sono parecchie: la difficoltà di legarsi e impegnarsi dal punto di vista affettivo-sentimentale in una società caratterizzata dalla liquidità (Bauman docet) dei sentimenti. Il senso di possesso esasperato nei confronti delle donne da parte di uomini incapaci di lasciarle andare da sole per la propria strada alla fine di un rapporto sino a sfociare nel fenomeno dello stalking. Lo stesso ghosting che è un’altra criticità dei nostri tempi visto che spesso si preferisce scomparire dalla vita di persone care con cui si condividono momenti di intimità senza una spiegazione o un riscontro minimo. Affidando talvolta il compito di definire una relazione, se va bene!, ad applicazioni di messaggeria istantanea invece di preferire un confronto sincero de visu. Oppure scomparendo senza una parola di spiegazione, cosa ancora peggiore

5. Quanto hai impiegato a scrivere il romanzo?

Circa due anni. Nella scrittura sono piuttosto lenta (rileggo dall’inizio sempre tutto prima di iniziare una nuova pagina) e c’è da considerare che sino a oggi non è stata la mia occupazione principale. Poi credo che si debba narrare quando si ha realmente necessità di comunicare qualcosa: la scrittura secondo me è un atto di consapevolezza estrema che non può essere ridotta a questioni di tipo quantitativo. Ammiro comunque chi in pochi mesi riesce a confezionare un prodotto librario. Io non ne sono capace, ho bisogno di sentire che ho dentro di me davvero qualcosa di incisivo da trasmettere agli altri per farlo.

6. Parlaci dei personaggi principali.

Iniziamo con Alice Bellucci, single poco più che quarantenne, che deve in un sol colpo affrontare diversi bivi esistenziali, sua sorella Betty, felicemente sposata e con la mania di dirigere la vita degli altri. Carlo e Paride, uomini emblematici anche se sotto aspetti diversi l’uno dall’altro ma anche Davide, cognato di Alice e marito di  Betty, e Matias, adolescente e nipote dalla protagonista, funzionale al percorso di  ripresa a tutto tondo di Alice. Sullo sfondo una città di provincia non bene identificata con i suoi pro e contro e diverse situazioni di quotidianità “non ordinaria”, come la definisco io.

7. Scrivi solo romanzi o anche racconti? Ti piace la narrativa breve?

Sono nata come autrice di racconti brevi e questo genere letterario, che è poi quello con cui nel 2012 ho esordito con una silloge, appunto di novelle, resta il mio percorso preferito scrittoriamente parlando. Oltre a costituire un ottimo banco di prova per chiunque voglia cimentarsi nell’arte dell’affabulazione perché in una tempistica ben precisa devi saper dare forma a una trama e un intreccio che abbiano significato e pregnanza più che accettabili

8. Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale è il libro sul tuo
comodino?

La lettura è un passatempo che come già ti dicevo coltivo da tempo immemore.
Leggo parecchio perché è giusto farlo per comprendere degli altri e della vita aspetti che diversamente andrebbero persi. Perché è importante badare alla “concorrenza” cercando di capire dove va il mercato editoriale. Lo reputo doveroso per un autore: non ci si può limitare a scrivere tralasciando un utile e importante rovescio della medaglia come questo. La lettura ci permette di mantenere i piedi ben piantati per terra ed è un ottimo banco di prova e di confronto, c’è sempre da imparare qualcosa da qualcuno che scrive e crea a volte meglio di noi.
Paradossalmente anche un libro brutto è in grado di insegnarci qualcosa. Se capita di avere tra le mani una pubblicazione che non mi entusiasma la metto da parte senza sensi di colpa ringraziando Pennac per avermelo autorevolmente suggerito. Confesso di avere una bella pila di libri in camera da letto, per me concludere una giornata con qualcosa di bello è fondamentale. L’ultimo in ordine di tempo è stato  “Inventario di quello che resta mentre la foresta brucia” di Ruol, che ho conosciuto personalmente per il tramite di uno scrittore amico al SalTo 2024, candidato finalista allo Strega e da me acquistato però in tempi non sospetti.

9. Hai relazioni di amicizia con altri scrittori?

Qualcuna, sì, ed è un tipo di amicizia molto calata nel personale: non riesco a coltivare un rapporto amichevole se non stimo e non sono empaticamente in contatto con chi mi sta di fronte. C’è tuttavia molta competitività in questo ambiente: la sensazione fallace di essere arrivati per il sol fatto di aver pubblicato a volte può spingere a isolarsi nella propria torre eburnea. Una sensazione ingannevole perché il mercato editoriale è talmente vasto da non offrire certezze sotto questo profilo. Accettare di continuare a crescere potrebbe, forse, aiutare a costruire meglio e in maniera più duratura la propria professionalità anche in questo settore. La parola d’ordine è sempre la stessa: consapevolezza, di ciò che si è nell’attimo presente, di ciò che si è capaci di raggiungere e di quanto ancora c’è da fare per migliorarsi

10. Come cerchi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’odierno mondo letterario?

Evitando prese di posizione snob, come ho già detto, cercando di non essere
opportunista per spianarmi la strada e mantenendomi per quanto posso onesta mentalmente. Conservando la mia autonomia e non legandomi a nessun entourage a varie tinte connotato pur continuando ad avere idee molto chiare su tante cose; e, quindi, mostrandomi per ciò che nella realtà sono, punti di forza e punti di debolezza, senza millantare sfaccettature che non fanno parte del mio modo di essere per mere questioni di tornaconto personale e/o professionale

11. Cosa pensi del legame tra cinema e letteratura? 

Ne penso soltanto bene, al punto tale da essere stata definita da più di un relatore che mi ha affiancata nel corso degli anni nelle varie presentazioni dei miei libri una “prosatrice” dal taglio filmico, essenziale. La versione cinematografica ben articolata di un libro può aiutarlo nella sua pubblicizzazione avvicinando alla lettura target di persone che diversamente non si sarebbero mai cimentate in questo passatempo. Credo sia ipocrita pensare una cosa diversa, soprattutto in un frangente storico come il nostro in cui la nostra esistenza spicciola è popolata di continuo da immagini.

12. Quale è il significato del talento per te?

Bella domanda. Scrivere non è semplicemente mettere in fila parole sapienti né rincorrere effetti speciali a tutti i costi o attenersi con scrupolo a tecniche e strategie narrative di varia natura; il talento se lo possiedi è la sfumatura che differenzia la tua capacità affabulatoria da quella di un altro. Padroneggiare l’aspetto formale per uno scrittore è una dote essenziale, al di là dell’incontro e della sinergia che si instaura con un bravo editor, ma senza talento questa abilità resta un guscio vuoto destinato a infrangersi.

13. Ti piace fare un tour promozionali? Dì ai nostri lettori qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Considero le presentazioni una necessità da parte dell’autore che proattivamente vuol mettersi nella condizione di farsi conoscere da più persone possibili, oltre a offrire a potenziali lettori chiavi di lettura extra della sua opera. Seleziono con attenzione gli eventi a cui partecipo scegliendo con cura il relatore che è la persona deputata a evidenziare al meglio le caratteristiche del mio lavoro di narratrice. Preferisco le persone empatiche agli eccellenti oratori interessati forse a mettere in risalto la propria cultura invece di accontentarsi di fare da “spalla” all’autore. Soprattutto apprezzo chi il mio libro lo ha letto davvero: sembra una provocazione ma non lo è, tu non hai idea di chi accetta di presentarti senza essersi letto nemmeno un rigo di ciò che hai scritto. Non so se questa cosa possa definirsi divertente ma di sicuro in questi anni a volte mi è capitato. In quel caso ho dovuto far buon viso a cattivo gioco.

14. Infine, l’inevitabile domanda: su cosa stai lavorando ora?

Un romanzo ad ampio respiro iniziato a principio del 2025 di cui per il momento non dirò per scaramanzia nulla, anche perché non mi piace vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato; il prosieguo, anche per quest’anno della mia collaborazione con la rivista mentinfuga con articoli di cultura e recensioni freelance di romanzi e opere scelte da me. Un paio di lavori a progetto per mantenermi in esercizio anche in questo filone. Nei miei impegni prediligo la varietà: posso affermare con certezza di essermi raramente annoiata nella mia vita. La creatività e la voglia di sperimentare me lo hanno impedito, oltre ad avermi fornito la possibilità di reinventarmi di continuo come autrice e come donna. Come Persona.

Thinking and Writing as an English Teacher – 24th Lesson

‘When I’m reading for you I lay myself bare, offering you a piece of my soul with my bare hands.
My writing is a reflection of what I never had the courage to tell you while looking into your eyes’.

 

Lucia while reading a page of one of her novels, courtesy of Talenti e Territori (2016)

“Quando leggo per te mi metto a nudo, ti offro un pezzo della mia anima a mani nude.
La mia scrittura è il riflesso di ciò che non ho mai avuto il coraggio di dirti guardandoti negli occhi”.

Lucia Guida

Reading Tips: “La Brughiera” di Thomas Hardy e “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” di Michele Ruol

L’estate è meravigliosa per le possibilità extra di lettura che offre a ciascuno di noi. Questi i miei primi suggerimenti estivi per il 2025 per chiunque si fidi delle mie capacità di un’autrice che è in primis lettrice curiosa. La prima proposta, un capolavoro del mio autore preferito della letteratura inglese, è presa dalla mia personale biblioteca, quella costruita attraverso decenni di vita e di letture; la seconda, già finalista al Premio Strega ma da me scelta in base a criteri che poco hanno a che vedere con questa popolare kermesse letteraria, è un’opera prima di un autore a mio avviso interessante per gli spunti di riflessione che offre e che non sono semplicemente scrittorii.
A presto

Lucia

La Brughiera

Clym Yeobright, affermato e benestante tagliatore di pietre preziose a Parigi, torna per le festività natalizie a casa da sua madre nella brughiera di  Egdon nel Dorsetshire. La sua venuta si intreccia a doppio filo con il mancato matrimonio di sua cugina Thomasin con Damon Wildeve, ingegnere di alterne fortune e oste del “Quiet Woman Inn”, sposi mancati per un cavillo burocratico, e la sete di vita di Eustacia Vye, nipote di Captain Vye, vecchio lupo di mare che ha scelto anche per questioni economiche di ritirarsi a vita privata in questo pezzo di mondo all’apparenza dimenticato da Dio e da tutti. Eustacia vorrebbe lasciare Egdon Heath che percepisce estranea al suo sentire; per ottenere ciò la donna come in precedenza aveva pensato di poter legare a sé Wildeve piegandolo ai suoi desiderata, si aggrappa a Clym e alla speranza molto a senso unico che questi possa un giorno decidere di rientrare nella capitale francese.  Ma le esigenze  dell’uno e dell’altra procedono su strade parallele difficili da incrociarsi. L’unione di Clym ed Eustacia entra in crisi anche a causa di problemi di salute dell’uomo  in simultanea al rapporto tra di Wildeve e Thomasine:  l’oste, diventato ricco a seguito di un’eredità,  non ha mai dimenticato la sua amante di un tempo e sollecitato da quest’ultima architetta insieme a lei una fuga verso Bournemouth che si concluderà drammaticamente riportando il microcosmo egdoniano all’ordine di un tempo. In questa narrazione appare a mo’ di coro greco l’umanità umile e variegata dei furze cutters, i tagliatori di ginestra, giovani e meno giovani con cui Clym è in passato cresciuto e con i quali condivide un presente intriso di naturalità anche se estremamente umile sognando di insegnare in una scuola rurale per riscattare i suoi compaesani da ciò che percepisce come trascuratezza e mancanza di conoscenza senza considerare nella giusta prospettiva gli archetipi e le credenze ancestrali di cui essi sono fatti. La narrazione avvince il lettore per la precisione architettonica di cui Hardy si fregia anche in quest’opera, arricchita com’è d’abitudine per l’autore da un personaggio fil rouge, Diggory Venn, agiato ma pronto a condurre un’esistenza modesta da venditore d’ocra pur di proteggere in sordina dalle circostanze Tamsie, Thomasine, di cui è da sempre innamorato. Verrebbe quasi da citare il vecchio adagio “Le vie dell’inferno sono lastricate da buone intenzioni” se soltanto ci si soffermasse sul mero esercizio di buona volontà portato avanti dai personaggi in questo lavorio proteso verso la ricerca costante di una completa emancipazione.  Verrebbe, ma l’autore non lo permette affatto, ricordando come nella vita di ciascuno di noi il libero arbitrio ricopra, forse, un’importanza affatto trascurabile lasciandoci artefici nel bene e nel male della nostra esistenza.


Thomas Hardy, La Brughiera, ISBN 9788811362586

Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia

Una coppia sceltasi a pieno titolo per amore in un tempo non definito e lontano, e nel presente composta da un Padre e da una Madre, si trova a fare i conti con la scomparsa a seguito di un grave incidente automobilistico di entrambi i figli, Maggiore e Minore. L’uomo è un architetto che concepisce il ménage familiare e coniugale in maniera semplicistica e forse un po’ troppo tradizionale, la donna  è un’agronoma mancata che si è votata anima e corpo alla crescita e all’educazione dei due ragazzi, arrivati a poca distanza l’uno dall’altro, anche per sopperire all’assenza fisica ed emotiva del marito. La drammatica vicenda che vede entrambi i protagonisti coinvolti li pone di fronte in maniera estremamente schietta e per certi versi spietata a ciò che la loro unione è diventata nella quotidianità spicciola che è priva del collante rappresentato dalla prole. La narrazione si snoda tra flashback ed episodi di vita contemporanea per aiutare a dipanare meglio le circostanze attribuendo a oggetti pescati dalla quotidianità familiare il compito di disvelare sfumature e sfaccettature che diversamente andrebbero andate perse per l’intero gruppo  aiutando il lettore a procedere pian piano nell’intreccio oltre a fornire un qualche puntello esistenziale ai due personaggi superstiti. L’atmosfera che permea la narrazione, avvincente nonostante la strutturazione a tasselli che la caratterizza, è di dolente consapevolezza: quella che coglie chiunque abbia cercato di sopravvivere a ferite mortali inferte dalla vita. L’autore cerca di salvare dalla situazione stagnante dei rimpianti e delle recriminazioni i protagonisti riuscendo a tratteggiarli in maniera empatica per proporli al lettore nei tanti loro punti di debolezza oltre che in quelli di forza. Mostrando, attraverso quest’opera di ricostruzione minuziosa, come sia possibile andare avanti e persino per certi versi vivere al meglio delle proprie possibilità residue anche all’indomani di un terremoto esistenziale di tale portata.

Michele Ruol, Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia,

ISBN 9788894845525

Thinking and Writing as an English Teacher – 23rd Lesson

The first impressions we get about a person are the most accurate.

We should

just follow them instead of making reason prevail over instinct.


             Muchacha en la ventana, Salvador Dalì (1925)

Le prime impressioni che riceviamo di una persona sono le più accurate.

Dovremmo semplicemente seguirle invece di far prevalere la ragione

sull’istinto.

L. Guida

Ricette d’autore: la salsa Tzatziki

Le uniche ricette che mi sento in grado di dare sono quelle delle mie sperimentazioni in cucina. Ma come, dirà qualcuno, col caldo imperante di questi giorni la Luci ha anche il coraggio di mettersi ai fornelli? Tranquilli, la mia proposta di oggi serve a realizzare una fantastica salsina greca che io adoro, la Tzatziki. È facile, fresca e richiede davvero un dispendio di energia minimo. E poi fa pensare all’estate e alle vacanze.
Io la adoro oltre ogni limite. Voi provatela e poi mi saprete dire. Buoni manicaretti e a presto

Lucia 

SALSA TZATZIKI

Ingredienti: 

  • 75 gr di cetriolo fresco
  • uno spicchio d’aglio
  • 10 gr di olio evo
  • 5 gr di aceto bianco
  • 150/200 gr di yogurt greco bianco
  • Sale q.b.

Preparazione

Tritare finemente il cetriolo (o passarlo al mixer) e poi far scolare l’acqua mettendolo in un colino per almeno una mezz’ora. A parte ridurre lo spicchio d’aglio in poltiglia, schiacciandolo con la lama di un coltello. In una ciotola unire lo yogurt, l’olio evo e l’aceto e regolare di sale. Poi aggiungere cetriolo e aglio. Mescolare bene e lasciar riposare in frigo per almeno un’ora

Inserire in un barattolo a chiusura ermetica da tenere sempre in frigo e consumare entro 2-3 giorni al massimo.

La salsa tzatziki è ottima per accompagnare arrosti e carne bollita ma anche su fettine di pane tostato per un mini aperitivo o sulle verdure e sul pesce. Insomma, è un condimento passepartout da usare in maniera creativa in abbinamento a moltissimi piatti. La dose che vi ho indicato è per due persone.
Buon appetito a tutti!
Enjoy!


ph.credit: zorbasdotit

Thinking and Writing as an English Teacher – 22nd Lesson

Moving forward together is a rare

art; keeping one step behind is

unique and not for everyone.

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Shot by Dorothea Lange (1895-1965)

Andare avanti insieme è un’arte rara;

mantenersi un passo indietro è

un’arte unica e non per tutti.

L. Guida

Per non dormire, per non morire (cit)- Appunti di viaggio nella domenica del dopofestival di Sanremo 2025, il post social

Cari amici di pagina, per voi, oggi due righe di notazioni di cronaca di pancia sulla kermesse canora più amata dagl’italiani dal mio personalissimo (e altrettanto opinabile) punto di vista.
A rileggerci presto

Quando al festival di Sanremo vince una canzone che di primo acchito non ha suscitato particolare interesse da parte mia la cosa che d’abitudine faccio è di andare a riascoltarla a mente fredda. Privilegiando l’esecuzione sanremese, e non quella abbinata a video curatissimi della casa discografica di rappresentanza, per rinfrescarmi un po’ la memoria.
Così come mi rileggo, se l’ho già letto, oppure inizio a farlo per un Premio Strega o un qualsiasi altro libro in odore di vittoria nei concorsi letterari che contano, quelli che fanno fino e che-se-non-ci-partecipi-non-sei-nessuno.
Da ragazza nel mio paese d’origine del profondo sud con le sue tante contraddizioni e le sue mille e una criticità all’ombra di sette meravigliosi antichi campanili che svettano nel centro storico, il festival di Sanremo faceva sempre molta sensazione. E non semplicemente perché eravamo negli anni ottanta e quella sanremese era una finestra aperta verso un mondo lontanissimo dai miei desiderata di allora. Per molti come me era un’occasione unica e rara per ascoltare dal vivo i Big nazionali e internazionali senza dover aspettare la serata conclusiva del Festivalbar, leggere e rileggere su TV Sorrisi e Canzoni i testi dei vari partecipanti. Scimmiottare il look e gli atteggiamenti delle cantautrici e artiste canore che sentivi più nelle tue corde; il vezzo di attorcigliarmi attorno al collo un foularone lungo come Alice/Carla Bissi mi è rimasto ancora e confesso di avere a lungo tentato di copiare il make up sapiente di Anna Oxa senza mai riuscirci in maniera perfetta: io le percepivo entrambe, sia pure dai due lati opposti della barricata, come donne di spettacolo all’epoca assai trasgressive e forse un filino in linea con le mie idee esistenziali di fondo dalla mia prospettiva di adolescente idealista persa. Non ho mai avuto la pretesa di fare l’opinion leader precipitandomi qui o altrove a dare la mia personale lettura (o forse dovrei parlare di interpretazione, visto che l’emotività è il fil rouge che anche in circostanze simili mi rappresenta sempre con fedeltà?) di questa o quella canzone. Nella stessa misura in cui ultimamente tengo per me la magia di un bel film o la particolarità di una lettura interessante: se mi hanno davvero fatta stare bene, perché metterli in piazza a beneficio di tutti? Nel momento in cui sono diventati piccoli tesori che mi hanno arricchita e che poco incidono sull’idea di ciò che voglio apparire in pubblico su un social frettoloso e distratto come Fb? Ma torniamo pure a Sanremo che è poi la ragione precipua di questo post; quest’anno l’ho potuto vedere da cima a fondo, complice anche qualche giorno di stop che mi sono presa per ovviare a strascichi influenzali che non mi vogliono abbandonare (saranno forse messaggi subliminali per indicarmi di trasferirmi in luoghi lontani, più miti e forse più congeniali ai miei acciacchi di gioventù?). Non mi sono trincerata in improbabili torri eburnee, più o meno autorevoli, contrassegnate da cartelli grandi come case recanti a chiare lettere affermazioni tranchant del tipo “No, grazie, Sanremo non mi interessa”. Baluardi del “non seguo quindi esisto” che sinceramente non mi appartengono, non più. Che ci piaccia o no il Festival della Canzone Italiana è Italia stessa, con le sue molte contraddizioni, i suoi misteri della fede, i suoi coup de theatre disseminati nell’arco delle cinque giornate. Le sue polemiche, grandi e piccine. Le ripicche di questa o quell’influencer a caccia di patine scintillanti lucidate e rinnovate. Il gusto tutto italico di insabbiare questioni gravissime, non semplicemente di costume e società, che sono rimaste lì, all’esterno del teatro Ariston. E che ci hanno pazientemente aspettato per continuare a ricordarci come le nostre piccole storie di spettatori più o meno petulanti od ossequiosi contino davvero poco: in questo caso l’arco dei tre minuti e trenta secondi circa di “Balorda Nostalgia”, ultimo casus belli di chi “per non dormire per non morire” si affanna a dire “ci sono anch’io”.
Lucia Guida

 

Alice exulting on the stage of the 31st Sanremo Music Festival

Ph. Credit: Mondadori via Getty Images

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Anno Nuovo, Interviste Nuove: “Oltre la porta socchiusa” ospite di Segnalazioni Letterarie

Con il 2025 riprende il paziente lavoro di propaganda del mio ultimo libro, il romanzo di narrativa “Oltre la porta socchiusa” pubblicato da Arkadia Editore a luglio 2024. La cosa bella è stata per me essere la prima autrice a inaugurare il nuovo ciclo di interviste in diretta on line della pagina fb Segnalazioni Letterarie dedicata ai libri a tutto tondo e nata dall’intuizione felice di Alberto Raffaelli. Nell’intervista, che qui vi propongo in differita, ho parlato di me come autrice e di scrittura, lettura, editoria

Buona visione a tutti

A PLPL 2024, breve cronistoria emotiva e sensoriale di qualche ora alla Fiera libraria romana

Qualche brevissima notazione di cronaca sulla mia mattinata a PLPL 2024 ospite dello stand di Arkadia P04 presso la postazione della Regione Sardegna – AES. Poche righe per riprendere il filo con chi ha la bontà di venirmi a cercare qui su WP per leggere di me e delle mie cose
Baci e a rileggerci prestoLucia

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CRONACA DI UNA MEZZA GIORNATA PERFETTA

Stamattina partenza di buon’ora; nuvole poggiate sulle montagne dell’appennino come bioccoli sfaldati di lana leggera, un po’ di nebbia nel mentre ma a Roma tanto sole. Una luce che ti riscalda dentro e che mitiga l’aria frizzantina che ti accoglie all’uscita della metropolitana.
Alla Nuvola volti noti e appena conosciuti e un’atmosfera soffusa e gentile come il sole che continua a filtrare attraverso le vetrate. Sarà un caso ma è la seconda volta che Arkadia è ospitata in uno stand luminosissimo; stavolta è quello messo a disposizione dalla Regione Sardegna per l’Aes.
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Un super abbraccio a Milvia Comastri, briosa come sempre e super impegnata nei tanti eventi librari, una bella chiacchierata con Patrizio Zurru, Ettore Zanca, Paolo Restuccia e la sua gentile signora, con un paio di lettori curiosi di sapere qualcosa in più sulle vicissitudini di Alice e con i gentilissimi addetti alla cassa dello stand P04. Il tempo di ripartire arriva presto ma ha il sentore dolce delle cose fatte con piacere genuino.
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Torno a casa contenta di esserci stata anche se per pochissimo. Ed è una bella sensazione, un punto fermo nei giorni che rotolano troppo in fretta verso la fine di questo anno impegnativo e verso un 2025 che per me sarà davvero colmo di novità. Nuovi sentieri da perlustrare con un bagaglio a mano forse più leggero che in passato ma dal contenuto essenziale: di sicuro pieno solo di ciò che conta davvero
Lucia
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Ricette d’autore: torta nuvola alla zucca

Tempo d’autunno e tempo di cibi homemade in puro stile comfort food. La mia ricetta per voi, sperimentata e realizzata di recente mescolando procedimenti di varia provenienza, è quella di una morbidissima torta alla zucca da gustare con una buona tazza di té o cioccolata calda o al mattino a colazione. O, magari, anche talvolta a fine pasto quando la voglia di qualcosa di dolce si fa sentire  con più imperiosità del solito. Buone cucinette e a presto

Lucia

Torta nuvola alla zucca

Ingredienti:

  • 130 gr di zucca già pulita e privata della buccia
  • 145 gr di farina 00 per dolci
  • 60 gr di farina di mandorle o di mandorle sminuzzate finemente da voi
  • 50 ml di olio di semi di mais
  • 40 ml di latte (io ho usato quello senza lattosio, ma se preferite potete mettere anche quelo intero, scremato o altro)
  • 110 gr di zucchero semolato bianco
  • 3 uova medie
  • due terzi di lievito per dolci in bustina
  • la buccia grattugiata di un limone o un’arancia bio
  • 2 cucchiai di arancello o di un liquore a base di arancia
  • un pizzico di sale
  • zucchero a velo per decorarne la superficie

Preparazione

Frullare i pezzi di zucca con il latte e l’olio di mais sino a quando non si è ottenuta una crema uniforme. A parte montare a neve ferma gli albumi con due cucchiai dello zucchero in precedenza pesato e un pizzico di sale; con i tuorli, invece, preparare in un altro contenitore una miscela ottenuta amalgamando bene lo zucchero rimasto e la buccia grattugiata dell’agrume prescelto. In una coppa versare, quindi, la cremina di zucca mescolandola con delicatezza agli albumi già montati aggiungendo alla fine il liquore. Per evitare che il composto si sgonfi inserire pian piano le farine di grano e di mandorle utilizzando una spatola dal basso verso l’alto. Ottenuta una miscela omogenea, versarla in uno stampo di cm 24 in precedenza imburrato e infarinato che verrà messo in forno preriscaldato a 170° per circa 30′ (io consiglio di saggiarne la cottura alla fine del tempo inserendovi uno stecchino: se ne fuoriesce asciutto il dolce è pronto, altrimenti bisognerà aggiungere qualche altro minuto).  Aspettare che la torta si raffreddi del tutto quindi trasferirla in un piatto e cospargerla di zucchero a velo sulla superficie.
Buon appetito a tutti!
Enjoy!

fetta